Il grembo materno, simbolo di protezione e rigenerazione – Stefano Mayorca ©

Il grembo materno, simbolo di protezione e rigenerazione – Stefano Mayorca ©

Esistono delle specifiche analogie tra la caverna e il grembo materno, non solo di ordine psicologico, ma fortemente iniziatico ed ermetico. Da questo punto di vista, come già accennato, nell’antro litico sono racchiuse le matrici del femmineo nel quale l’essere umano trova rifugio e protezione rientrando in maniera simbolica nel ventre materno. Nei riti di incubazione tale connotazione occulta era diffusa, ed era riconducibile alla rinascita che seguiva alla morte dell’iniziato. La caverna è da tempi immemori legata all’eros, in virtù della sua concezione che la vede incarnare l’utero materno o Utero Primordiale.

Il mistero più grande è custodito nella vulva, elemento dalle forze terrigene pronunciate, che sottende alla germinazione dell’anima fecondata dal principio luminoso solare che trova la sua giusta collocazione nelle profondità della roccia-utero, in cui il seme si diffonde e genera.

Il contadino egualmente getta il seme nella terra oscura e lì sotto la vita prende forma portando alla luce il germoglio, specchio vivente della futura pianta. Nonostante le visioni negative che si sono volute accreditare alla grotta quale sede del male e di entità aliene e malvagie, estremo confine fra il consueto e l’inconsueto, tra il mondo conosciuto e razionale e l’ignoto, vi sono nel contesto religioso riferimenti positivi che ne segnano la simbologia. Secondo una certa tradizione ebraica e cristiana, infatti, assume aspetti divini e divinizzanti.

Nella Genesi si parla della caverna di Machpelah, situata nel Paradiso Terrestre, in cui si dice fosse custodita l’essenza del Bene. Qui sarebbe stato creato il primo uomo: Adamo. Gli antri, ad ogni modo, sono il crogiuolo delle forme, regno della Grande Madre (o Terra-Madre). Nella cultura medievale la caverna era rapportata al cuore umano quale centro spirituale e divino.

Nell’antica Roma le grotte venivano dedicate al dio Fauno, divinità dei boschi e signore delle profezie. In tali santuari sotterranei si trovavano delle are cultuali e sacre. Chi intendeva ottenere una visione sopranaturale doveva trascorrere la notte al suo interno avvolto in una pelle di pecora, attendendo la comunicazione trascendente operata dal dio. Anche la festa dei Lupercalia officiata dai Luperci, sacerdoti addetti al rituale, si svolgeva internamente ad una grotta (sita alle pendici del Palatino).

La caverna dunque, è la regione che travalica l’immaginario, dove si sostanzia l’unione tra le Forze cosmiche e quelle terrestri, simboleggiata dai sette pianeti che configurano i sette metalli racchiusi nelle viscere della Terra, come attestato dalla Tradizione alchimica.

– Stefano Mayorca – riproduzione riservata

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Categorie: Ermetismo

Pubblicato da Ereticamente il 8 Dicembre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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