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Libertà di parola – Fabio Calabrese

Libertà di parola – Fabio Calabrese

Sabato 3 novembre 2018. Trieste è una città blindata con il centro intransitabile. Il motivo è il previsto corteo di Casapound e il contro-corteo degli Autonomi e dei Centri Sociali, del solito sinistrume assortito che vorrebbe impedire a quelli di Casapound di manifestare. In mezzo, a separare le due manifestazioni per evitare tafferugli, zone transennate vietate alla circolazione, e uno schieramento di polizia da stato di guerra.

Una cosa del genere non è eccezionale, è l’ennesimo riproporsi di un tipo di situazioni a cui ci siamo da tempo assuefatti, al punto che è difficile che ci poniamo la domanda su quanto sia normale tutto ciò.

Vorrei precisare in premessa che io non sono di Casapound, ho la fierezza di dire di non avere in tasca nessuna tessera di partito che possa in qualche modo limitare la mia indipendenza di giudizio, e riguardo alla recente attività politica di Casapound ho della riserve: prima di tutto il fatto che questa organizzazione ha voluto iscrivere nel nostro pantheon politico un personaggio non solo discutibile ma inassimilabile alla nostra visione del mondo come Ernesto Che Guevara, poi l’atteggiamento defilato tenuto sui fatti di Macerata.

Il fatto che “El Che” “sia morto per le sue idee” non mi sembra davvero una motivazione sufficiente per annetterlo al nostro pantheon. Le sue idee, non le nostre. Forse che mancano caduti ed eroi della nostra causa? Da Jan Palach a Dominique Venner, dai ragazzi della RSI ai caduti degli anni di piombo vittime della violenza rossa?

Con Che Guevara, poi, ve lo devo confessare, ho un fatto personale. Un giorno un allievo mi chiese cosa ne pensassi del Che, che in quel periodo era molto di moda e moltissimi ragazzi giravano con le magliette con la sua faccia senza neanche sapere di chi si trattasse, ed io ebbi l’impudenza (o l’imprudenza) di dirgli esattamente quel che pensavo, cioè che quell’uomo aveva avuto abbastanza coraggio da fare la rivoluzione, ma non abbastanza da rimanere a Cuba e vedere cosa la sua opera aveva prodotto, e preferì andare a farsi ammazzare in Bolivia. Da allora cominciò nei miei confronti un mobbing sempre più intenso, fino a che non fui costretto a lasciare i licei e chiedere trasferimento agli istituti tecnici. Io potevo continuare a insegnare ai figli dei lavoratori, ma i rampolli dei ceti borghesi e alto-borghesi era bene che non fossero esposti al contatto con altre idee che non fossero quelle di sinistra, perché sia chiaro che, ammesso che il marxismo sia mai stato un’arma in mano ai ceti popolari, dal 1968 quest’arma ha cambiato mano, ed esso e la sinistra in genere sono strumenti in mano alla borghesia contro i lavoratori, oggi grazie anche a quel capolavoro strategico che è l’immigrazione che deprezza il valore del lavoro degli italiani.

Altra questione, i fatti di Macerata. Che Casapound al riguardo abbia preso le distanze da Luca Traini, lasciando solo i clericali di Forza Nuova a dargli un qualche sostegno, è una cosa che non giustifico.

Ricordiamo brevemente i fatti: questo ragazzo ha sparato, ferendoli, a degli spacciatori nigeriani dopo che quattro loro “colleghi” avevano drogato, stuprato, ucciso e fatto a pezzi come un agnello sul banco del macellaio, una ragazza, Pamela Mastropietro. La magistratura, i magistrati “rossi” che sono una vergogna dell’Italia e un oltraggio all’idea di giustizia, mentre nei confronti dei quattro assassini di Pamela non hanno formulato un’accusa di omicidio ma solo di vilipendio di cadavere in modo che possano tornare al più presto a esercitare la loro importante funzione sociale dello spaccio di droga, verso Luca Traini hanno elevato l’imputazione di strage, sebbene non abbia ucciso nessuno, e lungi dal riconoscergli l’attenuante di aver agito nello stato emotivo conseguente all’atroce assassinio di Pamela, gli hanno appioppato l’aggravante di odio razziale.

Diciamo la verità: Se per un qualsiasi motivo un immigrato avesse sparato a degli italiani, questo sarebbe stato considerato un gesto razzista? Ma quando mai! E allora diciamolo, considerare un tipo di colpa, il razzismo, imputabile a un solo gruppo umano, nello specifico gli Europei nativi di pelle bianca, E’ RAZZISMO, il razzismo più vergognoso che esista, il razzismo masochista della sinistra contro i propri connazionali.

Io non dico che Luca Traini abbia fatto bene a sparare a delle persone, dico che gli è negato il diritto fondamentale a un processo imparziale. Nel frattempo al caso maceratese di Pamela, si è aggiunto quello romano straordinariamente simile di Desirée, tanto per ricordarci che quel che è avvenuto a Macerata non è per nulla isolato ma fa parte, se non di una strategia, di un atteggiamento preciso: il messaggio è estremamente chiaro, violentare e uccidere le nostre donne è per questi invasori anche un mezzo per ricordarci che considerano terra loro quella che fino a oggi è stata la nostra terra, naturalmente con la complicità della sinistra, delle “toghe rosse” e della Chiesa cattolica.

Premesso tutto questo, io non mi sognerei mai di negare a Casapound il diritto di esprimersi e manifestare. Il fatto che abbiamo dovuto purtroppo abituarci a situazioni di questo genere, non deve farci perdere di vista che NON C’E’ NULLA DI NORMALE nel fatto che non si possa tenere una manifestazione “nostra” per quanto civile, pacifica e rispettosa della legge senza una contromanifestazione dei “compagni” fatta al preciso scopo di tapparci la bocca. Occorre poi sottolineare che la manifestazione di Casapound non era diretta contro qualcosa, non aveva intenti contestatori o aggressivi, ma intendeva ricordare il centenario della vittoria italiana nella prima guerra mondiale.

Allora è chiaro: per questi “democratici” “i fascisti” non hanno il diritto di esprimersi su nessun argomento, nemmeno quello di aprire la bocca per respirare, e difatti vorrebbero vederci tutti morti stecchiti.

D’altra parte, nella mente di costoro, “il fascismo” più che un concetto elastico, è una specie di gomma pane che può essere estesa all’infinito, comprende certamente i leghisti, le forze politiche non di sinistra e alla fine tutti quelli che non la pensano come loro. In questi giorni i telegiornali ci hanno dato la notizia che in Pakistan la condanna a morte per blasfemia di una donna cristiana è stata sospesa, e che questa sospensione ha provocato le reazioni isteriche dei fanatici mussulmani in tutto il Paese, con manifestazioni violente che reclamano il sangue di una donna colpevole solo di aver manifestato la propria opinione.

Scusatemi, ma abbigliamento a parte, io non riesco a vedere alcuna differenza fra questi fanatici assetati di sangue e i “democratici antifascisti”.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questo non è un atteggiamento isolato a una minoranza di fanatici, ma è largamente diffuso in quel sistema di ideologie tiranniche e intolleranti che conosciamo come democrazia. Posso testimoniare in primo luogo che nella mia scuola è stata fatta una raccolta di firme contro la manifestazione di Casapound, e non mi risulta che sia stata la sola. In prima linea, in ambito scolastico, ci sono state – ed è ovvio – le scuole slovene, poi seguite da altre, ed è strano che non ci si interroghi su questo punto. Gli Sloveni, come qualsiasi altro popolo sulla faccia della Terra, hanno forte il senso della propria identità, senso che noi italiani abbiamo perso ammorbati dal veleno dell’antifascismo.

Girando in internet, tempo addietro, mi è capitato di vedere la riproduzione di un manifesto, credo dell’ANPI, dove si vede un braccio con dei numeri tatuati, come si usava per gli internati nei campi di concentramento, e la dicitura “Il fascismo non è un’opinione come un’altra, il fascismo è un crimine”. Cioè in poche parole l’uso della mitologia olocaustica per bypassare la razionalità e creare un senso di demonizzazione che si rivolge direttamente agli strati profondi della psiche. Ah davvero?, verrebbe da dire, AH DAVVERO?

Per quanto riguarda il comunismo è forse il caso di ricordare che le vittime del solo stalinismo sovietico sono state superiori di un ordine di grandezza, cioè DIECI VOLTE SUPERIORI a quelle attribuite ai nazionalsocialisti dal tribunale di Norimberga con tutta l’equanimità e l’imparzialità della rappresaglia dei vincitori sui vinti, e d’altra parte il carnaio umano delle vittime sacrificate al moloc comunista non si esaurisce di certo nella sola Unione Sovietica staliniana, ma che dovunque si è insediato al potere l’atroce simbolo della falce e martello, abbiamo visto la stessa mistura di terrore, oppressione e morte. In Cina i campi di concentramento, i laogai  esistono e funzionano ancora oggi. Il comunismo potremmo allora dire, non è un’opinione come un’altra, il comunismo è un crimine.

Parliamo della liberal-democrazia made in Usa: il suo campione mondiale, la pseudo-nazione yankee non fonda forse la sua stessa esistenza su di un genocidio? Un massacro che ha portato praticamente all’estinzione i nativi americani, quelli veri, i cosiddetti pellirosse? E anche qui parliamo di milioni di persone. E quale è stata la condotta di costoro durante la seconda guerra mondiale? Si può dire che molto più che alla strategia delle truppe sul campo, essa sia stata affidata ai bombardamenti aerei terroristici contro le città e le popolazioni civili, un comportamento così obiettivamente criminale che lo stesso Stalin che non era certo uno stinco di santo, rifiutò di prendervi parte: quattro milioni di vittime civili nella sola Europa, in ogni senso un genocidio, più quelle sul Giappone, compresi i due olocausti nucleari di Hiroshima e Nagasaki, che continuano a mietere vittime ancora oggi, poiché in quelle zone c’è un’altissima percentuale di cancri, leucemie, nascite deformi a causa della radioattività residua destinata a permanere per secoli.

Pensate che negli USA non siano esistiti i campi di sterminio? Beh, vi sbagliate. Dopo l’8 settembre 1943 furono creati i Fascist Criminal Camp dove furono internati i militari italiani prigionieri che rifiutarono di aderire al governo fantoccio del sud, allo scopo di distruggerli psicologicamente e fisicamente attraverso privazioni e sevizie, il più tristemente famoso fu quello di Herford in Texas. Anche la democrazia, potremmo dire, non è un’opinione come un’altra ma un crimine.

E il cristianesimo? Questa religione di mitezza, pace e amore non si è forse affermata e mantenuta per secoli attraverso una catena infinita di violenze e delitti? Dal martirio atroce inflitto alla sfortunata Ipazia, passando per le persecuzioni e le distruzioni dei templi pagani, alle conversioni a fil di spada dell’età carolingia, alla crociata contro gli Albigesi, ai roghi delle streghe e degli eretici, alle guerre di religione di cui l’ultima, la guerra dei Trent’anni lasciò l’Europa praticamente distrutta. Alla stessa stregua di comunismo e democrazia, il cristianesimo è non meno criminale. Davvero, come dice Franco Freda: “Non ci sono innocenti”.

Noi non potremo mai venire fuori dalla macabra conta dei cadaveri e delle atrocità da una parte e dall’altra senza partire dal presupposto che la responsabilità penale è sempre individuale e che, per conseguenza “i fascisti” di oggi hanno il diritto, come qualunque altro, a essere valutati in base alla loro opzione politica e non per colpe storiche pregresse, vere o inventate che siano.

Tuttavia, noi sbaglieremmo se credessimo che questa demonizzazione del nostro campo politico sia tipica soltanto della sinistra più o meno estrema. Jean François Revel, questo vecchio liberale che ha messo così impietosamente a nudo le turpitudini della sinistra, in Così muoiono le democrazie, ha spiegato, ad esempio la tecnica che permette ai media largamente dominati dalla sinistra, di darsi una parvenza di obiettività. Prendiamo i dibattiti televisivi: non sono solo dei match impari, due contro uno, nei quali il conduttore teoricamente imparziale, è sempre schierato dalla parte dell’esponente di sinistra, ma l’esponente non di sinistra è continuamente interrotto in modo da non avere la possibilità di esprimere mai il proprio punto di vista, e al pubblico arrivi sempre il suono di una sola campana, quella “rossa”.

Dopo aver letto il brano di Revel, ho controllato più volte le tribune politiche (anche assumendo che egli parlasse prevalentemente del caso francese e in Italia ci potesse essere qualche differenza), e vi posso assicurare che è sempre proprio così, il vantato pluralismo delle democrazie è solo un volgare trucco da avanspettacolo.

A differenza di Revel, tuttavia io non credo che l’egemonia “rossa” nell’informazione (e cosa dovremmo dire di quella conseguita a partire dal ’68 nel sistema scolastico, nella (de)formazione primaria della visione del mondo dei nostri giovani?) non sia “la morte” delle democrazie, bensì il disvelamento del loro volto tirannico, di questo sistema di regimi che non abbiamo scelto, ma ci è stato imposto in conseguenza della sconfitta dell’Europa nella seconda guerra mondiale, malamente celato dalle retoriche dichiarazioni libertarie che campeggiano nella costituzioni, a cominciare dalla “nostra”.

“Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa esprimerle liberamente”. Si discute se Voltaire abbia detto o no questa celebre frase, ma di certo essa riassume ottimamente il suo pensiero. E’ importante sottolineare quel “non sono d’accordo”, infatti nemmeno l’ideologia più settaria, come il cristianesimo dei primi secoli, il bolscevismo di Lenin, l’islam jihadista, è contraria a che chi condivide i suoi punti di vista abbia il diritto di esprimersi, né esiste tirannide contraria a che si elevino peana in sua lode.

L’ho detto più volte e lo ripeto: se fosse vivo oggi, con ogni probabilità Voltaire sarebbe considerato un estremista di destra, un pericoloso fascista. Vi sembra un’ipotesi teorica e inverificabile? Allora prendiamo un caso odierno e concreto: il linguista Noam Chomski. Questo studioso, uno dei più insigni nel suo campo, ha osato sostenere che tutti devono avere il diritto di esprimersi liberamente, compresi i revisionisti dell’olocausto. In conseguenza di ciò, è stato bollato come fascista e antisemita. Piccolo particolare che da un tocco ironico alla faccenda: Noam Chomski è ebreo.

Vuoi che tutti abbiano il diritto di esprimersi liberamente? Allora sei un fascista, un nazista, un antisemita anche se sei ebreo. Vuoi tappare la bocca a chi la pensa diversamente da te? Allora sei un buon democratico.

Soprattutto oggi, a distanza di tre quarti di secolo dall’esperienza storica dei regimi fascisti, cosa significa riconoscersi nella panoplia di idee e programmi che in quei regimi si è manifestata, trattandosi di un’esperienza storica che per ovvi motivi anagrafici non possiamo aver vissuto? Io credo che l’idea centrale che oggi ci sentiamo di tenere viva, sia soprattutto quella della nostra identità etnica e storica, oggi minacciata dalla diffusione del sistema mondialista e dall’invasione extracomunitaria sempre più vicina a diventare sostituzione etnica.

Prendiamo gli slogan scanditi nelle manifestazioni, le dichiarazioni di “compagni” e democratici, è evidente quella che definirei una totale invasione prospettica che è difficile immaginare possa essere in buona fede: costoro demonizzano chi denuncia il pericolo della sostituzione etnica, cioè della scomparsa della nostra gente per essere sostituita da turbe di invasori extracomunitari, mentre l’invasione/sostituzione stessa è considerata con irresponsabile ottimismo.

Questo vi ricorda niente? Ma si, è proprio lo stesso atteggiamento di Grima Vermilinguo nel Signore degli anelli quando cerca di screditare Gandalf attribuendogli la responsabilità delle sventure che incombono sul regno di Rohan.

Vermilingui, lingue di verme, è una definizione perfetta per “compagni” e democratici.

Noi, contro le menzogne del sistema mediatico, le persecuzioni giudiziaria di un sistema di false libertà, le prepotenze di democratici e “compagni”, rivendichiamo e continuiamo a rivendicare il nostro diritto a esprimere la nostra opinione, e a gettare loro in faccia il grido di Bravehearth: “LIBERTA’!”

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Categorie: Liberopensiero

Pubblicato da Fabio Calabrese il 19 Novembre 2018

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Louis Vermont

    Il manifesto dell’ANPI da lei citato mi fa sorridere amaramente ma suscita in me anche una rabbia repulsiva. Il sorriso amaro è dovuto che costoro accusano i “populisti” di soffiare sulla paura, mentre sono loro a incudere timori, a usare parole pesanti come macigni tale da traumatizzare la psiche di che è anche costretto ad ascoltarli vista la loro penetrazione capillare nelle istituzioni e nei media.
    Tutto l’immaginario dell’Olocausto viene usata come un sasso per colpire non solo che si proclama “fascista” (cioè seguace letteralmente del periodo che va dal ’22 al ’45), ma anche chi magari fascista non lo è nemmeno, ma non accetta in toto la visione liberalprogressista che siamo costretti a subire come plumbeo destino collettivo. Non accettare il mondo meticcio senza frontiere e di essere la discarica dell’Africa, non condividere i pretesi “diritti” di qualche pseudo-minoranza, il loro nesso logico è che tu sei a favore delle “camere a gas”. Di qui la rieducazione imposta a far accettare la “diversità” oppure la sparizione e emarginazione se continui ad avere dubbi, perchè il “diverso” è divenuto il sacro e l’inviolabile della nostra epoca. Non lo si deve più “discriminare” , insultare, non lo si deve torcere più un capello. I “diversi” di qualunque tipo e i loro agit-prop possono vomitare tutta la loro arroganza e le loro infimità su chi non lo pensa come loro o chi li giudica per quelli che sono (ovvero dei viscidi e degli osceni) facendosi scudo con l’orrorifico della Shoah reagiscono con una virulenza micidale nelle parole e nei gesti a chi osa mettere in dubbio la loro narrazione irenistica della società multirazziale, il loro finto paradiso terrestre.
    Di fronte a questo metodo infame e schifoso, bisogna reagire in maniera dura e pesante altro che i balbetti di Salvini e Casapound!
    Francamente l’unico “Olocausto” che vedo all’orizzonte è quella dei bianchi europei alle prese con una denatalità drammatica e travolti dalla demografia esorbitante e irresponsabile degli africani. Tutto questo grazie a ideologie nefaste inculcate da questi vermi.
    Quindi poche balle, rivomitamogli tutta la merda che tirano addosso!

  2. Fabio Calabrese

    Louis Vermont: concordo al mille per mille con le sue affermazioni.

  3. Louis Vermont

    La ringrazio per il suo apprezzamento.

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