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La cattedrale di Amiens ed i Numeri Sacri – Stefano Mayorca

La cattedrale di Amiens ed i Numeri Sacri – Stefano Mayorca

I costruttori di architetture gotiche, alla stregua degli Egizi, che avevano sfruttato le proprietà del triangolo equilatero e della Sezione Aurea, si servirono di questa scienza armonica per l’esecuzione dei loro templi cultuali. Gran parte delle volte e degli archi a sesto acuto, infatti, furono tracciate basandosi su un triangolo equilatero. La ricerca di un piano esecutivo che tenesse conto di certi fattori armonici e numerologici era ritenuta di origine divina e adottata quale simbolo della Trinità. In maniera analoga la Sezione Aurea rispecchiava l’ordine che regna nell’universo creato. Misure e proporzioni erano strettamente collegate con i numeri ciclici estrapolati dall’Astronomia (3, 7, 12, 30, 360).

Ciascuna cattedrale, in tal senso, possedeva una sua fisionomia numerica (armonica-alchimica), per così dire, che si originava dal luogo di edificazione e dal peculiare rapporto con la volta del Cielo, le energie della Terra, la dedicazione della cattedrale e il suo messaggio occulto complessivo. Il numero segreto che presiede alla genesi secretata dell’edificio è rinvenibile nelle ‘colonne dei numeri’, cioè il progetto numerico occulto che risiede in ogni cattedrale. Questi canoni matematici-geometrici sono collegati con il numero dei portali, dei campanili, dei pilastri, dei capitelli e degli altri elementi costituenti l’intera struttura. I tre numeri chiave associati alla cattedrale di Amiens, per esempio, sono il 21, il 22 e il 20. Il primo dei numeri sacri, presente in tutte le cattedrali, è detto numero della perfezione, originato dal prodotto dei numeri sacri 7 e 3 che ritroviamo anche nella Bibbia, nella quale si parla delle ventuno perfezioni della sapienza (7×3 = 21). Il secondo corrisponde al numero dei gradi che fissano longitudinalmente l’orientamento in rapporto al Sole (Magistero Alchimico del Sole). Il terzo ed ultimo è connesso con le opere della Creazione contenute nel libro dell’Antico Testamento e delle virtù del Cristo.

Il sette è da porre in relazione anche con la Settima Lama dei Tarocchi, il Carro. La simbologia di questa Lama configura il Carro Trionfale dell’Antimonio, opera alchimica di Basilio Valentino e la Merkabah, il Carro di fuoco. L’auriga che guida il Carro incarna l’iniziato, l’alchimista, e le due sfingi (una bianca e una nera) che lo trainano sono le due colonne del Tempio massonico (o salomonico), Jakin e Bohas. Queste rappresentano pure il Caduceo ermetico-mercuriale che vede due serpi avvinte ad una verga, simboleggianti le correnti maschili e femminee che devono essere dirette e controllate dall’auriga-alchimista.

La cattedrale è assimilabile all’Albero della Conoscenza con i suoi sentieri e le sue Sephiroth. L’Albero della Vita e lo schema sephirotico sono strettamente connessi con la speculazione legata ai misteri dell’evoluzione e all’evolvere del cosmo. L’Albero quindi è formato da quattro differenti aree di coscienza, o piani cosmici, nei quali scorre e procede il flusso creativo pulsante, la Corrente di Vita. Il primo di questi livelli di creazione è Olam Atziluth, il Mondo delle Emanazioni o Mondo Archetipo; il secondo è Olam Briah, il Mondo della Creazione; il terzo corrisponde a Olam Yetzirah, il Mondo della Formazione; l’ultimo, il quarto, nel quale convergono dinamicamente gli altri tre, è Olam Assiah, il Mondo dell’Azione o Mondo Materiale, che lo Zohar considera il luogo dove la verità permanente, l’armoniosa cooperazione o sinergia che si attua fra tutti i Sephiroth, rende l’Universo manifestazione di un ordine e di una simmetria che sono l’esatta manifestazione del Pensiero Divino e del Mondo degli Archetipi. La cattedrale diviene così l’espressione più alta della Luce del Dio Occulto.

Stefano Mayorca

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Categorie: Strade d'Europa

Pubblicato da Ereticamente il 22 Novembre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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