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Europa: questo nome ci demmo – Alessandra Pennetta

Europa: questo nome ci demmo – Alessandra Pennetta

Oggi è un buon tempo per meditare, domani forse no. Allegro mi è il conversare sull’Europa ma mi è triste il constatare la perdita d’udito in te che non vuoi ascoltare. Stolto, non me, che percuoto soltanto l’aria, ma l’eco della Storia non vai sentendo?

Un tempo sostavi dinanzi alla chiesa, ora t’annoia [1]. Ma chi credi di essere? Di te che sai? Non fare il filosofo, se non lo sei, né l’uomo di scienza, se non sai. È un sentimento antico quello che ci fa dividere la Storia dell’uomo in un avanti o dopo la nascita del Cristo. Ti parlerebbe Erasmo da Rotterdam della pace tra te e i tuoi vicini ed Ernst Junger della guerra. Tu invece vivi così: come nella sua unica stagione la foglia o come l’ombra nel suo transito, incosciente sulla terra; tu stai come nei suoi versi la poetessa Wislawa Szymborska: “ieri mi sono comportata male nel cosmo./ Ho passato tutto il giorno senza fare domande,/ senza stupirmi di niente” [2]. Ma Platone ed Aristotele vollero che proprio lo stupore sia all’origine della tua facoltà di conoscere te stesso e le cose.

Frena la tua inclinazione alla presunzione per non cadere, non farti più grande di quel che sei e di quel che sai come quel piccino che, volendosi innalzare, restitui il libro lamentandosi che esso era troppo infantile e stupido: infatti “una madre aveva dato da leggere ai figli le favole di Esopo per istruirli e migliorarli. Ma ben presto i bambini le riportarono il libro, e il maggiore disse in modo presuntuoso: <<Questo libro non fa per noi! È troppo infantile e stupido. Che volpi, lupi e cornacchie sappiano parlare è un’assurdita’ che non può più abbindolarci: già da molto tempo abbiamo superato simili buffonate!>> [3].

Medita sulla tua età. Medita sulla tua altezza. Un solo Arthur Schopenhauer abbiamo avuto e si vanto’ “chi mi vorrà superare potrà andare in larghezza, ma non in profondità” [4]. Medita sulla pace. Medita sulla guerra, non soltanto su quel che è facile. A Junger soldato (*) fu chiesto: “sia così gentile da raccontarci cos’ha pensato quando era là fuori (**). Dev’essere stato terribile, vero?” [5].

Pensieri là fuori.
Pensieri di guerra.
Pensieri rapidi.
La morte sul campo di battaglia combatte, corre a destra e a manca.
Un pensiero di morte dalle labbra fuoriesce in un sibilo: l’ultimo respiro.
Tranci di pensieri umani.
Ma a sera si torna a sperare [6].

Tu vivi la grande Storia dell’umanità pur vivendo la tua piccola storia di uomo ma come non lo sai. Oswald Splengler ha osservato che “vi è una storia per ogni uomo, in quanto ogni uomo con tutto il suo essere e la sua consapevolezza fa parte della storia. Ma vi è una grande differenza a seconda che il singolo viva nella sensazione costante che la sua vita è elemento di qualcosa che si sviluppa in secoli e in millenni, oppure che egli si consideri come alcunché di compiuto e di chiuso in sé stesso” [7]. Immagina due lumache che conversano dell’Eternità [8]: così sono gli uomini; rispetto ad essa la Storia è in ritardo ma per l’avvenire fa la sua corsa.

La Storia ti appare per ciò che è, per analogie ed opposizioni [9], e tu stai in mezzo, ai corsi e ricorsi, saltando a piè pari antichissime convinzioni. Se poi non sai perché sei qui, cosa ti muove? Spengler ha usato una bellissima espressione: filosofia dell’avvenire [10]. Il filosofo pensa ad una filosofia del movimento: l’uomo è in movimento, la Storia è in movimento. Ora, un capello tra i capelli è un particolare invisibile e insignificante. Ma la facoltà di vedere un movimento come quello determinante, o più determinante, tra tutti i movimenti in atto, per l’avvenire, o come quel movimento prolungato, ancora oggi agente dal passato, piuttosto che uno limitato al presente, coinvolge ben più della piatta vista, coinvolge la conoscenza. Sandor Marai ti direbbe che bisogna “conoscere tutti i particolari, perché non possiamo sapere quale sarà importante in seguito” [11].

Ciò che tu dimentichi lascia un vuoto nella tua memoria – memoria che Spengler chiama organo storico [12]. Ciò che viene dimenticato, o negato, non potrà tuttavia “non essere mai stato” e, per quanto breve possa essere stato il suo ricordo, avrà comunque lasciato un indizio, una traccia, intorno a sé. I confini di una memoria toccano i confini di un’altra e la memoria di un uomo diventa la memoria di un popolo e poi di una civiltà perché la storia di un individuo diventa la Storia di un popolo e di una civiltà. Così, ad esempio, Maria ed il popolo ucraino che – negli anni Trenta del secolo scorso – ha fame e muore sono la stessa cosa, vivono la stessa Storia, hanno la stessa memoria: “Alla fine, la morte era ovunque. La vita dov’era finita? Quand’è che ricomincia? Intorno la gente moriva sul colpo. Perché morivano? La tragedia di Maria era sconfinata” [13]. Medita, tu, che per una minuscola zanzara sei il centro del suo mondo, tanto ti gira intorno, tu, un giorno, potresti morire come una mosca: “La gente iniziò a cadere morta come le mosche d’autunno” [14].

Perciò sappi da dove vieni e dove vai, non come un’ombra in transito ma per esistere e rimanere. Vivi come vorresti che vivesse il tuo popolo e la tua intera civiltà: questo è il mio invito. L’Europa esiste ed “è la sua storia” [15]. La vita dell’Europa è la sua stessa Storia e la sua Storia, a sua volta, è la sua memoria. A te, e agli altri, spetta di ricordare.

Note:
[1]Così Wilhelm Ropke in Al di là dell’offerta e della domanda. Verso un’economia umana: “Benché l’uomo sia innanzitutto homo religiosus (…), della spaventosa scristianizzazione e laicizzazione della nostra civiltà nessuna persona onesta verso sé stessa può ormai dubitare”, cit. in D.Antiseri, L’anima greca e cristiana dell’Europa, Editrice Morcelliana, Brescia, 2018, pag. 55
[2]W.Szymborska, Disattenzione, cit. in C. Ossola, Europa ritrovata. Geografie e miti del vecchio continente, Vita e Pensiero, Milano, 2017, pag. 51
[3]voce I razionalisti illuminati, in A. Schopenhauer, L’arte di insultare, Adelphi, Milano, 2017, pag. 115
[4]voce La filosofia futura, cit., pag. 66
*il filosofo combatte’ la Prima Guerra Mondiale
**fuori dalla trincea
[5]E.Junger, La battaglia come esperienza interiore, Piano B, Prato, 2017, pag. 128
[6]Mi vengono qui in mente i versi di Joseph von Eichendorff: “Ciò che oggi stanco tramonta,/ si leva domani rinato”, cit. in C. Ossola, pag. 44
[7]O.Spengler , Il tramonto dell’Occidente, trad. di J.Evola, Longanesi, Milano, 2017, pag. 21
[8]prendo questa deliziosa immaginetta in prestito dalla poesia Andare a Leopoli di Adam Zagajewski, cit. in C. Ossola, pag. 49
[9]Splengler usa il termine polarità, cit., pag. 14
[10]cit., pag. 17
[11]S.Marai, cit. in C. Ossola, pag. 47
[12]cit., pag. 22
[13]questo brano è tratto dal romanzo di Ulas Samchuk Maria: cronaca di una vita, cit. in C. Ossola, pag. 53
[14]ancora dallo stesso romanzo di Samchuk, cit. in C. Ossola, pag. 53
[15]D.Antiseri, cit., pag. 15.

Alessandra Pennetta

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Categorie: Tradizione

Pubblicato da Ereticamente il 15 Novembre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. MARCO MERONI

    Bei pensieri Alessandra. Ariosi e consapevoli, una traccia poetica e sociale. Filosofia.
    Salirò su una sedia per essere più vicino alle stelle.
    Marco

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