fbpx

L’errore di Orfeo – Vittorio Varano

L’errore di Orfeo – Vittorio Varano

L’uomo-clessidra ha una disfunzione cardiaca, a causa di cui la parte superiore del suo organismo soffre di insufficiente irrigazione sanguigna, perché il debole pompaggio fatica a vincere la forza di gravità ; ma lui risolve il problema così : aspetta che l’ossigeno nella sua testa sia prossimo all’esaurimento, e subito prima che le cellule cerebrali comincino a morirgli, si ribalta di botto, e si mette a camminare con le mani, fino allo svuotamento dei piedi e al riempimento della calotta cranica ; a quel punto assume di nuovo la posizione umana usuale, e la mantiene fino allo svuotamento della calotta cranica e al riempimento dei piedi. L’uomo-clessidra considera patologica soltanto la fase acuta della sua malattia, ma lo è la condizione complessiva, cronica. L’uomo-clessidra è un’anima in pena, senza pace, e trova riposo soltanto nel sonno, perché in posizione orizzontale, essendo provvisoriamente poste sullo stesso piano la parte superiore e quella inferiore del suo organismo, la forza di gravità agisce uniformemente, non c’è differenza di energia potenziale ad interferire con il corretto funzionamento del meccanismo circolatorio. L’uomo-clessidra, indotto in errore dalla concomitanza dei due fatti, fraintende il senso di benessere provato durante il dormiveglia, lo associa allo scivolamento verso il basso della soglia percettiva, e identifica così l’inconscio con il buono. Compiuta questa scoperta ( sbagliata ma creduta con forza ) l’uomo-clessidra diventa uomo-campana, passando dal moto oscillatorio del pendolo, che silenziosamente scandisce il tempo, a quello del batacchio, che lo fa sonoramente. Sbattere la testa per stordirsi è l’obiettivo di tutte le attività “dionisiache” a cui si dedica in questo periodo l’ uomo-campana : divertirsi, distrarsi, drogarsi, danzare, etc. ; questa fase della sua esistenza può avere come esito l’autodistruzione ( materiale o mentale o morale ) oppure una conclusione non catastrofica ma conveniente e costruttiva : la comprensione del fatto che la beatitudine non è abbinata all’alterazione arbitraria dello stato di coscienza, ma all’abbandono della postura da primate, bipede, eretto. Deve stare sempre steso, ma senza dormire ; perché altrimenti, se distendersi significasse addormentarsi per sempre, significherebbe morire. Ma l’unico modo per vivere sdraiato, è strisciando. L’uomo-scimpanzè ( a questa specie appartengono entrambi, sia l’uomo-clessidra che l’uomo-campana ) diventa uomo-serpente, punto di congiunzione tra i due regni della natura organica : animale-pianta ; essere ctonio e solare simultaneamente. Infatti, pur spostandosi, poiché non si stacca da terra, somiglia a un filo d’erba, a un albero, o un fiore. E come la vegetazione ha la sintesi clorofilliana per rigenerare la sua linfa, anche l’uomo-serpente, essendo un animale a sangue freddo, è fotofago, perché per la conservazione della sua temperatura corporea dipende dall’energia irraggiata dall’astro che ci riscalda, al quale è legato più strettamente in qualità di uomo-rettile di quanto non lo fosse da uomo-mammifero, la cui relativa autonomia fu parziale separazione.

Lentamente luce liquida e leggera sostituisce quel sangue che era pesante, e scuro, e denso, come la sabbia di una clessidra ; non però in una rete molteplice e ramificata di arterie e di vene, ma, insieme al midollo spinale, lungo lo stesso condotto che scorre come un fiume carsico chiuso dentro la cavità cilindrica della colonna vertebrale, dove si attua la fusione tra i sistemi nervoso e circolatorio in uno solo, che svolge ambedue le funzioni. Il serpente cambia pelle ; il vetro ( pelle della clessidra ) s’infrange ; la sabbia si rovescia al di fuori e si sparge sul mondo. L’uomo-serpente si muove sulla sabbia che gli si muoveva dentro, e muovendosi vi traccia sopra segni ( lettere alfabetiche, cifre, geroglifici, rune, ideogrammi, caratteri cuneiformi, ) ; l’uomo-serpente è come una penna che dalla bocca spalancata sgocciola inchiostro. L’uomo-serpente, strumento di scrittura celeste. Come un marchio di metallo arroventato fino all’incandescenza dall’esposizione prolungata alla pioggia di fuoco diurno che quotidianamente c’innaffia dall’alba al tramonto, sulla crosta tellurica grinzosa ma solo superficialmente graffiata e molto difficilmente ferita in profondità, pachidermica cute del globo terracqueo ( capo di bestiame pascolante fra miriadi di spazivore mandrie planetarie nella sconfinata prateria dell’universo ) imprime il sigillo del suo proprietario. Questo è un punto pericoloso. Qui è probabile sbagliare, scambiare una cosa per un’altra, ed imboccare la falsa strada della canalizzazione, che è una sorta di medianità senza una vera e propria trance, ma pur sempre una forma di medianità, di ventriloquismo in cui l’individuo, ridotto ad una conduttura, presta la sua voce ad ogni tipo di entità disincarnate, molto spesso subumane, da parte di cui subisce una sorta di possessione, per fortuna parziale e provvisoria, ma pur sempre una forma di possessione.

È come se i tasti di un pianoforte o di una macchina da scrivere diventassero così leggeri che basta il più lieve soffio d’aria che li sfiora, a spingerli e far suonare una nota al primo o stampare un carattere alla seconda. Il processo che va nella giusta direzione non è quello di alleggerimento ma di appesantimento. L’operazione di spurgo è solo una fase preparatoria, di cui l’obiettivo finale non è quello di situarsi ( per stazionarvi ) in una condizione di svuotamento attraverso la quale fluiscano svanendo tutti i fenomeni transitori, ma quello di raggiungere, all’opposto, una pienezza che nonostante non sia riducibile alla rigidità, purtuttavia ha qualcosa a che fare con essa, perlomeno perché si ottiene mediante un’azione di indurimento. Siamo abituati ad associare l’idea dell’apertura a quella di ampiezza, ma ammesso e non concesso che sia valida l’associazione mentale tra questi due concetti, non vale più se all’apertura non viene associata l’ampiezza ma l’ampliamento : un oggetto aperto non si accresce, perché ciò che vi entra non vi resta, ma come senza ostacoli vi s’introduce, così altrettanto rapidamente e senza difficoltà ne esce. Un lago che riceve acqua da un affluente, e da cui l’acqua non defluisce, si allarga, mentre il fiume che gli porta acqua, proprio perché scorre sempre, è in un certo senso sempre lo stesso. L’accrescimento, contrariamente a ciò che crediamo, è sempre una conseguenza della chiusura, perché solo ciò che è chiuso conserva ciò che ha, e solo a ciò che conserva ciò che ha, può essere aggiunto qualcosa di ulteriore affinché l’oggetto iniziale lo inglobi e ne risulti ingrandito. Solo un’area che abbia un perimetro può espandersi, annettere, assorbire.

La clessidra dimostra la reversibilità dovuta alla doppiezza di ogni apertura, che inevitabilmente è sia entrata che uscita ; perciò il passaggio di sabbia da un’ampolla all’altra non serve a nulla : l’appropriazione, da parte dell’una a spese dell’altra, di una quantità di sabbia maggiore di quella che spetta a ciascuna delle due, è un’appropriazione apparente, perché precaria ; il travaso avviene invano. Ma se una volta riempita una delle due ampolle, la sabbia presente in essa ( che in preciso istante coinciderebbe con quella complessiva esistente nella clessidra ) si solidificasse, spezzerebbe il circolo vizioso : il successivo rovesciamento non avrebbe il solito effetto, e il sistema sarebbe oramai polarizzato in una dualità definitiva pieno/vuoto. Il pieno è volume, il vuoto è superficie senza volume. Il mondo pieno contiene corpi, il mondo vuoto contiene ombre e riflessi. Ogni oggetto del mondo pieno proietta una duplice immagine di sé nel mondo vuoto : il proprio riflesso sulla superficie specchiante, la propria ombra sulla superficie opaca. La superficie specchiante è la parte alta e leggera del mondo vuoto, il suo cielo ; la superficie opaca è la parte bassa e pesante del mondo vuoto, la sua terra. Rispetto agli abitanti della terra, gli abitanti del cielo sono apparentemente più reali perché più caratterizzati, più colorati, più ricchi di qualità e di attributi ; ma questa differenza, sopravvalutata sia dagli abitanti del cielo ( che se ne fanno motivo di vanto, ragione di orgoglio e giustificazione alla propria superbia nei confronti degli abitanti della terra ) sia dagli abitanti della terra ( che soffrono complessi d’inferiorità e provano invidia nei confronti degli abitanti del cielo, e desiderio o di seguirli per raggiungerli ed eguagliarli, o di combatterli per sconfiggerli e sostituirli ) è in realtà irrilevante, perché né le ombre né i riflessi sono esseri viventi ma oggetti animati ( la differenza fra esseri viventi e oggetti animati non è invece irrilevante, perché “vivente” è un participio attivo, mentre “animato” è un participio passivo, e ciò significa che l’essere vivente è autonomo, mentre l’oggetto animato è derivato/dipendente-da ) ed anche i superiori fra i superiori ( i riflessi sono tutti superiori alle ombre, e i riflessi più accesi sono superiori ai riflessi più sbiaditi ) sono secondari, e sottoposti alle stesse forze che agiscono in tutto il mondo vuoto, a cui nessuno sfugge, neppure nel suo punto più elevato. Anzi. Infatti, elevatezza è sinonimo di leggerezza, cioè di minor resistenza opposta alle spinte esterne, alle quali non ci si sottrae assottigliandosi per poi spiccare il volo e finire in balia delle correnti d’aria, ma prendendo peso. Perché il peso è attributo del pieno, e tutte le forze che agiscono nel mondo vuoto sono deboli, in grado di spostare soltanto le immagini senza sostanza che si formano sopra la sua superficie.

Il peso è volume, e il volume è il contrario del colore. Il colore è dispersione di volume. La crescita di peso/volume si ottiene mediante oscuramento, ossia trasformazione di colore in volume. Non si arriva ai Campi Elisi con la scalata dell’Olimpo ( errore dei Titani ) ma con la discesa nell’Ade. Non la discesa fino a un certo punto, ma fino a ( non come Orfeo, che si è fermato troppo presto, prima di ) toccare e bucare il fondo, e passare dall’altra parte. Non come Orfeo, soltanto fino al ritrovamento ( da parte del riflesso ) ed il recupero dell’ombra, allo scopo di prenderla come se fosse un oggetto ( come se fosse l’oggetto della ricerca e non la forma da assumere per continuarla fino a condurla a compimento ), un oggetto da avere accanto a sé e tenere stretto ( non si può tenere un’ombra ) per ricondurlo indietro verso il luogo dal quale veniva, ma dove non può ritornare, perché mentre gli si avvicina ( indipendentemente dal riuscire o non riuscire a non girarsi a guardarlo, o non riuscire a non girarsi ma riuscire a non guardarlo ) è inevitabile che come Euridice svanisca. Non si può afferrare un’ombra. Ma è possibile l’inverso : l’ombra non può essere afferrata dal riflesso, ma il riflesso può essere assorbito dall’ombra. Affinché affondino insieme, bisogna che questo accada. L’errore di Orfeo è stato girarsi, ma non girarsi a guardare, quando Euridice camminava alle sue spalle, per controllare che lo seguisse, per assicurarsi che l’assenza che aveva percepito non fosse quella di lei ( avrebbe preferito essere lui a mancare alla conta ) perché ne sospettava la scomparsa. L’errore di Orfeo è stato girarsi per tornare indietro, quando Euridice si trovava di fronte a lui ed entrambi si trovavano al cospetto dei Sovrani del mondo di quelli che sembrano morti, a cui non avrebbe dovuto domandarne la restituzione, non l’autorizzazione a riportarla nel mondo di quelli che sembrano vivi ( risorgere non serve a niente : chi rinasce dovrà rimorire ; chi si arrampica dovrà precipitare… ) ma il permesso di accompagnarla ad addentrarsi ancora più avanti nel Loro Dominio. L’ostacolo che chi ci s’inoltra incontra, e gl’impedisce di proseguire penetrando al di là di un certo limite, è la forza di galleggiamento, che respinge come una barriera elastica tutti i palombari impegnati nel tentativo di attraversarne la linea, che arretra per effetto della pressione esercitata, ma non s’infrange e neanche s’incrina, perché sono tutti troppo sottili e leggeri, perché tutti sono immagini senza volume, e per spezzare quella lastra di energia ( che reagisce come un cambio automatico programmato per ingranare la retromarcia quando il piede preme l’acceleratore ) è necessario avere massa, è necessario essere solidi e pesare.

Quando un corpo appartenente al mondo pieno si duplica proiettando la sua immagine nel mondo vuoto ( che comprende sia il mondo di quelli che sembrano morti sia il mondo di quelli che sembrano vivi ) è come se si scomponesse in due elementi, di cui il riflesso è quello formale e l’ombra quello materiale. Questo rapporto va capovolto. Il riflesso è una figura fluttuante, come una bolla di sapone sospesa a mezz’aria, una volta scoppiata e caduta al suolo, è ridotta ad una macchia di colore, e se l’ombra non la mangia, viene sciolta dagli agenti atmosferici ( sia fisiologici sia emotivi e mentali : pulsioni, passioni e pensieri ) e scivola via lontano, senza che nulla ne rimanga, nemmeno il più vago ricordo o il più lieve rimpianto. Ma dopo che lo spettro scintillante si è spogliato della sagoma e si è fuso col suo doppio scuro, al posto dello schizzo cromatico resterà sulla crosta terrestre un cratere come quello scavato dall’onda d’urto causata dall’impatto di un asteroide, e il granello di sabbia ( risultato della reazione chimica verificatasi ) potrà rotolare lungo la pendenza della sua parete, fino a raggiungere il foro in fondo all’imbuto, che è il centro del pianeta dove si trova il fuoco dell’inferno ( quel fuoco che come attestano precise affermazioni presenti in svariati passaggi delle lettere di San Paolo, per alcuni sarà dannazione e per altri ordalia ; lo stesso fuoco in virtù del quale, sempre secondo ciò che si evince dalle parole di Saulo di Tarso, alcuni moriranno e altri saranno trasformati ), che è la porta stretta attraverso cui passeranno più facilmente i cammelli con le gobbe piene d’acqua che i ricchi con la testa piena di schiuma ( che come il gas le mongolfiere li fa decollare mandandoli a sbattere al soffitto cosmico ), che è la strozzatura a metà della grande clessidra, diversa da quella che noi conosciamo : la piccola clessidra ( quella che noi consideriamo l’unica ) è soltanto una delle due ampolle ( quella in alto ) della grande, di cui quella che sta in basso è ferma, mentre quella che sta in alto ruota su se stessa, e l’alternanza periodica ( quella grazie a cui i primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi ) dovuta al ciclico rovesciamento dell’alto e del basso, non riguarda le due ampolle della clessidra grande, ma la parte superiore ( la superficie specchiante dove appaiono i riflessi ) e la parte inferiore ( la superficie opaca dove appaiono le ombre ) della clessidra piccola. La conseguenza di ciò è che in continuazione avviene un travaso dall’ampolla priva di contenuto a quella già colma ( è quasi come se tu, o io, usassi l’acqua di un deserto senza oasi per innaffiare l’oceano ) vaso che nessuna goccia farà traboccare, perché per poter uscire da quello che dovrebbe traboccare, dovrebbe poter tornare in quello in cui, nonostante ogni goccia-di-sabbia/granello-di-acqua ne provenga, non si può entrare, perché non c’è spazio disponibile, non c’è uno spazio libero da poter occupare, dentro quella che è una semplice parvenza.

Vittorio Varano

Print Friendly, PDF & Email
Categorie: Tradizione

Pubblicato da Ereticamente il 24 Ottobre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Alice

    Apollineo et Dionisiaco. Lo sforzo è essere quel ET

Lascia un commento

    Fai una donazione


  • siamo su telegram

  • salve(LE) - 9 ottobre 20

  • disponibile alla ritter

  • Teurgia - libreria

  • fosforo e mercurio

  • la dimora del sublime

    Pio Filippani Ronconi 1

  • emergenza vaccini

    Vaccini: Cosa non conosciamo? Storia,tabelle e grafici mai visionati – Vacciniinforma

    di Ereticamente

    VACCINI: COSA CI È STATO OMESSO? Nella letteratura medica, si esaltano da sempre le virtù della vaccinazione. Dopo aver letto questi libri, si riman[...]

  • post Popolari

  • a dominique venner

  • Ultimi commenti
  • archivio ereticamente

    Tag

    Newsletter

g. casalino

c. bene

J. Thiriart

m.houellbecq

g. colli