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Julius Evola: intervista al Conte Kalergi – Roberto Siconolfi

Julius Evola: intervista al Conte Kalergi – Roberto Siconolfi

Desta molto interesse l’intervista di Julius Evola al conte Richard Nikolaus von Coudenhove-Kalergi, realizzata il 14 maggio 1933 a Roma. L’intervista dal titolo “Paneuropa e fascismo: colloquio col conte R.N. CoudenhoveKalergi” è tratta da “Il Regime Fascista”, ed è tenuta in occasione della visita del Conte in Italia per prendere contatto con Mussolini e in virtù della possibilità che ha l’Italia nella riunificazione politica e spirituale del continente europeo. Innanzitutto quest’intervista nulla ha a che fare con le opere oggi tanto discusse del Conte Kalergi, in particolare PraktischerIdealismus, né tanto meno con il cosiddetto Piano Kalergi. Di conseguenza l’interesse di Evola per questo singolare personaggio dell’Europa degli anni’30 non favorirebbe né smentirebbe la tesi sulla “sostituzione etnica” dei popoli d’Europa.

Su quest’argomento, poi, ci sarebbe tanto da dire e sul fatto se i piani e i vari progetti più o meno occulti abbiano bisogno di una sorta di certificazione “scientifica” per realizzarsi, o se siano una direzione, un indirizzo o semplicemente un assecondamento di cicli storici epocali, ad opera di centri di potere; o ancor più semplicemente se essi siano dati dalle “possibilità molteplici di trasformazione dell’uno” e viceversa, ricordando la celebre asserzione massonica “Ordo ab Chao”.

Tornando all’intervista, i temi affrontati riguardano la situazione Europea degli anni’30, partendo dal giudizio fortemente anti-stalinista e anti-nazionalsocialista di Kalergi, ma di netta simpatia verso l’Italia fascista. L’intervista verte su tre piani: costituzionale, sociale ed europeo. Alla domanda di Evola sulla valenza della soluzione costituzionale e sociale proposta dal fascismo in alternativa alle ipotesi marxiste e bolsceviche,Kalergidice di vedere nell’architettura istituzionale fascista una sintesi tra il principio aristocratico e autoritario con quanto di buono ci può essere in quello democratico. In questo modo si accredita il comando alle “personalità superiori” ma si dà nello stesso tempo “salda base al principio del riconoscimento, della libera adesione e della cooperazione disciplinando ogni forza in nome della superiore idea della Nazione”. Elogi di Kalergi vi sono anche per la “soluzione fascista” di comprendere le tre componenti fondamentali dell’anima europea: eroismo, personalità e socialità.

Dal punto di vista sociale il Conte approva l’“idea corporativa” del fascismo, in grado di integrare le parti positive presenti nel mito marxista della lotta di classe, o che forse sarebbe più corretto dire della “questione economico-sociale”. Anzi Kalergi propone, in virtù della propria conclamata visione di respiro “europeo” una “camera corporativa europea” che studi “i problemi tecnici più vitali che si pongono all’economia complessiva del nostro continente al fine di giungere agli stessi risultati, per i quali, invece si invocano le utopie dell’Internazionale rossa”.

Altra cosa fondamentale per Kalergi è “separare l’elemento economico dall’elemento politico, cosa che già si ottiene con la trasformazione fascista del Parlamento in Camera corporativa”. “Il fine, qui, non deve essere una scissione, ma restituire alla politica la sua libertà, non vincolarla all’economia (come nell’ideologia di sinistra), permetterle invece un saggio controllo razionalizzatore dall’alto sulla stessa economia quando determinate necessità lo impongano”.

Sull’Europa, per Kalergi è importante raggiungere tre unità fondamentali: economica, di politica estera e militare. Sulla questione del pacifismo del Coudenhove, Evola chiede in che chiave vada letta questa sua posizione e “se egli difende l’ideale generico e anti-virile della pace, denegando il significato superiore, spirituale che l’esperienza e le prove di una guerra possono offrire sia ai singoli che alle razze””. Qui il Conte specifica che le sue idee vertono principalmente sul fine di una pacificazione “interna” dell’Europa, in quanto “di fronte alle tre massime potenze antieuropee: Russia, Asie ed America, si imporrebbe e sarebbe salutare una unità difensiva e fors’anche offensiva europea”.

Da qui Kalergi propone un’intesa franco-italiana volta ad un equilibrio dei popoli latini con quelli tedeschi, e ciò sempre in virtù di un progetto “paneuropeo”. Inoltre sempre grazie ad “una intesa franco-italiana verrebbero automaticamente meno le ragioni della Piccola Intesa, e si risolverebbe facilmente il problema relativo ai piccoli Stati dell’Europa orientale”. Proprio su questo particolare equilibrio Evola espone le idee italiane orientate, invece, sull’asse italo-germanico seppur ostacolate dal razzismo materialista ed esclusivista della Germania, e quindi chiede al Conte come, in ogni modo, considera la questione franco-tedesca. In merito Kalergi espone che il miglior modo per giungere ad una soluzione sia “mediante quella politica internazionale e di equilibrio e di compensazione di forze europee”. Una funzione svolta soprattutto dall’Italia per cui esorta il fascismo a dirigere la sua attenzione oltre che al problema sociale e costituzionale, anche a quello dell’Europa.

Il Conte vede in Mussolini, proprio come una delle doti più spiccate, il “latino senso dell’equilibrio” e nel fascismo una missione supernazionale, sperando che “la nuova Italia resterà fedele alla sua grande tradizione, agendo con ogni mezzo per quella idea europea”.

Roberto Siconolfi

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Categorie: Julius Evola

Pubblicato da Ereticamente il 22 Ottobre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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