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Equivoci indoeuropei – Andrea Anselmo

Equivoci indoeuropei – Andrea Anselmo

La vasta diffusione mediatica della mitologia norrena, incontrando il grande pubblico e generando diverse figure di “esperti” – la stragrande maggioranza dei quali in assoluta buona fede – ha generato alcune interpretazioni “particolari”, ovvero che tendono a sottolineare un aspetto specifico della mitologia norrena per renderlo “speciale”, “privilegiato” in contrapposizione con altre parti di tale corpus mitologico, senza tenere conto del cosiddetto “dossier” indoeuropeo, ovvero dell’insieme dei lasciti che ci sono giunti da questi popoli, non solo germanici ma anche celtici, latini, ellenici, iranici o indoari.  È nostra intenzione portare un contributo di carattere comparativo tale da propiziare una lettura d’insieme del mito, che lo restituisca alla sua organica complessità al fine di superare atteggiamenti che vedono “Asi contro Vani”, o “Asi contro Giganti” o ancora di un “Loki satanico che si oppone al demiurgico Odhinn”; in un dualismo esasperato e quasi manicheo, proprio a forme appunto gnostiche e dualistiche storicamente legate a fenomeni successivi, come quelli del sorgere di sette gnostiche omanichee durante la tarda antichità e il medioevo.  Elenchiamo più nello specifico alcune delle più diffuse tesi moderne nell’ambito della mitologia norrena:

• Gli Asi e i Vani appartengono a due “stirpi” divine in netta opposizione, i primi sarebbero virili, luminosi e si sarebbero indebitamente appropriati del sapere dei secondi, autentiche divinità originarie, depositarie della magia e del potere spirituale, declinato spesso in termini fortemente erotici e femminili. I Vani sarebbero inoltre le divinità di stirpi preindoeuropee. Tale corrente si autodefinisce “Vanatrù”, ovvero fedele agli Dèi Vani e opposta alla fede negli Asi, o Asatrù (Trù, ovvero Treue, fedeltà germanica);

• Odhinn sarebbe una sorta di demiurgo che crea l’universo imponendo un ordine dispotico al quale si opporrebbe, come nei dualismi gnostici e manichei, una divinità satanica e avversaria chiamata Loki il cui fine sarebbe quello di opporsi alla creazione;

• In tale campo, avverso alla creazione, militerebbero i Giganti, esseri primordiali depositari del sapere magico, strenui nemici degli Asi e di Ohinn. La fede nei giganti è proclamata come la “vera fede” originaria del nord, detta “Thursatrù”, fede nei “Thursi” una schiatta particolare di giganti.

È nostra intenzione saggiare queste tre principali tesi per verificarne l’effettiva aderenza alle fonti giunte sino a noi e soprattutto dal punto di vista, come detto della comparatistica indoeuropea. In questa analisi utilizzeremo prevalentemente i termini di prima, seconda e terza “funzione indoeuropea”, proposti nel XX secolo dall’accademico Georges Dumezil e accettati anche altri studiosi a lui contemporanei, tra i quali il linguista Émile Benveniste, il filologo olandese Jean De Vries, dal professore emerito Jean Haudry, linguista all’università di Lione, autore di un interessante studio sulla figura di Loki in lingua francese e in corso di pubblicazione per i tipi di Polemos, Forgia Editoriale. Tale impostazione comparativa considera la mitologia indoeuropea caratterizzata da una ideologia tripartita, che vede le divinità appartenenti a tre funzioni: quella sovrana in senso magico spirituale, quella guerriera e quella della produzione economica. Evidenziando tale ideologia all’interno del corpus mitologico di tutte le famiglie indoeuropee è possibile dunque comprendere e inquadrare in un ambito più ampio e comparativo, fenomeni che appaiono a prima vista come “specifici” di una sola cultura o come contrapposizioni tra funzioni non siano specifiche di una certa tradizione ma spesso proprie al mondo indoeuropeo nel suo complesso.

Ad esempio la controversa figura di Loki trova dei paralleli in altre fonti indoeuropee? La figura della gigantessa Gullveig, è un unicum della tradizione norrena? Odhinn è davvero un essere demiurgico oppure trova una sua controparte ad esempio nelle fonti vediche? Certamente no: ad esempio Gullveig si appaia la vestale Tarpeia che agisce sullo fondo della guerra tra Latini e Sabini, così come la prima tra Asi e Vani. Dove in entrambi i casi sia i Sabini che i Vani sono portatori di abbondanza e ricchezza proprie alla cosiddetta terza funzione. Odhinn è rappresentate tipico delle divinità sovrane di tipo Varunico, oscuro, notturno, esercita una sovranità di tipo magico, così come Romolo e Varuna. Non solo Odino nelle fonti è fratello di Loki ma addirittura è possibile rintracciare un fil rouge che lega entrambi ad uno stesso destino cosmico di morte e rinascita dei cicli cosmici. Cercando di riassumere massimamente tale ideologia tripartita possiamo dire che le divinità sovrane sono di solito rappresentate in coppia: Odhinn e Tyr presso i norreni; Varuna e Mitra presso gli arii dei tempi vedici, Romolo e Numa, per quanto riguarda la trasposizione del mito nella storia dei primi re di Roma. Per quanto riguarda la seconda funzione, quella guerriera, essa sarebbe rappresentata da Thor e dal suo martello tonante, da Indra e dalla sua Folgore, da Marte e dal re romano Tullio Ostillio. Le divinità proprie alla terza funzione, quella della fecondazione e della produzione materiale essa sarebbe rintracciabile nei Vani Freyr e Njordr presso i norreni, negli Asvinn presso i vedici, nei Sabini nella storia dei primordi di Roma e nel dio Qurino.

La terza funzione indoeuropea e i Vani

Tra gli equivoci sollevati da una certa tendenza culturale contemporanea vi è dunque il tentativo di considerare i Vani un raggruppamento di divinità estranee al pantheon nordico, di ascendenza pre indoeuropea, completamente slegati dagli Asi. Una tendenza di recente affermazione ma che trae origine da alcune letturegià sorte nei secoli scorsi: i culti di fertilità, anche quando “ricompresi” nel ciclo indoeuropeo sarebbero dovuti a schiatte precedenti prearie. Tale lettura è stata estesa spesso anche nell’interpretazione di differenti altre famiglie del retaggio indoeuropeo.  Fondamentalmente si potrebbe riassumere questa rilettura delle divinità “vaniche” in alcuni punti:

a) Essi non sarebbero propriamente indoeuropei, ma rappresenterebbero una stirpe più antica indebitamente sottomessa nella prima guerra del mondo;

b) Essi sarebbero i reali detentori del potere delle rune e della magia.

Tale lettura tende poi a sottolineare l’aspetto “sensuale”, proprio ai Vani, per contrapporlo al raggruppamento degli Asi visti in chiave dualisticamente opposta, come rappresentati univoci di una sorta di virilità “maschilista” ante litteram. Il culto dei Vani, riproposto in epoca contemporanea, andrebbe a sottolineare la loro vicinanza ai culti della grande madre, reale detentrice dei poteri magici, in una sorta di femminismo spirituale già ampiamente diffuso nella cultura new age e neo pagana post moderna. Asi e Vani: due popoli in conflitto perenne? I Vani sarebbero dunque una stirpe di Dei non indoeuropei, magari presi ostaggio dalla virilità degli Dèi dell’Asgard ma afferenti ad un mondo sensuale e naturalistico precedente? Lo scontro tra Asi e Vani, tramandato nelle Edda, nellaVoluspa, strofa numero 21 e successive, non è un unicum nel corpus mitologico indoeuropeo ma si appaia almeno ad altri due casi decisamente similari, riguardanti i rapporti tra divinità della prima e della seconda funzione indoeuropea contrapposti – ma solo per un periodo limitato al quale segue un periodo di riappacificazione – a quelli della terza funzione: lo scontro tra latini e sabini, nella storia di Roma delle origini da una parte; e la vicenda che vede contrapposti i Deva agli Asvinn, coppia divina dell’abbondanza presso gli indoari, dall’altra. E i paralleli vedremo potranno essere persino estesi al corpus folclorico degli Osseti.

Alcune precisazioni si rendono d’obbligo. Secondo G. Dumezil, già citato precedentemente, lo scontro “originario” tra Asi e Vani troverebbe una piena corrispondenza in altre tradizioni indoeuropee tali da gettare nuova luce su tale scontro. Ad esempio, una parte del retaggio indoeuropeo dei Latini fu affidato alla storia delle origini di Roma, nelle sue varie formulazioni, sino addirittura all’Eneide di Virgilio. In particolare lo scontro tra Latini e Sabini corrisponderebbe esattamente a quello tra Asi e Vani. Romolo infatti presenta tutta una serie di caratteristiche proprie alle divinità della prima funzione, quella magico regale, del mondo indoeuropeo. Come Odhinn è una figura che “lega” gli uomini, non combatte prevalentemente con il potere spirituale; come Varuna, suo corrispondente vedico. Cercando di chiarire i termini le divinità sovrane indoeuropee sono solitamente appaiate in due figure, che nel mondo Vedico solo quella di “Varuna” di “Mitra”. Il primo, linguisticamente accostabile a Urano in quanto divinità dei cieli: è una divinità antica, che sta sullo sfondo delle vicende, inquietante a tratti tanto da essere considerato spesso un Asura, ovvero un demone del ciclo precedente alla vittoria di Indra su Vrtra. Appaiato a Varuna vi è Mitra divinità dell’amicizia, ma anche dei trattati, dei patti. Il parallelo tra Mitra e Tyr è evidente: quest’ultimo – dal nome propriamente indoeuropeo alto germanico Tius Tiuz Dius, Deus Pater, Iuppiter – non è infatti noto soprattutto per il patto appunto tra gli Asi e il Lupo Fenrir dove è Tyr a dare in pegno la propria mano pur di legare Fenrir?

Altrettanto evidente la corrispondenza tra Varuna e Odino (senza contare il suo referente storico/mitico Romolo): entrambi “legano”, entrambi spiano, sono denominati sovrani e importanza è data ai loro occhi, il loro dominio è il cielo ma in particolare nella sua accezione più oscura. Come ricorda Mircea Eliade, in “Immagini e Simboli”, riprendendo proprio l’analisi di Dumezil, sia Varuna, che Urano che Odino partecipano alle lotte e agli scontri con la loro arma principale, la magia. Essi sono i “Sovrani terribili” il cui corrispondente nel mondo Latino è il sovrano primevo Romolo “che lega con vincoli onnipotenti”. D’altro canto ricordando Plutarco (Romolus) sia Eliade che Dumezil ricordano che davanti al sovrano latino camminavano sempre degli <<uomini armati con verghe i quali tenevano a distanza la folla ed erano cinti di corregge al fine di legare immediatamente coloro che egli avesse ordinato di legare>>. Evidente parallelo con Odino nella Ynglinga Saga di Snorri Sturluson <<Odino poteva rendere i propri nemici ciechi, o presi dal terrore […] i suoi uomini avanzavano senza armatura, erano folli come cani o lupi, mordevano i loro scudi ed erano forti come orsi o tori selvatici, né il fuoco né il ferro potevano ferirli. Essi erano detti i Berserker>>.

Ovviamente non è qui la sede per analizzare i Luperci di Romolo o gli Hirpi Sorani, confraternita iniziatica e mannerbunde, terrifica e lupesca, ispirata ad Apollo Sorano, un Apollo infero e collegabile a Dius Pater, nome fortemente indoeuropeo. L’etrusco Suri, il Nero, che conosciamo soltanto da questo suo appellativo,da cui poi Soratte riporterebbe poi, con un volo filologicamente piuttosto azzardato, lo ammettiamo al norreno Surtr, il Nero, fuoco della distruzione cosmica, unico a non perire nel Ragnarok. Così come al cabalistico Sorat, demone solare. Paralleli che non è possibile indagare in questa sede. Nel Mahabharata lo sguardo di Yudhistira – corrispondente tra i Pandava della divinità sovrana – è tale da incutere terrore e deve essere velato.  In che modo dunque la funzione sovrana indoeuropea non sarebbe anche propriamente magica, a tratti inquietante, terribile?  Odino, Romolo, Varuna: essi sono sovrani in senso magico e tremendo, a distanza di chilometri e millenni. Questo è il dato inconfutabile delle fonti.La mitologia norrena, pur nelle sue particolarità non fa eccezione. Allo stesso tempo, coerentemente con la loro caratteristiche di abbondanza e di capacità di generare ricchezze alla terza funzione, opposta soltanto in questa guerra iniziale al mondo degli Asi, sta la sensualità dei Vani. Questa corrisponde alla ricchezza dei Sabini, ai quali occorre rubare guarda caso le donne nel noto “ratto delle sabine”. Così come legati all’abbondanza sono gli Asvinn.

Da una parte il potere regale di Asi, Deva e Latini di Romolo, dall’altra la ricchezza sensuale Vani, Asvinn e Sabini. Alcune di queste corrispondenze arrivano anche a particolari specifici come nel caso del parallelo tra Gullveigr e Tarpeia. Gullveig è una creatura sensuale e corruttrice, il cui nome rimanda all’oro, mandata dai Vani a corrompere gli Asi così come Tarpeia, una Vestale corrotta in vista di un prezioso braccialetto d’oro, aiuta i Sabini nella loro guerra e nel penetrare nelle mura di Roma. In entrambi i casi “la città degli Asi” e la cittadella fortificata di Roma sono violate dai ricchi Vani così come dai ricchi Sabini. I ricchi dunque della “terza funzione” – siano essi vani o sabini – ricorrono alla corruzione, alla femminilità e al potere dell’oro: mezzi tipici della loro natura. Le divinità sovrane anch’esse mettono in campo le loro caratteristiche: durante la battaglia tra Asi e Vani da una parte e romani e sabini dall’altra, il comportamento del “varunico” Odhinn corrisponde a quello del suo omologo Romolo.  Essi prendono parte alla battaglia utilizzando la loro specifica funzione, magico spirituale prevalentemente.  Romolo alzando le sue armi al cielo si rivolge a Giove, divinità sovrana, che di colpo cambia le sorti della battaglia. Odhinn usa la sua lancia magica, arma che si usa da lontano notoriamente, ovvero può essere scagliata verso il cielo, così come Romolo al cielo si rivolge con le sue armi.

Se dunque, popoli indoeuropei così distanti geograficamente tra di loro, hanno conosciuto un identico schema di “scontro” e riappacificazione successiva tra “Asi” e “Vani”, tra “Deva” e “Asvinn” e tra “latini” e “sabini”, significa che tale vicenda mitica era propria degli indoeuropei prima della loro separazione propagazione storica dalla mitica e sconosciuta Urheimat; separazione che come noto li ha fatti invadere il subcontinente indiano, l’Europa del Nord e l’Europa del sud. La terza funzione, quella legata all’economia e alla sua “fertilità” e “abbondante sensualità” fa parte dell’ideologia indoeuropea da tempo immemore, sin dai suoi primordi, essendo dunque un tutto organico che si forma dopo un periodo primordiale di contrapposizione, superato tramite un patto ed una fusione in un unico raggruppamento divino. Raggruppamento divino del tutto coeso dopo lo scontro iniziale, tanto che Asi e Vani come vedremo combatteranno nello stesso schieramento ad esempio al momento del Ragnarok o oscuramento degli Dei. Giova insistere che dopo tale scontro primordiale, l’Edda poetica parla infatti del primo scontro in assoluto avvenuto nel giovane mondo, la pacificazione successiva è sostanzialmente assoluta, non presentandosi più episodi di scontro ed un unico nome accomuna Asi e Vani, insomma si tratta di una completa fusione dei due gruppi divini, stante le loro differenti funzioni, senza che questo pregiudichi ad esempio la lotta di Freyr, originariamente un Vane, contro l’elementare del fuoco Surtr, durante il Ragnarok o destino degli Dèi. Come mai un vane dovrebbe dare la vita al fianco degli Asi se non facessero parte del medesimo popolo divino, fuso e pacificato dopo le “divergenze” funzionali originarie?

Come mai un Vane, Freyr, è il capostipite della dinastia degli Ynglingar, ereditando il potere da Odino e da Njord, secondo la Ynglinga Saga di Snorri Sturluson?

Così come nella storia “mitica” di Roma delle origini i Sabini, dai quali prendere le famose donne, ovvero la fertilità che manca ai latini, che possiedono la sovranità di Romolo (prima funzione) e l’aspetto guerriero, ma non sono ancora un popolo “completo”, manca loro la funzione della fertilità. Ecco il parallelo genialmente intuito e rinvenuto da Dumezil tra lo scontro primevo tra Asi e Vani e quello anch’esso primevo tra Latini e Sabini.  Un altro parallelo fondamentale in tal senso è quello che contrapporrebbe le tre famiglie dei Narti, nel corpus folclorico degli Osseti, popolazione caucasica di origine indoeuropea, presso la quale – guarda caso! – le vicende mitologiche riguardano tre famiglie: una sapiente e sovrana, una guerriera e una di ricchi possidenti. La contrapposizione tra Asi e Vani, che vedrebbe nei Vani i veri e unici rappresentati della magia cade anch’essa una volta messa in relazione con l’intero corpus mitologico indoeuropeo. Partendo come sempre dalle fonti, per sgombrare il campo da interpretazioni personali o intuizioni falsamente “mistiche”, possiamo rilevare immediatamente come la cosiddetta Voluspa, che apre l’arcinota raccolta dell’Edda Poetica, si riferisca ad una operazione negromantica della divinità preposta alla magia nel pantheon norreno, Odino. Figura molto complessa e inquietante, per nulla rassicurante, è pienamente rappresentante della natura “varunica” della prima funzione, quella sovrana, indoeuropea.

I Vani come veri detentori della magia

Veniamo al secondo punto: I Vani sarebbero i veri scopritori e detentori delle Rune e sarebbe possibile parlare di “rune dei vani”. Altri, sempre in epoca contemporanea, vorrebbero i giganti come veri detentori della magia runica. Un dato è certo ed inconfutabile: solo Odino nelle fonti è lo scopritore delle rune e addiviene a tale scoperta mediante un percorso di auto immolazione che in molti hanno paragonato allo sciamanesimo, all’auto immolazione, alle forme più estreme di mortificazione. Effettivamente il sacrificio di Odino è fortemente inquietante, ma non è volto ad un fine di redimere i peccati del mondo come nel caso della crocifissione in ambito cristiano, ma per seguire un percorso di conoscenza magico ed iniziatico. Certamente anche Vani e Giganti possiedono un rapporto con la terra, con l’iniziazione ctonia, anche essi praticano forme magiche, ma questo non fa di loro “dei corpi estranei” rispetto al Cosmos di riferimento. Esiste una organicità di fondo tra i diversi mondi, così come tra le varie “funzioni”. Inserire ex post elementi di rottura “partigiana” tra una parte e l’altra, senza avere un forte riscontri nelle fonti ci pare sia un procedimento pericoloso che finisce inevitabilmente per scontrarsi con la comparazione a livello di popoli indoeuropei. Peraltro, anche la sensualità propria ai Vani, non è loro esclusiva caratteristica. Odino pratica la magia del Seidr, principalmente femminile, ambigua così come Thorr non si fa problemi a vestirsi da donna per reimpossessarsi del Mjollnir caduto nelle mani di un gigante. Odino e i giganti: contrapposizione o alleanza paradossale?

Molte sono le caratteristiche che accomunano, agli antipodi geografici del mondo indoeuropeo, Odhinn e Rudra: <<Le bande di devoti di Rudra, legati da un voto, dotati di poteri e di licenziosità, richiamano tanto i berserkir quanto gli Einherjar di Odhinn. Questo Dio sovrano, questo mago ha incontestabilmente una delle sue sedi nella zona misteriosa o selvaggia al confine con la civiltà. Come Rudra-Shiva egli è volentieri, se ci si riferisce alle regole ordinarie, addirittura immorale – e Thor non si fa problemi a rendergliene conto quando devono confrontarsi tra loro. Come Rudra-Shiva, egli ha gusto per i sacrifici umani, in particolare per l’auto immolazione dei suoi devoti. Più genericamente, come Rudra-Siva, c’è in lui qualche cosa di quasi demoniaco [come] la sua familiarità con Loki>>. <<Presso i Germani del Nord, i demoni, sono soprattutto i giganti. Anche con loro Odhinn ha più di un rapporto. Da parte di lignaggio paterno egli è cresciuto, con poche generazioni intermedie, da un gigante a dire il vero assai particolare, il gigante primordiale Ymir, e sua madre è la figlia vera e propria di un gigante, Bolthorn, “spina del dolore”. Egli manifesta diverse volte uno spirito stranamente conciliante, pacifico, a riguardo dei malvagi giganti e si rende necessario l’intervento di Thor per salvarlo da questa situazione in cui questa sua disposizione lo ha messo minacciando anche gli altri Dèi, uccidendo il gigante: così infatti egli ha introdotto Hrungnir nella enclave degli Asi e il gigante minaccia di saccheggiare tutto, rapendo tutte le più belle dee, e lo avrebbe fatto non fosse stato per Thor, invocato in extremis dagli Dei […] per semplificare potremmo definire Odhinn e Rudra come gli dei oscuri mentre Thor e Vishnu gli dei luminosi>>. <<Il Varuna vedico non è un demone in senso di “demone” e non è da prendere come modello divino di un padre epico dei “malvagi”. Non poche difficoltà si dissiperebbero nella religiosità vedica quando si cesserà di contrapporre deva e asura come due termini omogenei: deva denota uno statuto, i deva sono e non sono che Dèi e tutti gli Dèi sono deva; asura designa una modalità di potenza, d’azione, anche una tipologia di carattere, un poco inquietante, che è quello di qualche deva (principalmente Varuna e gli Aditya, talvolta Indra, Agni, Soma, Rudra, Savitar, Pusan, Dyau) e portato all’estremo tale carattere, diviene quello dei demoni propriamente detti (ed è l’impiego meno prevalente all’interno degli inni).>>. Queste tre citazioni derivano da G. Dumezil Mythe et Epopée, opera solo parzialmente nota al pubblico italiano, poiché mai tradotta per intero. Si tratta di considerazioni che non lasciano spazio a particolari discussioni. La parentela tra l’Ase Odhinn e i giganti è evidente e corroborata dalle fonti. Al tempo stesso Dumezil ritorna sull’argomento in “La Saga di Hadingus”, commento al Gesta Danorum di Saxo Grammaticus.

<<È la concezione stessa di un conflitto tra asatrù e jaetteddyrkelse (culto dei giganti n.d.r.) alla fine del paganesimo ad essere inammissibile. Né in Germania, né in Caucaso, né in alcuna parte d’Europa è mai esistito un “culto dei giganti”. I giganti sono personaggi dei miti e dei racconti, ma a loro non vengono offerti sacrifici, non li si evoca ne vengano chiamati in soccorso>>. I giganti mantengono tutta loro potenza simbolica e la loro importanza cosmica anche senza diventare oggetto di un culto che storicamente non è mai stato attestato. Questo non toglie che la gran parte delle armi magiche, degli oggetti prodigiosi e delle sostanze inebrianti in qualche modo a loro sia legata e che gli Asi debbano costantemente organizzare delle spedizioni nelle loro terre per depredarli o beffarli. Ma d’altro canto anche i nani possiedono grandi capacità sia magiche che artistiche nel modo delle Edda e delle saghe, sono abili fabbri, ma questo non fa comunque di loro oggetti o soggetti di un culto.

Loki e Odhinn

Il rapporto quasi fraterno e comunque parallelo tra Odino e Loki è così rilevato dal professor J. Haudry, nel suo “Loki”, che come già accennato è in corso di pubblicazione per i tipi di Polemos, Forgia Editoriale. <<Queste osservazioni e le ipotesi che le fondano donano la chiave dei rapporti tra Loki e Odhinn: rapporti così stretti che Strom è arrivato a concludere che esistesse una identità originale, ad un Loki “ipostasi di Ohinn”. In realtà, non si tratta di una identità originale, ma piuttosto di una convergenza. Odhinn, ho piuttosto il suo predecessore germanico *Wode/ana è il dio del furore sotto tutte le sue forme, notoriamente poetico (questo è il significato principale di Odhr); il suo dominio è il cielo notturno, incluso quello invernale, notte dell’anno e la morte, notte eterna (tutti aspetti “varunici” di questa divinità sovrana; così come a Mitra può essere associato *Tiwa, nota del traduttore). E’ così che si costituisce una coppia sovrana antitetica con *Tiwa il cui dominio è il cielo diurno e il chiaro pensiero: di fronte ad un *Wode/ana “dionisiaco”, *Tiwa è “apollineo”. Questa coppia celeste contrasta globalmente con il dio del temporale *Thunara il cui dominio è il cielo inferiore e l’azione violenta. Divinità del furore poetico *Wode/ana si è avvicinato a Loki “fuoco della parola”. Tutti e due contrastano con *Thunara che si limita ad agire materialmente. Essi contrastano anche con *Tiwa per via del loro aspetto notturno: originario presso *Wode/ana esso proviene da Loki attraverso il fuoco funerario e il fuoco distruttore cosmico (quel che si indica con Surt il “nero”); da tale aspetto notturno deriva anche la loro comune pratica della “magia nera” legata talvolta al cielo notturno e al fuoco (il legame tra fuoco e magia appare ad esempio nel rapporto tra il nome dell’Atharveda e il nome avestico del fuoco atar) così come la loro ambivalenza sessuale: secondaria presso Odhin (probabilmente dovuta all’effeminazione legata alla pratica del seidhr) essa è originariamente tipica di Loki. Queste due divinità si sono dunque avvicinate ma non si sono comunque mai confuse tra di loro. Al momento decisivo, quello del Ragnarok, esse combattono alla testa delle due armate che si affrontano, quella degli dei e quella dei demoni.>>. 

Terminando dunque cadono anche le supposizioni di un crepuscolo degli Dèi e di un Loki “satanico”, magari influenze del cristianesimo sul corpus eddico. La figura di Loki è strettamente legata ai culti del fuoco rosso della tradizione indoeuropea, ed esula dal presente scritto rintracciare e sottolineare la sua parentela con Atar avestico, Agni vedico e così via. Il Ragnarok trasposto da Saxo Grammaticus nella narrazione epicizzata della battaglia di Bravellir nel Gesta Danorum è chiaramente in relazione alla battaglia di kurukshetra nel Mahabharata, come evidenziato prima da Stig Wikander poi da Dumezil in Mito ed Epopea. Così come l’Ase Vidarr con i suoi tre passi rimanderebbe ai tre passi di Vishnu. Per questioni di spazio non possiamo ulteriormente approfondire questo parallelo, tale però, anche solo per sommi capi da eludere qualsiasi interpretazione dualistica, gnostica, o di influenza cristiana sul Ragnarok, le cui vicende sono troppo apparentate con quelle dei primordi indoeuropei, prima ancora che il loro corpus mitologico si differenziasse, quando una unica ideologia tripartita connaturava la religiosità dell’Urheimat.

Bibliografia di riferimento:

Georges Dumezil:
Loki. Parigi, G.P. Maisonneuve, 1948 (terza edizione: Parigi, Flammarion, 1986)
La saga di Hadingus: dal mito al romanzo
L’ideologia tripartita degli Indoeuropei. Rimini, Il Cerchio (seconda edizione) 2003
Mithra-Varuna, essai sur deux représentations indo-européennes de la Souveraineté. Parigi, Presses Universitaires de France, 1940
Mythe et épopée (I-II-III vol.).

Jean Haudry
Jean Haudry, « Loki, Naramsama, Nairyo.Sanha, le feu de la « parole-qualifiante » », Études Indo-européennes,‎ 1988 (edizione italiana in corso per Polemos, Forgia Editoriale)
Le feu dans la tradition indo-européenne, Archè, Milan, 2016.

Il Canzoniere Eddico, Garzanti
Edda di Snorri Sturluson, Adelphi.

 

Andrea Anselmo

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Categorie: Indoeuropei

Pubblicato da Ereticamente il 23 Ottobre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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