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Eco di sentimenti – Mario Michele Merlino

Eco di sentimenti – Mario Michele Merlino

Ci sono molte ragioni per avere a cuore la Germania – ragioni legate agli studi di filosofia (lo sanno bene gli ‘amici’ Stirner e Nietzsche e Heidegger) agli accadimenti storici (ultima e non ultima la battaglia di Berlino, aprile ’45) verso l’arte (Il cavaliere la Morte e il Diavolo del Duerer o il Liebestraum di Franz Liszt, ad esempio). E ci sono le emozioni e i sentimenti tanto forti da permanere nel tempo. Di quest’ultimi – essi antecedono ogni ragionamento – oggi scrivo. La carne è forte, ne sono stato sempre convinto. Anche quando si rende in orbite vuote brulicare di vermi…

Dalla Glauburgstrasse, attraverso il parco, si arriva alla Hansaallee. E’ in Romeo and Julia che William Shakespeare – fra i rari inglesi che hanno saputo offrire qualcosa di profondo e di cui porto stima – si chiede chi è che non abbia amato al primo sguardo. E si ritrova rapida la mente in tarda mattina d’inizio autunno al Lessing-Gymnasium (la più antica istituzione scolastica di Francoforte) dove – non so se fosse per destino o solo il gioco del caso – ci sedemmo al medesimo banco e gli occhi avvertirono una improvvisa e sconosciuta emozione. E quello sguardo fuggitivo e le poche smorzate parole furono simili a fiammella ad annunciare grande incendio. Come scrive Dante nel Canto I, vs.34, del Paradiso: ‘poca favilla gran fiamma seconda’.

Sono trascorsi trenta anni ed oltre. Il 19, il tram a più lunga percorrenza (piazza dei Gerani lungo la via Prenestina poi s’addentra per San Lorenzo si affaccia davanti al Verano costeggia la cinta muraria della Sapienza e ancora, più avanti, fino a trovare riposo a Valle Giulia, mitico 1 marzo ’68 bastoni contro lacrimogeni), traballa sulle rotaie e Edoardo annota: ‘E poi ricevo una telefonata in cui parliamo dell’innamoramento del mago Merlino per una giovane ragazza. Lui sì che conosce tutte le cose del mondo, eppure dell’amore sembra non sapere nè capire nulla. E’ curioso e pieno di desideri, ingenuo come un adolescente, Merlino. La telefonata, con la voce che va e viene durante il percorso, mi comunica un grande desiderio di inventare, costruire bei dialoghi, lavorare con le parole’.

Ci sei riuscito, insegnante anche tu, in poco più di cento pagine, a dare voce alle scorribande riflessioni incontri sensazioni mentre nelle due direzioni ti diverti sul tram – chiamalo se vuoi ‘desiderio’?. Più giovane, un po’ saccente e verboso, come tutti i professori del resto, affettuosamente ironico… Anch’io, sentenzioso, mi verrebbe da citarti Giovanni Papini – troppo presto e rapido il dimenticarne l’opera la coscienza morale e civile – quando invita ‘l’unico segreto perché l’anima non muoia – e non corrompa il corpo con la sua cor-ruzione – è di rimanere fedeli alla propria giovinezza’. Del resto sono i doni, fragili nel tempo, dell’amore dell’amicizia della gioia di vivere che ne fanno il carattere, oltre ‘all’eminente dignità del provvisorio’ (Brasillach docet).

L’immagine di un Merlino innamorato, un po’ ridicolo un po’ patetico, dietro i capelli e la barba bianchi, lo sguardo e il passo stanchi, avverso e perdente contro la ferocia dell’anagrafe impietosa… degno (?) erede del suo antenato. E ne ripercorro l’estrema tappa. Quando ormai fattosi vecchio, egli si ritira in Bretagna nella foresta di Brocéliande. Qui si incontra e si innamora di una strega (per altri, al contrario, una fata), giovane e bella di nome Viviana.

Ella lo persuade ad insegnarle ogni sortilegio pozione dell’arte magica fino alla formula di cui non si ha antidoto. Egli, capace di scorgere il futuro, sa a quale rischio e inganno sta per essere tratto, ma … come sono grandi i suoi occhi, perfette le sue labbra… come resistere e desistere… come è intrigante il suono della voce e le dita che gli sfiorano la folta barba canuta… ed ora s’è reso prigioniero in una grotta. Io credo, però, che nonostante tutto sia felice in quanto si è lasciato andare alla forza irresistibile delle emozioni e si è sottratto alla tirannia arrogante e presuntuosa della ragione. Ed io la penso come lui, apolide nella mente e del cuore, sforzandomi di eliminare le tracce del confine tra realtà e sogno.

Ci ritrovammo a Roma, a ridosso di S. Stefano Rotondo, dove le scolaresche del Lessing alloggiavano, in visita all’Urbe. Mi piccavo di fare da guida con il mio tedesco approssimativo e le conoscenze storiche fornitemi da mio padre. Fu di mattina, nei pressi di San Pietro, mentre il professore e i suoi compagni erano in attesa d’entrare ai Musei Vaticani, lei no. Ci sperdemmo fra banchi di frutta e abiti usati, il tavolino di un bar due cappuccini cannoli alla crema. Parole parole, tante troppe quelle dette, inutili, tante troppe quelle tacitate, le essenziali. Intuite. E solo un volta ci dicemmo, illusi, ‘Immer’ (sempre) e fu, al contrario, stagione così fragile e intensa che andò oltre il tempo della vita, rimanendo viva nella memoria.

Sono nel carcere di Regina Coeli, secondo piano del secondo braccio, sfoglio più di un giornale – inutile rito del provvisorio! –, leggo di uno studente, anni diciassette, francese che s’è fatto suicidare da un suo coetaneo. Lascia scritto ‘nascere per dovere, vivere per obbligo, morire per caso’. Folgorazione che la giovinezza sola può produrre, assoluta e libera. Se si supera, si diventa tutti relativi e servili. Pochi mesi prima, cella d’isolamento, 21 dicembre. Contro il muro, crepato e zozzo, il materasso sfondato, la rete allentata. Sì, ‘La zuppa magra, i muri freddi, la marcia orgogliosa’(Robert Brasillach). Ufficiali dei carabinieri mi hanno consegnato il mandato di cattura – s t r a g e, sillabo il capo d’imputazione. Mi viene da piangere, un fiume in piena, rotto l’argine… Urla nel silenzio della cella. Urla nel silenzio del cuore.

Poi. Improvvisi sulla schiena i tuoi capelli ramati solleticano lievi la pelle, la tua voce, un bisbiglio in stentato italiano, a confortarmi… Mistero irrisolto della tua presenza. Non chiedo come, non cerco il perchè. So solo che c’eri e, da quella notte, non fui più domo.

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Categorie: Punte di Freccia

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 21 Ottobre 2018

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

Commenti

  1. non mi piace adulare gratuitamente , non sono giornalista ne laureato ,solo studi sopra le medie superiori (studi lasciati con grande rammarico ) ma , ho la capacita di distinguere, se un articolo e’ scritto bene ,se (il dove l ho letta questa frase ) e cosi via. tu.. merlino…. hai la capacita’ di trasportare con i tuoi articoli che trovo convincenti, severi e un po autolesivi intellettualmente, il lettore a fermarsi e leggere con attenzione, ovvio che ti aggiri con grande scioltezza ,con passi nell’archivio della memoria ,nella costellazione degli anni forse troppo liberi per durare a lungo ma che hanno lasciato tracce indelebili. ….
    le mie congratulazioni

  2. mariomichelemerlino

    non.. posso che chinare il capo e ringraziarti, sinceramente…

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