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Tantra quale via della trasformazione – 2^ parte – Luca Violini

Tantra quale via della trasformazione – 2^ parte – Luca Violini

L’Iniziazione

In cosa consiste la via della trasformazione nel sentiero tantrico?

La trasformazione tantrica opera su due principi l’iniziazione e il Rasayana. L’iniziazione è di due tipi esterna ed interna: in quella esterna vi è lo scambio dei fluidi tra maestro a discepolo attraverso una donna. La donna infatti possiede naturalmente ciò che nell’uomo è quasi sprovvisto ed è il suo potere a tenere vivo il lignaggio; ’iniziazione interna avviene attraverso la pratica del Tummo. Il tummo o fuoco interiore è nota come la Candali (donna interiore ) che dimora dentro ognuno di noi. Nel Buddhismo tibetano viene chiamata la Candali, nell’Induismo la Kundalini. L’Hevajra Tantra osserva: “Gli illuminati concepiscono la candali come Saggezza personificata”.

Il Rasayana indica l’alchimia. Come vedremo quando tratteremo più approfonditamente lo Yoga del completamento, esistono diversi tipi di alchimie che utilizzano materie grezze di partenza. Le materie grezze dei Tantra sono i fluidi sessuali maschili e femminili. Il sentiero tantrico consiste in una serie di operazioni effettuate tramite l’immaginazione creatrice, particolari posture e respirazioni che portano alla raffinazione dei fluidi sessuali grezzi. Queste operazioni culminano con l’unione sessuale, dove le essenze dei due partner si uniscono per dare vita ad una mistura mistica il cui utilizzo sarà chiaro quando verrà affrontata la pratica del corpo illusorio.

Per praticare il Sentiero tantrico sono richiesti particolari requisiti. Il tantrika deve aspirare al supremo Stato di Buddha, deve aver fede nell’insegnamento del Tantra e nella comunità degli esseri che vivono e comunicano l’esperienza tantrica. Inoltre dovrebbe avere una formazione spirituale fondata sui metodi insegnati nel sentiero dei Sutra o raccolta dei discorsi di Buddha. L’aspirante tantrico dev’essere motivato al superamento dell’esistenza ordinaria condizionata dalle emozioni perturbanti (Samsàra) e come base della sua pratica deve porre la motivazione altruistica di divenir Buddha per il beneficio degli esseri. Un altro fattore importante, per colui che s’appresta ad intraprendere in modo corretto il Sentiero del Tantra, è quello di avere una certa comprensione che ogni fenomeno esiste in virtù della struttura organizzante della mente che lo apprende e, che a parte questo modo d’essere, i fenomeni non esistono oggettivamente.

Analizziamo in dettaglio l’iniziazione. L’iniziazione è la porta d’ingresso al sentiero del Tantra. Senza iniziazione non è permesso praticare le tecniche tantriche né studiarle. In sanscrito l’iniziazione è Abhiseka che può avere diversi significati tra cui quelli di purificare, autorizzare, trasmettere potere o meglio un’influenza spirituale concepita come una forza spirituale trasmessa tramite fluidi. L’iniziazione ha essenzialmente per scopo di superare le possibilità dello stato individuale umano e di rendere effettivamente possibile il passaggio agli stati superiori (ma pur sempre condizionati), ed anche, infine, di condurre l’essere oltre ogni stato condizionato, che nel Buddismo è chiamata la natura di Buddha . L’obbiettivo quindi è restaurazione dello Stato Primordiale, ricondurre cioè l’uomo, dalla condizione «decentrata» che è proprio la sua, alla situazione centrale che deve normalmente appartenergli. L’iniziazione implica tre condizioni che si presentano in modo successivo e che si potrebbero far corrispondere rispettivamente ai tre termini preferiti da Guenon di «potenzialità», «virtualità» e «attualità» o nei termini più tradizionali, la qualificazione del discepolo , la trasmissione da parte di un maestro qualificato e il lavoro interiore. La prima qualifica assoluta dell’adepto tantrico è quella della determinazione: il discepolo dev’essere determinato ad intraprendere una vita piena di asperità e le pratiche meditative che sono associate all’iniziazione per ottenere le realizzazioni al fine di aiutare tutti gli esseri. Ma la sincera determinazione non basta bisogna che il discepolo venga accettato da una scuola tradizionale che possegga una lignaggio vivente e regolare; iI collegamento ad un’organizzazione tradizionale regolare non è soltanto una condizione necessaria dell’iniziazione, ma è anche ciò che costituisce l’iniziazione nel significato più stretto,

L’iniziazione è effettiva se c’è l’incontro tra il cuore della tradizione (che nel Buddismo tantrico è incarnato dal Guru) e quello del discepolo in un rapporto di reciproca fiducia e consolidato dalle «sacre promesse» che il discepolo fa durante la parte preliminare dell’iniziazione. Nella tradizione Tantrica è centrale la figura del maestro esterno anche se il suo vero scopo è quello di indirizzarci verso il nostro vero Maestro che il nostro Stato primordiale noto come Guru interiore. L’iniziazione tantrica presenta tre aspetti fondamentali:

1. L’esperienza interiore di beatitudine che il discepolo ha seguendo passo per passo
le fasi iniziatiche guidato dal guru;
2. L’impressione profonda che resta nella mente del discepolo;
3. L’autorizzazione a studiare e praticare gli insegnamenti relativi alla particolare
divinità di cui si riceve l’iniziazione.

Nel «Tantra dello yoga supremo» l’iniziazione è generalmente caratterizzata da diverse cerimonie e dal luogo in cui si svolgono è chiamato il Mandala. Esaminiamo per prima cosa il Mandala.

 

Il Mandala

L’ambiente in cui viene conferita l’iniziazione non è un luogo ordinario, che rafforzerebbe le predisposizioni abitudinali nel discepolo, ma il Mandala della divinità, in particolare il «palazzo divino», dimora ambiente della divinità, il mandala rappresenta la quintessenza di tutte le percezioni fenomeniche. Il supporto simbolico del mandala è dunque quanto permette al praticante di accedere alla quintessenza delle percezioni fenomeniche, al loro “centro”, che non è altro che la mente di saggezza dei Buddha. I fenomeni sono quindi visti come il puro dispiegarsi di tale saggezza, la percezione pura e luminosa del dharmadhatu, lo spazio della realtà quale è percepita dagli esseri illuminati. Sul piano dell’Assoluto, il mandala. ordinario dell’universo e il mandala della percezione pura non sono due cose distinte, poiché l’essenza delle percezioni ordinarie è vacuità-luminosità. È perché gli esseri senzienti hanno un karma impuro, che percepiscono le apparenze fenomeni sotto la forma di mondo ordinario. Il mandala è perciò un mezzo abile per purificare e trasmutare tale percezione oscurata in percezione illuminata. Si distinguono tre modi di considerare il mandala:

(1) Il mandala della Base è il mandala naturale della Visione, la purezza fondamentale di tutti
i fenomeni;
(2) Il mandala della Via è il mezzo per integrare la Visione nella pratica meditativa del
sadhana. Ha due aspetti;

1. Il mandala grafico, ossia la sua raffigurazione bi-tridimensionale che rappresenta il
piano della realtà;
2. mandala del significato, che riguarda l’esperienza del meditante e comprende, a sua volta, il mandala esterno delle percezioni esterne, il mandala interno delle percezioni interne e il mandala segreto delle esperienze meditative che rivelano la mente di saggezza. Si parla anche dei mandala del corpo, della parola e della mente della deitàsotto le cui parvenze lo yogi si visualizza nel Samadhi: tutte le percezioni esterne etutti gli esseri sono considerati come espressione del corpo della deità e del suo seguito tutti i suoni sono la vibrazione del mantra, la parola della deità, e tutti i pensieri discorsivi sono la manifestazione della mente di saggezza della deità.

(3) Il mandala del Frutto o mandala risultante è realizzato quando si ottiene il frutto della Via, ossia l’Illuminazione perfetta di un Buddha in tre corpi e cinque saggezze.

La parola mandala può infine designare anche il maestro del Vajrayana circondato dai propri discepoli. Il mandala quindi può assumere diversi significati in differenti diversi contesti ma nel contesto dell’iniziazione è la “manifestazione ambientale” della beatitudine simultanea alla consapevolezza della vacuità della mente Vajra della divinità tantrica. Generalmente il Mandala è suddiviso in «Mandala residenza divina» e «Mandala divinità che risiedono». Il primo dev’essere immaginato come un’edifìcio di luce, quadrato, con quattro porte, che poggia su di un enorme «doppio Vajra» o «Vajra incrociato». L’edificio è caratterizzato da numerosissime simbologie che rappresentano diversi aspetti del sentiero buddista come ad esempio: le quattro porte simboleggiano le «quattro nobili verità», i quattro lati uguali della base del Mandala rappresentano l’amore imparziale ed equanime dei Buddha verso le creature ecc. Il palazzo si trova all’interno di una barriera protettiva formato da una rete fittissima di Vajra attraverso cui non può penetrare nemmeno l’aria. A sua volta questa «casa protettiva» è avvolta in una sfera del «fuoco della saggezza» dei cinque colori.

All’interno o all’esterno del globo di fuoco, a seconda dei diversi Tantra, sono disposti in circolo otto grandi cimiteri, abitati da esseri terribili che vagano tra cadaveri di impiccati e di impalati e che pullulano d’ogni genere d’orrore, questo è simbolico della comprensione della vacuità che va oltre le concezioni del puro e dell’impuro in cui i cadaveri, ad esempio, rappresentano la mancanza di identità inerente della persona. Le tre barriere protettive: gli otto cimiteri, l’edificio di Vajra ed il globo di fuoco, sono simboliche del fatto che per poter accedere al palazzo della divinità ed alla pratica del Tantra sono necessari tre requisiti indispensabili e cioè: l’attitudine ad abbandonare il Samsàra («attitudine emergente»), l’aspirazione altruistica (l’intenzione di divenir Buddha per il beneficio altrui) e la comprensione della vacuità.

Il «Mandala delle divinità che vi risiedono» è costituito dall’insieme delle divinità, quella principale ed il suo seguito. Entrambi i Mandala indicano che ogni realizzazione tantrica nasce dalla consapevolezza di simultanea vacuità e beatitudine. Al centro del Mandala è situata la divinità principale, attorno a cui è generato il Mandala. In tibetano, il termine sanscrito Mandala viene tradotto con Kyil’kor, che letteralmente significa “cerchio attorno al centro”, dove per centro vi è la divinità principale. Il mandala è come se fosse una fotografia scattata al momento della manifestazione pura della divinità. Al centro di ogni mandala c’è la divinità principale, che rappresenta la condizione primordiale dell’esistenza, corrispondente all’elemento spazio Il termine sanscrito “manda” significa essenza, “la” sta per includere. Mandala è dunque il luogo psicofisico in cui è inclusa la forza spirituale o «l’essenza» della divinità. Mandala è il luogo sacro permeato dell’intensa energia della divinità in cui vi è il potere di trasformare del discepolo. La rappresentazione del Mandala viene fatta generalmente su tela o con sabbie colorate e diviene «l’elemento esterno» indispensabile durante la cerimonia dell’iniziazione, tuttavia, il vero mandala è quello che viene creato mentalmente dalla concentrazione del maestro tantrico.

Luca Violini

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Categorie: Sapienza Orientale

Pubblicato da Ereticamente il 28 Settembre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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