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L’Europa e il “sovranismo”. Un bisogno di confini – Claudio Antonelli

L’Europa e il “sovranismo”. Un bisogno di confini – Claudio Antonelli

Nelle ultime elezioni i socialdemocratici svedesi hanno resistito all’avanzata dei populisti-sovranisti. Gli europeisti hanno così potuto tirare un sospiro di sollievo.

La cerchia dei “sovranisti” appare tuttavia in espansione, grazie anche all’apporto del “ducesco”  Matteo Salvini, il quale, oltre ad essere un ammiratore di Trump e di Putin, è in ottimi rapporti con il primo ministro ungherese Viktor Mihály Orban, autentico orco populista e sovranista. Ciò preoccupa seriamente coloro per i quali “populista” e “sovranista” fanno tutt’uno con  “xenofobo” e “razzista”…

Occorrerebbe però che quest’ultimi ci spiegassero come mai il sostantivo “sovranità”, parola di per sé nobile (ogni Stato degno di questo nome vuol essere sovrano), abbia partorito l’aggettivo degenere “sovranista”. Com’è avvenuta questa trasformazione? 

È avvenuta attraverso l’eliminazione, dal vocabolario perbenista, del prosaico sostantivo “sovranità”, rimpiazzato dai suoi termini antinomici “europeismo”, “mondialismo”, “globalismo”, evocanti ecumenismo, amore universale e il santo slogan “Siamo tutti figli di Dio!”. In soldoni, “sovranità” è divenuta una mala parola.  Eppure, senza “sovranità” nessun governo, anche se di tipo sovranazionale, potrà sussistere. Ma non c’è niente da fare: in quest’Europa che suscita tante palpitazioni, i buonisti hanno voluto combattere la sovranità nazionale, senza preoccuparsi di creare al suo posto una parvenza di sovranità “europea”. 

Si cerca di eliminare i confini della Nazione, senza però pensare di sostituirli con un unico confine, più ampio e generoso, da sorvegliare e difendere: il confine d’Europa. Realtà ancora inesistente. Sarebbe come se i nuovi proprietari di un edificio abitativo decidessero di eliminare per sempre le porte d’entrata dei singoli appartamenti, visto che gli inquilini   anelano a vivere in comune, senza però pensare d’installare un robusto portone d’entrata. Ma un’Europa priva di un suo portone d’entrata ossia di una sua frontiera è una pia illusione.

Gli ardenti europeisti dovrebbero far prova di vero spirito europeo, dimostrandosi capaci, sì, di superare e sublimare lo spirito nazionale, ma senza divenire sbracatamente mondialisti, perché chi ama tutti, in realtà non ama nessuno; e chi vuole essere tutto in realtà non è niente. Sul piano geografico, culturale, storico e via dicendo, l’Europa è un continente distinto dagli altri, e quindi essa non può includere l’intero universo, come invece vorrebbe il papa argentino.

Claudio Antonelli (Montréal)

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Categorie: Sovranità

Pubblicato da Ereticamente il 19 Settembre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Claudio Antonelli

    Un’espressione, ieri onnipresente e oggi quasi assente, è “senso dello Stato”. Quel “senso dello Stato” di cui l’italiano accusava gli avversari di essere sprovvisti. In Italia, per chi non lo sapesse, il “senso dello Stato” è una frase truffa, che indica una relazione opportunistica, “culo e camicia”, col Potere. E di un tal “senso dello Stato” non difettano certamente né i nostri politici né la gente comune. Entrambi ne hanno a carrettate. Tutti contano sullo Stato. Elefantiaco, burocratico, capriccioso, lo Stato è il padre-padrone che i furbi, da soli o raggruppati in clan, cercano di sfruttare abilmente. E all’interno del quale Stato altri, ancora più furbi, agiscono riuniti in caste: politici, alti funzionari, magistrati… Come non provare un forte attaccamento per questo Stato dispensatore di diritti, gratifiche, pensioni, impieghi a vita, privilegi?
    Sono invece una realtà estranea al comune sentire di tanti italiani: la Patria, la Nazione, la società nazionale ossia i fratelli italiani ai quali ci unisce una comunanza di destino e con cui condividiamo la lingua, un passato e tantissime altre cose.

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