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Il ritorno dell’età dell’oro: mito, filosofia, immaginario – Giovanni Sessa

Il ritorno dell’età dell’oro: mito, filosofia, immaginario – Giovanni Sessa

La cultura europea e, per estensione mondiale, in particolare la filosofia politica, ha al proprio centro, secondo modalità esegetiche disparate, il mito dell’età dell’oro. Ad esso si sono richiamati pensatori ed artisti, in nome della restaurazione o del rinnovamento politico. Reazionari e rivoluzionari si sono avvicinati alla ‘figura’ dell’età dell’oro, come a un ideale di perfezione umana da proiettarsi verso il futuro o da riattualizzare nel presente. L’interesse, su questo rilevantissimo topos culturale, è stato riacceso da un Convegno tenutosi a Verona nel corso del dicembre 2016, al quale parteciparono filosofi, storici dell’arte e psicoterapeuti, animatori di un dibattito interdisciplinare. Da poco, la raccolta degli Atti di quelle giornate è stata pubblicata dalla casa editrice Marsilio, per la cura di Carlo Chiurco, con il titolo, L’età dell’oro. Mito, filosofia, immaginario (euro 25,00).

All’età dell’oro va attribuito un ruolo essenziale nella definizione dell’identità europea. Presente nel patrimonio della mitologia pre-filosofica, con Platone essa entra, in termini definitivi, nella storia del pensiero. Nel Cratilo e nel Politico il filosofo ateniese, come ricorda Chiurco nella prefazione al testo, si serve di tale mito per dare una spiegazione al ‘male del mondo’, alla tendenza entropica che, dalla perfezione originaria, determina il progressivo decadere della natura e dell’uomo. In questo contesto concettuale, Platone giunge ad attribuire alla politica, al filosofo-governante, un ruolo salvifico: porre in ‘forma’ il mondo, contrastando la caduta implicita nella vita stessa. Nelle Leggi, l’età dell’oro diviene paradigma, modello da imitare. Del resto, la dimensione epistrofica del platonismo la si evince anche dal mito androginico, indicante la completezza originaria, la pienezza ontologica dei primi esseri comparsi sulla terra. Nel filosofo delle idee, inoltre, l’oro è spesso utilizzato ad indicare la perfezione. Si pensi alla «corda aurea» del nous, in grado di «animare» l’uomo marionetta dell’ultimo dialogo. L’oro-perfezione ha valenza atemporale, perché può sempre essere recuperato nel presente.

In Agostino l’età dell’oro funge da semplice antecedente del peccato originale. Solo con la Scuola di Chartres, come chiarito organicamente nel suo scritto da Chiurco, si avrà la sintesi dell’ideale classico di restaurazione politica con l’istanza cristiana di rinnovamento spirituale. Il Rinascimento conoscerà un profluvio di produzioni intellettuali al cui centro torna a campeggiare la mitica età dell’oro. Nella pittura veneziana, da Giorgione a Tiziano, essa: «appare nel motivo ricorrente dell’Arcadia influenzato dall’idealismo platonico» (p. 9). E’ la natura mitica di questa idea ad averne determinato la straorinaria influenza: si tratta di un mito vivo, precedente autorevole, sul quale sintonizzarsi per essere compiutamente persuasi nel presente. Questi i caratteri generalissimi del mito. Passiamo ora alla discussione di alcuni dei contributi che compaiono nel testo.

Massimo Donà, dell’Università San Raffaele di Milano, si rapporta alla figura dell’età dell’oro in termini teoretici, inquadrandola in uno degli snodi della sua filosofia. Età dell’oro implica il riferirsi al tema della ‘caduta’, al rapporto Unità-molteplicità. Quel che è necessario comprendere della complessità della questione, è cosa voglia dire, nel distinguersi dei molti, l’essere tutti manifestazioni, oltre che della distinzione, anche dell’identità che li fa essere una molteplicità. Ciò implica che l’Uno si dia solo nei molti. Salvatore Lavecchia, dell’Università di Udine, si occupa dell’età dell’oro in Socrate. Questi lesse il mito, non solo da un punto di vista negativo, l’uscita dall’origine come perdita, ma anche nelle sue valenze positive. Gli uomini, dal pardigma mitico, «sono sfidati a diventare adulti, ossia a generare l’armonia della comunità partendo dalla irripetibile singolarità di ogni individuo» (p. 12). Interessante anche il saggio di Linda Napolitano, dell’Università di Verona. In esso, la studiosa individua l’ubi consitam del mito in questione, nel processo di preservazione della radice aurea dell’anima, perseguito dall’autentico filosofare. La pratica costante: «della sapienza filosofica configurerebbe allora un’ ‘età dell’oro’ possibile sempre e per tutti gli uomini» (p. 13). La studioso pecca forse di eccessivo ottimismo, visto che la filosofia è, dalle origini greche, disciplina «dei pochi».

Marco Zambon, dell’Università di Padova, analizza la funzione svolta da Lattanzio quale interprete del mito. Per i cristiani, la condotta moralmente ineccepibile in questo mondo, retto dall’ingiustizia e dalla violenza, anticipa la realizzazione del tempo finale. Il seguace di Cristo deve, pertanto, nel presente, farsi interprete della virtù della patientia. Giulio Gaglioni, del Warburg Institute di Londra, presenta il tema dell’età dell’oro nella filosofia del Rinascimento italiano, soffermandosi, in particolare, su Bruno, Patrizi e Campanella. Le loro esperienze speculative possono essere comprese solo tenendo conto del lacerante contrasto che essi vissero in prima persona, tra la mestizia del presente e l’exemplum dell’età prima. Infine, Sandra Rossi, dell’ Opificio delle Pietre Dure di Firenze, interpreta, in uno scritto agile, gli sviluppi del mito in pittura, intrattenendosi su ciò che accadde a Venezia. La pittura di quella città rese protagonista il paesaggio, un’Arcadia veneta: «a una nuova visione del mondo corrispondono nuovi soggetti e il medium oleoso permette di rappresentarli realisticamente» (p. 17).

Un volume, quello presentato, di grande interesse. Un solo limite pensiamo di dover qui segnalare. In nessuno degli scritti degli insigni coautori, si fa cenno ai pensatori che, più di altri, nel secolo XX, si sono occupati dell’età dell’oro. Mi riferisco agli esponenti del tradizionalismo integrale, Guénon ed Evola. E’ proprio la lettura che quest’ultimo fornisce del mito qui discusso, che consente di esperire la prima età, in termini di origine sempre possibile.

Giovanni Sessa

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Categorie: Libreria

Pubblicato da Giovanni Sessa il 8 Settembre 2018

Giovanni Sessa

Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957. Vive ad Alatri (Fr) ed è docente di filosofia e storia nei licei, già assistente presso la cattedra di Filosofia politica della facoltà di Sc. Politiche dell’Università “Sapienza” di Roma e già docente a contratto di Storia delle idee presso l’Università di Cassino. Suoi scritti sono comparsi su riviste, quotidiani e periodici. Suoi saggi sono apparsi in diversi volumi collettanei e Atti di Convegni di studio, nazionali e internazionali. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter, Settimo Sigillo, Roma 2008 e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo, Bietti, Milano 2014, prefazione di R. Gasparotti, in Appendice il Quaderno 122, inedito del filosofo veneto. Ha, inoltre, dato alle stampe una raccolta di saggi Itinerari nel pensiero di Tradizione. L’Origine o il sempre possibile, Solfanelli, Chieti 2015. E’ Segretario della Scuola Romana di Filosofia politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del Movimento di pensiero “Per una nuova oggettività”.

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