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Il Pensiero Magico – Umberto Bianchi

Il Pensiero Magico – Umberto Bianchi

Strano a dirsi ma, in piena era tecno-economica, nel pieno di quella “rivoluzione informatica”, che trova il proprio acme in una avanzata fase di sistematizzazione ed incasellamento delle varie forme dell’umana conoscenza, su termini come “magia” od “esoterismo” ed ancor più “misticismo”, sembra ancor vigere una immane confusione di significati ed attribuzioni, difficilmente districabili. La progressiva assimilazione del modello tecno-economico occidentale a livello globale, ma anche la fine delle grandi narrazioni ideologiche materialiste, coniugate all’insegna dell’Utopismo, come nel caso di quella marxista, accompagnate a fenomeni di riflusso, ha lasciato un vuoto nelle coscienze occidentali, accompagnato alla spasmodica ricerca di un appiglio ideale, ora rivolto a quella sfera dell’irrazionale, a cui il comune sentire religioso (cattolico, protestante, ebraico, etc.) non è più in grado di supplire, avendo subito in pieno le conseguenze del processo di banalizzazione e di superficiale estroversione dei propri contenuti, proprio di quella Globalizzazione a cui abbiamo, poc’anzi accennato.

A riconferma di quanto affermato, l’insperata fortuna ed il fascino che i vari gruppi esoterici, vanno esercitando sui più giovani. La massiccia partecipazione riscontrabile in occasione della presentazione di un libro sull’argomento in una qualsivoglia libreria, al pari di un convegno organizzato per l’occasione di uno dei Solstizi o dei Natali di Roma, tanto per fare qualche esempio, possono tranquillamente testimoniare quanto qui affermato. Sembra di assistere all’esplosione di un profluvio di gruppi e gruppetti magico- mistico-pagani-di tutti i tipi e le specie, da quelli più, diciamo così “classici” (Massoneria, per esempio…) sino ad un milieu più “occultista” e negromantico, con le sue più degradate appendici sataniste, tutti accomunati, però, dalla suggestione offerta da un sapere in grado di garantire all’iniziato quei poteri e quelle conoscenze, quell’indirizzo di vita, che ad oggi, la Modernità sembra non essere più in grado di fornire.

Si fa un gran parlare di Esoterismo e di Magia, mischiando ambedue i termini con insperata disinvoltura e finendo con l’ingenerare confusioni e cantonate veramente fatali, in grado di inficiare e render vano, qualunque serio sforzo conoscitivo. Esoterismo. Proveniente dal greco “esoterikòs-nascosto”, non indica una determinata dottrina o ideologia, bensì una determinata modalità di approccio alla conoscenza. Una forma di sapere che si presuppone, per l’appunto, “nascosta” e perciò stesso rivelata per simboli, la conoscenza ed interpretazione dei quali, necessita di un percorso a tappe o iniziatico, di appannaggio di un ristretto gruppo di individui o iniziati. Esoterico può essere non necessariamente un gruppo animato da intenti magici e spirituali. Si può anche avere un esoterismo di stampo prettamente materialista, consistente in una forma di conoscenza segreta trasmessa attraverso simboli, per fini non attinenti alla sfera spirituale, come nel caso dei “club” o dei centri studi facenti capo alle varie oligarchie finanziarie o a tutte quelle simbologie pseudo-mistiche, attinenti a consorterie malavitose. L’esoterismo può essere, senza ombra di dubbio, definita una impostazione di pensiero, indirizzata ad affrontare in un certo modo una determinata opzione esistenziale. Pertanto, si può tranquillamente affermare che se, più o meno, tutte le religioni possiedono una dottrina “esoterica/segreta”, rivelabile ad un ristretto numero di iniziati, non tutte le espressioni di esoterismo, invece, si rifanno necessariamente ad una dimensione religiosa.

Per la magia, invece, il discorso è peculiarmente differente. Espressione primaria della istanza di poter modificare la realtà circostante con la sola forza di volontà, accompagnata da semplici gestualità, formule o rituali, in grado di agire “per analogia” o “simpatia” su quest’ultima, essa rappresenta una vera e propria forma di “tecnica”, inizialmente correlata ma poi indipendente dal sentire religioso.

Alla base di questa istanza sta un problema culturale, dato da quello spartiacque, da studiosi del calibro di un Focault (“Archeologia del sapere”, sic!) ben delineato e consistente nella profonda differenza tra la generale impostazione della cultura occidentale pre illuminista e quella immediatamente successiva. Laddove la prima prendeva le proprie mosse da un concetto “analogico” della realtà, vista come un assieme olisticamente interrelato, nel segno di una circolarità senza soluzione di continuità, che, in età antica per esempio, troverà la propria massima e più fulgida teorizzazione nel neoplatonismo di autori come Giamblico o Proclo. In un contesto simile, pertanto, il semplice sollecitare un determinato aspetto della realtà, provoca necessariamente una reazione in un altro contesto, apparentemente distante dal primo.

A partire dalle teorizzazioni del proto – Illuminismo dei vari Cartesio, Bacon, Locke, Berkeley, Hume, che troverà poi la propria definitiva sistematizzazione nell’Enciclopedie dei vari D’Alembert, Diderot, Voltaire e compagnia bella, invece, tale impostazione viene stravolta in favore di una visione della realtà organizzata secondo “griglie” verticali, per cui ogni fenomeno della realtà è visto come razionale successione di eventi in frequenza consequenziale. “Scientia est potentia”, ci dice Francis Bacon, nella sua “Nuova Atlantide”, prefigurando l’idea di un sapere razionale al servizio dell’umano desiderio di potenza. Stesso discorso potrebbe valere, per analogia, con la Magia. Essa inizialmente sorge quale tecnica al servizio di una spiritualità “teurgica”, che vede l’uomo agire in un rapporto di stretta mutualità con la sfera trascendente, in veste di collaboratore atto a mantenere intatto un ordine cosmico da quelle forze del Chaos che, continuamente si affacciano nella vita di ogni giorno, tale ordine minacciando.

E’ il caso delle varie forme di religiosità “primordiale”, pre classica, sia che si tratti dell’ ambito mediterraneo con la religione egizia, con quella siriaca e con quella Hittita, che in ambito vicino-orientale con quella mesopotamica (sumera, accadica ed assiro-babilonese) passando per le religioni della Valle dell’Indo, sino ad arrivare in Cina, non senza passare per le culture amerinde (Maya, Tolteca, Azteca, Inca, Nahuatl ed altre…) il motivo è sempre lo stesso: di fronte alla costante minaccia dell’irruzione del Chaos, (in Egitto, per esempio, rappresentato da Apophis il serpente che avviluppa e circonda l’orbe terracqueo), l’uomo procede con precise tecniche rituali, consistenti in sacrifici, amuleti e scongiuri che, come abbiamo già accennato, ne fanno un vero e proprio collaboratore delle varie divinità.

Questa forma di religiosità, viene espletata sia in un ambito rituale comunitario, per quanto attiene problematiche inerenti all’andamento dei raccolti, le carestie, le varie pandemie, che in un ambito meramente individuale, quale soluzione e rimedio a problemi quali malattie, sfortuna, pene d’amore, etc. Pertanto, possiamo dire che, inizialmente, la Magia, al pari dell’Astrologia, rappresenta un correlato tecnico di forme di religiosità teurgica. Con l’andar del tempo e con il lento, ma progressivo allontanarsi dell’uomo da quel primigenio senso di immedesimazione con l’Essere, la Magia va anche facendosi una tecnica volta alla mera soddisfazione delle varie problematiche che, da sempre, attanagliano l’individuo, sempre più distaccandosi da una più ampia visione del mondo finendo troppe volte con il divenire, pura e semplice superstizione popolare. Il tutto, troppo spesso, accompagnato da un malinteso senso di potenza individuale che finisce con il fare della Magia, sia uno strumento per danneggiare una persona terza, che un mezzo per procurarsi piaceri individuali.

Il problema è vecchio come il mondo. Figure di sacerdoti-guaritori, contrapposte a quelle di stregoni e fattucchieri, sono presenti in tutte le civiltà sin dall’antichità. Se il contesto mesopotamico (Assiria e Babilonia) conobbe veri e propri ordini professionali di guaritori ed esorcisti, (la cui organizzazione è perfettamente descritta nei papiri cuneiformi della biblioteca di Assurbanipal), a Roma la Magia era severamente regolata dai vari ordini sacerdotali e l’uso di essa al di fuori dei confini della “religio” pubblica, era severamente sanzionato, da varie sentenze e giureconsulti senatori, regolarmente promulgati a partire dall’ Età repubblicana e proseguendo anche in età imperiale.

La Magia è pertanto una pratica dai molteplici risvolti. Tecnica al servizio della religione, strumento di appagamento individuale, ma anche, fondamentale correlato alle dottrine filosofiche ed esoteriche che vanno palesandosi nel corso dei secoli. Misteri Eleusini, Orfismo, Pitagorismo, Neoplatonismo, Gnosi, Ermetismo ed Alchimia, per quanto attiene il mondo antico e tardo antico, rappresentano dottrine a carattere esoterico, di cui la Magia può costituire un importante correlato metodologico.

Se l’Evo Medio, tutto incentrato sul primato universale della Chiesa Romana, assiste al momentaneo occultamento di certe forme di sapere ed al loro sopravvivere sia in forma di popolare superstizione che quali espressioni di quella Gnosi, che farà da convitato durante l’intero Evo Medio e ben rappresentata da Catari, Bogomili, Pauliciani, Templari, etc. Nella Rinascenza ed agli albori dell’Età Moderna, con il ritorno all’idea di una centralità dell’individuo in rapporto all’ordine cosmico, si assiste al risorgere a quelle altre e svariate forme di esoterico, oltre alla Gnosi, a cui abbiamo poc’anzi accennato.

Se, agli albori della Modernità la Magia sembrava esser stata relegata dal nascente Illuminismo al rango di ingenua superstizione, per una strana nemesi del pensiero occidentale, essa invece sopravvive, incardinandosi in tutti quei gruppi a carattere esoterico, la cui organizzazione ricalca in toto gli schemi della nascente Modernità, rappresentati dalle varie branche della Massoneria, nata ufficialmente in Inghilterra ed immediatamente divisasi in una moltitudine di obbedienze e gruppi.

“Scientia est potentia”. Lo slogan che introduce “La Nuova Atlantide” di Francis Bacon, sembra accompagnare tutto il percorso del neo nato pensiero magico, sin quasi ai giorni nostri. La Magia qui sembra fare da correlato a quella vertiginosa spinta in avanti che, a partire dall’Illuminismo caratterizzerà la civiltà occidentale. Mai come ora, l’uomo si sente al centro dell’universo. La filosofia stessa, attraverso Cartesio ed Hegel, va via via sviluppando e facendo sua la primeva intuizione ermetica che fa della coincidenza tra Uomo e Dio, tra Spirito Individuale e Spirito Assoluto, il proprio cavallo di battaglia. La realtà dipende, dunque da quell’individuo i cui capricci, però possono irrimediabilmente guastarne l’essenza con disastrose conseguenze per il genere umano.

La Tecno- Economia non è in grado di dare delle risposte soddisfacenti alle ansie dell’uomo e la Modernità va pertanto mostrando la propria fallacità di fronte all’imprevedibilità del Chaos Cosmico. Troppo spesso le elaborazioni filosofiche, figlie di quella perdita di contatto tra gli uomini e l’Essenza del Cosmo, non riescono a supplire questa carenza. Ed allora, cacciata con arroganza e prepotenza, la Magia ritorna sotto la veste di correlato, di valvola di sfogo a quelle istanze che, all’insegna dell’irrazionalismo irrompono sulla scena del pensiero occidentale dalla II metà del 19 secolo.

L’uomo della Modernità va alle sorgenti dell’irrazionale sia attraverso la scoperta freudiana dell’inconscio che attraverso la rielaborazione di forme di sapere trasmesse e rimeditate nel corso dei secoli precedenti. Helena Petrovna Blavatskij, nel suo peregrinare attraverso il mondo, raccoglie e rielabora, secondo la sua intuizione antiche forme di sapere. In Germania, le varie espressioni del pietismo cristiano protestante, attraversate da un potente iato ermetico, vanno incontrandosi con le prime scuole ariosofiche, figlie di quelle istanze romantiche, incentrate sul culto delle radici volkisch dei vari popoli europei, in primis quello germanico di cui Herder, Schopenauer, Bopp,O. Wirth, R. Steiner, Lanz Von Liebensfelds, Von List, Horbiger, Hausofher ed altri ancora.

In Italia, a Napoli, un filone di pensiero ermetico che parte dal principe Raimondo di Sangro, trova i suoi più validi esponenti in un Giustiniano Lebano, in Ciro Formisano-Kremmerz, che fornisce a questo pensiero “magico”, la propria versione “miriamica”, moderna, ma anche nel pitagorico Arturo Reghini e nel suo maestro spirituale, Amedeo Armentano ed in tanti altri ancora. In Francia, sotto la iniziale spinta degli studi “occultistici” di Eliphas Levi si sviluppa un lungo filone di pensiero “magico”, che va da Gérard Encausse (Papus) a Stanislas De Guaita ad unYves D’Alveidre sino a G. I. Gurdjieff ed altri ancora. In area anglosassone abbiamo, tanto per citare qualcuno, E. Pike ed il britannico “mago nero” A. Crowley a , passando per Samuel Liddell MacGregor Mathers e Gerald Gardner, fino a Dion Fortune.

In quanto fenomeno che accompagna la civiltà umana, sin dai propri lontani inizi, la Magia è poi divenuta l’oggetto di approfonditi studi anche da parte delle nuove scienze sorte con la Modernità, in primis l’antropologia culturale, l’etnologia e la psicologia, con un occhio di attenzione alla relazione di questa con la scienza e la religione, oltrechè la sua funzione sociale e la reale natura del suo pensiero. Dalle posizioni evoluzioniste di Edward Tylor e di James George Frazer, a quelle più meramente sociologiche di Lucien Lévy-Bruhl , Henri Hubert e Marcel Mauss con “Teoria generale della magia”, Émile Durkheim e Claude Lévi-Strauss con Antropologia strutturale si passa a quelle di matrice più antropologica di Alfred Reginald Radcliffe-Brown e di Edgar E. Evans-Pritchard ed al fondamentale contributo funzionalista di Bronisław Malinowski con il suo Magia, scienza, religione. Una posizione differente rispetto a quella del funzionalista di cui sopra, è quella dell’antropologo Ernesto de Martino, sostenitore della tesi sulla funzione di mediazione del mondo magico tra l’aldilà e una timorosa e fragile psiche umana.

Tutto un fiorire di studi e tesi che, anche se molto spesso contrapposte, si fanno forti di un’idea di quest’ultima quale espressione di uno stadio precedente e pertanto involuto rispetto all’attuale civiltà. Un’espressione infantile legata alla coazione di gesti rituali, sedimentati nei più profondi recessi dell’umano inconscio, al massimo afferenti ad una qualche forma di arcaica struttura sociale.

Il tutto, dimenticando o invece ignorando la reale natura dell’esperienza magica così come formulata da vari autori, quali Eliphas Levi e Giuliano Kremmerz-Formisano, quale “Scienza Integrale”in grado di conciliare al proprio interno Fede e Ragione, al fine di compenetrare di sé tutte le forme di sapere, dando in tal modo una risposta esaustiva all’interrogativo sul senso delle cose e della umana esistenza. A simbolo del malinteso e del fraintendimento, con cui la Magia paga il proprio pedaggio alla propria tormentata sopravvivenza in Età Moderna, la vicenda dello sdegnoso rifiuto di Cartesio ad incontrare il grande Tommaso Campanella appena scarcerato e da questi considerato alla stregua di un soggetto bizzarro ed inattendibile, al pari del contrasto, all’inizio dell’età barocca, tra l’ermetista inglese Robert Fludd ed il matematico ed astronomo copernicano Giovanni Keplero, accompagnato da un furente scambio di accuse da ambo le parti.

Ambedue le vicende, segnano la grande frattura della Modernità ed il suo risoluto avvio in direzione di un ottuso ed intollerante materialismo meccanicista. Ma, a dispetto delle sfuriate dei vari Keplero e delle noncuranze di Cartesio, come abbiamo già visto, la Magia sopravvive con tutto il suo fascino, lasciandoci con l’interrogativo sulla sua reale essenza che, definita in parole povere, consiste nella capacità dell’iniziato di evocare e materializzare l’Essere dal Nulla, con un semplice atto di volontà…e questo, logicamente finisce con il determinare tutta quella serie di ambiguità costitutive che, specialmente del moderno Pensiero Magico, contraddistinguono il manifestarsi.

Non è la prima volta che sentiamo parlare di gruppi o individualità praticanti le arti magiche, unicamente al fine di conseguire risultati legati alle più basse ed infime sfere di materiale concupiscenza, quali sesso, denaro o potere, in tal modo deviando l’attenzione di un osservatore dalla domanda sulla reale natura della magia e/o dell’iniziazione.

A questo punto, però, il problema non può non esser analizzato se non in un’ottica più propriamente attinente alla filosofia e/o ad una riflessione di tipo teosofico. Tornando alla nostra predente definizione su magia quale “capacità dell’iniziato di evocare e materializzare l’Essere dal Nulla”, tale capacità presuppone un pieno ed immediato contatto con la sfera del Divino a cui il miste vorrebbe congiungersi o della cui natura vorrebbe in parte partecipare. Ora qui è da chiedersi se lo scopo ultimo sia divenire pura e semplice parte della sostanza divina, nell’ottica di un “ritorno alla luce” di gnostica memoria oppure, di fare di sé stessi una vera e propria divinità.

Questa ultima suggestione sembra rientrare con prepotenza nell’alveo di una Modernità Post Moderna, che ancora una volta, guarda con occhi sognanti alla trasmutazione dell’umano verso quell’ “oltreuomo” di cui F. Nietzsche fu il primo, convinto, assertore. L’uomo ed i suoi peculiari meccanismi antropogenici, il suo rimanere in uno stadio di quasi-perenne immaturità rispetto alle altre specie animali, le sue innate e straordinarie capacità di adattamento e di interazione attiva con l’ambiente, alla base delle elaborazioni di una serie di filosofi che vanno da Heidegger ad Arnold Gehlen, Helmuth Plessner, Max Scheler e Peter Sloterdjik, rappresentano tutti elementi che ci rimandano al problema della magia ed alle sue costitutive ambiguità, date da una tentazione forse antica come il mondo.

Nell’Antico Egitto era consuetudine fare del faraone, dopo morto, un vero e proprio essere divino. La stessa moltitudine di figure divine dei Pantheon Indù, Greco-Latino.ma anche dell’area Scandinavo-Germanica e Celtica, talvolta ci parlano o ci sussurrano di uomini, Re ed Eroi, divenuti in tempi lontani ed immemorabili dei veri e propri Dei, alla fine di un lungo e luminoso percorso esistenziale.

Forse l’essenza della Magia è tutta condensata in questa ultima istanza o in quella semplice aspirazione alla luce divina, da noi precedentemente citata, oppure in quella del più vile e degradante materialismo…o forse essa è tutt’e tre le cose, proprio in omaggio alla duttile multiformità dell’umano ingegno che sa fare dell’uomo una bestia degradata o un esempio di luminosa bellezza. Concludiamo questa breve dissertazione con l’immagine del Mithra Tauroctono, dei cui Misteri rimane traccia scritta solo in quel Papiro di Parigi di cui J.Evola nei suoi scritti su Ur dà un’interpretazione magico-teurgica volta a fare del miste un vero e proprio Iddio ed a cui, invece, altri attribuiscono un’interpretazione meramente fideistica.

Ed è forse proprio questa la via che ci indica la magia: quella all’ inafferrabile e proteiforme multiformità dell’animo umano che, a dispetto di tutti gli uniformanti ed alienanti modelli di omologazione globale, costituirà la vera via di salvezza del genere umano.

Umberto Bianchi

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Categorie: Magia

Pubblicato da Ereticamente il 20 Settembre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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