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Con la mafia ai ferri corti

Con la mafia ai ferri corti

“Con la mafia ai ferri corti” è il racconto fatto da Cesare Mori sulla sua azione di lotta alla criminalità organizzata in Sicilia dal 1924 al 1929. Il libro fu pubblicato dalla Mondadori nel 1932.

Dopo 86 anni una riedizione, curata da Francesco Paolo Ciulla, che riproduce il testo e le illustrazioni originali, con importanti nuove sezioni:

in questa nuova edizione di 368 pagine oltre al testo è infatti presente un saggio introduttivo del Professore Nunzio Lauretta, già docente di storia contemporanea all’Università di Palermo ed Enna, la postfazione dello scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco, una bibliografia di testi e articoli sul tema, estrapolati in maggior misura dalle ricerche del professore Giuseppe Tricoli, confluite nel testo: “Il fascismo e la lotta alla mafia”, una cronologia della vita di Cesare Mori e delle vicende storiche a lui collegate; inoltre una componente fondamentale e innovativa di questa riedizione è l’appendice fotografica e documentale, in aggiunta alle illustrazioni già presenti nel testo, realizzata grazie al materiale fornito da collezionisti, studiosi del settore e dal fondo privato di Mori conservato all’Archivio storico di Pavia.

L’idea di ripubblicare il libro nasce dalla volontà di restituire ai lettori e studiosi la raccolta di memorie del cosiddetto “Prefetto di Ferro” protagonista indiscusso nella repressione della mafia. Un libro citato in tutte gli studi storici sul fenomeno mafioso ma inspiegabilmente obliato.

L’obbiettivo dell’editore è principalmente quello di liberare questa testimonianza di storia contemporanea dalla “damnatio memoriae”.

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Categorie: Recensione

Pubblicato da Ereticamente il 10 Settembre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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