Ascesi dello Spirito, Ascesi del Corpo – Carlo Giuliano Manfredi

Ascesi dello Spirito, Ascesi del Corpo – Carlo Giuliano Manfredi

Gli uomini vivono in cosmi differenti, ed ogni cosmo rappresenta una casta naturale in senso spirituale, ogni casta, a sua volta, è retta da una legge d’azione conforme alle varie qualificazioni. Adempiere alla propria funzione in maniera impeccabile e cosciente porta alla realizzazione ed alla conoscenza del proprio sé. Difatti conoscere gli aspetti dell’uomo è un modo, fra gli altri, per meglio conoscere se stessi. Ciò comporterà che ogni uomo, conscio del proprio destino, lavorerà affinché sia raggiunta quella “verità personale” (ma perfettamente consona agli scopi comunitari in quanto la mèta è la stessa) attraverso il superamento di prove che la “Via” corrispondente a se stessi impone. Queste prove, vissute dall’uomo in cammino come veri e propri atti di “iniziazione” (per quello che può rappresentare questo termine oggi), comporteranno una “mutazione ontologica del regime esistenziale” come conseguenza reale sulla persona. Infatti il piano di consapevolezza inteso come un Ri-Nascere può essere raggiunto attraverso la verifica giornaliera di confronti con se stesso e con il mondo. Quanto sopra per una premessa generale che può essere applicata ed adattata ad ogni tipo di “Via” da poter e voler intraprendere. Ma volendo cominciare ad entrare nello specifico, uno dei modi per superare le difficoltà e iniziare il cammino è rappresentato dalla “resistenza fisica” (e di conseguenza anche mentale) al dolore, alla fatica come anche alla paura.

Questo tipo di “Via”, quindi, sarà rappresentata dall’ “Azione”, nel suo vero senso del termine, ed è specifica di un tipo d’uomo che in passato è stato chiamato “Guerriero” ma che oggi può benissimo esser rappresentato dall’”Atleta”. Viste, oggi, le scarse possibilità di realizzarsi attraverso altre tecniche tradizionali (tipo le pratiche magiche o altre attività meditative, soprattutto se eseguite in assenza di un maestro o le arti antiche e le corporazioni artigiane medievali che attraverso le maestranze trasmettevano una Tradizione interna dell’arte custodita come cosa sacra e segreta, contenente potenzialmente la possibilità di realizzare in maniera trascendente l’azione materiale) che in passato hanno permesso la compiutezza degli uomini nell’ambito degli altri “campi naturali”, posso affermare che il più accessibile se non l’unico possibile terreno fertile da poter usare come mezzo (sempre che sia lecito alla propria natura) sia , appunto, la “Via del Guerriero” con la obbligatorietà che ciò sia reso consapevole. L’esercizio fisico, protratto nel tempo in maniera costante e svolto quale duro allenamento nella sua intensità, tanto per cominciare e solo nel caso in cui le finalità siano formative e non quelle di una ricerca del primato, svolge una funzione educativa in quanto rinforza la volontà, il coraggio, la lealtà, lo spirito di sacrificio ma, soprattutto, nella sua impeccabilità, crea una disciplina interiore tesa al superamento della mera sopravvivenza borghese ed all’annullamento dell’importanza personale.

Temprato il corpo, sviluppate tali attitudini caratteriali e supportati da un adeguata conoscenza filosofica potremmo, avendo ampliato gli orizzonti spirituali della nostra esistenza, raggiungere il nostro obiettivo di modifica, intesa come ascesi Guerriera, dell’immagine di noi stessi in perfetta sintonia con l’essenza naturale della propria personalità. Occorre, a questo punto, sottolineare la differenza tra azione-atletica da un punto di vista tradizionale e sport moderno. Infatti, come si è accennato in precedenza, per un fine formativo ma soprattutto per dare importanza al “gesto” quale collegamento con il “Sacro”, l’azione deve essere prerogativa di quelle pratiche dove il controllo psico-fisico sia dominante come l’Alpinismo, le Arti Marziali e la pratica ginnica legata alle forme antico-classiche, una su tutte: la Corsa. Con questo voglio sottolineare che mentre le manifestazioni sportive moderne hanno come caratteristica e prerogativa il tornaconto economico, di essere uno strumento per apparire o semplicemente per tenersi in forma e di essere gestite dalla corruzione fisica e morale, nel passato, per esempio a Roma, i giochi chiamati “Ludi” rappresentavano, invece, la forma evocatoria di una festa sacrale ed erano un momento significativo per la vita comunitaria delle genti. La manifestazione ludica era simbolo della vittoria delle forze divine su quelle infere che si andava a rinnovare e fortificare nel singolo atleta e nella collettività infondendo un principio di fortuna. Tutto questo non era concezione solo romana ma faceva parte di tutta l’antichità Indo-Europea nella sua forma mentis quale importanza data al corpo ma, soprattutto, nell’evidenziare valori radicati quali l’esaltazione della salute fisica, il gusto per la competizione, il desiderio di superare se stessi, l’idea che l’aspetto fisico sia il riflesso del nostro essere interiore, il rispetto dell’avversario ed il comune senso del bello. Valori questi che, nonostante siano stati forti nelle loro certezze come nelle loro varianti relative ai diversi motivi e modi di avvicinamento all’esercizio fisico (per l’antico greco lo sport è parte integrante della sua stessa vita rappresentando, inoltre, un arte dipendente dall’armonia al contrario del soldato romano che svolge gli esercizi principalmente per un allenamento alla vita militare), hanno subito nel tempo un lento decadimento avendo subito l’azione contraria svolta da forze antieuropee in cui predominava una visione di condanna del corpo come anche della nozione di competizione (la tradizione ebraico-cristiana alimenterà costantemente un sentimento di repulsione per l’antico spirito eroico atletico degli europei e occupandosi esclusivamente di formazione morale e spirituale in quanto preoccupata di preparare le anime per il “giudizio finale” iniettò tra le genti, le nostre, quel modo d’essere spiritualmente passivo e caratterizzato dall’auto-dannazione in preda al piangere ed al pregare in attesa di un salvatore).

L’ideale “Olimpico” deve essere trasportato all’ideale sportivo contemporaneo se si desidera ottenere una formazione etica per mezzo di una formazione fisica risultante dall’abitudine allo sforzo muscolare intenso, basato sul progresso e che può arrivare fino al rischio. Lo “Sforzo” atletico finalizzato allo scopo del potenziamento fisico per il tramite degli allenamenti e necessariamente informato di “Rigore” sportivo, nel senso di costanza e precisione nel controllo del movimento durante la ripetizione dell’azione pratica, comporterà la trasfigurazione della semplice pratica nella più Nobile Azione Atletica e lo sviluppo di una capacità “Strategica” fondamentale per la salvaguardia dell’integrità fisica. Giorno dopo giorno si costruirà un nuovo corpo mentre sul piano psichico si svilupperà la capacità di tenuta alla sofferenza, perseveranza, vittoria sulla pigrizia, abitudine alla organizzazione, impiego e ottimizzazione delle energie, capacità di scegliere, credere e lottare per una meta. Altra componente fondamentale per un ottima riuscita al voluto risveglio interiore è che l’azione deve essere svolta in maniera “impersonale” cioè libera da desiderio o idea di ricompensa. Quindi vittoria o record devono essere semplici strumenti volti al miglioramento fisico del neofita che deve curare come unico fine quello di divenire “Atleta”. Riassumendo, il divenire atleta, completo nella sua forma fisica, offre la possibilità di essere “Consapevoli” nel senso di una raggiunta elevazione interiore che però, a onor del vero, bisogna ricordare, che questo risveglio risulta comunque lontano da una “illuminazione assoluta” dell’essere in quanto è vissuto e raggiunto in assenza di quella dimensione sacrificale caratteristica dell’antico “modus vivendi” delle genti appartenenti alla comunità/civiltà europea laddove, infatti, la pratica ginnica e l’iniziazione erano intimamente connessi. Spero che quanto detto sia utile per uno sprono ad iniziare sul tal difficile cammino per chi ha avuto la capacità e la sensibilità di intuire che queste siano le prove consone alla propria natura per un miglioramento significativo di se stessi ma che sia anche inchiostro capace di far luce sui giusti propositi di chi già abbia iniziato a praticare in tal maniera e che la disciplina fisica scelta sia così di rilievo anche a livello psichico e spirituale in quanto l’uomo rappresenta l’unità di questi tre livelli.

 

Carlo Giuliano Manfredi

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Categorie: Tradizione

Pubblicato da Ereticamente il 20 Settembre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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