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La Grecia come incarnazione di tutta la storia universale – Emanuele Franz

La Grecia come incarnazione di tutta la storia universale – Emanuele Franz

Quei Greci erano Dei, quei Greci erano Dei
(Heinrich Füssli, quando vide i marmi del Partenone)

Si è osservato le profonde analogie fra la cultura indoariana e l’ellenismo, fra i Veda e i Miti Greci.¹ Tali affinità storiche fra popoli così distanti nel tempo, nella lingua e nei costumi ha portato a supporre, a intravedere, una medesima rivelazione fra popoli molto diversi. Questa Rivelazione però non è, come si può pensare, derivata dal fatto che il divino, in diverse epoche della storia, ha parlato delle medesime cose a popoli diversi, ma è derivata dal fatto che la Grecia ha ricevuto la Rivelazione e poi l’ha trasmessa ad altri popoli e ad altre epoche. Noi affermiamo che la Grecia Antica è il solo punto di tutta la storia che ha avuto la Rivelazione Divina e che essa poi, come un sistema nervoso, l’ha comunicata ai popoli precedenti, come gli Indo Arii, e a tutti i successivi, come i romani, i rinascimentali e così via fino a noi. E siccome la Grecia non è affatto scomparsa nella storia intesa come organismo vivente essa sta continuando a trasmettere la Rivelazione.²

Io voglio sostenere che la Grecia è l’incarnazione dell’intera storia universale, e le affinità con i Veda non si spiegano con una semplice rivelazione comune, ma la Grecia è la sola e l’unica ad averla avuta questa Rivelazione e poi, come effetto retroattivo, l’ha trasmessa nel cosiddetto “passato” ai popoli dei Veda, come farebbe il sistema nervoso con le ossa e i muscoli. Gli storici prima o poi scopriranno e accetteranno che dei fatti per noi futuri sono capaci di influenzare e modificare degli eventi di epoche passate, anche solo attraverso dei documenti emersi successivamente che ineriscono a un fatto del passato, scoprendone nuovi elementi che prima non c’erano e che subentrano solo in un secondo momento.

Un fatto storico, ad esempio, che mi è già capitato di citare è il seguente. L’antica città di Babilonia fu descritta dal viaggiatore e storico greco dell’antichità Erodoto, che ne diede una approfondita e dettagliata descrizione nella sua Opera Storie. Nel V secolo A.C. ci dice che entrambe le sponde dell’Eufrate erano fiancheggiate da una banchina continua, separata dalla città vera e propria da mura aventi 25 porte. Secondo lui le mura della città erano alte 90 m, avevano uno spessore di 26,5 m ed erano lunghe 95 km. Tuttavia i reperti archeologici odierni indicano che Babilonia era molto più piccola, e il bastione esterno molto meno lungo e alto e non ci sono prove dell’esistenza di una banchina lungo la riva occidentale del fiume. Misure veramente spropositate rispetto a quelle che realmente sono state accertate oggi con gli scavi archeologici. Ovviamente gli storici ritengono che ciò sia dovuto solo a imprecisioni, ritenendo appunto la storia soltanto un processo di concause materiali. Noi invece sosteniamo che la storia si modifichi perpetuamente, che pulsi, e per tanto per noi qui Babilonia è in un certo modo ma per Erodoto essa fosse in un altro modo. La nostra epoca, l’organo della storia in cui ci troviamo, sta modellando e influenzando l’antica Babilonia.

Se si studia con la dovuta profondità il pensiero greco si scoprirà che al suo interno c’è praticamente tutto: le più svariate e opposte filosofie. Ci sono i sofisti, i realisti, gli atomisti, chi, come Parmenide, fondava tutto sull’Essere, chi, come Eraclito, tutto sul divenire, e chi, come Gorgia, affermava che “nulla esiste”. Protagora affermò che “L’uomo è la misura di tutte le cose” e sappiamo che il rinascimento ha reinterpretato, e incarnato, tale visione nell’Homo Faber di Pico Della Mirandola. Il Pensiero greco ha conosciuto la democrazia, la tirannia, l’aristocrazia, la teocrazia. Ha fondato la Ragione e l’Essere, senza per questo essere ignara dell’irrazionale e del culto. Ha dentro sé stessa la sicurezza di una rivelazione divina e allo stesso tempo il dubbio socratico della ricerca perenne. È stata capace di avere forza agente e forza ricevente, solare e lunare. Ben vero è che in greco antico non c’è una parola analoga e corrispondente alla nostra “volontà” ma Omero ci insegna che la Potenza viene trasmessa dal Dio all’uomo. Infatti nel concetto greco di Menos ( μένως ) si intende una Forza divoratrice, un fuoco che si impossessa dell’uomo ed essa è sempre l’atto di un Dio. Uno stato di coscienza anormale, peraltro ottenibile con la preghiera. Quel Menos sarebbe poi divenuta la Voluntas latina.

Il Logos, la Ragione, non esistevano affatto prima dei Greci, come processo discorsivo volto a com-prendere le cause e i principi primi che regolano l’universo³. Non v’è traccia nelle culture precedenti del metodo dimostrativo della Ragione, né di teoremi, né di dialettiche. I greci sono gli inventori della Ragione, sono i soli ad aver avuto la rivelazione della Ragione. Eppure hanno conosciuto nel loro stesso seno il paradiso dell’irrazionalità e del misticismo. Il superamento stesso del principio di non contraddizione che ha fondato la Logica di tutto il mondo occidentale è già insito in Eraclito, quando dice: “Il mare è l’acqua più pura e impura: per i pesci è potabile e gli conserva la vita, per gli uomini è imbevibile e mortale” Se la Logica dell’Essere è quella della veglia e della coscienza, parimenti il Greco ha compreso la logica del non-essere, che è quella del Sogno e dell’incoscienza:

È la medesima realtà il vivo e il morto, il desto e il dormiente, il giovane e il vecchio: questi infatti mutando son quelli, e quelli di nuovo mutando son questi.” (Eraclito, frammento 88)

Insomma la grecità in sé stessa ha posseduto tutte le prospettive del pensiero umano, quelle stesse prospettive che poi, lungo i secoli, hanno determinato precise e inequivocabili epoche storiche.  Tale osservazione non deve passare come una cosa dappoco ed anzi, le sue conseguenze sono abissali. Alla luce di una visione della storia come organismo vivente noi possiamo affermare che la grecità è la cellula che contiene tutte le altre cellule, è l’organo che coordina, elabora, mette in moto tutti gli altri organi. Sostanzialmente se la storia è un organismo vivente e le epoche sono i suoi organi allora la grecità è la cellula staminale, oltre che essere il sistema nervoso, il cervello di tutto il vivente, essa è in perpetuo interagire con tutte le altre epoche perché la Grecia è ancora viva, presente nel tempo vivente, e in sé, dentro di sé, contiene tutte le altre epoche. Così come nell’informazione genetica di una cellula ci sono le informazioni di tutte le altre cellule e ogni specie è presente in ogni altra specie, e ogni cosa è in ogni cosa.

In questa ottica la grecità è pertanto il modello di tutta la storia. Tutta la storia universale dell’uomo è già nella Grecia. Essa rivive in sé stessa tutti i Pensieri Estesi che hanno caratterizzato le rivoluzioni del pensiero umano proprio perché il tempo stesso si disvela nella grecità. Il tempo è la grecità, e l’Eternità stessa dimora, ha dimorato e dimorerà in Grecia. L’uomo più intelligente di oggi è pur sempre più stupido del più stupido uomo vissuto in Grecia nel 300 avanti Cristo. Non c’è nessun progresso, nessuna evoluzione.  La Perfezione è sorta in Grecia e lì è rimasta. Il culmine del pensiero umano sta in una sola parola: la Grecia. Dobbiamo guardare alla Grecia classica come incarnazione di tutta la storia universale che non solo contiene in sé tutte le altre epoche ma anche che queste influenza e determina. Questo rapporto di determinazione non riguarda solo le epoche a noi vicine, ma anche quelle indietro alla Grecia stessa, come il periodo vedico e indo-ariano.

Di fronte al Mito l’uomo moderno rimane allibito, non si capacita di come gli inventori del Logos abbiano potuto far convivere in sé elementi così contrastanti come la credenza in degli Dei capricciosi e antropomorfi e nello stesso tempo le più alte vette del pensiero speculativo e razionale. Si conclude, sovente, che il passaggio dal Mythos al Logos sia stata una evoluzione che ha portato il Greco ad abbandonare un retaggio superstizioso e primitivo, ma questa è una spiegazione fin troppo di comodo. Qualora il Mito venga posto sotto l’attenzione dello spirito indagatore, lontano dal ridurlo a una fiabesca approssimazione, come vorrebbero certi moderni, esso viene riabilitato come centro di forza capace invece di spiegare la modernità intera in virtù della sua caratteristica propria di essere universale, di sussumere, entro il suo intreccio, il Tòpos di una Sfera intramontabile, quella del Logos che, per dirla alla Eraclito, “non diviene ma È”.

La disamina dei Miti, da quelli Egizi, Greci, a quelli orientali, e il successivo confronto con le diverse correnti letterarie e poetiche, ma anche scientifiche moderne, è opportuna nella misura in cui il Mito non voglia essere liquidato come retaggio di un era primitiva dell’uomo. Questa minimale conclusione è dovuta, nell’uomo moderno, all’incapacità di spiegarsi come, ad esempio, mentre nella Atene di Pericle si raggiungevano supremi risultati nella architettura, nella filosofia, nella matematica e nell’arte, allo stesso tempo, questi stessi geometri e architetti veneravano dei Miti antichi millenni. E come è possibile? Da una parte il trionfo della Ragione e dall’altra coevo il primitivo e superstizioso culto degli Dei? O non è forse un’altra, la risposta, che dagli Dei stessi deriva la Scienza, la Ragione e la Poesia?

Il Mito, per noi, di quaggiù, non è altro che il riflesso di una verità superiore, che torce il pensiero umano in una direzione sensibile
(Plutarco -Iside e Osiride)

Tuttavia la grecità, pur possedendo in sé tutti gli elementi che direttamente o indirettamente confluiranno nelle epoche successive, presenta due fondamentali elementi che solo in essa sono sorti primigeni e puri, la nozione di Eroe e la nozione del Logos. Questi due elementi contraddistinguono la Rivelazione Greca come la più compiuta la più assoluta e inimitabile, al punto che solo per questi due elementi noi non possiamo che assoggettarci ad Essa e assimilare per osmosi da Lei sola questa Rivelazione. Il Logos è stata una delle più grandi Ri-Velazioni mai accadute all’uomo e il popolo Greco era atto a riceverLa.  Il suo metodo, quello della Ragione, ha portato a tutta la filosofia occidentale, all’architettura, alla scienza a essere, in altre parole, quello che noi siamo. Come ebbe a dire Plutarco ne La E di Delfi:

Il ragionamento è il tripode della Verità” perché, dice ancora: “Che –sia giorno-, che –la luce brilli-, l’avvertono senz’altro i lupi e i cani e gli uccelli; ma –se è giorno allora c’è luce- questo nessun altro lo comprende eccetto l’uomo, il quale solo possiede l’intelligenza che esprime i rapporti dell’antecedente con il conseguente. (…) Nulla infatti sorge senza causa ed è predetto senza Ragione. Anzi poiché tutto ciò che accade ora segue ciò che è accaduto e tutto è collegato secondo un trapasso che va dal principio al termine colui che sa collegare le cause fra loro in una identità egli sa e presagisce le cose che sono, che saranno e che furono”.

L’Eroe poi, come inteso dagli elleni, non ha nulla a che vedere con gli eroi nordici o ariani. L’Eroe Greco, infatti, è colui che supera la sua stessa condizione per divenire Dio. È il caso, ad esempio, di Diomede che non solo affrontò la Dea Afrodite in duello ferendola a una mano ma sfidò lo stesso Ares, il Dio della guerra, ferendolo al ventre e costringendolo alla ritirata. Qui siamo di fronte a un fatto inaudito e nuovo nella letteratura mitologica. Siamo in presenza di un mortale che sfida un Dio e lo vince. Si rifletta sulla portata etica di un simile fatto: esso insegna che nonostante la provata condizione di inferiorità e svantaggio un uomo può sfidare una Potenza divina e vincerla. Ciò è il rovesciamento completo di tutta una tradizione metafisica precedente che voleva un ordine inalienabile e immutato, che voleva gli Dei da una parte e gli uomini dall’altra. Le vicende del Mito sono spesso articolate e fitte di orditi ma gli esempi sono lampanti, come avrà a dire Eraclito, “L’uomo è un Dio mortale, il Dio è un uomo immortale”. O anche Orfeo Fr. 20: “Rallegrati, patendo il patimento che prima mai patisti: Dio divenisti, da uomo”.

In conclusione, se la storia è un organismo vivente e le epoche sono i suoi organi allora la Grecia è la mente, il pensiero, di questo organismo. E poiché è dal pensiero che si genera il corpo ˠ allora tutta la storia universale è generata dalla Grecia ed anzi, diremo di più, che poiché la materia è già nel pensiero tutta la storia universale è incarnata nella Grecia.

 

Note al testo:

1: https://www.ereticamente.net/2018/06/la-sintonia-fra-i-veda-e-il-mito-greco-emanuele-franz.html

2: https://www.ereticamente.net/2017/11/il-futuro-modifica-il-passato-per-una-nuova-visione-del-tempo-emanuele-franz.html

3: https://www.ereticamente.net/2017/12/leta-del-sogno-e-lestinzione-delluomo-emanuele-franz.html

y: https://www.ereticamente.net/2016/08/emanuele-franz-ed-il-pensiero-esteso-synphilosophein-2016.html

Bibliografia:

-Emanuele Franz; Le basi esoteriche della microbiologia, principi per una nuova teoria della vita basata sul Pensiero Esteso, Audax Editrice 2016
-Emanuele Franz; La storia come organismo vivente, Audax Editrice 2017
-Plutarco; Iside e Osiride e dialoghi delfici, Bompiani 2008
-Eric. R.Dodds; I greci e l’irrazionale, BUR 2017
-Erodoto; Storie, Garzanti 2006
-H.Diels e W.Kranz; Presocratici testimonianze e frammenti, Bompiani 2015.

 

Emanuele Franz

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Categorie: Hellenismo

Pubblicato da Emanuele Franz il 14 Luglio 2018

Emanuele Franz

Emanuele Franz (Gemona del Friuli, 14 agosto 1981) è saggista, filosofo e poeta. Nel 2008 fonda la casa editrice Audax (www.audaxeditrice.com) che tutt’ora dirige. Ha all’attivo oltre 16 pubblicazioni che spaziano dalla poesia alla saggistica. Si occupa di filosofia e storia delle religioni. La sua maggiore Opera nel campo della saggistica è Le basi esoteriche della microbiologia. Principi per una nuova teoria della vita basata sul Pensiero Esteso, del 2016. L’Opera subito dopo la pubblicazione raggiunge grande apprezzamento da studiosi e intellettuali italiani, come il neuropsicologo Franco Fabbro e il giornalista Marcello Veneziani, ed anche all’estero con l’apprezzamento del filosofo Noam Chomsky. Del 2017 invece il suo -La storia come organismo vivente-; un saggio sulla storia universale che sfocia nella filosofia politica in cui sostiene una innovativa teoria sul tempo, argomentando la tesi che la storia è un organismo e il tempo un corpo, in modo che nel sistema vivente complessivo il futuro possa interagire, nonché influenzare, il passato. Il libro è apprezzato da molti studiosi fra cui Massimo Cacciari, Marcello Veneziani, Noam Chomsky, Sossio Giametta, Alessandro Barbero, Emanuele Severino e altri.

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