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DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: propaganda per la riscossa (XXII parte) – Gianluca Padovan

DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: propaganda per la riscossa (XXII parte) – Gianluca Padovan

«Segreto del successo: la serietà, il valore, la dedizione assoluta alla Patria, degli uomini della Xa, dei marinai volontari per i mezzi d’assalto»

Junio Valerio Borghese, La Xa Flottiglia MAS

Propaganda!

Il Comandante Junio Valerio Borghese sa bene che la propaganda è fondamentale per poter fare affluire sempre nuovi volontari nei reparti della Xa Flottiglia M.A.S. È altresì necessario avere dei propri mezzi d’informazione, come possono essere i giornali, le riviste e gli opuscoli, per rendere noto il proprio operato militare e il proprio orientamento tendenzialmente apartitico, fermo nell’intento di battersi per il riscatto dell’onore.

L’Ufficio Stampa e Propaganda della Xa Flottiglia M.A.S. s’incarica di fare disegnare i soggetti di taluni manifesti e volantini, predisporre i testi degli stessi, effettuare le spedizioni per le opportune affissioni e organizzare il volantinaggio. Al contempo cura la redazione e la diffusione delle proprie testate giornalistiche e degli opuscoli, nonché la protezione militare delle edicole e la distribuzione mediante i cosiddetti “strilloni”. Le riviste edite dall’Ufficio Stampa e Propaganda sono: Xa per l’onore, La Cambusa, L’Orizzonte e Rinascita.

Per comunicare l’impegno della Xa Flottiglia M.A.S. e diffonderlo innanzitutto presso i propri soldati l’Ufficio Stampa ha fatto pubblicare numerosi opuscoli, tra i quali si ricordano: Questa è la Decima, La beffa del MAS 522, Il Comandante Umberto Bardelli, Un eroe della “X„ Leone Bogani, Reggimento “S. Marco„, Xa Inno del San Marco, Le nostre canzoni.

Se queste sono le voci ufficiali della Xa Flottiglia M.A.S., non mancano quelle redatte e stampate da singoli reparti, come ad esempio i così detti “fogli d’arma”: Cose Nostre S.A.F. Xa, Barbarigo Xa Flottiglia MAS, Franchigia NP, Cucaracia, Quelli della Xa Flottiglia MAS, San Marco (soppresso nel 1944). Sono le voci prive di retorica di chi sta combattendo volontariamente per un ideale.

Xa per l’onore.

È un giornale che esce senza scadenza fissa; il primo numero del 20 febbraio 1944 è composto da un foglio (2 pagine, cm. 58 x 40) ed è redatto dall’Ufficio Stampa e Propaganda della Xa Flottiglia M.A.S. («Tipografia della X Flottiglia Mas»). Il titolo di prima pagina recita: «Il battaglione “Barbarigo„ inizia l’azione di riscatto».

Un articolo è l’arringa del Comandante Borghese: «Ufficiali / sottufficiali / marinai / Oggi posso dirvi che il vostro entusiasmo, la vostra abnegazione e, soprattutto, il vostro amor patrio, hanno permesso di travolgere i contrasti enormi affioranti dal caos che ci opprimeva. Oggi disponiamo di un organismo sano e ben saldo: la “Xa” sa quel che vuole! L’ora del combattimento è finalmente giunta. Già sui campi di battaglia ove di difende Roma, e con Roma il diritto all’indipendenza, reparti della “Xa” lottano contro il vero nemico d’Italia mentre mezzi d’assalto solcano nuovamente i flutti per annientare quell’avversario che ci ha tolto l’onore. Sono certissimo che tutti i combattenti della “Xa” compiranno il loro dovere sino all’estremo della vita stessa: bisogna mettere il nemico in ginocchio e fargli scontare l’infamante accusa di viltà rivolta all’intero popolo italiano. Camerati dei Mezzi d’Assalto, camerati del battaglione “Barbarigo”, che già siete sulla linea dell’ardimento, e voi tutti che vi accingete a raggiungerla oppure che vi addestrate per essere pronti ad ogni rischio, unitamente al vostro Comandante che è sempre con voi e tra voi, gridate forte, perché giunga anche ai fratelli delle terre invase: Viva l’Italia! / Il Comandante / valerio borghese» (Junio Valerio Borghese, Ufficiali sottufficiali marinai, in Decima Flottiglia M.A.S., Xa per l’onore, Ufficio Stampa e Propaganda, Anno I, N. 1, 20 Febbraio 1944 – XXII, p. 1).

Il riquadro, nella metà superiore della pagina, contiene le parole: «italiani! / Sapete cosa significa / Decima Flottiglia Mas? / onore / eroismo / vittoria» (Decima Flottiglia M.A.S., Xa per l’onore, Ufficio Stampa e Propaganda, Anno I, N. 1, 20 Febbraio 1944 – XXII, p. 1).

Altre indicazioni relative al giornale: «Tip. Xa Mas, cm. 58 x 40, senza indicazione di luogo, di prezzo e di direttore. Esce dal 20 febbraio 1944» (Vittorio Paolucci, La stampa periodica della Repubblica sociale, Argalìa Editore, Urbino 1982, p. 204).

Xa la Cambusa.

È il giornale settimanale informativo interno della Caserma San Bartolomeo a Muggiano (La Spezia), composto di due pagine. Il primo numero esce il 15 maggio 1944 e il sottotitolo è: «Ritrovo dei marò della Xa Flottiglia M.A.S.», mentre a lato è scritto: «le rovine non / bastano per / seppellire / gli impavidi». Il n. 2 esce il 31 maggio e in testa è scritto: «Questo numero è dedicato a Bruno Solari e Renato Parigi»; difatti il 23 febbraio 1944 la cannoniera americana PC 627 ha affondato l’M.T.S.M. 236 e sono morti il Guardiamarina Bruno Solari e il Marinaio Renato Parigi.

Si legge inoltre: «ammucchieremo / anche i morti / per oltrepassare / gli ostacoli».

L’articolo centrale è dedicato all’azione di alcuni MAS guidati dal Tenente di Vascello Sergio Nesi: «con nesi ad anzio / Base Sud, maggio / Dopo Chiarello, Candiollo, Baglioni, ecco il nome di un altro affondatore: il Ten. Di Vasc. Sergio Nesi, comandante di una squadriglia di mezzi d’assalto della nostra Decima. Non molto tempo dopo il rientro dei piloti dall’azione, l’azione che per la quarta volta ha dato – dopo l’8 settembre – la vittoria ai nostri piloti, abbiamo visto il Com. F. e gli abbiamo chiesto che ci illustrasse sinteticamente quel che avvenne nelle acque della testa di sbarco di Nettuno la notte del 13 maggio. Ci osservò con i suoi occhi penetranti e ci parlò. Incominciò pacato, sempre più infervorandosi, come in un crescendo le note da sommesse diventano gradatamente sommesse e marziali. “Fu un’uscita dalla base normale. I mezzi d’assalto avevano i carichi di esplosivo a posto, ma i piloti disperavano di trovare ‘qualcosa’ in quella notte troppo lunare e in quel mare troppo calmo. Ma mentre i MAS sciupavano con le loro scie lo specchio s’acqua, ecco che le navi nemiche vengono avvistate. Le navi che dovrebbero proteggere gli sbarchi ed i rifornimenti alla testa di ponte. Il Com. Nesi dà immediatamente l’ordine: attaccare. E lanciò il mezzo alla massima velocità, ponendosi in testa alla formazione. A qualunque costo – era questo l’ordine – ci si doveva avvicinare; anche se i nemici, scoperti gli audaci, si fossero messi a sparare all’impazzata (come infatti fecero) con un fuoco confuso. Tra le comete dei colpi traccianti, i piccoli MAS, velocissimi sgusciano, si avvicinano, attaccano senza indugio. Si trovano esattamente a otto miglia dalla costa: Anzio è vicina, Nesi si trova a sbattere nella squadra di navi nemiche che cercano la formazione italiana. Proprio sotto bordo, a prora di una corvetta che spara, spara affannosamente con tutte le sue otto mitragliere ed i suoi due cannoncini, si trova il suo mezzo. Si butta a tutta forza, supera la nave a prua di una trentina di metri, il siluro è al suo posto, pronto a partire. Il lancio e subito un colpo al timone e via velocemente. I marinai hanno appena il tempo di volgere il capo per vedere una vampata enorme ed udire la detonazione. La corvetta si impenna, sbanda di fianco e s’immerge, giù, a picco. Gli scafi sono ormai lontani quando le artiglierie delle navi beffate gridano dietro il loro livore. In breve il gruppo dei MAS si forma. Verso la base, si torna”. / Il Com. F. si allontana. Io penso alla preghiera che i piloti dei mezzi d’assalto della Xa formulano prima delle azioni sul mare: / “…Prego bensì che l’una e l’altra cosa la Vittoria ed il ritorno Tu conceda, ma se una sola cosa, o Dio darai la Vittoria concedi sola…”» (Decima Flottiglia M.A.S., La Cambusa. Ritrovo dei marò della Xa Flottiglia M.A.S., Ufficio Stampa e Propaganda, Anno I, N. 2, 31 Maggio, Milano 1944 – XXII, p. 1).

Ha scritto Pasca Piredda: «Il Tenente di Vascello Sergio Nesi è Capo Ufficio Operazioni dei Mezzi d’Assalto della X Flottiglia M.A.S; comanda la Base Sud dei Mezzi d’Assalto di Fiumicino e poi la Base Est nell’isola di Broni in Istria sino al suo affondamento davanti al porto di Ancona il 15 aprile 1945 nel corso del tentativo di forzamento di quel porto» (Pasca Piredda, L’Ufficio Stampa e Propaganda della X Flottiglia MAS, Lo Scarabeo Editrice, Bologna 2003, p. 155).

Il N. 3 di Xa la Cambusa, del 10 luglio 1944, ha in prima pagina la foto di un cannone da campagna e i serventi al pezzo, la cui didascalia recita: «Questo numero è dedicato ai Caduti del “Barbarigo” e vuole essere un modesto ma fraterno riconoscimento di tutti i camerati della decima al loro olocausto che è stato glorioso e che sarà fecondo per coloro che, sul loro esempio, erediteranno la consegna. I camerati della decima si scoprono riverenti e fieri dinanzi al sacrificio di tutti i Caduti del “Barbarigo” che, antesignani della nuova Italia, hanno eroicamente combattuto per la libertà e l’indipedenza della Patria». L’immagine è ripresa nei disegni di due cartoline a firma del Sotto Tenente Montagnani.

Il N. 8 di Xa la Cambusa reca in prima pagina un particolare necrologio: «Il Reparto Stampa della Xa Flottiglia Mas annuncia ai camerati marinai la morte in combattimento di due suoi corrispondenti di guerra: il tenente di corvetta alfredo magnani ed il sergente allievo ufficiale umberto bruschi caduti in operazioni di rastrellamento» e la foto «Bacio alla bandiera repubblicana» ripresa nel disegno di un manifesto (Decima Flottiglia M.A.S., la Cambusa. Ritrovo dei marò della Xa Flottiglia M.A.S., Anno I, N. 8, 10 ottobre 1944, p. 1).

A seguito dei bombardamenti l’Ufficio Stampa e Propaganda della Xa Flottiglia M.A.S. viene trasferito a Milano in Via Parini n. 1; la Cambusa cambia veste ed esce con foto a colori e disegni, aumentando a sedici il numero delle pagine. Nel gennaio del 1945 il giornale è sostituito da L’Orizzonte.

La Cambusa è tutt’oggi edita dall’Associazione Combattenti Decima Flottiglia Mas di Milano, Casella Postale n. 33, 20091 Bresso (Milano); sito web:

https://www.associazionedecimaflottigliamas.it/

L’Orizzonte.

Giornale pensato per essere un “settimanale d’attualità”, esce per la prima volta il 29 gennaio 1945. È nominato direttore Francesco Monarchi, codirettore Mario Ducci (Capo Ufficio Stampa della Xa Flottiglia M.A.S.), ma con una ben precisa figura dietro le quinte: Bruno Spampanato. A proposito di Bruno Spampanato, giornalista inviso al Regime fascista, scrive Ernesto Laura: «Ma c’era un direttore ombra il cui nome non si poteva fare al Ministro, che lo aveva emarginato da qualsiasi attività giornalistica: Bruno Spampanato. Nei confronti di costui, Fernando Mezzasoma aveva scritto una violenta lettera a Mussolini nell’agosto [1944. N.d.A.] esigendo “una esemplare sanzione disciplinare del Partito” perché Spampanato, diffamandolo, avrebbe, in presenza del Comandante Enzo Grossi e dei giornalisti Romersa e Rolandino, affermato che l’attuale Ministro dopo il 25 luglio sarebbe rimasto brillantemente in carica come Direttore Generale della Stampa Italiana fino al 14 agosto 1943 avvallando quindi tutte la campagne di stampa contro il fascismo[43]. Ma subito dopo a Spampanato in difficoltà era venuto incontro Borghese, offrendogli di prendere in mano la stampa e propaganda della “X” che formalmente sarebbero rimaste affidate a Ducci. E così fu» (Ernesto G. Laura, L’immagine bugiarda. Mass-Media e spettacolo nella repubblica di Salò (1943-1945), A.N.C.C.I. (Associazione Nazionale Circoli Cinematografici Italiani), Roma 1986, pp. 276-277) (1).

Il Ministero della Cultura Popolare ne autorizza la stampa specificando che debba avere non più di dieci pagine, delle quali due d’inserto fotografico. Il Comandante Borghese fa uscire il primo numero con dodici pagine, di cui due d’immagini, innescando la reazione del Ministero che impone di ridurre la testata a sei pagine, comprensive delle due di fotografie. La prima pagina è caratterizzata da un box, in altro a destra, dove c’è scritto: «Nonostante tutto gli “alleati” non hanno ancora vinto la guerra, ma hanno già perduto la pace». L’articolo Contro le potenze occulte, a firma di Giovanni Preziosi (2), bene inquadra uno dei fattori politici troppo spesso ignorati sia in tempo di pace sia in guerra (3).

Il 5 febbraio il secondo numero esce invece con otto pagine comprensive d’inserto composto da un solo foglio (fronte e retro) di foto in bianco e nero accompagnate da brevi didascalie. A Milano viene fatto distribuire dai marò armati, pronti a reagire qualora qualcheduno tenti di sequestrarlo (4). Compare sempre il box in prima pagina che questa volta ammonisce: «Tutte le opinioni sono rispettabili, ma occorre che lo siano anche quelli che le professano».

Il terzo e ultimo numero del settimanale esce il 12 febbraio e con l’articolo in prima pagina e centrale di Carmelo Puglionisi, «Il popolo non è colpevole». Con esso si controbattono le considerazioni e le dichiarazioni di Vittorio Rolandi Ricci uscite nei giorni precedenti su un altro giornale. Anche stavolta è presente il box, dal contenuto chiaro e profetico: «Solo la libertà della Nazione può garantire quella dei suoi cittadini».

Si informano inoltre i lettori che: «“L’Orizzonte” pubblica una serie di Collezioni destinate al grande pubblico italiano, con la collaborazione di noti scrittori politici, militari, tecnici, di letterati, di giornalisti, ecc. – Le Collezioni de “L’Orizzonte”: gli uomini e i fatti, problemi per domani, documenti e l’Orsa Maggiore, illustrate e a prezzo popolare, si possono trovare in tutte le librerie e nelle edicole della Repubblica Sociale Italiana».

Nella prossima parte si parlerà delle altre pubblicazioni della Decima.

Note

1) Nota N. [43]: «Lettera di Fernando Mezzasoma a Mussolini del 3 agosto 1944, in ACS – RSI – SPD – CR)» (Ibidem, p. 285). Si segnala che sull’argomento l’autore dedica, nel sopra citato libro, il paragrafo «“L’Orizzonte”: Borghese contro Mezzasoma» (pp. 276-285).

Per quanto riguarda il giornalista Bruno Spampanato si veda la lettera con cui il Comandante Borghese lo ringrazia per avere accettato l’incarico di «voler sovrintendere a tutta l’attività di propaganda e di stampa della Decima Flottiglia Mas» (Ezio Ferrante, Borghese e la Decima nella bufera (1943-1945), in Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Anno XXVIII, Ministero della Difesa, Roma 2014, p. 88).

2) «Contro le potenze occulte // di Giovanni preziosi // I. – È storicamente dimostrato che l’attuale guerra fu voluta, preparata e scatenata dal giudaismo, che ha avuto come strumento principale la massoneria. La dimostrazione di questa verità storica fu, in tempo non sospetto, da me offerta agli italiani ed è raccolta in un libro che ha avuto l’onore di numerose traduzioni (“Giudaismo Bolscevismo Plutocrazia Massoneria”). Scopo preciso della guerra fu quello di abbattere il Fascismo (nel termine Fascismo è sempre stato incluso anche il Nazionalsocialismo) definito da Roosevelt: “Il veleno del mondo” (New York Herald 1937). / Due testimonianze sole tra le molte decine che chiunque può controllare nel citato libro: / Allorché, con l’avvento del Nazionalsocialismo, il Kahal decise la guerra, il gran massone giudeo Wladimir Jabotinsky, della massoneria “B’nai Bderit”, fondatore delle organizzazioni militari che avevano il compito di creare il vero governo ebraico, così scriveva nella rivista ebraica Natcha Retch del gennaio 1934: / “La lotta contro la Germania viene condotta da mesi da tutte le comunità ebraiche, da tutte le Conferenze e i Congressi, da tutte le Associazioni commerciali e dagli ebrei di tutti i Paesi del mondo. / “C’è motivo di credere che la nostra partecipazione a questa lotta sarà di utilità generale; poiché noi scateneremo la lotta di tutto il mondo contro la Germania tanto spiritualmente quanto fisicamente. / “L’ambizione di essa è ridiventare una grande nazione, di riacquistare i suoi territori e le colonie perdute; ma i nostri interessi impongono la distruzione definitiva della Germania. / “Il popolo tedesco nel suo insieme e nei singoli che lo compongono è un pericolo per noi. La Germania è sempre stata retta – salvo il periodo di tempo in cui era sotto la influenza ebraica – da elementi che si dimostrano ostili al nostro popolo. Non possiamo perciò permettere assolutamente che essa diventi potente sotto l’attuale gomondo [probabile errore di battitura. N.d.A.]. / Lo storico ebreo ed altissimo dignitario della massoneria, Emil Ludwig, cinque mesi dopo – giugno 1934 – scriveva tra l’altro in Les Annales: “Hitler non vuole la guerra, ma egli vi sarà costretto… anche questa volta come nel 1914 l’ultima parola è all’Inghilterra che può evitare la guerra”. / Accanto a queste due testimonianze, il lettore troverà che fin dallo stesso anno 1934, ininterrottamente, erano stati previsti e illustrati tutti gli atteggiamenti di Roosevelt, portato alla presidenza degli Stati Uniti dalla giudeo-massoneria per preparare e scatenare la guerra ebraica contro il Fascismo e per il maggior dominio del giudaismo sul mondo. / II. – È anche storicamente dimostrato che è stata l’ebreo-massoneria a preparare ed effettuare il rovesciamento del Fascismo, dando al calendario italiano le date più tristi della nostra storia: 25 luglio, 8 settembre. Questo potè fare la ebreo-massoneria perché, come altrove lo ha dimostrato, l’Italia tra i Paesi europei era il più giudaizzato: quello nel quale la massoneria si è insediata in tutti i centri della vita attiva dello Stato. / III. – Questo dice la storia. Ma se la storia insegna qualche cosa, l’insegnamento è il seguente: la vera risurrezione dell’Italia non avverrà, fino a quando gli italiani non si saranno convinti che il “tradimen // to” è stato preparato da quelle “potenze occulte” che han sempre dominato nella vita nazionale, mentre il Paese credeva di vivere una vita propria e libera. / IV. – L’altro insegnamento è che la critica non basta a fare opera di illuminazione degli spiriti pensosi per le sorti della Patria, e non può provocare il rimedio. Tutta la mia opera ultratrentennale è stata paralizzata dalla strapotenza dell’ebreo-massoneria, ed è un miracolo che io non sia stato travolto. Ebrei e massoni hanno avuto facile vittoria in un Paese nel quale, in politica, prevalgono sugli studiosi retori e abili declamatori, bramosi soprattutto di conservare le acquisite posizioni. / Urge perciò che l’opera degli studiosi sia fiancheggiata da quella degli uomini d’azione. Chi non vede quale apporto alla rinascita potrebbe dare la gloriosa Xa Mas? Gli articoli e i libri non sono serviti neppure a demolire l’equivoco di certi idoli; per cui, anche oggi, l’intossicazione ebraica tra noi è senza controveleno. / V. – Per chi si meravigliava della accoglienza fatta agli inglesi dagli ebrei di Bengasi all’indomani della occupazione, scrissi, in un non dimenticato articolo, che la stessa cosa sarebbe accaduta, nel primo momento, anche in Italia nel caso di // (Continua in ottava pagina) // G. P.» (Giovanni Preziosi, Contro le potenze occulte, in L’Orizzonte, Anno I, N. 1, 29 Gennaio, Decima Flottiglia M.A.S., Milano 1945, p. 1).

3) Sul “B’nai Bderit”, citato da Preziosi, scrive Emmanuel Ratier che: «secondo l’Enciclopedia Giudaica (1970) il B’naï B’rith, o Figli dell’Alleanza, costituisce “la più antica e numerosa organizzazione giudaica di mutua assistenza, riunita in logge e capitoli in 45 Paesi. Il numero dei suoi membri è di circa 500.000, tra uomini, donne e giovani. Esistono 1700 logge maschili delle quali il 25% fuori dagli Stati Uniti, con 210.000 uomini ed un budget di circa 13 milioni di dollari. I suoi programmi coprono tutti gli interessi ebraici e ne includono anche diversi altri orientati a finalità più vaste della comunità stessa”. Risulta pertanto strano che una tale associazione, fondata negli Stati Uniti nel 1843 e in Francia nel 1932, non abbia mai pubblicato alcunché su se stessa né in Francia né altrove (2)» (Emmanuel Ratier, Misteri e segreti del B’naï B’rith. La più importante organizzazione ebraica internazionale, Centro Librario Sodalitium, Verrua Savoia 1995, p. 11); nella Nota [2] si puntualizza: «Negli Stati Uniti il B’naï B’rith ha dato alle stampe, nel 1966, una preziosa e pregiata opera storica che ricostruisce la storia intitolata The story of a Covenant (La storia di un’Alleanza) di Edward E. Grusd, prefazione di Robert F. Kennedy, New York, Appleton-Century 1966. Nei vari capitoli citiamo quest’opera, senza richiamo in nota. Da allora, sempre a cura del B’naï B’rith, sono state pubblicate due altre opere con obiettivi più specifici: B’naï B’rith and the challange of ethnic leadership di Deborah Dash Moore, State University of New York Press, 1981, e Simon Wolf, Private Conscience and Public Image, di Esther L. Panitz, Madison, Fairleigh Dickinson University Press, 1987» (Ibidem, p. 14). Inoltre: «Secondo diversi autori, tra cui Simon Wiesenthal, gli ebrei sarebbero giunti negli Stati Uniti contemporaneamente a Cristoforo Colombo… che sarebbe stato ebreo. Sta di fatto che Colombo salpò il 3 agosto 1492 e che il giorno precedente un decreto reale bandiva dalla Spagna i 300.000 ebrei che vi si trovavano. (…) Già nel 1658 alcuni ebrei avevano eretto una loggia che sarebbe stata ospitata fino al 1742, nell’abitazione dell’ebreo Campurell. (…) Il 13 ottobre 1843 al Caffé Sinsheimer, nella cupa Essenstrat del quartiere Wall Street, fu fondato il primo B’naï B’rith che prese il nome di Bundes-Brueder, letteralmente Lega dei Fratelli, un nome germanico dovuto al fatto che i fondatori parlavano solamente tedesco o yddish. La scelta del caffè israelita si spiega col fatto che all’epoca il Lowee East Side era il feudo degli immigrati ebrei tedeschi» (Ibidem, pp. 19-20). Per quanto riguarda i rapporti con la madrepatria, ovvero la Germania: «Henry Jones, il fondatore del Bene Berith, divenuto ben presto B’naï B’rith, si chiamava in realtà Heinrich Jonas. Era nato ad Amburgo nel 1811. Gli altri undici Fratelli che erano con lui erano ugualmente immigrati ebrei di origine tedesca. (…) Con la sua rapida diffusione negli Stati Uniti, dovendo espandersi fuori dagli U.S.A., era naturale che s’impiantasse nella nazione di origine, che era allora il Reich tedesco. La prima loggia germanica, la Deutsche Reich Loge n° 332 di Berlino, fu fondata il 20 marzo 1882, alla presenza del Grande Segretario dell’Ordine, Moritz Ellinger, su richiesta di trenta ebrei berlinesi» (Ibidem, p. 146).

4) Scrive Massimo Zannoni: «Gli organi ministeriali e di partito, come già abbiamo visto, non apprezzano particolarmente l’iniziativa che si conclude, in modo assai movimentato, con il terzo numero de L’Orizzonte. Dal punto di vista giornalistico comunque L’Orizzonte allinea delle (usando una terminologia dell’epoca) “firme” di prim’ordine da Manunta a Pettinato, da Preziosi a Cione. Il tutto sotto la supervisione de facto, anche se non de jure, di Spampanato. La circostanza che gran parte di questi personaggi non fossero particolarmente graditi a Mezzasoma non portò indubbiamente acqua alla sopravvivenza della rivista, che comunque riuscì a mandare, con gli autocarri della X Mas, una parte delle sue cinquantamila copie persino nella difficile area dell’Adriatische Kustenland, con conseguenti incidenti fra marò e marinai croati» (Massimo Zannoni, La stampa nella Repubblica Sociale Italiana, Edizioni Campo di Marte, Parma 2012, p. 175).

N.B.: Il bollo a corredo proviene da: Archivio di Stato di Milano; Tribunale Militare per la Marina in Milano (Repubblica Sociale Italiana), Procedimenti archiviati. Autorizzazione alla pubblicazione. Registro: AS-MI. Numero di protocollo: 2976/28.13.11/1. Data protocollazione: 29/05/2018. Segnatura: MiBACT|AS-MI|29/05/2018|0002976-P.

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Categorie: Controstoria, X Mas

Pubblicato da Ereticamente il 13 Luglio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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