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DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: propaganda per la riscossa (XX parte) – Gianluca Padovan

DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: propaganda per la riscossa (XX parte) – Gianluca Padovan

 

«Molti sono che traggono diletto / Dal suscitar litigio e sospetto / E ci vuol poco perché ne derivi / L’inimicizia e l’odio più cattivi. Diffondendo calunnia e la menzogna / riescono costoro, a gran vergogna, / Colpi a sferrare che poi dai feriti / Solo più tardi saranno avvertiti»

Sebastian Brant, Degli istigatori di discordia, 1494

 

 

Colpo di mano “badogliano”.

Gli antefatti sono che il 18 dicembre 1943 l’Ammiraglio Giuseppe Sparzani (1) si reca a Venezia per tenere un discorso agli Ufficiali dell’Arsenale a seguito del loro operato. Conseguentemente, come visto nella XVII parte, il Sottosegretario della Marina Repubblicana Ferruccio Ferrini spedisce una lettera a Giuseppe Sparzani l’8 gennaio, dal contenuto velatamente minaccioso in quanto mette in dubbio la consistenza della sua “fede politica” (2).

Il giorno successivo Ferrini invia il Capitano di Vascello Nicola Bedeschi e il Capitano di Fregata Gaetano Tortora alla Caserma San Bartolomeo di La Spezia per assumere il comando del Reggimento “San Marco” al fine d’inviarlo in Piemonte e all’insaputa del Comandante Borghese, in quello stesso giorno assentatosi dalla Caserma.

Con una serie di documenti s’insinuerà, in seconda battuta, che il Comandante Borghese aveva architettato ad arte la sua assenza dalla Caserma San Bartolomeo per dare luogo alla rivolta: menzogna presto smentibile con il dato di fatto della convocazione a Levico presso l’Ufficio di Collegamento con la Kriegsmarine per discutere di operazioni militari da condursi nel golfo di Napoli.

Dopo l’8 settembre in Italia qualcheduno ancora trama, ma qualchedun altro combatte.

Il testo della lettera che Ferrini invia a Sparzani è già stato trascritto nella XVII parte e in questo contributo si presenta invece il testo della relazione che Sparzani invia a Ferrini a mo’ di risposta. Poi ognuno tragga serenamente le proprie considerazioni.

 

 

Venezia 18 dicembre 1943.

Ecco il testo del dattiloscritto firmato in calce dall’Ammiraglio Sparzani.

«TESTO DEL DISCORSO TENUTO AGLI UFFICIALI DELL’ARSENALE // L’altro giorno due di voi sono venuti a Vicenza a espormi il loro ed il vostro stato d’animo e per pregarmi di venire a Venezia per parlervi [parlarvi] ed esprimervi il mio pensiero. / Ho aderito molto volentieri a questo invito anche perché mai come in questo momento appariva necessario esaminare con chiarezza ed in perfetta unione di spiriti quale sia la giusta via da seguire. / Non è necessario che vi ricordi minutamente come si sono svolti gli avvenimenti in questi ultimi 4 mesi. / Sta di fatto che il 25 luglio Badoglio dichiarava: “noi combatteremo e non capitoleremo mai”. Il giorno 8 settembre il Re ripeteva al plenipotenziario germanico: “l’Italia non capitolerà mai; essa è decisa a continuare fino alla fine la lotta al fianco della Germania, con la quale è legata per la vita e per la morte”. E, come tutti sanno, la capitolazione era già stata firmata da 5 giorni! / Il prezzo immediato della resa, al quale i nemici tenevano in modo particolare, era la consegna delle nostre navi. / E così la nostra Marina è stata venduta, dopo aver sopportato tanti duri colpi, sacrificato i suoi uomini migliori e gran parte delle sue belle unità all’ideale per il quale la nostra Patria era scesa in campo a fianco della Germania! / E’ necessario dire subito che la grande maggioranza dei nostri compagni e degli equipaggi non hanno fatto altro che obbedire, come sempre; essi si sono resi conto del tradimento soltanto a Malta ed in altri porti nemici quando si sono visti disarmare dai picchetti inglesi e videro togliere gli otturatori ai cannoni, presidiare i depositi munizioni e le manovre e zone più vitali delle Navi. / E’ facile immaginare il tormento interno che deve assillare quei nostri compagni, sottoposti come sono alle umiliazioni più gravi da parte dei nostri spietati avversari. L’Inghilterra ama il tradimento, ma disprezza i traditori. Chi può del resto aver fiducia in gente che // con tanta facilità passa da una parte all’altra della barricata? / Ed è anche giustificabile se i nostri alleati tedeschi diffidano di noi che pur abbiamo dimostrato e dimostriamo di tener fede alla parola data: per loro noi apparteniamo alla stessa razza di coloro che hanno portato le nostre Navi a Malta / E così “per evitare nuove e maggiori sciagure alla Patria” abbiamo perduto l’onore agli occhi del mondo intero; quale maggiore sciagura di questa? E quanti decenni saranno mai necessari per far almeno impallidire il bruciante ricordo di questa vergogna? / Il periodo che stiamo attraversando è indubbiamente uno dei più tragici; le nostre forze armate, lasciate dopo l’8 settembre nel caos più nero, si sono rapidamente sbandate e sono state ovunque disarmate dall’alleato tradito, il quale a dire il vero avrebbe potuto esercitare con ben maggiore acredine le sue vendette. / I nostri Arsenali, le nostre Difese, le poche unità rimaste sono state presidiate od armate dai tedeschi. / Voi avete compiuto un’opera che merita il riconoscimento della Marina; avete mantenuta l’integrità e l’efficacia dell’Arsenale di Venezia nel periodo più critico; avete fatto in modo che noi non divenissimo degli estranei anche in questo nostro stabilimento. / Tale stato di cose è però ora superato colla creazione della nuova Marina repubblicana; la vostra opera che fino a ieri è stata preziosa oggi costituirebbe un ostacolo al faticoso tentativo che si sta facendo per riavere dai tedeschi le nostre basi, le nostre istituzioni ed infine anche le nostre unità. / La vostra crisi di coscienza può essere facilmente superata quando considerate che se avete finora lavorato alle dirette dipendenze dei germanici, ora potete avere la possibilità di continuare la vostra opera sempre al loro fianco ma sotto la nostra bandiera, nella nostra nuova Marina, questa Marina che noi abbiamo il sacrosanto dovere di non lasciar morire. / Personalmente io sono convinto di aver scelto la giusta via. Appartengo infatti alla schiera di coloro che avendo profondamente sentito tutto l’orrore del vergognoso voltafaccia operato da chi pur di abbattere il fascismo non ha esitato a gettare la nostra Patria nel fango e gli italiani nel baratro morale e materiale, hanno reagito e reagiscono // per continuare la lotta e nello stesso tempo per garantire la vitalità e la continuità delle nostre istituzioni. / Non si potrà certo dire che nell’ora grave che l’Italia ha attraversato ed attraversa noi possiamo essere stati spinti da mire allettanti a prendere questa decisione; sarebbe stato ben più comodo, come molti hanno fatto, rimanere nascosti ad assistere agli avvenimenti per schierarsi al momento opportuno dalla parte del vincente. Noi ci siamo messi dalla parte della giustizia e dell’onore, anche se la partita poteva sembrare irrimediabilmente perduta. Noi intendiamo tener fede agli impegni presi solennemente proprio dallo stesso Sovrano, a nome della Nazione tutta, colla dichiarazione di guerra a lato della Germania e con le ripetute assicurazioni di incrollabile fedeltà all’alleanza. / Fra le varie categorie di persone in cui le forze armate si sono suddivise dopo le infauste giornate di settembre (gente passata al nemico – gente al servizio diretto dei tedeschi – gente che sta guardando alla finestra – gente che continua la lotta sotto le nostre insegne a fianco dell’alleato) noi che apparteniamo a quest’ultima categoria siamo indubitatamente quelli che si sentono più a posto di tutti, perché rappresentiamo la continuazione logica e legittima dell’opera iniziata nel giugno del 1940. / Voi siete liberi di condividere o no il mio punto di vista; la vostra decisione deve essere liberamente presa. Vi informo solo che ognuno di voi può ancora presentare domanda di far parte della Marina Fascista Repubblicana. / Vi debbo anche onestamente avvertire che non tutte le domande saranno accettate; un’apposita Commissione le esaminerà e sceglierà coloro che dovranno far parte dei quadri della nuova Marina. / E poiché qualcuno di voi mi ha posto il quesito, è bene che io dica che non è possibile prendere impegni per la conservazione dell’attuale destinazione, o comunque di una destinazione a Venezia, per chi farà la domanda; potranno essere al massimo tenuti in considerazione le necessità ed i desideri giustificati da parte di alcuni. // Ed ora chiudo, pregandovi soprattutto di tener presente che è assolutamente necessario rimanere il più possibile uniti in questo triste periodo della nostra storia; solamente colla concordia e con l’unità di opere e di intenti potremo assicurare alla nostra Marina le premesse per la sua rinascita» (3).

 

 

1944: la guerra si combatte… non sul solo fronte!

Esattamente dopo 450 anni dalla pubblicazione dell’opera di Sebastian Brant, Das Narrenschiff (La Nave dei Folli), il contenuto di tale libro sui malcostumi del genere umano si può ritrovare condensato nelle azioni che, bene orchestrate, vogliono portare a legare mani e piedi alle sole forze –per altro Volontarie!– che stanno combattendo in Italia contro l’invasore e i traditori.

Fortunatamente per l’intera Decima il tutto si risolve per il meglio.

Ferrini è l’esecutore il quale, andata male la faccenda, diventa il capro espiatorio e scompare di scena. Lo si rammenta (ancora una volta!): nel 1947 è nella congrega dei “fascisti rossi” di Stanis Ruinas, assieme all’ex Generale Emilio Canevari.

 

 

Qualcheduno dice “basta!”.

In merito alla vicenda si riporta anche la comunicazione riservata e personale di Giuseppe Sparzani, datata 4 giugno 1944, indirizzata al Ministero delle Forze Armate della R.S.I. Già Capo di Stato Maggiore, è il Sottosegretario di Stato alla Marina Repubblicana che sostituisce Ferrini; la sua lettera è redatta in base alla lettura dei documenti precedentemente trascritti (XVIII parte) (4).

 

[Testo dattiloscritto, su carta intestata]

Il Sottosegretario di Stato per la Marina

P.d.C. 873, 4 giugno 1944.XXII

140184 – RP alleg. 2

Riservato Personale

al ministro delle forze armate // tramite: // marina collegamento ff. aa. p.d.c. 867

argomento: X^ Flottiglia M.A.S. –

Il 20 maggio il Duce mi ha consegnato l’unito foglio (allegato 1) contenete diverse accuse contro la X^ Flottiglia M.A.S.- // Ho incaricato il Comandante borghese di svolgere un’ampia, esauriente e severa inchiesta su tutti gli 11 punti del foglio stesso. // Egli mi ha trasmesso il risultato dell’inchiesta che allego in copia (allegato 2), dal quale risulta che le informazioni portate al Duce sono vere e proprie calunnie.- // Si prega di voler proporre che contro il delatore siano prese le gravissime sanzioni che esso merita.- // [firma a penna] (Giuseppe sparzani) (5).

 

 

“L’Inghilterra ama il tradimento…”.

Ecco una frase di Sparzani che si riscrive volentieri: «L’Inghilterra ama il tradimento, ma disprezza i traditori». Il motivo è semplice: dà il “destro” per trascrivere una serie di passi vergati da un personaggio discusso e discutibile, se si vuole. Passi del testo che lasciano intendere un messaggio chiaro, ma evidentemente, soprattutto ai giorni nostri, non per tutti. Un messaggio che ogni Italiano degno di essere considerato tale avrebbe preferito non leggere mai, quale ne sia o ne sia stata la fede politica, religiosa, l’inclinazione filosofica o altro ancora.

Il toscano Kurt Erich Suckert, alias Curzio Malaparte, ufficiale dell’esercito regio “sabaudo” passato al nemico, passeggia per Napoli occupata e giunge in un ex convento adibito a caserma. Gli sono presentati degli uomini: una schiera di ex soldati italiani che passa in rassegna per poi tenere loro un discorso.

Ma prima di ciò fa dire a sé stesso:

«Le uniformi del Corpo Italiano della Liberazione erano vecchie uniformi inglesi di color kaki, cedute dal Comando Britannico al Maresciallo Badoglio, e ritinte, forse per tentar di nascondere le macchie di sangue e i fori dei proiettili, di un verde denso, color di lucertola. Erano, infatti, uniformi tolte ai soldati britannici caduti a El Alamein e a Tobruk. Nella mia giubba erano visibili i fori di tre proiettili di mitragliatrice. La mia maglia, la mia camicia, le mie mutande, erano macchiate di sangue. Anche le mie scarpe erano state tolte al cadavere di un soldato inglese» (Curzio Malaparte, La pelle, ristampa, Adelphi Edizioni, Milano 2010, p. 14).

Poi Suckert osserva gli esseri umani che ha innanzi:

«I soldati (erano quasi tutti molto giovani, si erano battuti bene contro gli Alleati in Africa e in Sicilia, e per questa ragione gli Alleati li avevano scelti per formare il primo nucleo del Corpo Italiano della Liberazione) stavano allineati in mezzo al cortile, là davanti a noi, e mi guardavano fisso. Erano anch’essi vestiti di uniformi tolte ai soldati inglesi caduti a El Alamein e a Tobruk, le loro scarpe erano scarpe di morti» (Ibidem, p. 15).

Ma chi sono costoro? Esseri andati a rimpiazzare cadaveri, in uniformi di cadaveri, pronti per poter divenire cadaveri loro stessi al servizio del nemico?

Poi, cerchiamo per un attimo di non pensare al “cambio di bandiera”, ma solo a questo: come si fa ad accettare d’essere vestiti, a “spregio”, con divise palesemente tolte ai morti e tinteggiate?

Posso solo asserire: assenza di dignità.

Occorre aggiungere altro?

 

 

 

Note

 

1) Giuseppe Sparzani (Venezia 1899 – Roma 1964) diviene Ammiraglio nel gennaio del 1943, aderisce alla R.S.I. e il 18 ottobre dello stesso anno diviene Capo di Stato Maggiore della Marina Repubblicana; dal febbraio del 1944 è Sottosegretario di Stato.

 

2) «Mi è stato da più parti riferito che in occasione della Vostra visita a Venezia, come pure in altre circostanze, avreste rivolto agli Ufficiali parole che sarebbero state interpretate come espressione della Vostra poca fede politica. / [etc., etc.]».

Si tratta del documento n. 25615, proveniente dall’ISEC, Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea – Archivio Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (Isec), Sesto San Giovanni, Fondo Odoardo Fontanella, b. 50, fasc. 218.

 

3) Si tratta del documento n. 25615, proveniente anch’esso dall’ISEC, Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea – Archivio Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (Isec), Sesto San Giovanni, Fondo Odoardo Fontanella, b. 50, fasc. 218.

 

4) Si tratta dei documenti n. 25653 (allegato 1) e 25648-25652 (allegato 2) provenienti anch’essi dall’ISEC, Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea – Archivio Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (Isec), Sesto San Giovanni, Fondo Odoardo Fontanella, b. 50, fasc. 218.

 

5) I.S.E.C., Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea – Archivio Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (Isec), Sesto San Giovanni, Fondo Odoardo Fontanella, rispettivamente b. 50, fasc. 218.

 

N.B.: I bolli a corredo provengono da: Archivio di Stato di Milano; Tribunale Militare per la Marina in Milano (Repubblica Sociale Italiana), Procedimenti archiviati. Autorizzazione alla pubblicazione. Registro: AS-MI. Numero di protocollo: 2976/28.13.11/1. Data protocollazione: 29/05/2018. Segnatura: MiBACT|AS-MI|29/05/2018|0002976-P.

 

L’articolo di giornale è tratto da: Avanguardia Vicentina, Periodico della Federazione dei Fasci Repubblicani, Anno II, N. 4, Vicenza, 1 febbraio 1945, p. 1.

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Categorie: Controstoria, X Mas

Pubblicato da Ereticamente il 29 Giugno 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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