fbpx

DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: propaganda per la riscossa (XIX parte) – Gianluca Padovan

DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: propaganda per la riscossa (XIX parte) – Gianluca Padovan

«Che vuole l’Italia? / 1) i suoi confini naturali per la sicurezza del suo popolo / 2) le colonie per il lavoro e la prosperità dei suoi figli / 3) il suo posto nel mondo per l’esercizio della sua missione di civiltà / 4) il diritto – che le dànno 3000 anni di storia – della “parità tra i pari„ con tutti gli Stati, nella ricostruzione del mondo. / La R.S.I. rappresenta il regime popolare italiano, e costituisce una garanzia per i popoli con la sua sana, operosa e realistica democrazia. / Questi sono gli ideali per cui la “Decima” combatte»

Volantino della Decima Flottiglia MAS

 

 

Bollo: un altro segno lasciato dalla Decima.

Nella XVI parte si è parlato dei bolli e della loro importanza. Ed anche questa volta, prima di concludere l’argomento riguardante l’arresto del Comandante Junio Valerio Borghese e la successiva promozione a Sottocapo di Stato Maggiore della Marina Nazionale Repubblicana (XIII, XIV, XV, XVII e XVIII contributi), si torna su di un particolare aspetto dei documenti d’archivio.

Innanzitutto i documenti costituiscono una solida base su cui condurre le indagini storiche. Per quanto concerne la Storia della Xa Flottiglia M.A.S. si può apprezzare la profusione di tanti e differenti timbri approntati in un arco temporale assai breve a testimonianza delle tante unità da combattimento sorte in brevissimo tempo. Pertanto nelle prossime settimane seguiranno altre parti solo ed esclusivamente dedicate ai documenti e ai bolli.

 

Volontari per l’esercito nazionale.

A differenza dell’elefantiaco e inconsistente apparato militare architettato da Ferruccio Ferrini (XVII e XVIII contributi), la Xa Flottiglia M.A.S. era letteralmente “decollata” e già verso il termine del 1943. Difatti il senso del dovere verso la Patria e il “richiamo” del Sangue avevano fatto sì che nelle fila della Decima confluissero a getto continuo sempre nuovi e motivati Volontari.

Tutti sapevano che la lotta era disperata, ma altrettanto certamente vi era la consapevolezza che occorreva battersi anche per riscattare l’onore dell’Italia, infangato dalla massoneria nazionale alle dipendenze di quella inglese e americana, e dai suoi “capi” tra cui figuravano i Savoia, Badoglio e buona parte dello Stato Maggiore.

A dispetto delle tante malelingue fiorite come muffe nel tempo i risultati conseguiti dalla Decima furono e rimangono chiari e incontrovertibili: questo a ulteriore dimostrazione, semmai ve ne fosse stato (e ve ne sia ancora oggi) di bisogno, che le chiacchiere e i tradimenti hanno vita breve, perché essi causano senz’altro danni, ma il tempo li consegna infine alla Storia e sempre per quello che sono stati.

Oggi, al di là di facili entusiasmi e di “pulsioni pilotate”, bisogna esaminare la Storia per quello che è stata, non per quello che ci piacerebbe che essa avrebbe potuto essere.

Ha scritto Giorgio Giorgerini: «I reparti terrestri della X MAS furono piuttosto numerosi: grazie all’affluenza di migliaia di volontari vennero costituiti battaglioni, compagnie e gruppi, comandati indifferentemente da ufficiali della Marina – sia di Stato Maggiore sia di corpi tecnici – o dell’Esercito. L’equipaggiamento, non dovizioso, era il migliore di cui si potesse disporre all’epoca nel Nord Italia. Mancavano mezzi corazzati da combattimento e la motorizzazione era limitata ad alcuni autocarri di vario tipo. Il nome di alcuni battaglioni è ancor oggi ricordato con rispetto per la loro condotta in combattimento sui fronti di Anzio-Nettuno, del Senio, sulle linee di estrema difesa dall’invasione slava dell’Istria, della Venezia Giulia e del Friuli» (Giorgio Giorgerini, Attacco dal mare. Storia dei mezzi d’assalto della Marina italiana, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2007, p. 313).

 

La marcia continua con il Maestrale-Barbarigo.

Il numero unico La marcia continua, a cura dell’Ufficio Stampa del Partito Fascista Repubblicano, è stato recentemente ristampato. La copia, come l’originale, è priva del luogo d’edizione ed è datata «28 OTTOBRE XXIII». Escluse le quattro di copertina, il numero si compone di 50 pagine (24,5 x 32 cm), di cui 48 pagine sono numerate.

Si tratta indubbiamente di testi che contengono chiara propaganda, ma sono altresì composti per dare una precisa e incontrovertibile informazione: in Italia si combatte per la difesa del suolo patrio contro l’invasore angloamericano e i loro mercenari.

La pagina n. 28 è dedicata al Battaglione Barbarigo (disegno verde, caratteri neri e bianchi), mentre quella seguente riguarda la Xa Flottiglia M.A.S. in generale. In esse figurano i nomi di alcune delle unità militari della Decima che si batterono sempre con valore.

 

Ecco la trascrizione del testo a pagina n. 28:

«LA MEDAGLIA DI / BRONZO AL V. M. / AL GAGLIARDETTO / DEL BATTAGLIONE / BARBARIGO / Armato essenzialmente di coraggio / e di fede, chiedeva di essere inviato / al fronte di Nettuno per riscattare / l’onore della Patria tradita. / Al fianco dell’alleato fedele in tre / mesi di asperrimi combattimenti / contendeva fino all’estremo alle / orde travolgenti dei nuovi barbari il / possesso di Roma immortale, dando / luminosa prova di strenuo valore e / consacrando con il sangue dei mi- / gliori, il diritto sacro dell’Italia alla / vita ed alla rinascita / Fronte di Nettuno / 4 marzo – 3 giugno 1944-XXII» (Ufficio Stampa del Partito Fascista Repubblicano -a cura di-, La marcia continua, Numero unico, 28 Ottobre, s.l. 1944, Ristampa del Centro Studi Propaganda, 2017, p. 28).

L’articolo «Quelli della X», non firmato, con il disegno in verde a pagina n. 29, così recita:

«“Decima”! fu il grido che un reparto lanciò verso il cielo l’alba del 9 settembre. E fu un giuramento. / Mentre tutto l’Esercito regio si dissolveva nell’avvilimento della più vergognosa capitolazione, quattrocento uomini ritrovarono in se stessi la forza di reagire all’infamia; mentre ovunque le bandiere gloriose che avevano conosciuto le più fulgide vittorie ed erano state, su tutti i campi di battaglia testimoni dei più grandi eroismi, venivano ammainate in ogni parte d’Italia e spesso lacerate dall’insulto supremo dell’idea che esse rappresentano, in uno dei tanti golfi della Patria, la bandiera della Decima Massi levava lenta sul pennone, fino in cima, tra gli squilli della tromba, nel quadrato di uomini di cui gli occhi lucidi più del solito, tradivano l’intima emozione, le sofferenze del loro cuore affranto. / L’alzabandiera della Decima fu così non la solita cerimonia di tutti i giorni, in quell’alba settembrina, ma fu il primo segno di una riscossa che non tarderà ad agitare gli animi dei migliori. In quel grido di guerra fu il primo anelito di una gioventù spiritualmente sana di ricominciare d’accapo, da quello stesso giorno, un lavoro di un secolo che i traditori avevano distrutto di colpo. E questo nel nome di una tradizione che è fra le più fulgide dei nostri reparti armati, nel nome della tradizione di gloria della Decima Mas che uomini di ardimento crearono, che Caduti numerosi arricchirono con il loro sacrificio. / Le gesta di questi uomini sono state finora poco conosciute: il tradimento già in atto all’inizio della guerra non ha mai permesso infatti, sotto il pretesto del segreto militare, fosse reso di pubblica ragione questo eroismo che giorno per giorno si compiva sui mari, nelle più lontane basi del nemico, nei più aspri confronti con le superiori forze inglesi. Non si voleva, rivelando i sacrifici coronati da vittoria di questi uomini, inorgoglire il popolo italiano il quale privato di un alimento di fede e di certezza, più facilmente avrebbe accolto supinamente l’infamia che si stava perpetrando ai danni della Patria. Ma la storia non si può cancellare; e le gesta della Decima oggi stanno ad indicare agli italiani la via del vero onore che è via di virtù e di sacrificio. / Nel corso della guerra ben 7 medaglie d’oro e 86 medaglie d’argento hanno adornato i petti dei Caduti e dei viventi. Le basi di Alessandria, Gibilterra, Suda, Algeri, Mar Nero, Ladoga, hanno visto gli scafi guizzanti portarsi temerariamente a poca distanza dalle navi e sganciare contro di esse il siluro mortale, fra una rete di fuoco che la difesa cercava di porre ad ostacolo agli audaci. / La Queen Elisabeth, la Valiant, l’incrociatore York, le petroliere e i trasporti che innumerevoli sono andati a finire sotto i colpi dei siluri, negli abissi del mare sono altrettante tappe di questo cammino di gloria. / I Caduti sono stati tanti ma essi non sono morti invano. A coloro che sono rimasti essi hanno insegnato che la vita è soprattutto un dovere verso la Patria, prima di essere un diritto. / La Decima costituì in tal modo, il 9 settembre dello scorso anno il primo reparto dell’Esercito repubblicano il quale si formerà man mano nello spirito di un sentimento di onore e di una tradizione di gloria che la Decima aveva saputo mantenere intatto nei tristi giorni della capitolazione. E il grido lanciato quell’alba, di fronte al mare tante volte solcato, fu una promessa solenne. / Dopo l’alza bandiera, la medaglia d’oro Valerio Borghese Comandante della Decima Flottiglia Mas, non parlò ai suoi uomini; non era necessario ribadire con le parole ciò che ciascuno aveva ormai deciso nell’intimo del proprio cuore. Ognuno al proprio posto, la guerra continuava al fianco degli alleati germanici. / Le azioni di guerra furono subito riprese; e il mare // nostro provò la gioia d’essere ancora solcato da scafi portanti alta la bandiera tricolore. Nella notte del 21 al 22 febbraio il Mas del sergente Chiarello e del marò Candiolo penetrò nella rada di Anzio e ivi lanciò un siluro di morte contro un caccia avversario che lentamente si inabissava. Il Mas venne inseguito da una corvetta nemica che cercava disperatamente di raggiungerlo per affondarlo e colpire così gli audaci. Chiarello allora decise di fermarsi; la prospettiva di una nuova vittoria lo attirava maledettamente. Appena a tiro giusto una mina antinave venne lanciata e la corvetta inglese, colpita, si piegava sul fianco e scompariva fra le onde, mentre dal Mas vittorioso si lanciava alto nel cielo il grido “Decima”! / Altre azioni furono condotte con eguale valore; nuove glorie si aggiunsero a quelle del passato; la Decima entrò così nel cuore di tutti gli italiani. Il guardiamarina Baglioni il 29 aprile affondò una corvetta; Nesi mandò a fondo il 13 maggio una grossa unità. / Intanto i reparti si moltiplicavano; da tutte le parti dell’Italia libera dall’invasore i giovani accorrevano per combattere nei ranghi della Decima. E non solo il mare fu testimone di gloria; anche le campagne intorno ad Anzio ben presto conobbero il grido di guerra dei fanti del mare. Il Barbarigo infatti qui combattè contro gli anglo-americani e combattè con onore come gli stessi germanici riconobbero nei loro bollettini di guerra. E per l’onore caddero ancora tanti della Decima, con il sorriso sulle labbra, perché quelli della Decima non temono la morte. Essi hanno infatti come fregio una morte che stringe tra le labbra una rosa: “sorella morte, di te non temiamo”, così dicono i fanti del mare. / Il Comandante Borghese fu sempre più orgoglioso dei suoi ragazzi; essi rappresentano infatti il fior fiore della giovinezza italica e del volontarismo. Sono quelli dei mezzi speciali d’assalto del gruppo Sciré, della Scuola Piloti Todaro, della Scuola di Ardimento Giobbe, del gruppo Moccagatta, della squadriglia siluristi del gruppo nuotatori e paracadutisti, dei sommozzatori, dei gruppi speciali Gamma e Maiali. Di questa magnifica gioventù non solo la guerra volle il suo contributo immancabile di sangue; anche i traditori dell’interno la privarono dei migliori. Cadde così il Comandante Bardelli e numerosi altri; ma il loro sacrificio è vendicato dai battaglioni Serigo, Sagittario, Freccia, Celere, Fulmine, Colleoni, coadiuvati dalla batteria S. Giorgio. / Intanto il miracolo si compiva; si riformavano ovunque i nuovi reparti armati che in Germania affineranno il loro addestramento alla guerra. Ovunque fu un rifiorire di speranze; l’Italia non poteva morire. Finché essa infatti sarà capace di esprimere uomini come questi, il suo avvenire è certo qualunque destino la contingenza riservi. / E la “Decima” continua nel cammino generosamente scelto in quella lontana mattina del 9 settembre; in quello stesso golfo ogni giorno la stessa bandiera di quel giorno si alza fra gli squilli di tromba e questa volta un sorriso di gioia illumina gli occhi di quelli della Decima. Il grido consueto di Decima si leva ancora alto nel cielo e le onde lo portano lontano per il mare. E in quel grido è l’Italia che cammina verso la sua nuova grandezza» (S.N., Quelli della X, in Ufficio Stampa del Partito Fascista Repubblicano -a cura di-, La marcia continua, Numero unico, 28 Ottobre, s.l. 1944, Ristampa del Centro Studi Propaganda, 2017, p. 29).

 

Per la difesa del Patrio Suolo.

Consultando il sito web ufficiale della “Associazione Combattenti Xa Flottiglia MAS” (associazionedecimaflottigliamas.it) possiamo leggere i dati essenziali riguardanti i Battaglioni più noti della Decima:

– Btg Barbarigo (già Maestrale)

– Btg Freccia

– Btg Fulmine

– Btg Lupo

– Btg Valanga

– Btg N.P. (Nuotatori Paracadutisti)

 

Sono inoltre menzionati:

– Gruppo Artiglieria da Campagna Colleoni

– Gruppo Artiglieria da Campagna Da Giussano

– Gruppo Artiglieria da Campagna San Giorgio

– Servizio Ausiliario Femminile (S.A.F.) Xa

 

Parlando di bolli si possono qui ricordare (1):

CASTAGNACCI. Indicato come Battaglione, è costituito a La Spezia nel marzo del 1944.

SERENISSIMA. Indicato come Battaglione, è costituito a Venezia nel febbraio del 1944 e destinato alla difesa della Laguna Veneta.

Tutti i bolli qui presentati provengono dall’Archivio di Stato di Milano (2).

 

NOTE

 

1) Per quanto riguarda i reparti combattenti della Decima si può consultare sul web: http://xoomer.virgilio.it/ramius/Militaria/xmas_reparti_costituiti.html

 

2) Archivio di Stato di Milano; Tribunale Militare per la Marina in Milano (Repubblica Sociale Italiana), Procedimenti archiviati.

Autorizzazione alla pubblicazione. Registro: AS-MI. Numero di protocollo: 2976/28.13.11/1. Data protocollazione: 29/05/2018. Segnatura: MiBACT|AS-MI|29/05/2018|0002976-P.

 

Print Friendly, PDF & Email
Categorie: Controstoria, X Mas

Pubblicato da Ereticamente il 22 Giugno 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Lascia un commento

    Fai una donazione


  • roma 14 dicembre

  • siamo su telegram

  • afrodite

  • ekatlos

  • melissano 21 dicembre

  • teatro andromeda

    Pio Filippani Ronconi 1

  • emergenza vaccini

    Vaccini: Cosa non conosciamo? Storia,tabelle e grafici mai visionati – Vacciniinforma

    di Ereticamente

    VACCINI: COSA CI È STATO OMESSO? Nella letteratura medica, si esaltano da sempre le virtù della vaccinazione. Dopo aver letto questi libri, si riman[...]

  • post Popolari

  • a dominique venner

  • Ultimi commenti
  • archivio ereticamente

    Tag

    Newsletter

    Google Analytics

g. casalino

c. bene

J. Thiriart

m.houellbecq

a. dugin