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Una comunità in marcia – Mario Michele Merlino

Una comunità in marcia – Mario Michele Merlino

Il Solstizio al Semprevisa.

Vi sono luoghi che ci afferrano la mente ed il cuore. Ed è memoria che si conserva anche quando di quei luoghi non avremo certezza alcuna di percorrerli con gli occhi ed il passo. Penso ad esempio a Lisbona, di cui ho raccontato in Strade d’Europa. Il tempo di scendere alla stazione di Sant’Apollonia un caffè pochi passi e ritrovarsi in malo modo rispedito oltre confine. Ciò vale per Toledo e le sue notti magiche, sudore e sperma e l’illusione di preservarne il dono per sempre. E l’elenco di immagini e sentimenti ed emozioni potrebbe ben proseguire in una sorta di diario intimo. Non é necessario andare lontano nel passato del proprio vissuto o mettervi distanze da travalicare con il pollice levato o in treno aereo nave. A meno di cento chilometri… Venerdì scorso, tardo pomeriggio, alle porte di Latina. Percorrendo la via Pontina il traffico impone lunghe code e la guida a passo d’uomo. Temo d’arrivare in ritardo e me ne preoccupo. La ‘nostra’ comunità mi attende per la presentazione del libro di cui mi sono preso cura dopo averne ideato la struttura. (Un libro nasce perché deve nascere, nel tempo e per circostanze, un incontro una immagine un’idea che magari cova come fuoco sotto la brace per irrompere vivida fiamma all’improvviso). Titolo: Rappresentazioni in nero. Con il mio diretto intervento su Goffredo Coppola di cui ho scritto su Ereticamente un lungo articolo.

Un pretesto in fondo – ne sono consapevole e ne condivido l’intento (so mettere in sordina la vanità da intellettuale) – per ritrovarsi riconoscersi lo stare insieme in un momento antico e nuovo al contempo. Non basta incontrarsi per strada un caffè al bar o quattro chiacchiere in piazza del Popolo, lungo il muro della Prefettura. Non sono e non furono questo non sognarono non si batterono non appresero riti e modelli di comportamento solo per un gesto amicale e frettoloso. Tacito e imperioso e granitico s’impose il giuramento d’essere fedeli agli ideali che, essi soli, sono in grado di preservarci liberi. Nonostante ogni difficoltà divergenza possibile lontananza si diventa ciò che si è. Nascere per dovere vivere per obbligo… straordinaria forma e unica di libertà.

Il sole si riverbera sul vetro della macchina. Sonnecchio. Immagini ricordi assonanze si accavallano si susseguono simili a moviola di un remake fatto di anni in cui capelli e barba erano parimenti lunghi e arruffati, ma solo appena striati di grigio. E il passo nervoso e spedito. Andare e sempre oltre. E il corpo asciutto e disposto a mettersi in gioco. E lo sguardo, illuso, di travalicare ogni linea d’orizzonte, intesa quale confine di un universo concentrazionario. Strade d’Europa non è stato solo un buon libro, un descrivere luoghi raggiunti e storie del nostro continente. Una tentazione, forse un di più ancora, un destino. E Latina, la ‘nostra’ Littoria (oggi ridotta, così come tanta parte d’Italia, in Latrina), sovente la meta.

Ecco il Semprevisa, alla pendice dei monti Lepini. Oltre Sezze, l’eremo e il comune di Bassano. Qui – si racconta – trovarono rifugio alcuni cavalieri Templari in fuga, dopo la scomunica dell’Ordine e il rogo del Gran Maestro Jacques de Molay a Parigi il 18 marzo del 1314 (ne farebbe fede, in una sorta di grotta, un dipinto assai mal ridotto raffigurante, sembra, il Bafometto, l’idolo pagano e, per alcuni, richiamante Satana). Lo visito, scavalcando la fragile rete di recinsione. E, percorrendo un sentiero fra gli alberi, superato il fontanile e presso i ruderi di un modesto edificio, lo spazio ove si crea il cerchio magico della comunità, il fuoco e noi seduti intorno a bere e cantare e in attesa dell’alba. Seri e disciplinati. Solstizio, atto sacrale. Poi, lesti, il balzo verso la cima e, a braccio teso, salutare il sole nascente… Ogni inverno, circondati dalla notte il freddo pungente la neve tra l’erba secca e sui rami spogli. A giugno un tripudio di stelle le piante ornate di gemme il tepore della primavera avanzata.

Era stato Adriano Romualdi a sollecitarci verso luoghi alti e solitari di montagna ove trascorrere desti la notte, intorno al fuoco in un cerchio a ricordare gli antichi popoli nordici che, nel giorno del solstizio d’inverno, accendevano roghi a forma di ruota e di svastica a vincere la morte del sole e attenderne la resurrezione. Aggiungeva come la difesa di Berlino, nell’aprile del ’45, fosse sì la ‘finis Europae’ ma che la cappa mefitica scesa sul nostro continente si sarebbe alfine dissolta al sorgere dell’alba sicura. E Juppiter Sol invictis ci avrebbe ricondotto sulla via dell’onore e del combattimento e della vittoria. Non é stato così ma crederci e lottare é stato bello… Ecco i volti di coloro che ci hanno preceduto – e Lanfranco li richiamerà per un minuto di silenzio, in piedi e le braccia dietro la schiena. Dino e Cispo in primo luogo. Le idee ardite e l’azione fedele. Ciò che fa di una comunità è lo stile. In questo locale di cui Filippo ci ha concesso lo spazio. (A casa, nel mio studio, alla parete la fotografia di Salvatore, in divisa della Legione Straniera, il mitra in spalla nella boscaglia del Gabon, Africa. Poi il ritorno a casa, in ruvida cassa di legno, il tricolore francese il chepì e le decorazioni sul cuscino di velluto scuro. ‘Avevo un camerata’…).

E, allora, pensi che in fondo n’è valsa la pena, limiti ed errori compresi, le tue tante battaglie intraprese e le tante perse, le idee con cui si è guardato il mondo e se n’è sognato un altro e migliore, i chiavistelli alla porta le sbarre alla finestra, i bastoni e le barricate, le parole scritte quelle dette. Sì, n’è valsa la pena se hai di fronte a te, al tuo fianco, una comunità d’esseri in cammino d’esseri contro… 18 maggio ore 18,30 Latina la comunità vive ed è ben più di soli uomini accorsi all’ascolto di poche chiacchiere di un professore in pensione e di un libro…

Tutto qui? Con un po’ di sana retorica (scriveva l’amico Aldo Salvo, nel suo bel libro Mal di Roma ‘La retorica te la ficcano tra i denti a calci ed esce pisciando, ma quel che resta ti forma’) vorrei poter concludere che la marcia continua… E se il Sempre-visa non appartiene più alle mie gambe doloranti al fiato fattosi corto, la memoria non disperde volti amicizia cameratismo. Sempre quella fierezza e quella speranza lasciateci a testamento e in dono da Robert Brasillach di fronte al plotone d’esecuzione.

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Categorie: Punte di Freccia

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 30 Maggio 2018

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

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