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L’aborto e il tramonto della civiltà – Emanuele Franz

L’aborto e il tramonto della civiltà – Emanuele Franz

Gli scienziati ci assicurano che la regione dell’universo visibile è una sfera con un diametro di 47 miliardi di anni luce. Una dimensione nemmeno immaginabile dalla nostra mente, uno spazio immenso che per la nostra mente e le nostre grandezze è facilmente confondibile con l’infinito.

In questo abisso di spazio fatto di polveri e vuoti, di forze e di torsioni, un bel giorno compare un essere pensante, compare la coscienza, compare il miracolo della Vita. La vita che ha creato Mozart, Botticelli, Omero e tutti noi. Che cosa sia la coscienza, il pensiero, è oggetto di indagine da oltre tremila anni da parte dell’uomo. Possiamo però dire che ancora non si è spiegato come mai nel bel mezzo di un nulla cosmico d’un tratto compare la coscienza. Già questo di per sé è un Miracolo. Il fatto che io esista, che scriva e che parli, che respiri, è il più alto mistero. E questo mistero, questo Dono, spesso lo prendiamo come un dato di fatto senza interrogarci sul suo valore.

A tre settimane dal concepimento, come è noto, un feto già possiede un cuore che pulsa e un sistema nervoso che gli permette di provare sensazioni, emozioni, sofferenza, e di elaborare informazioni.  Ora ci si chiede, qualsiasi ne siano le ragioni, come si fa a uccidere un feto? Come si fa a schiacciare, a estirpare, a sopprime il più alto Mistero, il più grande Dono che l’esistenza ci ha offerto?

Nel duemila avanti Cristo i Saggi della tradizione indoeuropea si sono interrogati sulla stessa questione e nei secoli hanno trascritto nei Veda le loro riflessioni. C’è un passo dei RgVeda, (X,72) una delle più alte testimonianze della saggezza umana di cui disponiamo, in cui si narra che la Dea Aditi, la Dea della Libertà, la Madre originaria, partorisce otto figli. Sette nacquero bene e divennero Dei ma l’ottavo, Martanda, fu abortito. Aditi però non poteva accettare la fine di un suo figlio e così lo riprese dentro di sé affinché rinascesse e venisse alla vita. E così fu. L’ottavo che nacque fu il primo uomo sulla terra.  Il Mito è eloquente. Se la Dea avesse accettato l’aborto non vi sarebbe nemmeno un uomo sulla terra.

Tutte le madri e tutti i padri si interroghino. Quando un feto viene abortito, quel feto potrebbe essere Albert Einstein, Ludwig Van Beethoven, Leonardo Da Vinci, o, più semplicemente, il nostro migliore amico, la persona alla quale vogliamo più bene, o, in altre parole, noi stessi.

Emanuele Franz

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Categorie: Etica

Pubblicato da Emanuele Franz il 24 Maggio 2018

Emanuele Franz

Emanuele Franz (Gemona del Friuli, 14 agosto 1981) è saggista, filosofo e poeta. Nel 2008 fonda la casa editrice Audax (www.audaxeditrice.com) che tutt’ora dirige. Ha all’attivo oltre 16 pubblicazioni che spaziano dalla poesia alla saggistica. Si occupa di filosofia e storia delle religioni. La sua maggiore Opera nel campo della saggistica è Le basi esoteriche della microbiologia. Principi per una nuova teoria della vita basata sul Pensiero Esteso, del 2016. L’Opera subito dopo la pubblicazione raggiunge grande apprezzamento da studiosi e intellettuali italiani, come il neuropsicologo Franco Fabbro e il giornalista Marcello Veneziani, ed anche all’estero con l’apprezzamento del filosofo Noam Chomsky. Del 2017 invece il suo -La storia come organismo vivente-; un saggio sulla storia universale che sfocia nella filosofia politica in cui sostiene una innovativa teoria sul tempo, argomentando la tesi che la storia è un organismo e il tempo un corpo, in modo che nel sistema vivente complessivo il futuro possa interagire, nonché influenzare, il passato. Il libro è apprezzato da molti studiosi fra cui Massimo Cacciari, Marcello Veneziani, Noam Chomsky, Sossio Giametta, Alessandro Barbero, Emanuele Severino e altri.

Commenti

  1. PAQUITUS

    “Quando un feto viene abortito quello potrebbe essere Einstein, Beethoven o Leonardo da Vinci”. Ma potrebbe essere anche un nuovo Hitler o un nuovo Stalin. Dobbiamo smetterla con questa visione antropocentrica dell’universo che ci fa vedere tutto in funzione dell’homo sapiens. Nell’universo la vita e la morte sono solo passaggi da una dimensione all’altra dell’esistenza. Nessuno può dire che l’aborto sia una bella cosa, ma non si possono condannare tutte le fattispecie di aborto in nome di una presunta sacralità della vita umana.

  2. G.CARLO

    MADRE TERESA NO ALL’ABORTO NO ALL’EUTANASIA .EPPURE LA SI ESALTA….UN GIORNO RENDERANNO CONTO A CHI .QUESTA E’ Ri-conoscere la vita in ogni suo tempo. L’inquietante domanda rivolta da Dio a Caino,”dov’è Abele, tuo fratello?” (Gen 4, 10) si trasforma in comandamento ineludibile per ciascuno: “Domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ogni suo fratello” (Gen 9, 4; cfr. Evangelium Vitae 10).

    T. Signore, aiutaci a ri-conoscere in ogni vita, anche la più piccola, la più segnata dal limite e dal male, il riflesso del tuo mistero. Aiutaci a credere che la vita è sacra poiché se perdiamo il senso
    della sacralità della vita, cadiamo in un baratro di cui non conosciamo, né possiamo immaginare il fondo.

    G. La <> ha portato il suo messaggio d’amore in ogni angolo della terra. Quando ricevette il premio Nobel disse: «Mamme, dateli a me quei bambini che volete sopprimere nel grembo»

    “L’aborto è il più grande distruttore di pace oggi al mondo – il più grande distruttore d’amore. Se non volete i vostri figli non uccideteli ma dateli a me. Distruggere una Vita con l’aborto è omicidio, anzi peggio di ogni altro assassinio. Poiché chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo e il più misero della razza umana, e la sua Vita dipende dalla madre – dipende da me e da te – per una Vita autentica. Se il bambino non ancora nato dovesse morire per deliberata volontà della madre, chi è colei che deve proteggere e nutrire quella Vita, chi altri c’è da proteggere? Questa è la ragione per cui io chiamo i bambini non ancora nati, i più poveri tra i poveri” Ecco perché nel viso di Madre Teresa c’era una luce disarmante che conquistava tutti e che le è valso il Premio Nobel per la Pace.

    Ricordi Madre Teresa di Calcutta a proposito dell’aborto?

    Lei sì che ha alzato la sua voce contro questo sterminio di massa che ha superato le vittime del nazional-socialismo (6 milioni di vittime) e quelle del comunismo nel mondo (212 milioni di vittime)

    “il maggior distruttore della pace è oggi l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un assassinio diretto compiuto dalla stessa madre”
    ( Madre Teresa, consegna del premio Nobel per la pace, aula magna dell’università di Oslo, 10 dicembre 1979)

    “L’aborto è una grave minaccia per la pace. Quando eliminiamo un bambino non nato stiamo cercando di eliminare Dio”
    ( Madre Teresa, Assemblea generale delle Nazioni Unite, New York 26 ottobre 1985 )

    “Ogni nazione che accetta l’aborto non sta insegnando al proprio popolo ad amare, bensì ad usare la violenza per raggiungere ciò che vuole”
    ( Madre Teresa, National Prayer Breakfast, Washington 3 febbraio 1994 )

    Ed il suo grido accorato: “Se non li volete, dateli a me!”

    3L C’è la tragedia dell’aborto: rifiuto della vita e atto di violenza totale contro la più indifesa delle persone umane. La vita, una volta concepita, è dal suo primo istante sacra e va protetta con la massima cura. L’aborto è il segno, per l’uomo d’oggi, della sua schiavitù più grande: la paura della vita, l’incapacità di amarla, conseguenza del rifiuto della provvidenza amorosa di Dio.

    2L Nessuno può appropriarsi della vita di un’altra persona, usarla o “punirla”, perchè nessuno può dare la vita ad un altro essere umano, nessuno può toglierla!

    5L «La pace oggi è minacciata dall’aborto, che è una guerra diretta, un’uccisione compiuta dalla stessa madre. Anche il bambino non ancora nato è nelle mani di Dio. L’aborto è il peggior male e il peggior distruttore della pace. Noi non ci saremmo se i nostri genitori non ci avessero voluto. I nostri bambini li abbiamo desiderati e li amiamo. Ma che ne è degli altri milioni? Molti si preoccupano dei bambini dell’India e dell’Africa, che muoiono di fame e malattie, ma milioni muoiono per espressa volontà delle madri. L’aborto distrugge la pace: se una madre può uccidere il proprio bambino, che cosa impedisce a me di uccidere voi e a voi di uccidere me? Niente. All’inizio dell'”Anno del bambino” ho chiesto: facciamo in modo che ogni bimbo possa nascere e che ogni non desiderato possa diventare desiderato. L'”Anno” è alla fine: i bambini li abbiamo veramente desiderati?».

    5L «Vi dirò qualcosa di sconvolgente. Noi combattiamo l’aborto con l’adozione. Così salviamo migliaia di vite. Abbiamo sparso la voce nelle cliniche, negli ospedali, nei posti di polizia: “Non uccidete i bambini, di loro ci prenderemo cura noi”. A ogni ora del giorno e della notte le ragazze madri ci chiamano. A tutte diciamo: “Venga, penseremo a lei, prenderemo il suo bambino, gli daremo una casa, gli cercheremo una famiglia”. Non abbiamo bisogno di bombe né di fucili: solo se ci ameremo potremo portare la pace e la gioia e potremo vincere i mali del mondo».

    4L Il consesso internazionale, orgoglioso della propria laicità, tace pensoso. Nessuno contesta «la donna che fece sentire la tenerezza di Dio agli sconfitti della vita», come affermò Giovanni Paolo II il giorno della morte. In piedi prorompono in un applauso scrosciante e interminabile.

    Ri-conoscere la vita significa accettare di condividere con gli altri il privilegio della creazione, instaurando con tutti rapporti costruttivi e solidi di comunione cristiana.

    T. Signore, quanto vale oggi la vita di un uomo, di una donna, di un bambino? Si uccidono persone a centinaia e a migliaia in pochi istanti… Si uccide per passione, per vendetta, per soldi, per non pagare le conseguenze dei propri errori, per un motorino…Si uccide per motivi ideologici e pseudo religiosi, per intolleranza, per presunti motivi di giustizia o di ricerca medica… Si uccide in guerre di ogni genere… Si uccide senza motivo. La vita umana vale almeno quanto quella di un passero protetto dalle leggi contro la caccia?

    3L Ri-conoscere la vita è impegnarsi a promuovere e a sostenere una cultura che accordi ad ogni vita la giusta tutela giuridica e il necessario appoggio per potersi sviluppare nella quotidiana lotta dei giorni.

    Riconoscere e riconoscenza

    G. Ri-conoscere la vita nel suo valore, nel suo mistero, nel suo quotidiano svolgersi, nel suo scorrere da una generazione all’altra, è anche motivo di riconoscenza: a Dio sorgente della vita, alle famiglie che ne sono come la culla, agli nomini tutti che la promuovono e la sostengono attraverso un’interminabile rete di solidarietà; Riconoscere la vita insegna ad essere riconoscenti a chi ce l’ha data, perché la riconoscenza e il primo e fondamentale segno che riconosce la bellezza e il valore della vita.

  3. Paolo

    Paquitus, senza offesa: lei sembra non aver capito un’accidente…

  4. Anonimo

    La vita è sacra senza dubbio. Ma è un discorso che dovrebbe forse essere visto da un punto bidirezionale. Di recente una persona, che ha una figlia adolescente con gravi problemi di handicap mi ha detto ‘io mi sto guadagnando il Paradiso, visto l’inferno che mi sta facendo passare mia figlia adesso’. Tutti hanno diritto alla vita, certamente, ma nessuno ha diritto di rovinare la vita altrui in maniera esplicita o implicita. Viviamo in un’epoca che ci offre possibilità di trascorrere la nostra esistenza in maniera più o meno dignitosa: per esempio possiamo predire se un nascituro avrà o meno una determinata patologia e agire di conseguenza (e una di queste conseguenze prevede l’aborto) e possiamo offrire a chi è meno fortunato, perché per l’appunto nato con una malattia o un difetto incurabile, le stesse possibilità (o quasi) che si danno a chi è sano (nell’antica Grecia, se non sbaglio, i neonati ‘indesiderati’ venivano buttati giù da una rupe senza tanti complimenti). Ma chi è genitore di un bambino ‘sfortunato’ vive un travaglio che altre persone magari non possono capire (passando da una serie di stadi che vanno dallo shock nello scoprire la malattia del piccolo all”accettazione’ che suo figlio è diverso dagli altri, e che tutti i sogni e i progetti fatti su di lui non si realizzeranno mai). Seguire un bambino/ragazzo con forti problemi di handicap non è facile, nonostante il supporto che la società può dare. Dunque è giusto abortire? Penso che alla fine si possa parlare quanto si vuole sul fatto che sia una pratica corretta o meno, perché tutto, come sempre, si riduce a una scelta personale, del singolo. Non si tratta di giusto o sbagliato, ma di avere o meno il coraggio di mettere al mondo una creatura che forse da sola non avrà mai la possibilità di sopravvivere (molti genitori di figli con handicap dicono ‘solo io posso prendermi cura di mio figlio’, perché semplificando di mamma ce ne una sola…). C’è chi ha il coraggio di prendersi carico della responsabilità di seguire un figlio problematico, c’è chi non ce l’ha e decide di usufruire dell’aborto. Qualunque sia la decisione che si prende non bisognerebbe giudicare/criticare queste scelte, perché derivano dalle proprie credenze ed esperienze di vita che sono diverse per ognuno di noi. Fortunatamente.

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