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La “vergine” di Julius Evola. 5^ parte – Gaetano Barbella

La “vergine” di Julius Evola. 5^ parte – Gaetano Barbella

LA “VERGINE” DI JULIUS EVOLA  SUO “FEDELE CORPO DI GUARDIA”

L’Astro-geometria solare del tema natale

A cura di Gaetano Barbella

Quinta parte

 

  1. La memoria di un passato, la natività di Roma Arcaica

14.1 La fondazione di Roma con la via astro-geometrica

Presi per i ragionamenti dell’alchimia, nell’intento di dare un contenuto logico, relativi ai risultati dell’astro-geometria solare della “Vergine” di Julius Evola, non si è fatto caso al lato cabalistico in relazione agli astri geometrici comparsi con le illustr. 3 e 4 esaminate nella seconda parte del lavoro in corso. Si tratta in entrambe le illustrazioni di tre figure geometriche regolari, un eptagramma, un pentagramma e un triangolo equilatero, ripetute, perciò, ben due volte. Come a voler rimarcare questa cosa per potervici riflettere: naturalmente sulla possibilità di intravedervi i tre numeri che vi corrispondono, ossia 7, 5 e 3 che, con sorpresa ci riconducono alla data del passato di Roma tanto memorabile.

Il 21 aprile 753 a.C., tradizionalmente è considerata la data della fondazione di Roma, Natale di Roma. Data simbolica, che però rappresenta un evento molto importante della storia legato, secondo la leggenda, alla città fondata da Romolo, discendente dalla stirpe reale di Alba Longa. Ma si tratta di una data fissata dallo storico latino Marco Terenzio Varrone, sulla base dei calcoli effettuati dall’astrologo Lucio Taruzio, però in discordia con altre date riferite ad altre leggende, basate su altri calcoli. Tuttavia è la data dello storico Varrone ad essere ritenuta a tutt’oggi quella insegnata fin dalle medie nelle scuole, ad esempio…

Ma, se la supposta Sibilla Tiburtina, nelle vesti del “fedele corpo di guardia” di Evola, è stata così veritiera nel vaticinare un passato romano che rientrava con certezza nella mente di Julius Evola, sempre preso per l’antica Tradizione Romana, naturalmente non in numeri, come è possibile venire a conoscenza di vaticini sul futuro che dovrebbero legarvisi di conseguenza? In verità resta il fatto che, se per questa prospettiva non “poté” intervenire l’astrologo T. Palamidessi, interpellato da J. Evola (un fatto non emerso da fonti storiche), perché non immaginare che la mia “intromissione” con questo scritto ‒ mettiamo ‒ sia stata predisposta per questo vaticinio riservato al futuro?

  1. Geo-mimesi di Caserta

Resta ora da dare risposta alle implicazioni del fatto di aver ottenuto la prova che presumibilmente la donna del “fedele corpo di guardia” di Julius Evola era la “vergine” che aveva nel suo “petto” il suo Nume Saturno. Cioè cosa può comportare questa eredità lasciata ai posteri da Julius Evola, immaginando che si incarni il suo spirito, così evoluto e pervaso da una insuperabile forza legata alla Tradizione pagana di Roma, e così dar luogo ad avvenimenti storici che vi si possono legare? E siccome il mondo è pervaso insanabilmente da nazioni bellicose indisposte alla pace e alla concordia, quella forza del Nume, un Saturno cui nessuno può resistere, non potrà che fare la parte del giustiziere senza pari tramite il suo presumibile IO in sede della sua discussa “Vergine”. Ma tutto questo non sembra emergere chiaramente attraverso i risultati da me posti in luce con l’astro-geometria solare della misteriosa “Vergine” di Evola. Occorrerebbe un occhio chiaroveggente per intravedervi ‒ mettiamo ‒ la tremenda ipotesi poc’anzi formulata, magari con l’aiuto di interpretazioni di profezie come quelle del famoso astrologo, medico e profeta del 1500, Michèl Nostradamus, le note Centurie e Presagi, che parlano di questi possibili avvenimenti dal carattere escatologico.

All’inizio della prima parte del lavoro in studio dimostro che Palamidessi, che sappiamo di fede cristiana, non avrebbe potuto sondare i piani akashici, almeno per questo scopo, facendo conto sulle sue note capacità di veggenza per interrogare i maestri di luce, le alte guide spirituali. Questa possibilità, secondo me, gli era preclusa a causa di un suo antico incarnato, il noto Origene ‒ e l’ho anche detto nella prima parte di questo lavoro ‒, che non si dimostrò un retto cristiano, preso per la debolezza della sua fede. Sembra che ricorse all’evirazione per evitare le tentazioni della carne, cosa che mal si dispone, secondo me, per le ricerche sul conto dell’Io di Evola. Tuttavia dal mio canto, se ho dato prova di riuscire a far luce su questo tema con la soluzione dell’astro-geometria solare posso assicurare di riuscire a far anche la parte di un certo “veggente” di nuova lega, lontano dalle piste battute del mondo dell’occulto. L’astro-geometria solare mi è servita a “interrogare” il sistema planetario intorno al Sole, ma sono in grado di “interrogare” la Terra stessa rivelando i retroscena astrali delle mappe di centri urbani e persino interi territori di Nazioni. Non solo, e sono anche disposto per far luce su segreti reconditi legati alle citate profezie di Nostradamus.

Questa è la mia storia a riguardo:

Da una certa data in poi, e precisamente il 1993, sono stato portato ad eseguire, oltre ad altre cose insolite, numerose configurazioni connesse alla morfologia dei centri urbani e località della Terra in genere, seguendo le tracce delle case, strade, fiumi, rete ferroviaria ed altro confacente. Fu come se mi si fosse dischiuso innanzi a me una certa visione del mondo della Natura, della Grande madre, nella prospettiva della sua dimensione parallela alla nostra di esseri terrestri. In esoterismo questa dimensione può essere spiegata  come una certa realtà astrale.

Ho cercato di darmene una spiegazione ritenendo di essere una sorta di sensitivo di nuovo genere, non contemplato nella casistica ‒ mettiamo ‒ dei noti veggenti che riguardano il mondo del cosiddetto paranormale. Tant’è che, ottenni di veder pubblicati i primi risultati delle mie configurazioni cartografiche terrestri, prima sul periodico  “Il Giornale dei Misteri” di giugno, nel 1997, e successivamente sul periodico “I Misteri”, edizione Cioè. In seguito ci furono alcuni studiosi che mi contattarono per approfondire la tematica su queste mie configurazioni insolite e nel 1999 entrai in relazione con il dott. Mauro Bigagli (non più in vita), il coordinatore della rivista Energie di “Studi, Ricerca e Scienza dello Spirito” di Cosentino. Mi parve un erudito personaggio carismatico e infatti mi rivelò che era dotato di una considerevole chiaroveggenza nota a pochi. A giugno del 1999 mi scrisse una lettera in seguito ad una mia in relazione sulle mie configurazioni terrestri, che ho chiamato geo-mimesi. Non la riporto per intero ma solo per la parte che riguarda le geo-mimesi mappali in questione, ed è questa: «…La sua sensibilità è tale che non può essere compreso facilmente dall’Uomo di oggi. Lei nelle sue cartografie vede una realtà astrale, appartenente ad una dimensione eterica che nessuno può concepire; questa è la verità. Ciò che dice è vero ma appartiene alla realtà dell’energia astrale. Ho approfondito molto le sue cartografie e questa è la mia conclusione. La sua sensibilità lo eleva e vede cose che altri non vedono. Lei ha una trance lucida…».

Illustrazione 1: Geo-mimesi di Caserta

Come esempio a campione mostro la geo-mimesi di Caserta mappale dove sono vissuto da ragazzino con la famiglia e dopo un trasferimento di pochi anni a Trento, vi ritorno fino al 1969, anno del mio matrimonio per poi andare a Pisa (cosa già detta) e successivamente a Brescia fino ad oggi. Ho scelto questa geo-mimesi perché è qui che si rivela la mia disposizione e carattere infuse dai miei genitori nativi di Caserta.

Quindi non a caso, in questa configurazione mappale, mi si vede come quel ragazzino a prendere lezioni con la bacchetta magica dal vegliardo assiso su uno scanno (il parco antistante la Reggia di Caserta) come me, tanto da ricordare le prime due quartine della prima Centuria di Michèl Nostradamus. Cito la seconda che è questa:

La verga in mano disposta a metà di braccia / Dell’onda egli impregnato dall’aura ai piedi; / Una paura e la voce fremente per le manipolazioni: / Splendore Divino, la Divina visione s’assiede.

Ma nel caso della geo-mimesi la visione appartiene ad una realtà astrale per nulla gradevole, purtroppo. Qui tutto è crudelmente visto a “rovescio”, come il vassoio dorato su cui poggia i piedi il ragazzino.

Sono stato portato a rappresentare nel vassoio un ellisse in cui è accennata una geometria sotto con accanto il simbolo dell’occhio di Ra o Horus egizio, il punto della mia casa paterna lasciata nel 1969 appena sposato. Come sottopiano è rappresentato un vascello che naviga su acque mercuriali, i viaggi che ho dovuto intraprendere nella mia interiorità. Ma si capisce che si tratta, in parallelo, di tantissime indagini di gran parte della superficie terrestre, fra città e località in genere per poi tradurle in disegni, come questo di Caserta.

E chi rappresenta quella giovane donna con occhi socchiusi? Altro mistero che, insieme a Caserta, di una Reggia di un celebre passato poi andato perduto, il Regno delle Due Sicilie, si lega alla stessa nostalgica passione di Julius Evola, cioè per l’Impero Austro-Ungarico degli Asburgo. Quel volto è legato ad una precedente abitazione della mia famiglia dopo l’ultima guerra, Puccianiello accanto al grande parco della Reggia vanvitelliana. E da qui inizia una storia che sembra (dico sempre “sembra”, poiché nulla è mai certo, ma ha bisogno continuamente di nuovi “ingrandimenti” per dar luogo ad un sorpasso evolutivo) far emergere dalle tenebre una celebre principessa asburgica che poi diventa la Regina (l’ultima) del Regno delle due Sicilie, Maria Sofia di Borbone.

E quel vassoio, una sorta di Graal, contenente idealmente tante mie meditazioni di carattere matematico, è anche un certo piatto, ancora legato agli Asburgo allorché ero a Trento (come di passaggio). Ed è il caso di dire “quando la storia ci sfiora… con un piatto per un imperatore!”. Ora mi sovviene il fatto che si lega alla frase di poc’anzi, ancora di un piatto, ma vero e non fiabesco e anche piuttosto importante per i suoi risvolti storici.

Illustrazione 2: Maria Sofia di Borbone la regina che non si arrese mai.

Ero tredicenne e con la famiglia ci si era trasferiti tre anni prima, il 1948, a Trento. Io e  la mia famiglia ci ambientammo presto, nonostante il cambiamento, e non mi fu tanto difficile avere buoni amici trentini. Ma ecco la storia del piatto.

Accanto alla mia abitazione, c’era lo studio di un valente scultore di opere in legno. Ed io che avevo molta disposizione per questo genere d’arte ero spesso in questo laboratorio, il cui titolare mi prese a benvolere cercando di insegnarmi la sua arte. Di lui non ricordo più il nome, ma ho impresso nella memoria ancora oggi un lavoro che stava facendo con molta cura, un piatto tutto intarsiato. Mi attraeva il procedimento che seguiva quell’artista nel ricavare dal grezzo quel piatto, ma era anche così per le altre opere che lui eseguiva.

Però questa scultura era speciale perché fu commissionata per essere destinata come regalo simbolico, nientemeno che per il matrimonio dell’Imperatore Austriaco e Re d’Ungheria, ovviamente non regnante, ma in carica a tutti gli effetti.

Si era nel 1951 e l’imperatore appena menzionato è Franz Josef Otto Robert Maria Anton Karl Max Heinrich Sixtus Xaver Felix Renatus Ludwig Gaetan Pius Ignatius von Habsburg-Lothringen, noto semplicemente come Otto d’Asburgo… e con un bel respiro per riprendere fiato.

Il piatto, a scultura finita, aveva delle belle incisioni allegoriche sul fondo, completate sul bordo con i nomi delle tre città del Trentino e Alto Adige, scritti in tedesco:  Ala, Trient und Bozen. La pregevole scultura venne poi colmata con la terra di questi tre luoghi e, come già accennato, venne offerta a Otto D’Asburgo che convolava a nozze con  Nancy la Principessa Regina di Sassonia-Meiningen.

Chi erano i committenti di questo significativo regalo, non so dirlo con precisione, la questione relativa allora non sfiorò il ragazzino in me. Ma non è difficile intuirlo sapendo che a quell’epoca vi erano nel Trentino e Alto Adige non poche persone affezionate ad un passato rimasto impresso in loro, allorché gli avi di Otto D’Asburgo facevano la storia in Europa.

Ritornando alla storia che ho legato alla fanciulla trasognata della mia geo-mimesi casertana, cioè la giovane Regina delle Due Sicilie, Maria Sofia di Borbone, certo non si può negare l’attaccamento speciale che ella mostrò da eroina per salvare il suo regno.

« Femme hèroique qui, reine soldat, avait fait elle meme son coup de feu sur les remparts de Gaete. »

Così Marcel Proust ne ‘La prisonnière’, canta della regina soldato, la diciannovenne Maria Sofia di Borbone, che sugli spalti di Gaeta non esitò a sostituire un artigliere ferito a morte, continuando il fuoco contro gli assedianti piemontesi. Il mito dell’eroina di Gaeta non è stato mai offuscato dal passare del tempo, anche se i testi di storia hanno ignorato o addirittura vituperato la figura, la personalità e il comportamento eroico dell’ultima regina delle Due Sicilie.

Gabriele D’Annunzio definì Maria Sofia “l’aquiletta bavara che rampogna”, intendendo con queste parole disprezzare la regina che si oppose con tutto il suo coraggio all’usurpazione sabauda del Regno delle Due Sicilie.

Maria Sofia, infatti, tentò di riconquistare sino all’ultimo della sua vita quella patria meridionale che lei, tedesca di nascita, aveva fatto sua e profondamente amata.(24) Tuttavia è proprio nel clima della sventurata sorte del Regno delle due Sicilie che Maria Sofia si è dimostrata agli occhi dell’Europa intera “la regina che non si arrese mai”.

Durante la prima guerra mondiale trascorse gli ultimi mesi di guerra nei campi di prigionia italiani, facendo assistenza ai “suoi” sudditi, che ignoravano chi fosse quella vecchia signora. Trascorse, solitaria, i suoi ultimi anni a Monaco, dove si spense nella notte del 18 gennaio del 1925.

Dal 18 maggio 1984 Francesco II, Maria Sofia e la loro figlia Maria Cristina riposano nella Chiesa di Santa Chiara in Napoli.

Mi si chiederà perché tanta passione per questa Regina, “Donna Sofì” come la chiamava Francesco II di Borbone, Franceschiello, il Re delle due Sicilie? Stranamente è come se vedessi rivivere in lei quella donna del “fedele corpo di guardia” di Julius Evola. Ma devono avermelo detto nell’interiorità perché è da qui che mi si è illuminata la mente per risalire ad un percorso via geo-mimesi e passando per la mappa di Venezia, dove è nata la suddetta donna evoliana, si ritorna a Caserta nel Bosco di San Silvestro del Parco della Reggia. Ma prima di iniziare a parlarne è bene che perfezioni la mia identità dopo aver accennato sulla mia capacità di concepire geo-mimesi come quella di Caserta dell’illustr. 5.

 

  1. La lettera di un chiaroveggente.

    Illustrazione 3: La lettera di Al Castigliano, pseudonimo diel dott. Mauro Bigagli non più in vita.

Fu il dott. Mauro Bigagli (non più in vita), coordinatore della rivista Energie di “Studi, Ricerca e Scienza dello Spirito” di Cosentino, a spiegarmi la mia predisposizione a concepire le geo-mimesi, in sua lettera nel 1999, grazie ad una sua peculiare chiaroveggenza. In seno alla suddetta rivista mensile, che prese successivamente il nome di “Manuel The Man’s Evolution” e pubblicata a Vicenza, Bigagli era il direttore responsabile con lo pseudonimo di Al Castigliano. Seguirono la lettera suddetta altre e in una di queste, datata 15.1.2000 (illustr. 1), Bigagli entra nei dettagli sulla mia persona occulta. Ed è in questo scritto che viene spiegato, tra l’altro, la mia predisposizione a interpretare le profezie di Michèl Nostradamus. Dell’amico Mauro Bigagli in seguito persi le sue tracce non riuscendo a sapere dove si era trasferito, andando via da Cosentino con la famiglia: accade così in occultismo quando un maestro scompare assorbito nell’ombra. Avendo mezzi e conoscenze, che io allora e successivamente non avevo, avrei potuto sapere di lui per venirne a capo…

  1. La mappa di Venezia a confronto con la geo-mimesi del Bosco di San Silvestro della Reggia di Caserta

Riporto quel che avevo detto a fine capitolo precedente, sul conto della regina Maria sofia, del Regno delle due Sicilie ma con una precisazione:

« Mi si chiederà perché tanta passione per questa Regina, “Donna Sofì” come la chiamava Francesco II di Borbone, Franceschiello, il Re delle due Sicilie? Stranamente è come se vedessi rivivere in lei quella donna del “fedele corpo di guardia” di Julius Evola. Ma deve avermelo detto nell’interiorità ‒ ora ne sono certo ‒ l’amico Al Castigliano della lettera sopra mostrata, che in questo modo  mi  fa da Guida Spirituale. Perché è da qui che mi si è illuminata la mente per risalire ad un percorso, via geo-mimesi, e passando per la mappa di Venezia, dove è nata la suddetta donna evoliana, si ritorna a Caserta nel Bosco di San Silvestro del Parco della Reggia… ».

Illustrazione 4: Mappa di Venezia con le relative coordinate convenzionali.

Ripropongo, con l’illustr. 2, la visione della mappa di Venezia mostrata nel primo capitolo. Ma non c’è bisogno di disegnare una geo-mimesi che vi possa aderire, perché già vi intravedo ciò che può portarmi, poi a illuminarmi sul conto della bella fanciulla dormiente della geo-mimesi di Caserta del precedente capitolo: cioè la storica Regina Maria Sofia di Borbone, della casa d’Asburgo. Nella mappa dell’illustr. 2 intravedo una calorosa stretta di mano rafforzata in basso dalla relativa mano destra, appena accennata, che culmina con l’isolotto di San Giorgio (segnato col puntolino rosso cui corrispondono le coordinate convenzionali di Venezia, che ho usato per l’astro-geometria della donna del “fedele corpo di guardia” di Evola). È, senza dubbio, un chiaro segno di pace, naturalmente di due mercuri alchemici che in precedenza si sono fronteggiati aspramente, una focosa salamandra a sinistra e una fredda remora a destra. Dunque, relativamente alla “Vergine” di Evola, tutto sembra chetato e risolto nel  suo “petto”: dove risiede l’aspro Saturno sempre pronto con la sua falce? Sembra di sì, immaginando che abbia ottenuto di essere a suo agio. Ma ne riparleremo poi, ora vediamo dove porta questa stretta di mano, non senza una premessa che serve a capire la meccanica seguita per le interpretazioni dei tanti segni, come questo della mano, che si susseguono uno dopo l’altro su un certo fil rouge. Si tratta della relazione fra i fatti della storia con quelli astrali a vari livelli, che riguardano appunto le cose che sto descrivendo, interpretati attraverso i segni delle geo-mimesi. Come già accennato nel mio lavoro < La lettera di Julius Evola all’astrologo Tommaso Palamidessi.” Un mistero racchiuso in una donna, “suo fedele corpo di guardia” >, è sacrosanto ciò che fa capire Ekatlos col suo scritto sulla Grande Orma del libro “Introduzione alla Magia” del Gruppo di UR. Cioè infiniti «casi» per giunta “insignificanti”, che solo in astrale trovano, secondo appropriati algoritmi, la ragionevole coerenza. Ma è la nota legge, anch’essa citata nello scritto anzidetto, raccolta in una massima del dadaista Hans Jean Arp:

« La legge del caso, che racchiude in sé tutte le leggi e resta a noi incomprensibile come la causa prima onde origina la vita, può essere conosciuta soltanto in un completo abbandono all’inconscio. Io affermo che chi segue questa legge creerà la vita vera e propria ».

 

Illustrazione 5: Reggia di Caserta. Vista delle vasche e cascata dal lato della Reggia. Foto: https://www.goodtrekking.it/i-giardini-della-reggia-di-caserta-passeggiando-nel-verde-dei-re/

 

 

Illustrazione 6: Geo-mimesi del Bosco di San Silvestro.

 

 

Una volta disposti a seguire questi suggerimenti, allora è possibile accettare le cose che andrò a dire, e che hanno origine, appunto da quella stretta di mano, segno di pace degli elementi.

Ecco che ci si illumina la mente nel capire, secondo la mia “vista”, dove si trova il nesso con la “stretta di mano” di Venezia, cioè nella geo-mimesi che ho tratto dalla mappa del Bosco di San Silvestro, situata su un’altura in prossimità della cascata che alimenta una lunga teoria di vasche del parco vanvitelliano della Reggia omonima di Caserta (illustr. 5). Nell’immagine si distingue un essere dall’aspetto lussurioso avvinto a più donne. In primo piano è abbracciato con una bella donna e le loro mani sono strette saldamente. Ma si ha l’impressione che il volto di lui denunci un’ombrata animalesca depravazione, come di un porco. Il segno dell’area delle farfalle e dei daini, a ridosso del volto della donna, che riguarda l’area della voliera, ricorda il muso di un porco, appunto. Ma questa mia impressione non giunge a caso, perché ho modo di mostrare che la carta geografica delle provincie di Caserta e Benevento, con la relativa  geo-mimesi mostra appunto un essere non umano, ovviamente del mondo astrale. Sarà questo l’argomento del prossimo capitolo, ma già si è fatta strada l’ipotesi concreto dell’accostamento della “Vergine” di Evola con la Regina Maria Sofia d’Asburgo e Borbone.

24 Fonte: http://eleaml.org/

 

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Categorie: Julius Evola

Pubblicato da Ereticamente il 22 Maggio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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