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DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: PROPAGANDA PER LA RISCOSSA (XV parte) – Gianluca Padovan

DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: PROPAGANDA PER LA RISCOSSA  (XV parte) – Gianluca Padovan

«Noi marinai del Tirreno e del Mediterraneo non abbiamo paura di restar soli col nostro diritto contro ogni nemico della Patria in mare e in terra. // Noi marinai della Decima Flottiglia Mas combatteremo per la vita e la libertà della nostra Italia»
Decima Flottiglia M.A.S. – Volantino

Verba volant… scriptamanent!
Nella precedente “puntata” (XIV contributo) si è visto il mancato “colpo di mano” del Sottosegretario di Stato, Capitano di Vascello Ferruccio Ferrini, ai danni della Decima. A seguito del fatto il Comandante Junio Valerio Borghese riceve un telegramma inviato il giorno 12 gennaio 1944 dalla Segreteria del Duce e dove gli è ingiunto di presentarsi al Quartiere Generale di Gargnano per il giorno seguente. Giuntovi, Borghese è arrestato e tradotto nel carcere di Brescia sotto la “custodia” del generale Renato Ricci, ex fondatore e presidente dell’Opera Nazionale Balilla dal 1937, divenuto in seno alla R.S.I. il comandante della GNR (Guardia Nazionale Repubblicana).

Trascrizione dei documenti della Fondazione ISEC.
23933 [A matita in alto a destra]
[Testo del quinto foglio, dattiloscritto](1)
«Non mi dilungo ulteriormente.- Ho lavorato e continuo a lavorare secondo il comandamento del Duce.- L’opera svolta dal Sottosegretario – dopo la costituzione del suo ministero – è stata di carattere demolitore rispetto alle conquiste fatte.- A questo fatto – inoppugnabilmente documentato – il Cte Borghese si può adattare – ma non si adattano coloro che da 4 mesi lo hanno visto lottare e combattere ogni battaglia per raggiungere la meta segnata – l’unica cosa che oggi possa contare per il nostro Paese.- Ritengo a questo dovuto l’episodio che si è svolto il 9 dicembre al Reggimento S. Marco. In assenza ed a completa insaputa del Cte Borghese – assente per servizio – gli ufficiali in perfetto accordo fra di loro – e con perfetta forma militare – hanno fermato il Cte del Reggimento Cap. di Vasc. Bedeschi ed il Cte in 2° Tortosa – e li hanno consegnati alla Legione di Firenze in attesa di disposizioni.- Subito dopo il più anziano degli Ufficiali presenti – passate le consegne del Reggimento al secondo anziano – si metteva a disposizione del Capo della Provincia – a cui riferiva l’accaduto.- Informato telefonicamente (mi trovavo a Levico presso l’Uff. di Collegamento con la Marina germanica) – raggiungevo immediatamente Belluno per riferire all’Ecc. Ferrini.- Nel riferirgli l’accaduto – gli facevo presente quelle che ritengo siano le cause del grave fatto – e cioè alcune disposizioni da lui emanate (senza consultarmi) nei riguardi del S. Marco – e di cui il Cte Bedeschi era l’esecutore materiale.- Più grave di tutti l’ultima disposizione del foglio d’ordini che passa il S. Marco alle dirette dipendenze del Sotto Segretario – (soldati volontari di guerra alle dipendenze di un organo politico). Non riporto l’intera conversazione – ma posso affermare e ritengo mio dovere farlo che ho riportato l’impressione che il CteFerrini di proposito abbia provocato quelle disposizioni che potevano portare a mettere in difficoltà il CteBorghese.- Al punto in cui stanno le cose – dichiaro quanto segue:
1) In obbedienza alle leggi di onore del soldato non ho abbandonato il mio posto l’8 settembre.-
2) Ho sollevato dalla distruzione e dal trasporto in Germania tutto – dico tutto il materiale che lo stato mi aveva affidato – per un valore di varie decine di milioni.-
3) Ho ricostituito la Flottiglia dei reparti d’Assalto della Marina (mille uomini) – e mentre – agli arresti in Brescia – scrivo queste linee – è in atto una importante missione di guerra contro il nemico in mare.- // ./.»

23934 [A matita in alto a destra]
[Testo del sesto foglio, dattiloscritto]
«4) Ho fondato il corpo della Fanteria di Marina – che ha raggiunto oggi 4000 uomini in parte vestiti ed armati esclusivamente con mezzi nostri.
5) Ho istituito la scuola piloti mezzi d’assalto nell’aeroporto di Sesto Calende.
6) Ho provveduto alla requisizione delle caserme di S. Donà di Piave – di Pallanza e di Bogliaco per alloggiare il S. Marco.-
7) Ho personalmente ottenuto dai germanici la restituzione alla Marina Italiana e la consegna alla X^ Flottiglia MAS di 3 sommergibili – 3 Mas – 2 Moto-siluranti – 2 navi-trasporto – le uniche unità della Marina Italiana.
8) Sono stato – con il Cte Grossi – il primo Ufficiale di Marina che si è messo agli ordini del Duce dopo il suo rientro in Italia.-
9) Ho preso impegno col Duce di avere un successo in mare al più presto ed il S. Marco al fronte in Primavera – e sono nelle condizioni di mantenere l’impegno – se non mi viene impedito dal S. Segretario – al quale nego questa possibilità – perché gli uomini di oggi – ripeto – coscientemente volontari di guerra e squadristi – dopo l’8 settembre non hanno più fiducia nei galloni ma negli uomini.-
10) Ritengo fermamente che – perché una espressione politica Italia possa sussistere e la parola Italia non restare nel campo puramente storico – è necessario mettere il Duce nelle condizioni di portare la sua voce al tavolo delle trattative di pace e questo diritto al Duce non lo si può dare che in un modo: combattendo e versando il nostro sangue per la nostra causa sotto bandiera italiana.- Nella preparazione e nell’esecuzione di questo compito – fondamentale in questo momento per il nostro Paese – ritengo poter portare un reale positivo contributo col lavoro fin qui fatto e con quello che intendo continuare.-
11) Segnalo infine che il questo momento la Marina è in crisi grave per la sfiducia degli Ufficiali nel loro rappresentante presso il Duce – S.S. CteFerrini.
Cito quali testimoni a quanto fin qui asserito e che potranno dire ancora molte cose e lumeggiare perfettamente la figura del Cte Borghese:
L’Ecc. il Ministro Buffarini Guido [Guidi]
[L’Ecc. il Ministro] Biggini
[L’Ecc. il Ministro] Pellegrini
l’Ammiraglio Sparzani – Capo di St. Maggiore della Marina.
l’Ammiraglio Varoli Piazza del Consiglio Consuntivo della Marina
Tutti indistintamente gli Ufficiali-sottufficiali e marinai della X^ Flottiglia MAS e del Reggimento S. Marco.
Il Capo della Provincia di Spezia
Il Capitano di Vascello Bussola di Maricoser – La Spezia
Il Cap. di Fregata Agostini
[Il Cap. di Fregata] Vagliasindi
[Il Cap. di Fregata] Sestini
Il Cte. Grossi // ./.»

23935 [A matita in alto a destra]
[Testo del settimo foglio, dattiloscritto]
«Il Capo del SID Dr. Foschini-
Il Console Vicelli Comandante la Legione di La Spezia
Il Reparto Speciale della 92^ Legione G.N.R. col quale la X^ ha collaborato e collabora per la segnalazione, ricerca e cattura di elementi antifascisti.
L’Ammiraglio Carraris – della Marina Germanica
Il Maggiore Germanico Conte Thun – del Kommando 212
Il Maggiore Germanico Schmidt Comandante della Piazza di La Spezia.
Ho tralasciato di riferire perché scordatomene che ho anche eseguito due visite al Maresciallo Graziani. La prima a Roma subito dopo la visita al Duce alla Rocca delle Caminate – il giorno prima che il Maresciallo partisse per il Q. G. del Führer – In tale occasione ho consegnato al Maresciallo un brevissimo pro-memoria riguardante i rapporti fra l’Italia e la Germania – come li vedevo dopo la mia visita a Berlino; il Maresciallo ha mostrato di gradire molto il contenuto del promemoria che ha voluto io gli leggessi ed illustrassi; la seconda forse 20 giorni dopo, per sapere dal Maresciallo l’esito del viaggio e dei colloqui – esito che il Maresciallo mi definì buono. Informo che ho a disposizione copia di tale promemoria – come pure copia di altro promemoria rimesso all’Amm. Doenitz a sua richiesta durante la visita a Berlino.-
___________________
Altra notizia che mi viene in mente ora e che potrà pure lumeggiare la natura eminentemente ribelle della X^ Flottiglia MAS e del suo Comandante:
Nel periodo dal 26 luglio all’8 settembre malgrado il tassativo ordine e l’atmosfera generale, alla X^ fu mantenuto regolarmente il saluto romano – d’ordine del Comandante e con piena soddisfazione dei dipendenti.-
Nei riguardi dei fatti del S. Marco dettaglio quanto segue:
Il 12 gennaio rientrai in sede e mi recai dal Capo della Provincia che mi mise al corrente della situazione creatasi. Mi disse che, nel grave incidente, il contegno delle truppe era stato perfetto in ordine e disciplina.- Nel pomeriggio tenni rapporto agli ufficiali.- Mi riferiscono sullo svolgimento dei fatti e sulle cause che li avevano spinti a mettere in sicurezza il Cte Bedeschi. e Tortosa?- Dissi loro che – ritenendomi – sia pure indirettamente – implicato nella questione mi astenevo dal dare qualsiasi ordine in attesa delle disposizioni dei superiori a cui avrei rimesso la questione per la necessaria inchiesta.- // ./.»

23936 [A matita in alto a destra]
[Testo dell’ottavo foglio, dattiloscritto]
«Li elogiai per l’ordine e la disciplina perfetta mantenuti e per la tattica seguita – col mettersi a disposizione del Capo della Provincia la più alta autorità governativa presente. Li elogiai pure per il movente della loro azione, “con uno spirito sveglio e fascista come il vostro – non c’è da temere un secondo 8 settembre”.
Infine dissi loro di essere stato chiamato dal Duce. “Può essere che io non torni – sento aria di tradimento.- In tale caso la consegna che vi lascio è di non lasciar cadere l’idea – la Patria deve sopravvivere e solo il Duce può questo miracolo: il mio ordine è: in primavera in linea”.-
———————-
La mia previsione doveva avverarsi.- Mi riservo – con rapporto a parte e a chi di competenza – segnalare come è stato fermato un soldato fedele – Comandante di reparto operativo – medaglia d’oro – servendosi per il meschino tranello del nome del Duce.-
Sono soldato e mi tengo a disposizione di chiunque: tutti sanno dove sono – e sono sempre reperibile nelle mie destinazioni di servizio.- Domando che mentre è in corso l’inchiesta di cui ignoro i motivi, né il Generale Semadini me l’ha saputi indicare – io sia lasciato libero di raggiungere il mio reparto che, in mia assenza sta partecipando ad operazioni di guerra ed a cui la presenza del Comandante è necessaria – mentre il nemico inglese è alle porte.-
15-1-44 Comandante Valerio Borghese».

Considerazioni.
Qui si conclude il documento composto di otto fogli dattiloscritti e firmati da Borghese. Piaccia o meno è quanto ci comunica il Comandante e sulle sue parole, in ogni caso, occorre riflettere attentamente anche e soprattutto considerando che chi s’era preparato a non lasciare che l’Italia venisse invasa dagli angloamericani era innanzitutto Junio Valerio Borghese.
Non si faccia pertanto l’errore di mescolare ciò che è avvenuto dopo l’aprile del 1945 con quanto invece è il momento di riscossa, portato avanti anche e soprattutto da Borghese e dalla Xa Flottiglia M.A.S. tra settembre 1943 ed aprile 1945.
Ora riprendiamo con le considerazioni sull’accaduto e i fatti conseguenti, ma senza ultimarli in questa quindicesima “puntata”.

Per l’immediata scarcerazione del Comandante Borghese si può soggiungere che interviene personalmente il Comandante di Vascello Enzo Grossi recandosi da Mussolini e per ben tre volte.
Scrive Sergio Nesi della visita di Enzo Grossi a Mussolini:
«20 gennaio. Dal memoriale di Grossi. “Questi appena mi vide mi domandò: ‘Grossi, voi siete venuto per Borghese?’. Risposi: ‘Effettivamente, Duce, sono venuto anche per Borghese!’. Mussolini, al corrente dell’accaduto, era furioso di quanto era stato consumato ai danni del com.te Bedeschi. Dissi che effettivamente egli aveva ragione di dolersi dell’accaduto, ma che, a mio parere, Borghese non aveva alcuna responsabilità. Dopo circa mezz’ora dovetti uscire perché già in anticamera c’erano parecchi Ministri in attesa di essere ricevuti. Nel pomeriggio ritornai dal Duce e ripresi l’argomento con l’unico intento di riuscire a tirare fuori Borghese dalle mura del castello di Brescia. Anche questo mio secondo colloquio non ebbe alcun risultato”. 21 gennaio. “L’indomani mattina mi presentai a Gargnano prestissimo e attesi l’arrivo del Duce. Egli mi vide e sorridendomi mi invitò a seguirlo nel suo studio. Mi chiese se io ero sicuro di Borghese da poter rispondere con la mia testa. Risposi affermativamente, aggiungendo che conoscevo Borghese tanto bene e ne condividevo l’orientamento al punto tale che se non fosse stato liberato avrei seguito la sua sorte. Mussolini mi piantò in faccia i suoi occhi e mi disse: ‘Siete un amico tenace e se siete disposto a rispondere come avete detto, mettetemi per iscritto la vostra garanzia’. Mi recai nella segretaria militare del Duce retta dal figlio Vittorio e dal nipote Conte Teodorani, ove scrissi quanto ritenni utile per raggiungere il risultato desiderato» (Sergio Nesi, Junio Valerio Borghese un Principe un Comandante un Marinaio, Editrice Lo Scarabeo, Bologna 2004, p. 277).

Anche il Comando Tedesco fa sentire la propria voce e l’SS-Obergruppenfürer Karl Wolff si reca a sua volta da Mussolini chiedendo l’immediato rilascio del Comandante.
In buona sostanza Mussolini, Pavolini, Graziani, Ricci e Ferrini misurano i propri vestiti nelle nuove cariche politico-militari, battendosi per il risalto del personale prestigio (o forse per altro motivo, come suggerirebbe il postbellico “cambio di bandiera” di Ferrini).
Nello stesso momento Italiani e Tedeschi si battono con valore e muoiono sul fronte di Anzio – Nettuno contro gli angloamericani.

Note.

1) I documenti n. 23933, 23934, 23935 e 23936 provengono dall’I.S.E.C., Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea – Archivio Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (Isec), Sesto San Giovanni, Fondo Odoardo Fontanella, b. 48, fasc. 201.

Gianluca Padovan

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Categorie: Controstoria

Pubblicato da Ereticamente il 25 Maggio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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