fbpx

DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: propaganda per la riscossa (XIV parte) – Gianluca Padovan

DECIMA FLOTTIGLIA M.A.S.: propaganda per la riscossa (XIV parte) – Gianluca Padovan

 

 

«Se la determinazione prima era quella di liberare Borghese, il pensiero arrivava presto all’idea di “liberare” Mussolini dai vincoli di un fascismo che oramai apparteneva al passato»

Guido Bonvicini, Decima Marinai! Decima Comandante!

 

 

Un “colpo di genio”.

Nella XIII parte (della scorsa settimana) si sono riportate le trascrizioni d’un paio di documenti custoditi (almeno in pessima fotocopia su carta chimica) nel “Centro Studi e Documentazione sul periodo storico della Repubblica Sociale Italiana di Salò”. Essi sono del gennaio 1944, riguardano la vicenda dell’arresto del Comandante Borghese e sono firmati dall’allora Sottosegretario di Stato per la Marina Repubblicana, Capitano di Vascello Ferruccio Ferrini.

In questo XIV contributo il corredo iconografico è costituito, nella prima parte, dallo stralcio d’un giornale spagnolo, bolli e firme provenienti dai documenti dell’I.S.E.C. (Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea – Archivio Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (Isec), Sesto San Giovanni, Fondo Odoardo Fontanella, b. 50, fasc. 218 e 220).

Veniamo ora alle conseguenze di un atto, ovvero il sopra citato arresto, che dopo settant’anni è interpretabile come un chiaro e preciso sabotaggio delle operazioni militari che intendevano opporsi all’invasione angloamericana. Si ricorda che oggi in Italia vi sono 114 basi militari operative degli Stati Uniti d’America e, pertanto, chi nominalmente governa l’Italia sono personaggi che al massimo possono decidere di che colore dipingere internamente le loro sedi istituzionali.

Comunque, non è possibile qui affermare se al momento dei fatti il Comandante Borghese temesse non solo lo smembramento delle unità componenti la Xa Flottiglia M.A.S., ma anche il disarmo di taluni reparti e l’arresto di molti suoi ufficiali, quindi l’esclusione dalla lotta contro l’invasione angloamericana. Non è nemmeno possibile stabilire, con sicurezza, se il Comandante Borghese temesse con buona ragione il proseguimento della disgregazione delle rimaste forze combattenti sotto la bandiera della R.S.I. Ovvero se intravvedesse il seguitare della dissoluzione della resistenza armata italiana, già cominciata e con profitto dal Re, da Badoglio e da tutti gli Ufficiali italiani che avevano avvallato la resa incondizionata.

Rimane invece chiaro il fatto che la Xa Flottiglia M.A.S. fosse l’unica composita realtà combattente, ovvero l’unico Esercito Italiano in grado non solo di combattere, ma che già stava combattendo contro l’invasore. La capacità di reazione dimostrata dal Comandante Borghese e dai suoi ufficiali, l’intraprendenza organizzativa nel predisporre nuovi reparti operativi e nell’equipaggiarli è dovuta anche al fatto che prima della resa già avevano dovuto operare il più indipendentemente possibile da Supermarina e dal Ministero della Marina a causa del loro “doloroso boicottaggio”. Tutte le azioni intentate contro l’integrità della Xa Flottiglia M.A.S. e la sua operatività sono da interpretarsi in modo negativo, quali ne siano stati i motivi che le hanno indotte. Le missive di Ferrini risultano pertanto i prodotti di un curioso personaggio che si approfitta, per scopi ancora da chiarire, del suo posto di comando. Oppure, più semplicemente, eseguiva delle direttive, o degli ordini, di qualcheduno che deve ancora essere chiaramente individuato. Ma torniamo ai fatti.

 

 

Borghese convocato per essere arrestato.

Rientrato a La Spezia e resosi personalmente conto della situazione, il Comandante Borghese riceve il telegramma inviato il 12 gennaio dalla Segreteria del Duce di presentarsi il giorno seguente al Quartiere Generale a Gargnano. Vediamo che cosa scrive Guido Bonvicini a proposito della vicenda, dopo il tentato “colpo di mano” da parte dei dirigenti della R.S.I.: «Borghese si recò subito a La Spezia per valutare la situazione sul luogo. Mentre Ferrini chiedeva al quartier generale di Gargnano che si prendessero i provvedimenti più drastici, Ricci, nella stessa sede, soffiava sul fuoco. Borghese, convocato dal segretario particolare di Mussolini tramite il capo della provincia di La Spezia, fece sapere, per la stessa via, che sarebbe stato a Gargnano il giorno 13 gennaio alle ore 13. Arrivò puntuale insieme col cap. Riccio e il T.V. Paladino; mentre attendeva in anticamera, alla Villa delle Orsoline, si presentarono alcuni militi della Guardia Nazionale Repubblicana che lo arrestarono insieme ai suoi accompagnatori. L’ordine era di Mussolini, l’esecuzione di Ricci, che trasferì i tre al comando generale della GNR a Brescia e li fece rinchiudere nel castello. L’avvenimento, subito conosciuto dalla Xa, destò un’impressione enorme. Il fatto andava ben oltre quanto le gerarchie della RSI potessero immaginare, perché i volontari della Xa, e in particolare i battaglioni “Nuotatori Paracadutisti” e “Maestrale”, esprimevano chiaramente l’intenzione di andare a Brescia per liberare il comandante. E questo non bastava, perché in essi era la determinazione di non fermarsi qui: la spedizione doveva concludersi sul Lago di Garda a spazzar via le gerarchie fasciste della repubblica, mettere da parte di Mussolini facendone il “nonno della Patria”, per dare un nuovo assetto alla condizione politica dello Stato per essere liberi di continuare la guerra. Era un movimento che nasceva dal basso, sentito e condiviso dai più, che corrispondeva a quel desiderio di “purificazione”, di “redenzione” che stava negli spiriti migliori. E non era intendimento teorico o velleitario, perché la Xa aveva gli uomini, i mezzi e la volontà per metterlo in atto. Se la determinazione prima era quella di liberare Borghese, il pensiero arrivava presto all’idea di “liberare” Mussolini dai vincoli di un fascismo che oramai apparteneva al passato. Emergeva qui la sostanziale differenza che poneva la Xa su un piano particolare rispetto alle altre formazioni militari dell’epoca, quella differenza che da allora la farà amare e odiare, celebrare e vilipendere» (Guido Bonvicini, Decima Marinai! Decima Comandante! La fanteria di marina 1943-1945, Ugo Mursia Editore, Milano 1988, pp. 51-52).

Questi sono i fatti.

 

Non è credibile che nelle teste di chi intendeva tenere le redini della Repubblica Sociale Italiana, e quindi le sorti future dell’Italia, non fosse chiaro il quadro della situazione bellica in Sud Italia. Rimaneva e rimane palese che allora gli unici a poter entrare in linea, seppure tutt’oggi si dica che non tutti fossero perfettamente addestrati, erano solo ed esclusivamente proprio quelli della Xa Flottiglia M.A.S. A questi, non scordiamolo, si affiancavano tutti coloro che già militavano nelle fila dei Volontari tedeschi.

Nonostante ciò la mossa “più intelligente” che si tenta è quella di smembrare il solo corpo combattente in grado di scendere in campo e, successivamente, si decide d’arrestare il Comandante Borghese, l’unico che poteva comandarli al meglio. Non solo: il 22 gennaio avviene lo sbarco a Nettunia e si continua a tenere Borghese il prigione, invece di farlo rientrare in caserma e lasciargli svolgere il suo compito e il suo dovere di soldato. Tutto questo non fa che andare a detrimento del morale degli uomini incidendo anche sul loro spirito combattivo.

 

Documenti d’Archivio.

Nell’Archivio della Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (Isec) di Sesto San Giovanni una cartelletta con intestazione ministero della marina è così contrassegnata: oggetto della pratica: x flotmas inchiesta. In essa vi è la Dichiarazione del Comandante Junio Valerio Borghese, datata 15 gennaio 1944, in merito all’attività svolta dall’8 settembre 1943 fino al 14 gennaio 1944. In essa si chiariscono succintamente i fatti che hanno visto l’arresto, da parte di ufficiali della Xa Flottiglia M.A.S., degli ufficiali Bedeschi e Tortora, con il loro seguito, inviati dal Sottosegretario di Stato per la Marina Capitano di Vascello Ferruccio Ferrini, per assumere il comando della Xa Flottiglia M.A.S. in assenza di Borghese e a insaputa di questi. Il fatto dà l’occasione a Ferrini, come già detto, di fare arrestare il Comandante Borghese traducendolo in carcere a Brescia. Ecco la trascrizione integrale dei documenti di cui si presenta anche la riproduzione (ISEC, Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea – Archivio Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (Isec), Sesto San Giovanni, Fondo Odoardo Fontanella, b. 48, fasc. 201).

 

Trascrizione dei documenti della Fondazione ISEC.

23929 [A matita in alto a destra]

Dichiarazioni Comandante Borghese [scritta con la stilografica]

[Testo del primo foglio, dattiloscritto] (1)

«Su richiesta del Generale Semadini della G.N.R. espongo quanto segue sulla mia attività dall’8 settembre 1943 ad oggi, 14 gennaio 1944. Premetto che scrivo senza l’appoggio del minimo documento – e affidandomi esclusivamente alla memoria – non avendo con me alcuna pezza d’appoggio. L’8 settembre mi trovava nelle seguenti condizioni: Comandante della gloriosa X^ Flottiglia M.A.S. – (Reparti d’assalto della Marina) – alle mie dipendenze circa 1300 uomini, di cui la maggior parte distaccata in zona d’operazioni (Italia Meridionale – Sardegna). Presenti alla sede della Flottiglia, circa 400 uomini. Il proclama Badoglio dell’8 settembre non mi giunse di sorpresa: lo aspettavo dal 26 luglio. In merito, avevo già dato precise istruzioni agli ufficiali superiori alle mie dipendenze, informandoli che in caso di pace separata e vergognosa, la X^ Flottiglia M.A.S. avrebbe continuato la guerra, fedele al Comandamento dei d [errore] suoi duecento morti e dispersi ed alle sue tre medaglie d’oro e di quella del suo stendardo. (V. articolo del Cte Angelo Belloni della X^ Flottmas, su “Regime Fascista” di pochi giorni fa). Avevo in precedenza sostenuto pubblicamente questo punto di vista – con due lettere scritte in agosto ai giornali (Corriere della Sera e Il Telegrafo) – disdicendo gli abbonamenti del giornale per la Flottiglia “essendo il tono antinazionale del Vostro giornale, pavidamente assunto dopo il 26 luglio, non consono all’etica e allo spirito che anima gli ufficiali della Flottiglia” – e con una lettera indirizzata pure in agosto al Presidente del Gruppo Medaglie d’Oro, in cui ribattevo una sua circolare dicendo che “l’unica meta che possa oggi esservi per gli italiani è quella di ricacciare gli invasori inglesi dal nostro Paese”. // Con questa decisione già maturata, era evidente l’atteggiamento che avrei tenuto. Il 9 mattina, riunii gli ufficiali, e, separatamente, i sottufficiali e gli equipaggi, e a tutti dissi che davanti alla nuova situazione creatasi, il Comandante sarebbe rimasto al suo posto. // ./.»

 

23930 [A matita in alto a destra]:

[Testo del secondo foglio, dattiloscritto]

«In totale, 11 persone aderirono; fra il 9 e il 10, tutti gli altri furono regolarmente avviati in licenza illimitata con ordine e documenti in regola. Frattanto, data la continua pressione delle truppe germaniche che tentavano di invadere la caserma, fui costretto a richiedere l’intervento di un ufficiale di collegamento della Marina Germanica, che arrivò il 12 settembre e mi coadiuvò ad impedire l’irruzione delle fanterie. La Flottiglia riprendeva piano piano vita e cominciammo le pulizie a cui primo fra tutti si dedicò il Comandante a scopo esempio. Stabilii immediatamente i seguenti principi:

A – Rancio unico e mensa unica finché i posti disponibili nel locale mensa ufficiali lo consentivano.

B – Le promozioni possono avvenire solo sul campo per atti di valore, non essendo giusto che si possa avere vantaggi di carriera in guerra civile.

C – Scopo della nostra permanenza sul posto: riformare al più presto una forza armata da fare intervenire al fuoco a fianco dei germanici.

D – Sostituzione del nostro motto “Per il Re e la Bandiera” con l’altro “Per l’Onore”.

Frattanto fu necessario chiarire la mia posizione rispetto ai germanici. Misi sulla carta la seguente proposta:

La decima Flottiglia M.A.S. mantiene il suo posto di combattimento a fianco dei tedeschi, alle seguenti condizioni:

Bandiera Italiana

Conservazione uniforme italiana

Conservazione armi

Dipendenze dai germanici solo operative.

Verso il 15 settembre mi fu comunicato ufficialmente dal capitano di Vascello Berninghaus che le mie proposte erano accettate e che le Autorità Germaniche, riconoscevano in me il Comandante della X^ Flottiglia M.A.S. con le inerenti prerogative. Frattanto si rimetteva ordine nel materiale e qualche persona si ripresentava: nasceva la nuova X^. Il 18 settembre, si presentava il Capitano di Corvetta Bardelli mettendosi a disposizione con 350 uomini con cui aveva costituito un Battaglione che assicurava l’ordine pubblico a Pola. Era stato frattanto nominato un Commissario per la Marina a Roma – nella persona dell’Ammiraglio Ferreri. Essendo la prima autorità di Marina di cui sentivo parlare dopo l’8-settembre ritenni doveroso andarmi a presentare verso il 19 settembre. // ./.»

 

23931 [A matita in alto a destra]

[Testo del terzo foglio, dattiloscritto]

«L’Ammiraglio Ferreri mi comunicò che essendo io disposto alla collaborazione operativa con i germanici – non facevo più parte della Marina. Gli risposi che era per me un vanto non far più parte di quella Marina e che comunque non gli riconoscevo una veste ufficiale per poter decidere se la marina vera era la sua o la mia. Lo pregai di darmi dei fondi per non doverli richiedere ai tedeschi – cosa che non avrei mai voluto fare (e non ho mai fatto) – ed egli me li negò. Disgustato rientrai a Spezia e mi riunii alla mia organizzazione.- Verso il 25 settembre fui invitato a recarmi a Berlino per un incontro con il grande Ammiraglio Doenitz.- A Berlino, ove mi intrattenni 4-5 giorni – riallacciai i rapporti con molti nostri Ufficiali delle basi atlantiche – e per primo il Cte Grossi come me rimasto al suo posto – e con le autorità militari germaniche con le quali avevo già avuto frequenti contatti per la collaborazione nel campo operativo. L’Ammiraglio Doenitz si interessò particolarmente del mio lavoro.- Feci una visita di dovere all’Ambasciatore Anfuso. Rientrai in Italia con il Cte Grossi verso il 3 agosto [ottobre. N.d.A.]. Verso il 4-5 agosto [ottobre. N.d.A.], col Cte Grossi mi recai alla Rocca delle Caminate over frattanto era rientrato il Duce.- L’Italia era completamente sfasciata, – e solo io (ritengo) avevo una piccola organizzazione militare sotto bandiera Italiana – volevo metterla a disposizione del Duce e prenderne ordini.- La conversazione fu oltremodo interessante e durò esattamente due ore e mezza.- Il Duce mi ordinò di continuare nel mio lavoro avendo come méta di ottenere al più presto un successo militare che avrebbe dato a Lui e al popolo italiano un motivo di orgoglio dopo tanto disonore.- Frattanto era stato designato Sotto Segretario della Marina del Governo Fascista l’Ammiraglio Legnani.- Mi recai a Roma e mi misi ai suoi ordini.- Ebbe per me parole di vivo elogio –“Non posso dare ordini a te: tutto quello che farai per la nostra causa è ben fatto- ti dò carta bianca”. Mi mise anche a disposizioni fondi.- Attratti dalla Bandiera Italiana accorrevano da tutta Italia volontari per arruolarsi alla Decima: erano i suoi vecchi componenti, erano marinai-soldati-aviatori – erano giovani reclute, erano sbandati morali e materiali – erano squadristi vissuti dal 25 luglio all’8 settembre alla macchia.- A tutti coloro che erano in buona fede aprii le porte e ben presto gli 11 del 10 settembre furono mille.- Sorse allora l’idea della loro utilizzazione.- // ./.»

 

23932 [A matita in alto a destra]

[Testo del quarto foglio, dattiloscritto]

«Sprovvista la marina di navi – non può combattere per mare – ma combattere deve – ecco l’idea della Fanteria di Marina.- Ne gettai rapidamente le basi – ricostituzione del vecchio glorioso Reggimento S. Marco – destinato a scendere al più presto al fronte – formazione di un nuovo reggimento S. Giorgio – composto di anziani o mutilati – per la difesa costiera e i servizi della marina a terra – ricostituzione del vecchio Battaglione N.P. con il nuovo nome di Folgore – a ricordo degli eroici paracadutisti della Folgore.- Mille problemi si affacciano e tutti venivano risolti – alimentare – vestire – calzare, istruire, addestrare questi giovani – dar loro fede e spirito – farne insomma sei soldati.- A questo compito ho dedicato ogni mia attività.- Ho scorrazzato per l’Italia – ho comprato e requisito stoffe e vestiari – scarpe e biancherie; ho fatto la propaganda e creato uffici di reclutamento in tutte le città; ho procurato camion e combustibili – ho riallacciato i rapporti con le Ditte già fornitrici della Marina – ritirando e accantonando i materiali già ordinati e pagati dalla Marina – ho creato una sezione ricuperi – per il ritiro di armi e oggetti militari abbandonati – ho preso contatti con le autorità che potevano e dovevano aiutarci – ed ho lottato contro la diffidenza delle autorità tedesche per ottenere il loro aiuto – inteso a metterci più presto nelle condizioni di scendere in linea al loro fianco in mare ed in terra.- Verso la metà di novembre (?) deceduto l’Amm. Legnani – veniva nominato S.S. il Cte Ferrini.- Mi andai a presentare a lui a Venezia – appena egli uscito dall’ospedale – mettendomi ai suoi ordini.- Mi nominava sottocapo di S.M. – dandomi l’incarico di riorganizzare e preparare la Marina.- Aumentavo ed estendevo il mio lavoro – ormai senza sosta.- Alla Decima gli arruolamenti aumentavano di giorno in giorno.- L’inquadramento cominciava a prendere forma visibile – i mezzi d’assalto – in dicembre – prendevano il mare con la bandiera italiana (giornata indimenticabile per tutti noi – e frutto di 3 mesi di duro lavoro tecnico spirituale e diplomatico) – la nostra opera assistenziale ed informativa si estendeva a centinaia di persone al giorno (ex Marina).- Verso la fine di novembre d’ordine del S.S. Ferrini – portavo al Duce in visione un progetto di bandiera nazionale.- In quella occasione parlai al Duce della Fanteria di Marina e dei mezzi d’assalto. Il Duce sembrò molto apprezzare la mia opera – e mi disse testualmente “Borghese – voi dovete ottenere al più presto un successo in mare – per quanto piccolo sia – perché noi possiamo fare il nostro bollettino di guerra n° 1.- E in primavera il vostro S. Marco deve essere in linea.” // ./.».

 

Un pensiero su Ferruccio Ferrini.

A proposito di Ferrini così scrive Mario Bordogna: «L’ambiente della Marina, e la Xa Flottiglia Mas in particolare, mostravano insofferenza verso il ministero ove Ferrini si affannava nella sua faraonica e dispersiva opera di organizzazione» (Mario Bordogna -a cura di-, Junio Valerio Borghese e la Xa Flottiglia MAS, Ugo Mursia Editore, Milano 1995, p. 63).

Inoltre: «E poi, dov’era la flotta italiana? La maggior parte delle navi erano state obbligate ad arrendersi al nemico a Malta, o si erano rifugiate alle Baleari, o, in piccola parte, si erano autoaffondate. Quelle poche disponibili le avevano prese i tedeschi, pur in continuo contrasto con la Decima. I comandi germanici non nascondevano la loro disistima per i burocrati ministeriali della Marina e, nel contempo, rispettavano la Xa per la sua agguerrita compagine di volontari, l’unica in grado di dare un consistente contributo alle operazioni di guerra. Poi vi fu il bizantino problema dei gradi militari. Ferrini, per controllare meglio il potenziamento della fanteria di marina in seno alla Decima, promosse un Decreto legislativo (16 dicembre 1943, n. 898) con cui ritoccava la gerarchia dei gradi militari della fanteria nei confronti di quelli della marina. Ciò creò soprattutto confusione e perdita di tempo. Poi l’uso dei nuovi gradi fu lasciato cadere e si tornò a quelli tradizionali ancor prima che il Decreto finisse per essere ufficialmente abrogato il 2 gennaio 1945. Così ricordava il capitano Guido del Giudice: “Tutti gli intrallazzi di Ferrini non ci piacevano. E così quelli dei suoi amici. Ogni nostra iniziativa veniva travisata, i nostri successi ignorati. Autorità governative e giornalisti di regime accusavano il nostro Comandante di mire ambiziose. Roberto Farinacci sul suo giornale “Regime Fascista” lo attaccò imputandogli ambigue iniziative che avrebbero dovuto addirittura travolgere lo Stato repubblicano. Insomma eravamo, secondo loro, dei biechi antifascisti”. Del resto, il distacco che Borghese aveva verso ogni tipo di politica, indirettamente si manifestava anche nei riguardi di quella fascista, come egli stesso ebbe a dichiarare» (Ibidem, p. 64).

Nella XV parte vi sarà la seconda metà dei fogli (239233-36) che vanno a comporre il documento dattiloscritto del 15 gennaio 1944 firmato in calce dal Comandante Junio Valerio Borghese.

 

Note

 

1) I documenti n. 23929, 23930, 23931 e 23932 provengono dall’I.S.E.C., Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea – Archivio Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (Isec), Sesto San Giovanni, Fondo Odoardo Fontanella, b. 48, fasc. 201.

 

Print Friendly, PDF & Email
Categorie: Controstoria, X Mas

Pubblicato da Ereticamente il 18 Maggio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Lascia un commento

    Fai una donazione


  • siamo su telegram

  • salve(LE) - 9 ottobre 20

  • disponibile alla ritter

  • Teurgia - libreria

  • fosforo e mercurio

  • la dimora del sublime

    Pio Filippani Ronconi 1

  • emergenza vaccini

    Vaccini: Cosa non conosciamo? Storia,tabelle e grafici mai visionati – Vacciniinforma

    di Ereticamente

    VACCINI: COSA CI È STATO OMESSO? Nella letteratura medica, si esaltano da sempre le virtù della vaccinazione. Dopo aver letto questi libri, si riman[...]

  • post Popolari

  • a dominique venner

  • Ultimi commenti
  • archivio ereticamente

    Tag

    Newsletter

g. casalino

c. bene

J. Thiriart

m.houellbecq

g. colli