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La morte e resurrezione primaverile della natura contrapposte al mito cristiano della pasqua

La morte e resurrezione primaverile della natura contrapposte al mito cristiano della pasqua

Oggi la Chiesa cattolica celebra la Pasqua di Resurrezione secondo cui Gesù Cristo sarebbe risorto il terzo giorno dopo essere perito di morte violenta per mano dei suoi nemici. Una ricorrenza, la Pasqua cristiana, che fonde in un tutt’uno i riti di quella ebraica (Pesach) – celebrante la liberazione degli Ebrei dall’Egitto e il loro esodo verso la “terra promessa” – con quelli antichissimi della gentilità indoeuropea, e non, segnatamente di origine orientale, relativi cioè ad un’area di contatto tra il Levante palestinese e il Vicino Oriente indoeuropeizzato. E oggi, curiosamente, è anche il primo giorno di aprile, quello del famoso pesce, la cui atmosfera scherzosa risale agli Hilaria romani celebrati in onore di Cibele e Attis.

In effetti c’è un’ampia narrativa negazionista secondo la quale la fantomatica resurrezione del “re dei Giudei”, è un colossale pesce d’aprile, una storicizzazione truffaldina, ad opera dei suoi seguaci antichi e moderni, di mitemi vecchi come il mondo, che affondano le proprie radici nelle celebrazioni del ciclo vegetativo di morte e rinascita che segna il passaggio dall’inverno alla primavera, subito dopo l’equinozio del 21-22 marzo. Persino l’etimologia della Pasqua significa, in ebraico, “passaggio”, il passaggio da una fase della vita ad un’altra, ispirato alla ciclicità stagionale della natura. Tutto quello che ci viene appiccicato sopra, in senso biblico-evangelico, viene considerata mera propaganda anti-romana.

Solo una visione politeista, compresa quella gentile, esprime al meglio questo intimissimo legame tra i ritmi biologici della natura e la vita dell’uomo, e sono diverse le figure divine dei culti, cosiddetti pagani, che anticipano, e di molto, il Nazareno divinizzato che muore e risorge: Osiride, Adone, Dioniso, Attis, Mitra, Wotan, Balder ecc. Sono figure divine, mitologiche, senza alcuna pretesa di una storicità falsificata, a differenza appunto del feticcio cristiano, poiché Gesù – parecchie le fonti che dubitano della sua esistenza – era qualcosa di ben diverso dal Cristo, un limpido simbolo pagano fatto combaciare, a forza, con la figura del ribelle galileo.

Come sempre, in questi casi, la Chiesa non ha inventato alcunché, anzi, ha solamente mutuato e tramutato in verità storica un insieme di miti e tradizioni precristiani dal significato limpido, ma intorbidito dal cumulo di leggende mediorientali inventati dai popoli semitici e poi importato in Europa e altrove, e che ha violentemente sostituito la gentilità greco-romana come il paganesimo celtico, germanico, slavo e così via.

E tutto questo vale anche per il Natale, la Quaresima, l’Annunciazione, la festa di San Giovanni, l’Assunzione di Maria, Ognissanti e la festa dei defunti, l’Avvento e così via, celebrazioni cristiane che vengono esaltate in una religione dogmatica denigrando il paganesimo e le sue rimembranze, ancorché barbarizzate dal consumismo occidentale (mi vengono in mente Halloween, Babbo Natale e le uova di cioccolato). Eh no, cari cristiani: ribadisco che voi nulla avete inventato, perché avete solo rubato, mutuato e convertito come originale riti e regole delle antichissime credenze che non nascono certamente cristiane.

I cristiani hanno distrutto gli antichi templi pagani edificandovi sopra le loro chiese, usurpando spazi sacri altrui e rivendendoli come “verità di fede”, dogmi imposti in maniera infame con oscurantismi, massacri, fanatismi, uso sistematico della menzogna e della diffamazione contro i veri culti tradizionali, quelli pagani, indoeuropei e non. A che serve la Pasqua cristiana, brutta copia di quella ebraica nobilitata dal ricordo dei riti precristiani, quando abbiamo tutte le celebrazioni tradizionali basate sulla rinascita primaverile? Ostara, il Sanguem romano, le Adonie greche, Beltane, e tutte quelle ricorrenze basate sull’equinozio di primavera e sul periodo ad esso successivo, con tanto di ricorrenti simbologie (oggi vendute come “pasquali”) quali le uova, lepri e conigli, i riti del fuoco e dell’acqua, l’onnipervadente luce, elemento fisso di tutte le festività gentili dal sapore ariano. Perché è il sole col suo moto (apparente) stagionale a segnare il cammino terreno dell’uomo.

Per fare un esempio concreto vicino alla nostra vera tradizione cultuale, dunque, quando vengono a spacciarvi la resurrezione di Gesù Cristo come qualcosa di originale (celebrato in primavera, peraltro, non a caso) ricordategli che nell’antica Roma, tramite culti frigi sbarcati prima in Grecia e poi in Italia, si festeggiava il sunnominato Sanguem, ricorrenza pagana sanguinolenta in onore della Grande Madre Cibele e di Attis, divinità ad essa associata. Questi, con la sua morte e resurrezione, simboleggiava il ciclo vegetativo del rinnovamento primaverile, e le festività connesse erano celebrate tra il 22 e il 28 marzo, subito dopo l’equinozio di primavera. Attis viene talvolta associato al tracio Dioniso, altro dio che muore in croce e risorge offrendo il proprio corpo e il proprio sangue (rappresentato dal vino), nonché ad Adone, Osiride, Mitra, Marduk ecc.

Queste figure divine e i miti ad esse connessi mostrano anche il dualismo maschile-femminile, diurno-notturno, solare-lunare, celeste-terrestre, dove emerge in tutta la sua potenza il tema dell’accoppiamento rituale (divino, umano, animale) che sta alla base, naturalmente, della rinascita della natura e dei riti propiziatori per la fertilità della terra. Nel nostro caso, dopo il freddo e il buio dell’inverno, con la primavera si ridesta la natura dormiente e, non a caso, ecco un animale estremamente prolifico come la lepre, o il coniglio, fare capolino nelle simbologie “pasquali”, assieme alle immancabili uova, emblema di vita, creazione, rinascita. L’uovo cosmico e la resurrezione della natura, da cui il Cristo morto e sepolto, nei visceri della terra, che successivamente rompe il guscio tornando a vita nuova.

Un uovo covato dalla Grande Madre lunare, notturna e ctonia (ed eccovi la dea dell’est, Eostre, da cui Ostara/Easter, nonché Cibele, Afrodite/Venere – a cui viene consacrato il mese di aprile – Ishtar, e la Madonna) e fecondato, e dischiuso, dal calore di un dio maschile solare che esprime la virile potenza dell’ethos indoeuropeo, irrotto in Europa nei tempi antichi per fertilizzarla e renderla grande, culla di una civiltà senza tempo e senza eguali, ma di cui abbiamo dimenticato di andar fieri. E questo anche per colpa di tutte le autolesionistiche balle cristiane, che esaltano il masochismo di un presunto dio levantino che si lascia pestare, umiliare, insultare, sfregiare e ammazzare come un ladrone dalla turpe folla giudaica.

Certo, questo sacrificio non è invenzione cristiana ma ricalca tutta una serie di miti orientali, tra cui quelli del tracio Dioniso e del frigio Attis, con la differenza però che la dottrina cristiana ruota tutta attorno al pacifismo, al perdono, alla tolleranza, al porgere l’altra guancia sino alla negazione di sé (avallando dunque i deliri cosmopoliti e immigrazionisti di un papa come Bergoglio) ed è intrisa da capo a piedi della cultura mesopotamica da cui il monoteismo abramitico proviene.

Riflettiamo sulla originalità biblica ed evangelica che, peraltro, non offre alcunché di esclusivo e cerchiamo di riscoprire, giorno dopo giorno, quelle che sono le nostre vere origini culturali e anche spirituali, religiose, un’operazione possibile anche rimuovendo la patina giudeo-cristiana da innumerevoli celebrazioni (direi quasi tutte) della Chiesa cattolica, null’altro che antichissime ricorrenze gentili deturpate dalle desertiche baggianate importate in Europa da ribaldi come Saulo di Tarso. Un’opera di riscoperta e salvaguardia che deve andare di pari passo con l’affrancamento della nostra coscienza Italico-Romana, altrimenti affossata dagli stessi che tentano ancor oggi di propinarci le loro menzogne eretiche spacciandole per originali verità di fede.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 1 Aprile 2018

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

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