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Fierezza e Speranza in un giorno d’aprile – Mario Michele Merlino

Fierezza e Speranza in un giorno d’aprile – Mario Michele Merlino

Thomas Stearns Eliot, il poeta di Terra desolata (1922), definisce ‘Aprile è il più crudele dei mesi, genera – Lillà da terra morta, confondendo – Memoria e desiderio, risvegliando – Le radici sopite con la pioggia della primavera’. Pubblica la sua prima raccolta di versi solo dopo che l’amico Ezra Pound ne corregge l’impianto iniziale. Mi guardo intorno, volti severi e sereni, nessuna mestizia, il sangue versato brilla vivido a irrorare la luminosità di terre felici bagnate dal Mediterraneo. L’orrore non riesce a soffocare i germogli sicuri, la vita vince sempre, nonostante tutto.

Giornata di annunciata primavera, poesia del tepore d’aprile, dal mare salmastra la brezza, colori di piante e di fiori, ombre a rincorrersi sul muro come agili lucertole. E noi qui, al Campo della Memoria, attenti coinvolti commossi. Qui ove caddero primi in grigioverde a illudersi, forse, che la Patria non fosse morta e il suo Onore stuprato. A loro doveroso ricordo; a noi essere testimoni ed esempio. I veterani in prima fila le bandiere i labari il gagliardetto.

L’ idea nacque a Lerici, hotel Byron (dove era maturata l’idea di dare vita alla esperienza volontaristica della XMAS dopo l’8 di settembre e dove era venuto alla luce il suo inno ‘Decima flottiglia nostra…’ che aveva scandito la sua storia in armi e dietro i reticolati), durante il raduno di reduci del btg. Barbarigo. Inevitabili i ricordi, il rinnovarsi di immagini di sentimenti di tante emozioni, ma anche la necessità che non si esaurissero in testimonianze fra ‘iniziati’. Fu Alessandro Tognoloni, medaglia d’oro di Nettuno, a proporre la creazione di un’oasi di verde a ricordare, tramite richiami in viva pietra, la presenza di combattenti italiani nell’agro romano.

Sono stato più volte a trovare l’architetto Tognoloni nella sua casa a Monteverde. Lo studio con scaffali pieni di libri e ovunque statuette di gufi, la sua passione. Al muro, in cornice di semplice legno scuro, la Medaglia d’O.V.M. data alla memoria dopo che il suo plotone era stato annientato dai carri armati USA nel tentativo eroico e disperato di arrestarne l’avanzata. Dato per morto, fu ritrovato dagli americani – il respiro esile, lieve il battito del cuore – che, possedendo la penicillina, lo trassero in salvo e, poi, lo trasferirono al Campo di prigionia per ‘non collaboratori’ di Hereford in Texas. Medaglia non riconosciuta, va da sé, dagli eredi dell’8 settembre e del colpo vile alla schiena. ‘Meglio così’, mi suggerisce, ‘ho evitato d’essere a fianco degli assassini di via Rasella… Questa m’è stata appuntata da Nino Buttazzoni, il comandante dei nuotatori paracadutisti, alla Piccola Caprera e davanti a noi, i reduci della Decima, e tanti giovani’.

Così sorge, per volontà impegno sacrificio di tanti della Decima e non, il Campo della Memoria (il nome gli fu dato dal marò Mario Tedeschi). Uno spazio di 2.600 mq. Non lontano dal mare e nei pressi del cimitero inglese ed americano. Progetto disegnato e realizzato dall’architetto Tognoloni. Al centro la Croce di S.Andrea, unico elemento emergente, simbolo al contempo della Decima e della Fede che l’animò; la lapide su cui inciso del poeta latino Orazio ‘Dulce et decorum est pro patria mori’. Lungo i muri perimetrali, nel corso degli anni, targhe a ricordo dei reparti in armi della RSI, in un comune abbraccio di uomini e donne che, con animo puro e cuore generoso, offrirono la giovinezza per una Idea, per l’Italia.

9 marzo 1991, tanti i combattenti tanti i labari tanta l’emozione e il coinvolgimento, è il giorno in cui viene posta la prima pietra, la consacrazione del Campo con l’interrare la pergamena di fondazione a memoria e monito per tutti coloro che caddero in grigioverde o in camicia nera e per tutti coloro che avvertono ‘sacro’ questo luogo. Il sangue si trasmuta in Spirito. ‘Gli involontari sopravvissuti’, come si definiscono i veterani, con un accento di nobile civetteria. Così, nei giorni a venire, ciascuno troverà qui conforto e meditare ‘gli anni di una giovinezza offerta, senza nulla chiedere, agli Ideali sottesi al cielo della Patria’.

E, con il proseguo dei lavori e le celebrazioni connesse al ricordo di un tempo eroico, un sogno una aspirazione un intento. Portare al Campo della Memoria i resti in umili cassette di zinco, avvolti nel tricolore, di quei giovani marò che, in queste terre, si sacrificarono versando il loro sangue. Quei resti, inumati nel Cimitero Monumentale del Verano, nella tomba di famiglia dell’ausiliaria Raffaella Duelli. Immediatamente, terminato il conflitto e il periodo di prigionia, ché la Duelli volle raccogliere i commilitoni del btg. Barbarigo, caduti sul fronte di Nettunia, e che non avevano avuto degna sepoltura. Estate 1947.

Sono stato fortunato in incontri conoscenze racconti acquisiti. Telefono spesso alla Duelli, la vado a trovare nell’appartamento al pianterreno di una villetta tra i palazzi dell’EUR e il litorale romano. Ironica apparentemente brusca un grande cuore. Con il marito, Luca Scafardi, mutilato di una gamba sul fronte del Senio, già del btg. Lupo. In bicicletta a chiedere ai contadini rovistando nel terreno strappando (letteralmente) le ossa ai cani. Portare quei pochi resti a casa, identificarli da una cicatrice una protesi dentaria o altro, con i genitori corsi da tante parti d’Italia per una preghiera una lacrima una conferma…

Inizia, dunque, un serrato incontro tra l’Ass. Campo della Memoria e le competenti autorità del Ministero della Difesa, quelle civili dei Comuni di Anzio e Nettuno. Tra la speranza, retta da inflessibile tenacia, e gli ostacoli burocratici e qualche malevolo pregiudizio politico. Tappa fondamentale, in data 15 gennaio 1997, è il telegramma del Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, in cui si comunica ‘la determinazione di utilizzare la predetta struttura per la sistemazione definitiva dei militari della RSI caduti sul fronte di Nettuno nel 1944’. Ancora attesa. Questa la storia di ieri di un impegno mai domo, ‘Per l’Onore d’Italia!’.

Ed oggi? Dopo la cerimonia di traslazione delle salme dal Verano con tanto di tricolore su ogni cassetta e picchetto militare, operata dall’Onor Caduti, l’Ass. Campo della Memoria mantiene la sua gestione, ne migliora la struttura, ne pulisce la pietra e le piante, accoglie i visitatori, organizza cerimonie commemorative. Come ebbe a dirmi l’ausiliaria Raffaella Duelli ‘I nostri ragazzi sono tornati a casa’… E di questa casa ci sentiamo fieri, pronti ad affidarla ai tanti giovani che ne avvertono l’alto significato e il valore di nobile testimonianza.

Ecco perché, riprendendo l’esordio tratto dal poeta Eliot, non trovo nulla di ‘crudele’ in questa mattina di aprile. Non mi nascondo l’orrore lo scempio la vergogna di quelle giornate d’altro aprile, quelle del ’45. La spalletta del lungolago di Como e gli ultimi fedelissimi, i quindici prossimi ad essere fucilati (fra cui Alessandro Pavolini e Nicola Bombacci e Fernando Mezzasoma); Piazzale Loreto e i corpi, macellati come capretti del Duce e di Claretta, appesi e in mostra al pubblico ludibrio; gli anonimi con o senza camicia nera assassinati ai bordi del marciapiede o dietro qualche muretto o in scantinati trasformati in tribunali del popolo… Ho letto le numerose cronache le memorie in libri di piccole e semiclandestine case editrici ho raccolto dalla viva voce testimonianze, le più bestiali le più feroci. Potrei qui stilare l’elenco grondante sangue dei vinti riempire di parole e di immagini, indicibile sofferenza, di come il branco sicuro dell’impunità può rendersi vile e malvagio…

No. Oggi l’animo nostro deve traspirare la sacralità del luogo e raccogliere, simili a lavacro purificatore, la fierezza e la speranza che ci furono donate alla vigilia di uno dei tanti plotoni, infami, d’esecuzione dal poeta della giovinezza dell’amicizia della gioia di vivere.

                                                                                                a

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Categorie: Punte di Freccia

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 27 Aprile 2018

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

Commenti

  1. Fabio

    Quella bandiera azzurra con le stelle dovrebbe essere rimossa perché insulta quei ragazzi che sono morti per difendere ideali e valori che, oggi, la UE calpesta e vuole sradicare

  2. mario michele merlino

    condivido. tieni però presente che il campo ormai appartiene all’onorcaduti, cioè allo stato…

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