Aquarius – parte terza – Gabriele Adinolfi

Aquarius – parte terza – Gabriele Adinolfi

PARTE TERZA

Non piramide ma anelli

Non è agevole immaginare questo nuovo genere di organizzazione se non si ricorre ad un’immagine plastica anche se obbligatoriamente approssimativa. Si tratta non di un’organizzazione a piramide, ma che possiamo descrivere piuttosto ad anelli concentrici. Le circonferenze più esterne sono rappresentate in primo luogo dagli organismi di reclutamento pubblico (partiti, movimenti) che sono tuttora convinti che la propria azione abbia una funzione primaria e che tutto quanto arruolano o costruiscono debba essere strumentalizzato ad essi quando invece è l’opposto che si deve maturare: la funzione politica di questi organismi è in ultima analisi ancora troppo materiale e politicamente limitata. Viceversa essi hanno un potenziale enorme come vivaio per crescite al proprio interno di risorse da impegnare altrove in azioni di profondità. Alla circonferenza esterna corrispondono sotto forme assai diverse gli organismi di azione nel sociale, nel lobbismo ecc. Una seconda circonferenza è tracciata dalle realtà di comunicazione a rete e dalle nervature delle relazioni tra i soggetti politici che devono essere anche dotati di un’efficace e attualissima scuola quadri a livelli distinti, volta anch’essa all’azione comune, sinergica, impersonale e non tribale o settaria. E questa, anche se in molti l’ignorano o fingono d’ignorarla, c’è!  Questa è la dimensione che corrisponde all’anima del tutto, mentre al primo livello si restava ancora nel muscolare. L’anello più stretto e più essenziale è quello che si dedica alla strategia e allo spirito.

Compiti strategici

Quali sono le direzioni in cui procedere e con quali strumenti? Su chi fare conto per la propria azione? A chi indirizzarla? Individuiamo in primo luogo le direttrici strategiche. – Oggi l’intero pianeta è capitalista, comprese le potenze esotiche ritenute alternative e quelle stesse che hanno dei regimi che si denominano diversamente. Non esistono conflitti tra Capitalismo e Noncapitalismo ma tra concorrenti che al tempo stesso sono soci altrove. La nota “unità e scissione” leninista. Le rivoluzioni epocali, in primo luogo la traslazione dell’asse mondiale dall’Atlantico al Pacifico, contrassegnano i nuovi confronti. Tra questi il più importante è quello che sta producendo la volontà di emancipazione europea e di affrancamento dall’egida americana che si sviluppa, per ora, intorno all’asse francotedesco. Capitalista sì, ma quanto tutti gli altri e perfino con varianti sociali altrove assenti. Le opzioni strategiche fondamentali sono quindi: il sostegno e il pungolo per l’accelerazione militare, satellitare, politica e di potenza dell’Europa; lo sviluppo di una funzione italiana che riporti Roma ad un ruolo attivo in Europa. Più Italia in Europa, più Europa nel Mondo.  A questo si devono aggiungere le proiezioni strategiche che hanno diretta connessione con altre questioni di natura sociale, culturale, demografica ed economica: ovvero una politica per il Mediterraneo; lo sviluppo concreto e non teorico di una linea Eurafricana; il collegamento preferenziale con l’America Latina; la realizzazione di capisaldi amici nel Pacifico, in particolare Cile e Giappone. Non si tratta di un esercizio fine a se stesso: quanto possano incidere minoranze che promuovono rapporti commerciali e culturali è incommensurabile, vieppiù in un mondo sempre più correlato nel quale gli schemi del bipolarismo, del tripolarismo, del multipolarismo hanno presa relativa perché in realtà ognuno dipende da tutti gli altri, anche dai suoi rivali, ma va anche per conto suo e c’è quindi un potenziale enorme per ristabilire la nostra corretta sfera d’influenza.

È una funzione che possiamo definire di supplenza alla latitanza statale sul piano nazionale, europeo e internazionale. – La miscela tra Capitalismo e squilibri economici e demografici sta depauperando e disarticolando la società, sempre più priva di riferimenti, di organizzazioni sociali, deresponsabilizzata e sempre meno produttiva. Il compito strategico è di realizzare le nuove organizzazioni sociali e di rilanciare lo spirito produttivo nel segno dell’autonomia operativa. Il valore aggiunto che si deve fornire alla svolta dell’europeismo attivo va assolutamente accompagnato da quello dell’aggressione corporativa, dalla costruzione di localismi a spirito imperiale e dalla difesa identitaria nei confronti del liberalismo amorfo.  È una funzione che possiamo definire di supplenza alla latitanza statale sul piano economico e sociale per la realizzazione di una nuova sovranità popolare nell’organicità e nella direzione delle autonomie e del corporativismo. – C’è poi lo scontro di civiltà, quello vero, tra la Sovversione devirilizzante, antigerarchica, antiverticale, antidentitaria, piallante, disperata e disperante e la Rettifica, virile, gerarchica, verticale, felix, che non può essere frutto di un’opposizione tra modelli astratti né di un presunto recupero di valori, ma dev’essere un aggancio consapevole e assoluto ai principii dai quali esprimere valori corretti che siano in linea con l’epoca nuova e con le modifiche sociologiche e antropologiche in atto. È una funzione che possiamo definire di supplenza alla latitanza statale sui piani spirituale, esistenziale, culturale, etico ed esemplare. Come per caso gli obiettivi strategici corrispondono alla tripartizione.

Dove e come

Se ci limitassimo a definire gli obiettivi resteremmo nel consueto astrattismo. Preferiamo indicare con quali strumenti si può operare settore per settore, fermo restando che quanto stiamo esponendo è già ampiamente avviato nel pratico. – Per quello che riguarda le opzioni strategiche, gli strumenti utili, alcuni dei quali proficuamente attivi, sono di diversa natura. Think tank di qualità e spessore; agenzie di collegamento diplomatico ed economico internazionale tra Europa, Africa e America Latina; piena trasversalità politica negli ambiti strategici determinata dalla comune volontà di rigenerazione europea. – Nella direzione della riorganizzazione sociale e della sfida corporativa vanno coordinati una serie di soggetti diversi: in particolare i piccoli e medi produttori ai quali va fornita la capacità di autonomia e di autofinanziamento. Va anche modificato il ruolo della rappresentatività sindacale saldandolo con le nuove forme di espressione degli interessi delle categorie che in Italia come in Europa s’iniziano ad articolare nei denominati stake holders, ovvero i rappresentanti di categoria nelle sedi nevralgiche delle trattative e della legislazione economica, istituzioni che per natura intrinseca sono elementi corporativi in nuce. Infine l’implosione sociale e il localismo crescente aprono spazi per il radicamento come sostituti elargitori di quel minimo essenziale che lo Stato non fornisce più. Vanno organizzate l’autonomia dei ceti produttivi e delle politiche locali, introducendo la logica dell’indipendenza tramite gli smarcamenti da ogni forma eterodiretta. Alla vecchia formula cielliena “più società meno Stato” non si risponde con un banale “più Stato” ma assumendo l’Idea di Stato (logica imperiale) e svolgendola in proprio da uomini liberi che si disciplino: anarchi e gerarchici . Autonomie sociali, produzioni, organizzazioni corporative, devono essere intese come assi portanti di una riconquista popolare che non si avvii verso l’atomizzazione ma che si unisca invece ben coesa attorno a un’idea trascendente e libera, di origine imperiale. Non si devono impugnare queste frizioni a scopo propagandistico né incanalarle in un antagonismo astratto e sterile, devono fare sistema e rappresentare l’alternativa fattiva, reale, vivente, che si libera e libera gli spazi attorno a sé senza alcuna retorica e senza protagonismi.

A questo ogni persona, ogni comunità, gruppo, organizzazione, movimento, partito, o qualunque altra forma, devono essere dediti e decisi a strumentalizzarsi consapevolmente e di propria volontà. Tutte queste caselle non possono essere coperte da un organismo solo. Oltretutto soltanto nello scenario del radicamento locale è possibile centrare risultati con un’etichetta precisa o sotto una bandiera, come diversi movimenti hanno fatto in Lombardia, Veneto, Toscana e Lazio, ma si deve comunque essere consapevoli che il segno dei tempi impone continue repliche concorrenziali ed esclude egemonie assolute. Il successo in quest’arena sociale è quindi possibile soltanto frammentariamente e strumentalmente; perché diventi strategico lo si deve concepire a rete e ad effetto domino. Non è necessario che tutti ne siano consapevoli perché si ritrovino coinvolti di fatto in qualcosa che li trascende, ma sarebbe preferibile che lo sapessero e ne fossero entusiasti. – Sul piano dello scontro di civiltà il ruolo delle realtà radicali è in prima linea.  Anche qui servono però un dosaggio e una stratificazione, perché se da un lato si tratta di formare delle scarne ma solide élites per il futuro, ad un secondo piano, in un momento immediatamente successivo, devono intervenire altre forme organizzative e di reclutamento, che devono essere necessariamente trasversali, frutto delle azioni svolte a rete sugli altri piani strategici, e non possono presentarsi come ideologiche nella forma. Perché si devono educare nuovi padri e nuove madri e si deve istituire qualcosa di realmente strategico, come ad esempio una scuola per docenti e per giornalisti. Tutto questo non può effettuarsi efficacemente sotto un’etichetta e una bandiera o con un marchio di una scuderia, ciò per natura stessa escluderebbe il grosso degli interlocutori e neutralizzerebbe a monte quello che si deve andare a rigenerare.

SEGUE

 

Gabriele Adinolfi

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Categorie: Avanguardia

Pubblicato da Ereticamente il 22 Aprile 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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