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Decima Flottiglia M.A.S.: propaganda per la riscossa (V parte) – Gianluca Padovan

Decima Flottiglia M.A.S.: propaganda per la riscossa (V parte) – Gianluca Padovan

«Al di fuori di tutte le battaglie e di tutti i risultati di guerra, noi sappiamo che si vince quando si crea nella strada qualcosa che non è mai né dimenticato né morto»

Decima Flottiglia M.A.S. – Reparto Stampa, Vincere nel tempo

 

 

 

Percorso storico.

Alla metà degli Anni Trenta la presenza della Marina Militare Inglese nel bacino mediterraneo si fa più consistente e la Guerra d’Etiopia (Seconda Guerra Italo-Etiopica o “Guerra d’Abissinia”), cominciata dall’Italia nel 1935, fa profilare una possibile rottura degli equilibri diplomatici e militari soprattutto con l’Inghilterra.

Almeno questo è quanto la storia ci riporta.

Scrive Luis de la Sierra: «L’inferiorità dell’Italia sul mare è nota a tutti, particolarmente agli italiani stessi. La sua flotta, in piena fase di espansione, anche se già difettosa fin dalla nascita per concetti errati, non ha portaerei, e di fronte alle quindici corazzate britanniche, tutte superiori alle 29.000 tonnellate di dislocamento, non ne annovera che due, piccole e superate. Quelle di 35.000 tonnellate, che sono in costruzione, non saranno ultimate che entro alcuni anni» (Luis de la Sierra, Gli assaltatori del mare, Ugo Mursia & C. Editore, Milano 1971, p. 33).

Talune carenze in campo bellico si trascinano anche nel secondo conflitto mondiale. Inoltre la Società delle Nazioni, a cui tanto l’Impero d’Abissinia quanto il Regno d’Italia fanno parte, decreta le sanzioni contro quest’ultima che rimangono in vigore fino all’anno successivo.

 

Si rispolvera così il progetto di mettere a punto delle particolari armi d’assalto navali nell’intento di controbilanciare la potenza inglese.

Gli ufficiali del Genio Navale Teseo Tesei ed Elios Toschi riprendono l’idea della “Mignatta”, modificandola per renderla consona ad un più efficace impiego, mentre L’Ammiraglio Aimone di Savoia-Aosta propone la costruzione del “motoscafo esplosivo” trasportabile nei pressi dell’obiettivo con l’idrovolante. Da questi due progetti «sarebbero nati i due principali tipi di mezzi d’assalto che la Marina Italiana avrebbe poi impiegato con successo nel corso della seconda guerra mondiale: l’“S.L.C.”, o Siluro a Lenta Corsa, detto “Maiale”, e l’“M.T.”, o “barchino esplosivo”, denominato convenzionalmente Motoscafo Turismo» (Bagnasco Erminio, Spertini Marco, I mezzi d’assalto della Xa Flottiglia MAS 1940-1945, Albertelli Editore, Parma 2001, p. 18).

 

 

Motoscafi & siluri d’assalto.

Tra il 1935 e gli anni subito successivi si studia il modello M.A.T./M.A., il “Motoscafo Avio Trasportato/Motoscafo d’Assalto”, che doveva essere per l’appunto trasportato mediante l’idrovolante S.I.A.I. Savoia Marchetti 55. Nel 1938 lo Stato Maggiore della Difesa propone al Ministero la costruzione di nuovi barchini identificati con la sigla M.T. (Motoscafo Turismo). Successivamente si hanno il Motoscafo da Turismo Modificato (o Migliorato) M.T.M., il Motoscafo Turismo Ridotto (M.T.R.), trasportabile con un sommergibile, e l’M.T.M.-D. Sperimentale. Tutte le produzioni sono invariabilmente segnate da ritardi nella messa a punto dei modelli e nella costruzione dei componenti. Basti ricordare che i primi sei M.T. vengono consegnati solo nella primavera del 1939.

Oltre ai “barchini esplosivi” gli studi sono indirizzati a migliorare i motoscafi siluranti e si hanno il Motoscafo Turismo Silurante (M.T.S.), il Motoscafo Turismo Silurante Modificato (M.T.S.M.), il Motoscafo Turismo Silurante Modificato Allargato (M.T.S.M.A.).

Per quanto riguarda i mezzi subacquei d’assalto il più noto è il già citato Siluro a Lenta Corsa (S.L.C.), denominato “Maiale”, mediante il quale nel corso della guerra mondiale si ottengono notevoli risultati.

A proposito del “siluro pilotato” S.L.C. vedere utilmente: Junio Valerio Borghese, Decima Flottiglia MAS. Dalle origini all’armistizio, Albertelli Edizioni, Parma 2005, pp. 20-26.

Meno noto e costruito in pochi esemplari è invece il Siluro San Bartolomeo (S.S.B.). Nel campo dei minisommergibili si hanno il Sommergibile d’Assalto Tipo C.A., da 12 tonnellate circa, progettato e prodotto dalla Caproni-Taliedo, e il C.B., sommergibile tascabile da 30 tonnellate circa.

Tutti questi mezzi d’assalto avevano un’autonomia contenuta e quindi un raggio d’azione limitato, pertanto occorreva che fossero trasportati il più vicino possibile all’obiettivo mediante mezzi “avvicinatori” (o trasportatori) costituiti da unità da guerra di superficie e sommergibili, nonché da mercantili adattati a questo trasporto. Viene creato anche uno speciale M.T.L. (Motoscafo Trasporto Lento) quale avvicinatore per l’S.L.C., ovvero il “Maiale”.

 

 

Un’arma potenzialmente vincente.

Per quanto riguarda lo sviluppo e l’organizzazione dei mezzi d’assalto della Regia Marina Italiana si ricorda che negli anni Trenta essi sono affidati al Comando del 1° Gruppo Sommergibili della Spezia. Nel 1938 il Reparto dei mezzi d’assalto è aggregato alla I Flottiglia M.A.S. e nel 1939 si costituisce il reparto Sezione Armi Speciali sempre nell’ambito della I Flottiglia M.A.S. di La Spezia. Il 15 marzo 1941 il reparto è staccato e denominato “Xa Flottiglia M.A.S.” su proposta del Capitano di Fregata Vittorio Moccagatta.

 

Scrive Donald Guerrey a proposito della Xa Flottiglia M.A.S.: «Questo era un sceltissimo reparto della Regia Marina italiana, forse paragonabile per certi aspetti al Royal Marines e allo Special Boat Section (SBS). MAS significa motoscafi antisommergibili, una descrizione ingannevole dei compiti della Decima» (Donald Guerrey, La guerra segreta nell’Italia liberata. Spie e sabotatori dell’Asse 1943-1945, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 2004, p. 93).

Scrive Arnaldo Cappellini: «Il primo nome assunto dal reparto fu quello di “Forza H”, poi di “I Flottiglia Mas” poi di “Flottiglia Mas Speciale”. E si giunse così al 1939, comandante ancora il capitano di fregata Aloisi, il quale, proprio in quell’anno e quando era già scoppiata la guerra, inviò al Ministero della Marina la relazione che si potrebbe chiamare “del primo giorno”; si sosteneva infatti in essa l’opportunità di preparare, per l’ora in cui fosse stato deciso il nostro intervento, un buon numero di mezzi d’assalto, con piloti ben addestrati, per attaccare contemporaneamente, di sorpresa, tutte le basi inglesi nel Mediterraneo. Al Ministero della Marina, però, non si faceva molto credito né ai mezzi né agli uomini della “Flottiglia Speciale” e s’era diffusa l’opinione che quelli avessero trovato il modo di sottrarsi al rigore della loro carriera divagando brillantemente, e che non avrebbero mai ottenuto risultati positivi. Così la relazione del “primo giorno” non ebbe esito migliore di quello sino allora raggiunto dalle altre» (Arnaldo Cappellini, Torpedini umane contro la flotta inglese, Edizioni Europee, Milano 1947, p. 27).

 

 

Il nome di copertura.

Il Comandante Borghese specifica che il nome Xa Flottiglia M.A.S. è sostanzialmente «di copertura», per non lasciare intendere che in esso si impieghino armi d’assalto speciali e non esclusivamente motoscafi siluranti.

Nello specifico, sempre Borghese, scrive che nel corso del conflitto «aveva l’incarico dello studio – preparazione – addestramento e impiego in guerra dei mezzi d’assalto – detti anche mezzi speciali – e mezzi insidiosi. Dipendenza: Ministero della Marina. Caratteristica fondamentale: con la segretezza più assoluta, portare l’offesa nei porti nemici, sfruttando caratteristiche di nuotatori, palombari e motonavi al limite della resistenza umana. Scopo: distruzione navi nemiche» (Junio Valerio Borghese, La Xa Flottiglia MAS, Effepi, Genova 2016, p. 13).

Sia la Xa Flottiglia M.A.S. sia le specialità degli operatori subacquei d’assalto dipendono da “Generalmas” (Ispettorato Generale dei M.A.S.).

 

Sui mezzi d’assalto Junio Valerio Borghese dice che all’inizio del conflitto «Costituivano un piccolo reparto, poche decine di uomini e pochissimi mezzi non ancora a punto; alle molte manchevolezze del materiale e dell’organizzazione supplivano, fin dove era umanamente possibile, la tenacia, la fede, la costanza, la determinazione dei volontari: uomini per i quali non vi erano ostacoli insormontabili, non difficoltà insuperabili, non pericoli invincibili» (Junio Valerio Borghese, Decima Flottiglia MAS. Dalle origini all’armistizio, Storia Militare, Albertelli Edizioni speciali, Parma 2005, p. 32).

Purtroppo, come si avrà modo di argomentare nelle prossime “puntate”, la segretezza delle operazioni è stata spesso violata proprio da ufficiali superiori della Regia Marina Militare, che ovviamente non partecipavano fisicamente alle missioni di guerra.

 

Legione devota a Venere.

Ora un breve inciso sulla denominazione.

Il nome «Decima» intende ricordare la Legio X Equestris, ovvero “Equestre” (in origine Veneria, ovvero “devota a Venere”), legione militare d’epoca tardo repubblicana scelta da Giulio Cesare come propria guardia personale.

Nel I secolo a. durante la campagna militare contro i Celti ecco che cosa accadde: «Ariovisto chiese che Cesare non si facesse seguire da truppe a piedi, perché temeva di cadere in un’imboscata; sarebbe intervenuto al colloquio soltanto alla condizione che entrambi si facessero accompagnare dalla sola cavalleria. Cesare, che non voleva perdere, per questi pretesti, la possibilità di un incontro e che d’altra parte non voleva affidarsi alla cavalleria dei Galli, decise di togliere i cavalli ai cavalieri Galli e farli montare dai legionari della Decima legione, nei quali aveva grande fiducia, per avere, per qualsiasi necessità, una scorta fedelissima. Mentre questo cambio avveniva, un soldato della Decima legione disse, non senza spirito, che Cesare faceva più di quanto promesso; aveva detto che avrebbe considerato i soldati della Decima legione come coorte pretoriana: ora li faceva diventare addirittura cavalieri» (Caio Giulio Cesare, La Guerra Gallica (De Bello Gallico), Fausto Brindesi -traduzione di-, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1974, p. 67, I, XLII).

 

 

L’Italia in guerra.

Oggi, in questo XXI secolo, con un fraudolento e ridicolo ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, con una consequenziale sconfitta per tradimento alle spalle e più di settant’anni di dominazione americana dell’Italia, è bene non già “riscrivere la storia”, ma scrivere finalmente la Storia della Seconda Guerra Mondiale.

Più nello specifico e senza uscire dall’argomento che si sta trattando, si può affermare che taluni “storici” e ufficiali di Marina a tutt’oggi scrivono la “storia della Regia Marina” e dei mezzi d’assalto omettendo i fondamentali dati di fatto che finalmente ne spiegherebbero gli insuccessi e le sconfitte.

In linea generale gli “storici” tendono a scaricare ogni colpa della guerra su Benito Mussolini, sul Gran Consiglio del Fascismo, sul Partito Nazionale Fascista e sul Ventennio fascista in generale.

La realtà dei fatti è ben differente. Per comprendere la Storia è necessario smettere di utilizzare come spauracchio e come “discarica abusiva d’ogni nequizia” il Fascismo. Occorre invece capire fino nei minimi dettagli a chi serviva il Fascismo e a chi il Fascismo obbediva. E quando parlo di Fascismo parlo dei suoi capi, non della massa popolare che seguiva.

Vediamo quindi qualche punto essenziale:

  1. Massoneria, banche e industrie crearono i prodromi del Fascismo con lo scopo di spingere l’Italia nella Prima Guerra Mondiale, per aprire il terzo fronte europeo; il finanziatore di spicco de Il Popolo d’Italia è difatti il banchiere ebreo Giuseppe Toeplitz (vedere utilmente Compagni di Gioco uscito su Ereticamente);
  2. a guerra ultimata il Fascismo in embrione servì (sempre a Massoneria, banche, industrie e Vaticano) come collettore dei militari scontenti per tenerli alla briglia ed utilizzarli contro l’insorgere della piaga comunista; il finanziatore di spicco del Fascio di Combattimento di Milano è l’ebreo Cesare Goldmann della Loggia ambrosiana Eterna Luce;
  3. il Fascismo servì tanto al Re quanto al Vaticano per consolidarsi;
  4. il Fascismo servì soprattutto e innanzitutto alla Massoneria americana per ottenere miliardarie commesse, quale la fornitura di petroli e la possibilità di proseguire la ricerca del minerale liquido in Italia.

 

 

I “capi”.

All’inizio della II Guerra Mondiale i personaggi di spicco sono i seguenti:

– Vittorio Emanuele III di Savoia (Re d’Italia, Imperatore d’Etiopia e Re d’Albania) è il Comandante supremo delle Forze Armate Italiane; ma è innanzitutto e soprattutto un Massone che deve obbedire alle direttive della Loggia italiana d’appartenenza e a quella inglese di riferimento (vedere utilmente i 3 articoli Percorsi Iniziatici Alternativi usciti su Ereticamente);

– Benito Mussolini (Capo del Governo, Ministro della Guerra, Ministro della Marina e dell’Aviazione) è il Comandante in capo delle Forze Armate Italiane. Mussolini si era già guadagnato il 33° grado della Massoneria di Piazza del Gesù a seguito della felice conclusione della “marcia su Roma” (vedere utilmente Compagni di Gioco uscito su Ereticamente).

– Pietro Badoglio è il Capo di Stato Maggiore Generale fino al dicembre 1940; per quanto controversa sia la faccenda è anch’egli massone.

– Domenico Cavagnari (Genova 1876 – Roma 1966), ammiraglio, è il Capo di Stato Maggiore della Regia Marina Militare. Che dire di lui? Negli anni Trenta ha reputato superfluo nonché inutile: a) la costruzione di tre portaerei; b) l’uso del radar; c) l’addestramento al combattimento notturno; d) i siluri; e) la collaborazione fattiva tra Regia Marina Militare e Regia Aeronautica. Un esemplificativo episodio per tutti: durante il suo comando le “reti parasiluri” avrebbero dovuto essere stese attorno alle navi da guerra situate nel porto di Taranto. In realtà le difese retali erano poste in bell’ordine nei magazzini del porto, perfettamente preservate dalla ruggire e dalla corrosione del salino. Questo dato di fatto, unito ai precedenti, portò, ad esempio, al successo conseguito nel novembre 1940 a Taranto dagli Inglesi. A questo punto la domanda sorge spontanea: Cavagnari da chi prendeva ordini? (1)

 

 

Altri “capi”.

Mezzi d’Assalto sono inquadrati nella I Flottiglia M.A.S. (poi Xa) sotto il comando del Capitano di Fregata Mario Giorgini (preso prigioniero nel 1940 a seguito dell’affondamento del sommergibile Gondar e liberato nel 1946); essi dipendono dall’Ammiraglio Raffaele de Courten. (2)

Il Sottocapo di Stato Maggiore, Ammiraglio Edoardo Somigli, è invece al comando di Supermarina. Nel corso dei mesi successivi si avrà un “avvicendamento” continuo nei posti di comando.

La storia di Supermarina meriterebbe un intero volume che indaghi e spieghi nel dettaglio le pesanti responsabilità e il tradimento perpetrato nei confronti dell’Italia e dei suoi marinai.

 

 

“Quattro righe” su Badoglio.

Sul secondo numero del “settimanale d’attualità” L’Orizzonte, organo dei Volontari della Xa Flottiglia M.A.S. osteggiato da taluni fascisti della Repubblica Sociale, in prima pagina e con proseguimento in tutta la pagina n. 6, appare la prima parte dell’articolo: «nuove rivelazioni sulla resa / IL TAPPETO VOLANTE / e il mistero del gen. Carton De Wiart». Un passo recita: «Ritengo senz’altro inutile dire come al tradimento del 25 luglio l’ultimo re d’Italia ed il Venerabile Fratello massone Pietro Badoglio si preparassero da un pezzo e ritengo anche superfluo citare tutta la documentazione fin qui apparsa, documentazione fin troppo ampia [e] doviziosa ed anche – ove se ne tolga lo schiacciante testo della “Storia di un anno” – fin troppo pedestre» (Giovanni F. Martelloni, Nuove rivelazioni sulla resa. Il tappeto volante e il mistero del gen. Carton De Wiart, in Decima Flottiglia M.A.S., L’Orizzonte, Anno I, N. 2, 5 febbraio, Milano 1945, pp. 1 e 6).

Più di recente ecco che cosa scrive Ivano Granata, ma riportando le parole di Mola: «C’è poi un aspetto interessante, relativo al tentativo delle due massonerie di influenzare comunque le scelte fasciste. Nello stesso anno in cui venne varata la legge sulle associazioni, “il giustinianeo Badoglio si impadronisce del potere militare. Piazza del Gesù ha puntato sul potere politico e uscirà sconfitta col fallimento di Farinacci, che si consuma nel medesimo arco di tempo. Il regime fascista si va configurando nei termini di una burocrazia tecnocratica e militare, il cui potere politico diviene necessariamente subalterno. E sono gli uomini di Palazzo Giustiniani che, avendo saputo attendere, si insediano nella stanza dei bottoni: Badoglio, Belluzzo e Beneduce”. È un rilievo che forse non ha avuto la dovuta attenzione e che meriterebbe un ulteriore approfondimento» (Ivano Granata, Fascismo e Massoneria: un rapporto ambiguo e complesso, in Massimo Rizzardini, Andrea Vento -a cura di-, All’Oriente d’Italia. Le fondamenta segrete del rapporto fra Stato e Massoneria, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2013, pp. 99-100).

 

 

 

Note.

 

1) Nella notte tra l’11 e il 12 novembre 1940 due stormi di aerosiluranti Swordfish MKI della R.A.F. (Royal Air Force) attaccano e sorprendono la flotta navale della Regia Marina Italiana nel porto di Taranto. Sono silurate le corazzate Caio Duilio, Cavour, Littorio; l’incrociatore Trento e i cacciatorpedinieri Libeccio e Pessagno sono colpiti con le bombe.

2) A proposito di Raffaele de Courten (Milano 1888 – Frascati 1978) si può ricordare che è presente nel “governo Badoglio” come Ministro della Marina. Nel 1944 rilascia l’autorizzazione affinché Carlo Calosi sia portato negli Stati Uniti per collaborare con la US Navy; il motivo è che si debbono cercare le contromisure al miglior siluro marittimo al momento in uso e inventato proprio da Calosi nel 1941 per la Regia Marina Italiana: il S.I.C. (Siluro Italiano Calosi).

Nel sito Internet del “Rotary Club L’Aquila” possiamo poi leggere: «Il carissimo prof. Giuseppe Bacci, Docente di matematica e fisica nel nostro Liceo Classico, segnalò ad un gruppo di amici che in Roma era sorto il “Rotary Club” facente parte di una Associazione, che era stata fondata fra quattro amici in Chicago (U.S.A.) nel 1905 dall’avv. Paul P. Harris; tale denominazione era stata suggerita dal fatto che le riunioni dei componenti del Club avvenivano a rotazione negli uffici di ciascun socio. Con l’espandersi dell’associazione fuori i confini degli U.S.A. e con l’ammissione del Canada, nel 1912 il nome fu cambiato in “Rotary International”. Lo scopo di tale associazione è quello di sviluppare l’ideale del “servire” inteso come motore e propulsore di ogni attività, attraverso lo sviluppo di relazioni amichevoli tra i soci, scelti fra persone residenti nel territorio del Club, esponenti di “classifiche” professionali ed impiegatizie diverse, associati senza alcuna prospettiva di interesse economico o di prestigio personale, ma con il solo proposito di informare la pratica dei propri affari e professioni ai principi della più alta rettitudine, onde promuovere e propagandare fra gli uomini e fra i popoli la comprensione e la buona volontà, e raggiungere la pace fra le nazioni. Lo Statuto del “Rotary International” prevede la sua organizzazione con un Consiglio centrale, con i Governatori Distrettuali e con Rotary Club locali. In Italia erano sorti fin al 1925 alcuni Club nelle città di maggiore importanza (Roma, Genova, Firenze, Venezia, Napoli e Palermo); ne erano seguiti altri nel 1927 a Brescia, nel 1928 a Messina, nel 1930 a Catania e nel 1933 a Bari. Per evidenti incompatibilità con i principi del passato Regime, tutti i suddetti Club italiani erano stati soppressi e poterono riaprire le loro sedi soltanto dopo la fine dell’ultimo conflitto mondiale. Quello di Roma iniziò nuovamente la sua attività nel 1948 sotto la presidenza dell’ammiraglio Raffaele de Courten, cui fece seguito negli anni 1949-1950 il nostro illustre corregionale, avv. Omero Ranelletti, che nel periodo 1955-1956 fu Governatore del 92° Distretto del Rotary Club lnternational»

(http://www.rotarylaquila.it/?page_id=11).

Inutile negare che il Rotary è il “vivaio” in cui la Massoneria “pesca”.

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Categorie: Controstoria, X Mas

Pubblicato da Ereticamente il 16 Marzo 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Nazzareno Mollicone

    Ma come si fa a sostenere che Mussolini fosse addirittura il 33° grado della Massoneria di Piazza del Gesù!?! Mussolini la combattè sempre la Massoneria, prima nel partito socialista e poi nel fascismo, facendola dichiarare fuori legge. Farinacci,.che qui viene citato, fu sempre emarginato. Il Rotary, che giustamente si afferma essere “il vivaio” da cui la Massoneria pesca, fu proibito dal Fascismo. Riferirsi a testi di dubbia obiettività e magari diffusi proprio dalla Massoneria per esprimere la concezione che tutto quello che avviene nel mondo è controllato da loro, è un grossolano errore. Queste affermazioni nuocciono alla serietà degli articoli e analisi pubblicate su “Ereticamente”.

    • Ereticamente Staff

      Nazzareno, premesso che questi articoli rappresentano il punto di vista degli autori soprattutto quando si tratta di approfondimenti storici è giusto dire che l’Autore in questione, Padovan, in un precedente articolo spiega chiaramente questo aspetto citandone la fonte.
      Non possiamo fare le pulci a qualunque cosa anche se, notiamo, non riceviamo lo stesso trattamento.
      Chissà perchè!
      saluti

  2. Gianluca Padovan

    Egregio sig. Mollicone,
    sono lieto che lei abbia le sue opinioni su Benito Mussolini e sul Fascismo. Sono meno lieto per la maleducazione con cui intende imporle e nello specifico a commento del mio articolo. In primo luogo mi specifichi a quali testi si riferisce e mi dimostri in modo chiaro per quale motivo lei li ritiene “di dubbia obiettività” e con quanto lei sostiene ne consegua.
    Le sue frasi non poggiano su alcunché di storico, pertanto sono un semplice “sfogo”, ma dettato da cosa non lo dice e, mi perdoni la franchezza, poco interessano al Lettore gli affari personalissimi d’altri.
    Cordialmente.
    Gianluca Padovan

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