fbpx

Decima Flottiglia M.A.S.: propaganda per la riscossa (terza parte) – Gianluca Padovan

Decima Flottiglia M.A.S.: propaganda per la riscossa (terza parte) – Gianluca Padovan

«Inglese mio carissimo / preparati a nuotare / noi veniamo a sommozzare / sommozzar vicino a te // Bombe, bombe! Getta bombe finché vuoi / chi sommozza siamo noi / ed a fondo ci vai tu // Noi siam quelli del Serchio / siamo la gente matta / Visentini e Moccagatta / noi vogliamo vendicar»

Anonimo, L’uomo siluro, 1941

Sgusciando tra i siluri della Massoneria.

Nella Prima Guerra Mondiale il Mare Adriatico è stato considerato un teatro di operazioni poco favorevole alla conduzione della guerra navale intesa come scontro tra grandi formazioni.

Paolo Thaon di Revel (Torino 1859 – Roma 1948), Ispettore delle Siluranti nel 1912, Capo di Stato Maggiore della Regia Marina dal 1913 al 1915 e successivamente Comandante in capo delle forze navali (1917-1919), propone d’impiegare piccole unità siluranti per condurre veloci attacchi al naviglio avversario.

L’avversario, stavolta, è l’Imperiale e Reale Marina da Guerra (Kaiserliche und Königliche Kriegsmarine) dell’Impero d’Austria-Ungheria: il nostro alleato fino al 23 maggio del 1915 (con effetto a decorrere dal giorno seguente). Sulla carta l’altro alleato è il Kaiserreich tedesco, ovvero all’Impero di Germania, al quale paradossalmente il Regno d’Italia dichiara guerra il 27-28 agosto 1916, tramite Svizzera.

Facciamo un breve inciso.

Abbastanza di recente, dopo aver accennato a Paolo Thaon di Revel quale «ministro della Marina nei primi anni del governo Mussolini» nonché quale membro della Massoneria «del Supremo Consiglio di Rito scozzese antico e accettato», Aldo Mola scrive: «Tra altri massoni iniziati o regolarizzati nelle file della Gran Loggia», di orientamento monarchico e “istituzionale”, figura il poi Maresciallo d’Italia Ugo Cavallero, di Casale Monferrato: una terra che dette molti militari, da Tancredi Saletta a Pietro Badoglio (massone secondo Dunstano Cancellieri, ma senza prova documentaria) e Angelo Gatti (iniziato alla “Propaganda massonica”). In una loggia di Torino entrò Italo Balbo, che poi passò alla “Savonarola” di Ferrara, alla quale aderì Edmondo Rossoni, massimo sindacalista mussoliniano, massone all’indomani della dichiarazione di incompatibilità tra Logge e Partito nazionale fascista» (Aldo A. Mola, Tre secoli. Novità storiche per il museo della Massoneria, in il Giornale del Piemonte, Domenica 8 luglio, Anno XVI – Numero 161, Editore Polo Grafico, Mondovì 2012, p. 1).

Ora riprendiamo pure.

I primi studi per la realizzazione di una imbarcazione torpediniera sono italiani e risalgono all’incirca al 1906. Nel 1914 la Ditta Maccia Machini di Milano, il cui titolare è Gian Luigi Maccia, progetta un modello di Motobarca Anti Sommergibile (M.A.S.), ma è la Società Veneziana Automobili Navali (S.V.A.N.) a realizzare i primi esemplari che vengono chiamati Motobarche Armate S.V.A.N. o semplicemente M.A.S.: Motobarca Armata Silurante.

Per quanto riguarda le operazioni belliche si può ricordare che il 7 giugno 1916 i Tenenti di Vascello Alfredo Berardinelli, con MAS 5, e Gennaro Pagano di Melito, con MAS 7, penetrano nella baia di Durazzo e affondano con un siluro ciascuno il piroscafo austriaco Lokrum, carico di munizioni.

Il 1° novembre 1916 si conduce il forzamento del Canale di Fasana, situato lungo la costa sud occidentale della penisola d’Istria e alle 3 del mattino del giorno seguente il MAS 20 pilotato dal Tenente di Vascello Ildebrando Gorian lancia due siluri contro la corazzata costiera austriaca Mars. Le reti parasiluri impediscono agli ordigni di raggiungere la nave, ma il successo dell’operazione è comunque lampante.

Tra le operazioni di maggiore rilievo si annovera l’affondamento della nave da battaglia Wien, avvenuto il 10 dicembre 1917 forzando il Vallone di Muggia nella rada di Trieste, ad opera dell’allora Sottotenente di Vascello Luigi Rizzo a bordo del MAS 9. Nella medesima operazione il Capo Timoniere di 1a Classe Andrea Ferrarini, a bordo del MAS 13, manca la gemella Budapest. Ancora Rizzo, come Capitano di Corvetta e col MAS 15, nei pressi della minuscola isola di Lutrošnjak di fronte all’isola di Premuda, l’11 giugno 1918 affonda la corazzata da battaglia Szent Istvàn (Santo Stefano). Nel corso della medesima azione il MAS 21, pilotato dal Guardiamarina Giuseppe Aonzo, colpisce con un siluro, che non esplode, la corazzata da battaglia Tegetthoff.

Entrare nella rada e nel porto dove le navi avversarie sono alla fonda oppure attraccate al molo voleva dire superare prima le difese costituite da sbarramenti fissi e mobili, zone minate, nonché eludere la sorveglianza attiva. Non era certo un’impresa facile. I M.A.S., benché dotati non solo di motore a scoppio, ma anche di motore elettrico silenzioso, erano pur sempre natanti di superficie, quindi visibili. Dopo le prime imprese le difese avversarie divennero più efficaci e per il loro superamento ci si orientò verso altri tipi di mezzi.

Come scrivono Marco Spertini ed Emilio Bagnasco «Si può far risalire la nascita dei primi veri e propri mezzi d’assalto alla prima metà del 1917 quando l’ingegner Attilio Bisio, Direttore del Cantiere Navale S.V.A.N. di Venezia e creatore dei primi M.A.S., venne incaricato del progetto di un nuovo mezzo silurante in grado di superare le ostruzioni poste a difesa delle principali basi avversarie, segnatamente quella di Pola. Dopo prove ed esperimenti che si protrassero per tutto il 1917, venne infine definito il tipo di mezzo più adatto allo scopo: il “barchino-saltatore” di cui vennero posti in costruzione quattro esemplari (Grillo, Cavalletta, Locusta e Pulce) che furono pronti per l’impiego nel marzo 1918» (Marco Spertini, Erminio Bagnasco, I mezzi d’assalto della Xa Flottiglia MAS 1940-1945, Ermanno Albertelli Editore, terza ristampa, Parma 1997, p. 9).

Ogni mezzo d’assalto necessitava di un vettore per l’avvicinamento all’obiettivo e quindi veniva rimorchiato o caricato su di una nave militare. Ad esempio, durante l’incursione nel porto di Pola del 13 maggio 1918, il Grillo parte da Venezia «con l’appoggio della Sezione Torpediniere P.N.9 e P.N.10 e dei MAS 95 e 96 per la fase finale (a rimorchio), e 5 cacciatorpediniere (scorta a distanza)» (Ibidem, p. 37).

Gabriele D’Annunzio, personaggio di cui sovente si dimentica l’appartenenza alla Loggia di Piazza del Gesù con il 33° grado, nonché l’iniziazione al Martinismo (da taluni definito “sistema iniziatico” di stampo ebraico-massone), sfrutta la sigla M.A.S. per indicare il motto “memento audere semper” (ricordati di osare sempre).

Nel frattempo il Tenente Medico Raffaele Paolucci e il Capitano del Genio Navale Raffaele Rossetti pensano a una sorta di siluro dotato di cariche esplosive che navighi appena in affioramento. Nasce così la Torpedine Semovente Rossetti, denominata “Mignatta”: «Venne realizzata in due esemplari (S.1 e S.2) nell’Arsenale di Venezia tra la primavera e l’estate del 1918 su progetto del Cap. G.N. Raffaele Rossetti, cui furono apportate numerose modifiche in sede di costruzione ed a seguito delle prove di impiego effettuate dal giugno all’ottobre 1918. Simile a un siluro, era lunga 8 metri ed il corpo cilindrico aveva un diametro di 600 mm. Era mossa dalla macchina ad aria fredda di un siluro» (Ibidem, p. 17).

Con la “Mignatta” S.2 Paolucci e Rossetti forzano il porto di Pola durante la notte del 31 ottobre 1918 e poco prima dell’alba attaccano, affondando la corazzata da battaglia Viribus Unitis e il piroscafo passeggeri Wien. Si può ricordare che nel corso della Prima Guerra Mondiale solo l’Italia ha realizzato e impiegato con successo i veri e propri mezzi d’assalto navali, ponendo anche le basi per la creazione di corpi speciali di nuotatori per attaccare il naviglio utilizzando cariche magnetiche con innesco a orologeria.

Con la Seconda Guerra Mondiale e a seguito della resa incondizionata firmata il 3 settembre 1943 a Cassibile (Sicilia), la Xa Flottiglia M.A.S. ricorda al Popolo Italiano quali siano tanto le sue radici quanto le radici della Decima.

Per la difesa del suolo patrio.

Un manifesto di propaganda della Xa Flottiglia M.A.S. principia proprio ricordando il primato bellico italiano conquistato sul campo, o meglio per mare. Si tratta d’uno stampato di 50 x 82 centimetri, con caratteri neri su fondo sabbia. Ma sempre con il medesimo testo ne esistono anche altre versioni, con intestazioni differenti e stampati su carta d’altro colore.

Esso recita:

«XA FLOTTIGLIA MAS / medaglia d’oro al valor militare / “Erede diretta delle glorie dei violatori di porti che stupirono il mondo con le loro gesta nella prima guerra mondiale e dettero alla Marina italiana un primato finora ineguagliato, la Xa Flottiglia M.A.S. ha dimostrato che il seme gettato dagli eroi del passato ha fruttato buona messe, in numerose audacissime imprese sprezzante di ogni pericolo, fra difficoltà di ogni genere; create, così, dalle difficili condizioni naturali, come nei perfetti apprestamenti difensivi, dei porti, gli arditi dei reparti d’assalto della Marina, plasmati e guidati dalla Xa Flottiglia M.A.S., hanno saputo raggiungere il nemico nei sicuri recessi dei minuti porti affondando due navi da battaglia, due incrociatori, un cacciatorpediniere e numerosi piroscafi per oltre 100.000 tonnellate. / Fascio eletto di spiriti eroici la Xa Flottiglia M.A.S. è rimasta fedele al suo motto: / per l’onore e la bandiera„».

Un manifesto quasi identico, con caratteri neri su fondo arancione, fa anche presente dove, a Piacenza, si trovi l’Ufficio Arruolamento. Difatti nelle ultime righe recita:

«giovani arruolatevi nella Xa flottiglia mas! / L’Ufficio arruolamento per Piacenza è in Via Carducci, N 11».

Per chi si combatte?

Per quanto riguarda l’arruolarsi nella Xa Flottiglia M.A.S. ecco che cosa si chiarisce alla gente in questo manifesto di 50 x 20 centimetri, dai caratteri rossi (intestazione) e neri su fondo bianco:

«Xa flottiglia mas // Tutti i giovani, dai 17 ai 37 anni, che pur non avendo obblighi militari desiderano entrare a far parte dei gloriosi reparti della decima possono avanzare domanda di arruolamento. // Presentarsi il giorno ….. del corrente mese presso il / municipio di s. margherita».

Tutti questi stampati costituiscono la documentazione storica incontrovertibile dal momento che non solo è esistita, ma è stata anche e soprattutto esposta al pubblico. Taluni sono stati poi ripresi per la stampa delle cartoline postali.

Non si esclude che nei territori d’Istria e della Dalmazia siano stati stampati e affissi manifesti riguardanti la situazione venutasi a creare con l’aggressione delle truppe titine, ma ad oggi non se n’è trovata traccia negli archivi consultati. Altri chiamano uomini e donne all’arruolamento volontario, ovviamente nei reparti che compongono la Xa Flottiglia M.A.S.

Se fino ad oggi il “fenomeno Xa M.A.S.” è celebrato per le imprese compiute fino alla metà del 1943, poco considerato è il fondamentale contributo dato per la difesa del suolo patrio a seguito della vendita dell’Italia agli angloamericani.

Non solo.

Da parte di taluni personaggi della destra italiana si vede tutt’oggi con sospetto il fenomeno “Xa Flottiglia M.A.S.” dal 1943 al 1945, perché innegabilmente alcuni esponenti della Repubblica Sociale non gradirono la popolarità di questo piccolo ma motivato esercito d’Italiani che combattevano per la difesa del suolo patrio.

Un esempio per tutti lo si può anticipare ricordando la perplimente figura dell’ex sommergibilista e poi Sottosegretario di Stato per la Marina Repubblicana, Capitano di Vascello Ferruccio Ferrini: autore materiale dell’arresto del Comandante della Xa Flottiglia M.A.S. Junio Valerio Borghese nel 1944, sparisce pochi mesi dopo dalla scena della Repubblica Sociale Italiana e lo si ritrova nel “manipolo” dei così detti “fascisti rossi” di Giovanni Antonio de Rosas (Usini 1899 – Roma 1984), il cui pseudonimo è Stanis Ruinas. La loro voce è la rivista fondata a Roma nel 1947: Pensiero Nazionale, finanziata anche dal Partito Comunista Italiano. (1)

Rimanendo sul fronte della Decima, per quanto riguarda le motivazioni al combattere per difendere il suolo patrio, ecco un manifesto di 80 x 33 dai caratteri blu su fondo nocciola che esplicita:

«L’ADRIATICO È IN PERICOLO / La cupidigia della Russia, della Grecia, della Jugoslavia, dell’Inghilterra vorrebbe soffocare il nostro patriottismo. / LA DECIMA FLOTTIGLIA MAS / con passione fiumana e triestina difenderà a tutti i costi questi territori.».

Note

1) Sull’argomento “comunismo” vedere utilmente l’articolo Falce e maglietto, apparso su Ereticamente. Sul ruolo giocato anche dal P.C.I. nel dopoguerra prendere visione di Prigionieri!, sempre su Ereticamente.

Print Friendly, PDF & Email
Categorie: Controstoria, X Mas

Pubblicato da Ereticamente il 2 Marzo 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Lascia un commento

g. casalino

c. bene

J. Thiriart

m.houellbecq

g. colli