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Adriano Segatori e il “signore interiore”: riflessioni al convegno “il Mistero del Graal” – Roberto Siconolfi

Adriano Segatori e il “signore interiore”: riflessioni al convegno “il Mistero del Graal” – Roberto Siconolfi

Il 27 gennaio si è tenuto a Roma il convegno dal titolo “il Mistero del Graal”, organizzato dalla Fondazione Evola. Interessante, tra le altre,è stata la relazione del dottor Adriano Segatori, ricca di spunti di riflessione utili ad orientarsi nel mondo contemporaneo.Questi, da psichiatra e psicoterapeuta, individua nel simbolismo del Graal, le coordinate di direzione applicabili con una certa utilità alla propria vita. Segatori porta l’esempio dei suoi pazienti, per lo più dipendenti dalle droghe o affetti da disturbi di tipo psichico. Per lo psichiatra, è come nei pochissimi casi in cui il paziente si eleva dallo stato dipendente e patologico, attivando quella dominante che lo guiderà in tutta la sua vita: il “signore interiore”. E’ attraverso l’attivazione del “signore interiore”, che il tossicodipendente riesce a scalzare quell’insieme di supporti esterni – le droghe, l’alcool o i farmaci d’abuso – che sono di intralcio alla sua realizzazione personale. I soggetti citati delegano alla sostanza l’elaborazione della direzione da intraprendere nello spazio di una giornata o nell’arco di una vita intera.

Con la trasposizione del Graal a “bussola della propria vita”, questo ruolo viene affidato a dominanti di tipo “superiore”. Si realizza un’armonizzazione tra quelle che sono le propedeutiche qualità dell’Uomo, interiori, appunto, e polarità di altro tipo che hanno a che fare con le leggi stesse del cosmo.  Ci accorgiamo, stesso leggendo queste righe, che il passaggio non è da poco, e non a caso nella sua relazione il dottor Segatori afferma che questa cosa è realizzata in casi molto rari. Questi, aggiungiamo, differiscono da quelli che si salvano, ma che in un modo o nell’altro continuano a perseguire altri sistemi di dipendenza. Ad esempio, come nelle comunità di recupero dove si offre un lavoro agli ex tossicodipendenti i quali continuano la dipendenza a ciò che esterno a sé in altre forme – il terapeuta che diventa “datore di lavoro”. Casi “unici”, dunque, nei quali si realizza una sorta di passaggio di livello alchemico-spirituale, così come un metallo che arrivato ad un certo punto di riscaldamento può solo volgere verso un altro stato. Meccanismi votati al ottenimento di stati di coscienza superiori sul modello della palingenesi, che per Evola è rinascita nella stessa vita. Un passaggio attraverso la “porta stretta”, il “filo del rasoio”, il “ponte esiguo” come direbbe l’Eliade, per rappresentare la rottura dei livelli e l’apertura verso il mondo del soprasensibile.

Non è facile dare a sé stessi una forma e un ordine. Non è facile tener connesso questo proprio ordine a meccaniche di tipo cosmico, tuttavia è proprio in questo allineamento che si propone qualcosa che tenda a superare l’Uomo stesso. Anche dal punto di vista societario, Segatori apre una seria riflessione su determinati comportamenti del moderno contemporaneo. Essi sono l’espressione di una disarmonia che investe la sfera interiore, e si realizza anche in ambito politico-statale. E come non credergli! Del resto la scienza moderna, il positivismo, ha promosso la figura dell’individuo quasi fosse un’isola sganciata dal tutto. Ma sarà proprio la fisica quantistica a ricordare che ognuno concorre alla costituzione di un unico soggetto universale, e che tra la parte interna del singolo e la sua realtà esteriore, non c’è scissione. Ecco perché ciò che è disarmonico e disordinato interiormente produrrà disarmonia e disordine nella realtà. Traslando il campione dai soggetti tossicodipendenti o malati psichiatrici a quello del moderno occidentale e sempre più patologicamente compromesso, possiamo trovare lo stesso sistema di sganciamento dal “signore interiore” sopraccennato. I supporti esterni a disposizione sui quali egli si regge, invece, sono una moltitudine. Pensiamo a quanto è fornito dal sistema tecnologico come la digitalizzazione, che delega ai navigatori satellitari anche il fare percorsi sempre conosciuti.

Sembra che anche il semplice ricordarsi una strada sia troppo. L’elaborazione mentale richiede fatica, la fatica del concetto direbbe Hegel, anche leggere un libro che non piace richiede fatica, ma ciò non toglie che lo si legga fino alla fine. Anche cucinare richiede fatica, ma ciò non toglie che si cucini comunque per alimentarsi. Nella società del tutto e subito, quelli che fino a pochi decenni fa erano elementari concetti del vivere civile, e del mantenere l’integrità della sfera individuale e collettiva, sono stati messi fuori gioco dalle seduzioni del post-modernismo e della cultura americana.  Oppure pensiamo al regime di stupefacenti diffuso e talvolta divulgato, da certe parodistiche tendenze culturali, come fatto di libertà, aggregativo e creativo. Manco avessimo personaggi del calibro di Ernest Junger e Jim Morrison ad ogni angolo della strada.  In questi casi sempre più “normalizzanti” si deresponsabilizza l’Io affidandosi per brevi o lunghi frammenti di vita al corpo estraneo della sostanza psicoattiva, e con ridottissima consapevolezza di ciò. Un vero disastro insomma, per sé e per gli altri. Importante è sempre più la dipendenza dai “guru spirituali”, che oggi nell’epoca della New Age si afferma a gonfie vele a partire dai centri olistici fino ad arrivare ai canali internet. Dall’altro lato, poi, abbiamo le storture della medicina “ufficiale” che si rivolge sempre meno al paziente nella sua interezza e sempre più alla sua malattia. Qui si delega al potere del medico, e non del paziente, o del farmaco, e non dello spirito, una guarigione che nella migliore delle ipotesi sarà “solo” fisica e momentanea.

Ma ancora la dipendenza da ciò che non si è, si direbbe utilizzando la semplice riflessione psico-sociale, porta al sentirsi continuamente soggetti al giudizio altrui – del gruppo dei pari, della comitiva di amici, o del gruppo sub-culturale (Bande, Tribù, Clan, Gang, Crew, ecc). Non dimentichiamola comunità, la scuola o la famiglia che lungi dall’essere delle strutture nelle quali l’Uomo cresca, si senta radicato al contesto geografico ed alla madre terra, diventano dei ricettacoli di appiattimento, invidie, pressante senso di giudizioo peggio ancora di pregiudizio. Dulcis in fundo la schizofrenia del “mondo del lavoro”, collassata nel demenziale principio dell’economia al centro della vita. Basta scollegarsi un attimo dalla “Matrix” per osservare queste masse di fanatici della produttività, che nel caso in cui resterebbero inoccupati, non saprebbero più cosa fare della propria vita.  Tutti pieni di sé, legati ad un Ego per lo più fondato sul nulla, che crollerebbe nel giro di poco distogliendo quel supporto esterno che è appunto l’inquadramento nella società del lavoro. Quante volte abbiamo ascoltato asserzioni tipo “io lavoro”, “io ho fatto”, “io ho detto”. Segatori conclude dicendo che basterebbe togliere a queste frasi il verbo e lasciare il solo “io”, “io”, “io” e poi staccare le due vocali e pronunciare “I-O”, “I-O”, “I-O”: proprio come gli asini! Le soluzioni che volgono nella direzione completamente opposta ci sono, per chi le voglia vedere, per chi le voglia praticare e per chi sia all’altezza di giungervi. E il Graal fornisce le coordinate giuste per vederle, seguirle e avere fiducia in esse e nel superamento degli ostacoli che si disporranno nel cammino di vita. Rinsaldare la spada spezzata suggerisce il mistero del Graal, ovvero riconnettersi alla dimensione della trascendenza proprio come il Parsifal. Questi, a detta di Evola, vincendo in un’impresa pericolosa e mortale si eleva ad una dignità trascendente contrassegnata dalla formula del Merlin “Onore e gloria e potenza e gioia sempiterna al distruttore della morte!”

Roberto Siconolfi

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Categorie: Julius Evola

Pubblicato da Ereticamente il 18 Marzo 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Comunico che a Roam ci sarà il
    16 ° CONGRESSO EUROPEO DELLE RELIGIONI ETNICHE “I RITUALI DEL PAGANESIMO E LE LORO FONTI”
    19 GENNAIO 2018 ECER
    ROMA, ITALIA 19-22 APRILE 2018
    http://ecer-org.eu/
    Cari membri di ECER, siamo lieti di invitarvi a nome del movimento tradizionale romano al XVI Congresso europeo delle religioni etniche, che si svolgerà nel cuore del Mediterraneo, a Roma, dal 19 al 22 aprile 2018, con particolare attenzione alla bozza del tema “Rituali di Heathenism e loro fonti”.

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