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La circonferenza della terra in codice numerico con l’astro-geometria solare – Gaetano Barbella

La circonferenza della terra in codice numerico  con l’astro-geometria solare – Gaetano Barbella

 

  1. I numeri dell’invisibile segnati dal sole e dai pianeti

«Avere una predilezione per le misure esatte – spiega il Poliscriba nel suo recente articolo su Ereticamente net, 666: la Ka’ba, il Cubito Aureo e i rapporti dimensionali Sole-Terra-Luna secondo i Sumeri – o che rimandino ai solidi platonici, è cosa antica, profondamente indoeuropea e di questo non possiamo dolerci, anzi, dovrebbe esaltarci l’idea che l’iperuranico mondo della geometria dei solidi perfetti, stia sempre dietro alle forme imprecise con le quali si manifesta il visibile. L’invisibile, da parte sua, incollato alle forme come ombra lunghissima all’alba e al tramonto delle civiltà, non si darebbe pena di manifestarsi se gli umani non lo avessero invocato edificando dimore adatte o adattate al culto dell’Eternità. La Kaaba o Ka’ba, era una di queste dimore…»

E poi, dice il Poliscriba, dopo alcuni agganci alla Kaaba o Ka’ba che significa cubo, giusto per legarlo al tema numerico del suo articolo « Quello che gli antichi sapevano per via indiretta riguardo alle misurazioni astronomiche e geodetiche, noi pensiamo sia impreciso rispetto alla tecnologia di cui disponiamo. Ma è indubbio che il loro modo di ragionare e di percepire il visibile, attendeva alla perfezione della geometria sacra che non risente, essendo metafisica, delle deformazioni sensoriali, strumentali e relativistiche.». Di qui un’avvincente dissertazione di operazioni cabalistiche a partire dal numero 666 legato al cubito sacro per sfociare al diametro della Luna e successivamente a quello del Sole. Ma non basta perché si arriva, così facendo, al calcolo del diametro della Terra, della distanza Terra-Luna e Sole-Terra con valori che non si discostano tanto da quelli reali che noi conosciamo con precisione1.

Ecco è stata per me una felice coincidenza l’articolo del Poliscriba, appena letto con interesse su Ereticamente net, giusto per avere un certo abbrivio e così  indurmi a proporre la pubblicazione di un mio vecchio scritto che bene si lega agli antichi “ragionamenti” sui numeri. E così, non smentire le concezioni numeriche, che dal numero 666 si riusciva a “misurare” dimensioni e distanze planetarie che hanno dell’incredibile per la loro “esattezza” ottenuta solo per via cabalistica. Ma c’è di più se si dà seguito, oggi, ad un analogo criterio di “calcolo”, per rivalutare una vecchia scienza, l’Astro-logia, non per far valutazioni sul corso della vita umana con previsioni e via dicendo, ma per fare analoghi calcoli a quelli mostrati dal Poliscriba.

In luogo dell’Astro-logia però è l’Astro-geometria concepita da me, l’autore di questo scritto, uno studioso molto versato nell’uso del “righello e compasso”, che con questo scritto sembra che rinasca, da che era un’importante scienza antica ma poi declassata come pseudoscienza. Oggi risorge dalle ceneri come una sorprendente araba fenice, a maggior ragione perché risulta legata a un grande matematico, scienziato e astronomo, Ahmed al-Biruni, giusto un arabo vissuto nel decimo Secolo in gran parte a Ghazna (oggi Ghazni) dell’Afganistan, dove morì il 13 dicembre 1048. Al-Biruni, tra le tante altre sue ricerche che lo tennero occupato, misurò con buona precisione (per il suo tempo) il raggio della terra. Oggi si scopre, grazie alla mia Astro-geometria, che lo spirito di al-Biruni, nel lasciare questo mondo, affidò un suo “tesoro”, espresso in “codice numerico”, a certi “astri” geometrici generati dalla configurazione astronomica del sole e i relativi pianeti visti sul piano dell’eclittica in quello stesso istante. Quel favoloso “tesoro” messo così in chiara luce, con mia sorpresa, si può considerare la matrice della misura media esatta della circonferenza della terra che è 40030 chilometri.

  1. Biografia di Ahmed al-Biruni

Ahmed al-Biruni (Abū al-Rayḥān Muḥammad ibn Aḥmad al-Bīrūn) è il famoso matematico, filosofo e scienziato persiano che apportò, nel decimo Secolo, cospicui contributi nei campi della matematica, medicina, astronomia, filosofia e scienze. In relazione al tema proposto da questo scritto al-Biruni calcolò il raggio terrestre che risultò 6339,6 chilometri, migliorando la stima di 6.314,5 km compiuta da Eratostene nel 230 a.C.

Ahmed al-Biruni nacque in Corasmia, oggi Biruni (Khwarazm), il 4 settembre 973 e morì Ghazna, 13 dicembre 1048, anticamente una regione a Nord-Ovest della Persia, attualmente nota come Khiva (Uzbekistan), e morì Ghazna (oggi Ghazni), 13 dicembre 1048 (Afganistan).

Fu anche abile poliglotta: parlava infatti il persiano, l’arabo, il sanscrito, il greco e aveva una discreta conoscenza anche del siriaco, dell’ebraico e del latino, insomma nell’insieme del suo sapere una mente straordinaria.

Fra i suoi più significativi contributi è meritevole di menzione il fatto che, a soli 17 anni, calcolò la latitudine di Kath (Khwarazm/Corasmia), basandosi sull’altezza massima apparente raggiunta dal Sole, ma è anche da ricordare che, al compimento dei 22 anni, scrisse diversi brevi trattati, incluso uno intitolato Cartografia, ovvero uno studio sulle proiezioni cartografiche che comprendeva la prima descrizione della proiezione azimutale equidistante. In seguito sviluppò degli spunti che sono visti come un’anticipazione di un sistema di coordinate polari.

Prima del compimento dei 27 anni, al-Biruni scrisse un libro intitolato “Cronologia” in cui egli si riferisce a un precedente lavoro – ora perso – che includeva un lavoro sull’astrolabio, uno sul sistema decimale, quattro sull’astrologia e due di carattere storico. Sono degne di nota due fatti: il cratere Al-Biruni, situato sul Mare Marginis della Luna, è stato così chiamato in suo onore; e gli è stato anche dedicato un asteroide, 9936 Al-Biruni

  1. L’astro-geometria

L’astro-geometria solare, proposta in questo studio, riguarda il nostro sistema planetario e si affianca all’astro-logia tenendo per buone le stesse correlazioni polari dei pianeti e Sole rispetto alla Terra, ossia secondo il sistema geocentrico. In più, a differenza dell’astrologia, vengono rese attive le distanze dei pianeti proiettate sul piano equatoriale in modo da concepire possibili geometrie, tali da poter essere interpretate al pari degli aspetti e direzioni valutate astrologicamente.

L’astronomia si può considerare in qualche modo figlia dell’astrologia, dato che storicamente le prime osservazioni del cielo non erano fini a se stesse, fatte per il puro piacere della conoscenza, com’è appunto tipico dell’osservazione astronomica, ma dedicate invece a cogliere nei moti celesti il segno di quanto sarebbe potuto accadere in terra e indicazioni sul modo migliore per affrontare gli eventi. I primi osservatori del cielo erano dunque astrologi, gente concreta che guardava in alto per cercare nel cielo uno strumento atto a migliorare, e in certi casi forse anche salvare, la propria vita quaggiù. Gli astronomi, puri osservatori di un cielo supposto privo di influenze dirette sulla vita delle persone, studiosi dei moti celesti per puro progresso intellettuale, sarebbero venuti molto tempo dopo, facendo peraltro tesoro dell’immenso patrimonio di conoscenze accumulato dai loro progenitori astrologi, che avevano così a lungo studiato e approfondito le geometrie celesti. Occorre subito precisare un paio di questioni che uniscono e dividono l’astro-logia dall’astronomia: prima di tutto, è opportuno segnalare che quando l’astrologo parla di pianeti include tra questi anche il Sole e la Luna, che per l’astronomo non sarebbero ovviamente pianeti ma rispettivamente una stella e un satellite: una semplice questione di terminologia che non cambia in nulla la sostanza delle cose. Lo stesso vale naturalmente anche per Plutone, recentemente declassato dagli astronomi, che in astrologia rimane comunque un pianeta. Per quanto riguarda la posizione dei pianeti nella sfera celeste: per l’astrologo ciascuno degli astri occupa in ogni istante una precisa posizione nel cielo in un determinato segno zodiacale, mentre un astronomo non userebbe i segni zodiacali per indicare la posizione di un pianeta ma più asettiche coordinate astronomiche. I dodici segni zodiacali basati sulla linea d’Ariete costituiscono comunque un sistema di coordinate valido come qualsiasi altro, per cui anche in questo caso si tratta semplicemente di un modo diverso, rispetto alla terminologia astronomica, di denominare la stessa cosa, ossia la posizione occupata in cielo dai diversi corpi astrali in un istante dato. Peculiarmente la geometria astrologica considera lo spazio astrologico bidimensionale in quanto proiettato sull’eclittica, e Geocentrico in quanto l’origine è posta nel pianeta Terra. Le posizioni degli astri sono individuate da coordinate polari, in cui però il modulo (ossia la distanza dalla Terra) non ha interesse astrologico e può essere considerato unitario, così che lo spazio si riduce di fatto a una circonferenza (il cerchio zodiacale), dove la posizione del singolo pianeta è individuata dall’angolo formato tra la linea che lo unisce alla Terra e la linea d’Ariete2. In modo astronomico l’angolo è misurato in ascensione retta (A.R.) in termini di ore, minuti e secondi al posto di gradi sessagesimali di 30 in 30 conforme le 12 costellazioni dell’eclittica. Ma si potrebbe considerare l’astrologia quale scienza di una straordinaria efficacia avvalendosi proprio del modulo (ossia la distanza terrestre) per un’interpretazione di una geometria progredita.

Il modulo in questione non era noto agli antichi astrologi perché solo con le nuove scoperte di Keplero, Galilei e Newton, è stato possibile concepire. E allora si completi il quadro astrologico con la visione di possibili configurazioni geometriche derivante dall’introduzione del suddetto modulo. Non è forse la geometria la migliore scienza per approssimarci ad una previsione oroscopica senza per questo corrompere tutto il risultato delle tradizionali previsione astrologiche? In quanto alla geometria dell’astro-geometria solare, Pitagora ne avrebbe avuto gran vantaggio per i suoi studi e ricerche, amante com’era delle configurazioni geometriche, fra triangoli equilateri, quadrati e poligoni regolari in generale, perché sono proprio queste figure che si rivelano meravigliosamente. Ed ora entro nel merito del caso in esame, ossia il momento presumibile in cui il sistema solare si configura nel tempo preciso della morte di Ahmed al-Biruni per dar luogo a peculiari configurazioni geometriche in grado di permettere un particolare calcolo numerico, per ottenere la misura della promessa circonferenza terrestre.

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Categorie: Astro-Geometria

Pubblicato da Ereticamente il 16 Febbraio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. IL POLISCRIBA

    Egr.dr. Barbella, la ringrazio di avermi citato nel suo interessante studio che ho letto con estrema attenzione. Ho anche scoperto il suo blog in rete a questo indirizzo http://www.webalice.it/gbarbella/presentazione.html fonte interessante per me e penso per i lettori appassionati di geometria sacra.

  2. Gaetano Barbella

    Grazie “Poliscriba”, non ritenendo degno qualsiasi attributo da far precedere a questo suo nome. Ma mi piacerebbe chiamarla con quello di nascita, tuttavia sappiamo entrambi che conta fino a un certo punto…
    Grazie per la sua delicatezza nel chiamarmi “dr”, che non può essere inteso in senso accademico. Sono solo un certo “geometra” dal valore ambivalente… faccia lei.
    Una mia opinione a riguardo dei “numeri” ‘, naturalmente del “geometra” suddetto, che, di certo, condividerà, ed è questa.
    I filosofi, grazie alla parola, assai forbita in loro, non hanno grandi difficoltà a farsi intendere e a fare proseliti: di qui una traccia della memoria storica che riesce a incidere, almeno sulle masse. Ma comunque è come un gran mare con le sue tempeste…
    I “geometri”, e non tanto i matematici, sono come privi di parola e a loro non resta che servirsi continuamente di “numeri” e conseguenti linee. Sono come degli artisti dada incapaci di trovare spazio per incunearsi fra le parole dei filosofi. E non bastano loro nemmeno gli innumerevoli spazi delle controverse opinioni di questi incapaci di essere in accordo orchestrale.
    Ecco, un esempio è qui sul web, con i tanti articoli proposti dai “filosofi”: lavoro poco dispendioso per i webmasters. Ma non è la stessa cosa per gli articoli dei “geometri” in questione, che senza l’ausilio di espressioni grafiche di geometria e di laboriosi calcoli numerici, non possono essere capiti: di qui i webmasters, a malincuore, o debbono rinunciare alla loro pubblicazione; oppure al massimo ricorrono ad un limitato incipit, rimandando la lettura del testo ad un pdf.
    E poi la “geometria” in questione è un campo minato che neanche un buon “geometra” è immune dal grave pericolo che incorre nell’addentrarvisi. Vale la raccomandazione espressa dall’epigramma XXVII dell’Atlanta fugiens di Michael Maier che dice così: “Chi cerca di penetrare nel Roseto dei Filosofi senza la chiave, sembra un uomo che voglia camminare senza i piedi.” Ma qui si parla di filosofi che, nella stessa opera citata, devono essere capaci di soddisfare quest’altro epigramma, il XXI, cioè “Fai di un uomo e una donna un cerchio; poi un quadrangolo; fuori di questo un triangolo; fai di nuovo un cerchio e avrai la Pietra della Saggezza.” E allora: deve come essere inteso? solo in senso simbolico o disporsi a usare materialmente il “righello e compasso”?
    Con stima, Gaetano Barbella

  3. IL POLISCRIBA

    Visto le argomentazioni da lei trattate in questa sua risposta la contatterò con calma e più riserbo in privato, utilizzando la mail del suo blog Il geometra pensiero in rete

    A presto

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