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In cerca di vera sovranità, a tutto vantaggio della nazione

In cerca di vera sovranità, a tutto vantaggio della nazione

Le forze armate, tra cui i carabinieri, e di polizia italiane sono purtroppo succubi del dominio Nato, inquadrate in un’ottica di occidentalismo di matrice americana che le rende prive di vero potere e di vera azione sovranistica. Questo passa anche per il loro essere alle dipendenze di una politica governativa e di una magistratura che, allo stesso modo, prima di rappresentare Italia e Italiani rappresentano i potentati stranieri, che hanno ridotto la Repubblica Italiana al rango di colonia atlantica, da una settantina di anni. Militari, carabinieri, poliziotti devono obbedire agli ordini che piovono loro addosso dall’alto, perciò l’opera di repressione di stato del dissenso anti-antifascista non può essere addebitato, in prima istanza, alle forze dell’ordine.

Chiaramente qui non si sta parlando di Anni di piombo e terrorismo politico, ma di come militi e poliziotti vengano usati da governo e magistratura come braccio armato anche per applicare le leggi antifasciste della repubblica che peraltro, diciamocelo, hanno poco a che vedere con qualcosa di morto e sepolto (il fascismo), ma sono il pretesto per ridurre al silenzio tutti coloro che non si riconoscono nei valori di finta democrazia di questo stato. Uno stato che, oltretutto, non è libero e sovrano ma è schiavizzato dall’unipolarismo americano, che è lo stesso, assieme all’Unione Europea che ne è filiale, a volere che carabinieri e poliziotti italiani (e così anche le forze armate e di polizia in genere) prima di servire l’Italia servano la Nato e il suo dispotismo.

Anche per questo motivo l’antifascismo della “sacra” Costituzione è stucchevole, essendo solo un favore agli stranieri che flagellano il nostro Paese, sia che siano ricchi e abbienti e installino basi militari e multinazionali o banche, sia che si tratti di allogeni del terzo mondo giunti in Italia tramite gommoni e carrette del mare. L’antifascismo non è mai patriottismo, casomai è statolatria, e considerando che la Repubblica Italiana libera ed indipendente non è, sarà una forma di statolatria totalmente slegata da popolo e nazione ma funzionale all’affermazione dittatoriale dell’unipolarismo Usa e del pensiero unico che vige in Italia dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale.

Non possiamo certo prendercela con i singoli carabinieri, i singoli poliziotti, i singoli militari italiani. Il problema è chi li comanda e sfrutta, che è poi lo stesso a lasciarli senza stipendi decenti, senza benzina e risorse, senza mezzi, senza rinforzi in mezzo a situazioni spesso di totale degrado e criminalità dove sono costretti a fronteggiare minacce (vere, non le inesistenti minacce dei “fascisti”) provenienti da più parti. Non da ultimo, questo stato pseudo-italiano li umilia sbattendoli nelle piazze rosse d’Italia a tenere a bada, in pochi contro masse amorfe di parassiti, la teppa politicizzata di centri sociali e movimenti extraparlamentari anarco-sinistrorsi, finendo per buscarsele senza poter reagire tra sputi, schiaffi, insulti, cori odiosi, bastonate, calci inferti anche dalle preziosissime risorse boldriniane, come quell’egiziano arrestato in questi giorni per i disordini di Piacenza (in cui un carabiniere fu malmenato da una vergognosa torma di “zecche”).

Gli agenti e i militari hanno le mani legate contro immigrati fuori posto e teppisti rossi ma mettono ampio zelo nello stroncare quelle associazioni, o quei singoli, che seguono posizioni identitarie e tradizionaliste, anche solo virtualmente, sospettati addirittura di “terrorismo” o di istigazione all’odio e alla violenza razziali (curioso come i governi italiani, e meglio ancora la magistratura, condannino i razzismi ma si ricordino delle razze, quando gli fa comodo…). Questo accade perché il nostro Paese non è sovrano, ed è costretto a seguire il carrozzone funebre euro-atlantico anche nel campo delle leggi ideologiche tese a mettere a tacere le posizioni (meta)politiche non allineate alla vulgata antifascista, socialdemocratica o liberale.

Polizia e carabinieri non possono nemmeno difendersi e neppure fermare in maniera decisa un delinquente, spesso non possono agire direttamente contro la criminalità che viene, sovente, concentrata in alcuni settori periferici cittadini onde “controllarla”, il che tramuta in ghetti vaste aree delle nostre città contemporanee, infestate da criminali stranieri, tossicodipendenti, prostitute, avanzi di galera, nel degrado più totale. E questo non riguarda solo centri come Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Palermo, Bologna ecc. ma, ormai, anche città medio-piccole, persino delle ridenti lande prealpine. Le forze dell’ordine, e soprattutto i cittadini onesti indigeni, diventano ostaggio del crimine e dello sfacelo umano, costretti a convivere con marmaglia che starebbe bene o in galera o in altri lidi.

Riordinare la Repubblica Italiana intervenendo pesantemente, come si dovrebbe, sulla Costituzione significherebbe anche contribuire all’affrancamento delle nostre forze armate e di polizia dai dispotismi stranieri, con la conseguenza di rafforzarle, dotarle di più risorse e mezzi, meglio pagandole, e dando così loro la possibilità di farsi davvero veicolo di ordine, autorità, disciplina, legalità per contrastare nel miglior modo possibile la delinquenza e le situazioni di soqquadro materiale e morale che attanaglia l’Europa contemporanea. Altra cosa importante sarebbe quella di riorganizzare territorialmente l’esercito, le forze armate, carabinieri e polizia perché gli Italiani centrali e settentrionali latitano e la stragrande maggioranza degli agenti e dei militari è di origine meridionale. Certo, questo è per annose vicende di statalismo e disoccupazione, ma riorganizzando la repubblica va da sé che molte delle attuali grane che affliggono l’Italia verrebbero risolte definitivamente, anche mediante una salutare azione federalista.

Oggi il poliziotto e il carabiniere sono lavoratori sottopagati, bistrattati, sfruttati e presi a sputi in faccia dai parassiti, e non sono messi nelle condizioni migliori per poter svolgere il proprio operato in armonia con gli onesti cittadini italiani (e con una magistratura rinnovata da capo a piedi e non più ideologizzata). Parimenti, i militari (con leva abolita) vengono usati nelle “missioni di pace” americane, atlantiche e Onu all’estero per portare avanti l’agenda degli Usa, quando invece sarebbe davvero il caso di tenerli in Italia a presidiare i confini, impedire gli sbarchi, commissariare città disastrate come la stessa Roma, combattere e sradicare una volta per tutte il tumore mafioso, servire la Patria nella propria autodeterminazione sovranistica stroncando ogni forma di terrorismo antinazionale.

L’idea di riaprire alla leva obbligatoria non sarebbe affatto male pensando soprattutto a quelle tradizioni militari onuste di gloria come gli alpini, i granatieri, parà e marò, bersaglieri e via dicendo che sovente mostrano un radicamento viscerale in certi territori italiani (mi viene in mente l’amore per gli alpini dell’Italia nordorientale). Bisognerebbe, insomma, rieducare gli Italiani all’amor patrio – senza dimenticare le proprie radici etno-culturali – e ristrutturare forze armate e di polizia in una maniera consona ad uno stato nazionale di recuperata sovranità, cosicché vi sia pure una rappacificazione tra Italiani e istituzioni dello stato.

Se la Repubblica Italiana divenisse etno-federale, sovrana, presidenziale e animata da un vero spirito social-nazionale, finalmente libera da ogni potentato ed ente straniero sovranazionale, ne guadagnerebbero decisamente anche le forze armate, i carabinieri e la polizia che, rafforzandosi, sarebbero al servizio, per davvero, della Patria senza più doversi prestare a divenire strumento di occupazione militare americana, che ci ha appestato con un centinaio e passa di installazioni militari tese a controllarci e schiavizzarci all’unipolarismo euro-atlantico, che ovviamente implica anche repressione ideologica in nome del pensiero unico mondialista.

Liberiamoci dall’immigrazione di massa, dalla società multirazziale, dal meticciato, dalla cattività atlantista ed “europea” (che è politica, militare, economica, finanziaria, sociale, culturale ecc.) e battiamoci per dare un volto etnonazionale non solo all’esercito, alla marina militare, all’aeronautica militare, a carabinieri e polizia ma anche, e soprattutto, a politica e magistratura, anch’esse da riequilibrare in senso ideologico e territoriale.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 18 Febbraio 2018

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

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