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Decima Flottiglia M.A.S.: propaganda per la riscossa (1^ parte) – Gianluca Padovan

Decima Flottiglia M.A.S.: propaganda per la riscossa (1^ parte) – Gianluca Padovan

«Tu che taci, se davvero non puoi parlare, almeno scrivi qui ciò che mi vuoi dire e io leggendo lo verrò a sapere»

Antonio Diogene, Le incredibili avventure al di là di Thule, II sec.

 

 

 

Che cos’avvenne?

C’è stato un momento in cui qualcheduno non ha deposto le armi.

Per quale motivo costoro hanno ritenuto di dover proseguire la guerra?

Perché il Comandante Junio Valerio Borghese ha deciso che fosse suo dovere continuare a combattere al fianco dell’alleato germanico?

Che cosa rappresentavano i nuovi “alleati” per Casa Savoia e per taluni capi del Partito Nazionale Fascista?

Che cosa rappresentavano, invece, gli Alleati tedeschi divenuti improvvisamente “nemici”?

Queste domande ancora faticano a trovare una chiara risposta sull’odierna “carta stampata”.

Di contro, la testimonianza d’epoca della “carta stampata” è la prova lampante che la Xa Flottiglia M.A.S. è stata in grado di organizzarsi in una articolata macchina da combattimento in breve tempo, in accordo con il Comando germanico, e assai prima che la Repubblica Sociale Italiana riuscisse a mettere in campo le proprie forze.

Manifesti, volantini, cartoline, pubblicazioni, e altro materiale ancora, compongono lo strumento cartaceo con il quale la Xa Flottiglia M.A.S. ha fatto conoscere la propria esistenza e l’impegno assuntosi nei confronti del Popolo Italiano nel combattere ad oltranza per la difesa del suolo patrio.

Inoltre i documenti d’archivio provano in modo inequivocabile che la Xa Flottiglia M.A.S. si è trovata a dover affrontare anche gli occulti nemici interni alla nuova Repubblica, ma non è stata cancellata nemmeno da loro.

La Xa Flottiglia M.A.S. non ha mai negato quanto l’impresa fosse improba, ma le parole del suo Comandante sono sempre state chiare e la seguente frase stampata su di un volantino del 1944 in parte le sintetizza:

«Al di fuori di tutte le battaglie e di tutti i risultati di guerra, noi sappiamo che si vince quando si crea nella strada qualcosa che non è mai né dimenticato né morto. Sappiamo che si vince quando si è saputo dare, al cammino inarrestabile della civiltà, un’impronta non pallida né secondaria».(1)

 

 

 

Comprimere l’acqua.

Le formazioni militari combattenti della Xa Flottiglia M.A.S. hanno costituito un vero e proprio esercito nazionale svincolato da dogmatismi, correnti politiche e partitiche. Avevano il solo compito di ribadire l’onore e il coraggio italiani, senza retorica e sul campo di battaglia.

 

D’altro canto si devono ricordare anche i numerosi Italiani arruolatisi nelle Waffen SS (SS Combattenti), nonché coloro i quali andarono a costituire la “Legione SS italiana”. Nello specifico: «Il concetto europeista delle Waffen SS, primo esempio di esercito sovranazionale europeo, non ebbe molto successo fra i volontari italiani, anche perché questi ultimi non combatterono contro il bolscevismo sul fronte orientale come fecero invece gli altri combattenti SS, sperimentando l’idea di un esercito europeo dove volontari di tutte le etnie del vecchio continente lottavano fianco a fianco contro il nemico comune. Oltre alle motivazioni simili a quelle che spinsero migliaia di giovani ad arruolarsi nelle formazioni armate della RSI, quali la ribellione al tradimento, la fedeltà a Mussolini e l’alleanza con la Germania, l’anticomunismo e altro, vi furono fra i volontari SS motivazioni peculiari, dettate da una precisa scelta ideologica (…). Il professor Pio Filippani-Ronconi, comandante del Plotone Arditi ad Anzio, dove venne decorato con la Eisernes Kreuz II. Klasse, ha indicato tre motivi principali che determinarono la propria scelta: “1) ‘l’europeicità’: di fronte a fiamminghi, tedeschi, valloni, etc., noi italiani potevamo dimostrare di essere i migliori di tutti, in ogni senso e in ogni campo; 2) l’elemento mistico: quella primordiale terribilità nell’azione unita a un’arcaicità di concezioni gerarchiche per cui al centro di queste unità combattenti esisteva un Ordine, come quello dei Cavalieri Teutonici o dei Portaspada, che attirava irresistibilmente chi aspirasse alla dedizione totale di sé al combattimento; 3) la possibilità di sperimentare in prima persona il livello addestrativo e combattivo delle Waffen-SS governate fin nei minimi gradi da quella Auftrang Taktik, per cui ognuno sapeva ciò che doveva fare senza attendere l’imbeccata dei superiori (Befehl Taktik)”. Molti volontari, spesso giovanissimi come Giuseppe Azzi o i fratelli Orlando, scelsero le Waffen SS in quanto unità d’élite dell’esercito tedesco dove avrebbero potuto dimostrare all’alleato che i soldati italiani non erano secondi a nessuno» ((Sergio Corbatti, Marco Nava, Sentire – Pensare – Volere. Storia della Legione SS italiana, Ritter Edizioni, Milano 2001, pp. 25-26).

 

La fine della guerra ha portato con sé il programma della damnatio memoriae, ovvero la cancellazione del ricordo di chi s’è battuto con valore e con onore.

Ma l’acqua non si può comprimere.

 

 

Propaganda!

La Propaganda cartacea della Xa Flottiglia M.A.S. costituisce oggi la voce che travalica il tempo e si presenta a noi per quello che è stata e per quanto ha voluto fermare, “nero su bianco”, nel Tempo stesso.

L’apparato iconografico e documentario che la Xa Flottiglia M.A.S. ha prodotto lascia chiaramente comprendere lo sforzo compiuto per presentare sé stessa, per dichiarare e diffondere il proprio scopo e chiarire le ragioni politiche, sociali e militari per le quali si è resa ulteriormente necessaria la propria presenza sul campo di battaglia.

La propaganda della Xa Flottiglia M.A.S. ricorda innanzitutto l’onore e il valore presenti nella propria eredità storica e militare. Rammenta inoltre l’onestà, lo spirito di abnegazione e di sacrificio sempre dimostrati dal combattente italiano, quello che si batte per la propria terra, per la propria patria, per un ideale che esula dalle logiche politiche e partitiche, che prende corpo da sé stesso e non da organizzazioni trasversali allo Stato.

Sono il soldato, il marinaio e l’aviatore che compiono il proprio dovere e quand’anche privi delle direttive di uno Stato Maggiore troppo spesso compromesso, rimangono fedeli all’ideale di Patria.

La propaganda della Xa Flottiglia M.A.S. fa dunque leva sulla fedeltà alla Patria e sull’onore militare.

 

L’organizzazione di questo nuovo, piccolo, ma motivato Esercito Italiano modifica profondamente in meglio le tradizioni militari sabaudo-italiane con la chiamata volontaria nelle proprie schiere, equiparando soldati e ufficiali nel trattamento, con vitto e paga uguali per tutti, eliminando l’avanzamento di grado per motivi burocratici, ma applicandolo solo per meriti conseguiti sul campo di battaglia.

Inoltre si apre l’arruolamento alle persone che vanno dai 17 ai 37 anni, ma allargando poi tali limiti e chiamando in campo anche le donne nel personale militare ausiliario.

Soprattutto: il Soldato Italiano riacquista la dignità perduta con il precedente ordinamento militare sabaudo, dove il fante era considerato una merce tranquillamente spendibile per gli interessi della Massoneria. Dove, purtroppo, il fante era considerato talmente poco che lo si poteva rifornire con materiale che allo stato monarchico e fascista costava anche meno.

 

Queste mie non sono parole al vetriolo e che potrebbero suonare come una maldestra “uscita” ad effetto. Pertanto suggerisco la visione di talune riflessioni pubblicate su Ereticamente.

– Sulla “storia ufficiale”, vedere utilmente: Epistemologia della menzogna e Tradizioni: alle origini del grande Fiume, con la storia degli Arditi raccontata dal massone Baseggio.

– Su Massoneria e Fascismo: Percorsi iniziatici alternativi e Compagni di Gioco.

– Sul Fante Italiano: Prigionieri!

 

 

La difesa della Patria.

Nella propaganda la Xa Flottiglia M.A.S. proclama il proprio intento nel voler difendere il suolo italiano, peninsulare e insulare, e il proprio e legittimo spazio marittimo circostante.

Non nasconde quanto si presenti impari la lotta contro l’invasore e al contempo dichiara come sia necessario fermare nel tempo e nella Storia, non solo d’Italia, il valore e l’onore acquistati sul campo di battaglia e conquistati con il sacrificio personale.

Al di là del risultato della guerra in corso si laverà l’onta derivata dalla ignominiosa resa e dal tradimento nei confronti dell’alleato, rappresentato ovviamente ed esclusivamente dalla Germania. Si ricordano quindi l’importanza dei Valori personali e nazionali, nonché della Tradizione culturale e militare italiana.

Tali valori sono trasfusi e perpetuati in un momento del tutto particolare della Storia Italiana, quale la resa incondizionata del Regno d’Italia, messa in conto almeno dall’anno precedente da taluni personaggi di Casa Savoia, del Regio Esercito e da esponenti del Partito Nazionale Fascista.(2)

Resa incondizionata caricata dalla pregiudizievole e ingiustificabile fuga del Re d’Italia, capo supremo, e del suo Stato Maggiore, senza l’emanazione di precisi e circostanziati ordini a tutte le componenti delle Forze Armate regie e in ogni teatro di guerra.

Si può tranquillamente affermare che la principale preoccupazione di chi detiene l’effettivo potere è di fare giungere le navi da guerra italiane nei porti soggetti al controllo angloamericano: questo avrebbe dovuto garantire loro il totale controllo del bacino mediterraneo.

La reazione del Comandante Borghese e la pronta costituzione della nuova Xa Flottiglia M.A.S. crea seri problemi al comando angloamericano. Vista la precedente insidiosa ed efficace capacità costituita dalla specifica unità si reputeranno alquanto rischiose le operazioni navali nel mare Adriatico e nell’Alto Tirreno.

Sempre per quanto riguarda la propaganda promossa dalla Xa Flottiglia M.A.S., così scrive Marino Perissinotto: «La Decima era una formazione militare, in cui ogni manifestazione politica, sino al fregiarsi di distintivi connessi al partito fascista, era vietata» (Marino Perissinotto, Il servizio ausiliario femminile della Decima Flottiglia MAS 1944-1945, Ermanno Albertelli Editore, Parma 2003, p. 24).

Altrettanto certamente qualche accenno al Fascismo e alla Repubblica Sociale Italiana, comunque, nella propaganda non mancano. Ad esempio, il volantino «La Xa nella Storia del volontarismo italiano» contiene perplimenti richiami a temi cari alla massoneria italiana, quali i moti rivoluzionari ottocenteschi con accenni, lo si conceda, poco opportuni a Giuseppe Garibaldi, noto esponente di spicco della Massoneria internazionale e altrettanto noto mercenario.

 

 

Pasca Piredda.

Tra le tante persone che a vario titolo contribuiscono alla predisposizione e alla diffusione della propaganda della Xa Flottiglia M.A.S. vi è Pasca Piredda (Nuoro 1917 – Roma 2009).(3)

La storia è accennata da lei stessa nel libro L’Ufficio Stampa e Propaganda della X Flottiglia MAS, di cui è utile leggere il testo.

Ricordando che dopo il “prelievo” di Benito Mussolini da Campo Imperatore sul Gran Sasso d’Italia e la lettura del proclama agli Italiani da Monaco di Baviera da parte dello stesso (18 settembre 1943), ai primi di ottobre Fernando Mezzasoma si trasferisce con Pasca Piredda prima a Venezia e poi a Salò. Fernando Mezzasoma (Roma 1907 – Dongo 1945), che precedentemente lavorava in Banca d’Italia, agli inizi del 1942 era diventato Direttore Generale della Stampa Italiana presso il Ministero della Cultura Popolare; carica mantenuta fino al 25 luglio 1943. Sostenitore nella fondazione del Partito Fascista Repubblicano e della Repubblica Sociale Italiana, a Salò è Ministro della Cultura Popolare. Ma qualcheduno gli “soffia” la preziosa collaboratrice.

A seguito dell’arruolamento nella Xa Flottiglia M.A.S. Pasca Piredda è con ogni probabilità la prima donna che entra a far parte della Marina da Guerra Italiana e da subito con il grado di Sotto Tenente di Vascello; naturalmente è confermata Capo Ufficio Stampa e Propaganda della Xa Flottiglia M.A.S.

Pasca Piredda si mette subito all’opera: «Avvalendosi delle buone conoscenze con i dirigenti dell’Eiar, riesce per un bel po’ di tempo a far trasmettere comunicati d’invito all’arruolamento nella Decima. Ma questi messaggi sono ben presto vietati per l’intervento di Renato Ricci, Capo della Guardia Nazionale Repubblicana e di Pavolini, Capo delle Brigate Nere, presso il Duce. La ragione è semplice: la Decima sottrae loro rilevanti forze di giovani che sono attratti dal suo fascino marinaro e indipendente e le cui imprese hanno destato l’ammirazione di tutto il mondo, anche quella dei nemici. Ma la vivace propaganda della X desta l’attenzione del Duce che dal suo Quartiere Generale di Gargnano incarica sia Piero Kock sia Enzo Pezzato, direttore del giornale di regime, di indagare sulla X Flottiglia M.A.S. e su Pasca Piredda» (Pasca Piredda, L’Ufficio Stampa e Propaganda della X Flottiglia MAS, Lo Scarabeo Editrice, Bologna 2003, p. 17).

A proposito della Propaganda della Xa Flottiglia M.A.S., così ha ricordato Guido Bonvicini: «Si dotò anche di un Ufficio Stampa e propaganda con sede a Milano, retto dalla dott. Piredda che era stata, in un certo senso, “rapita” all’ufficio del ministero della Cultura Popolare. Il servizio si articolava in alcune sezioni: propaganda (C.C. Cocchia), stampa (ten. Genta e ten. Zanfagna), radio (cap. Spampanato), fotografia (ten. Luxardo). Di qui uscivano le trasmissioni radio rivolte ai soldati e anche al fronte interno, i manifesti murali multicolori che inondavano le città italiane, gli opuscoli che spiegavano l’origine e gli intendimenti del corpo. Dal luglio 1944 fu pubblicato un periodico ad uso interno, “La Cambusa”» (Guido Bonvicini, Decima Marinai! Decima Comandante! La fanteria di marina 1943-1945, Ugo Mursia Editore, Milano 1988, pp. 39-40).

 

 

Dalla Cambusa all’Orizzonte.

Con Pasca Piredda prosegue la pubblicazione de La Cambusa, giornale della Xa Flottiglia M.A.S. al quale il Comando tedesco vuole applicare la censura: «Vari sono i giochi di forza tra l’Ufficio tedesco della Propaganda Stafel, diretto dal Tenente Schaeffer, e l’Ufficio Stampa e Propaganda della X. I tedeschi pretendono di applicare la loro censura anche al piccolo giornalino La Cambusa, ma tale imposizione non è accettata: la X è un corpo libero e indipendente, riconosciuto tale anche dal trattato di collaborazione firmato il 14 settembre 1943 tra il C.V. Berninghaus per i tedeschi e il Comandante Borghese per la X; quindi niente censura. Con il Ten. Schaeffer, che è molto gentile, Pasca propone una scommessa: se fosse riuscita a far uscire La Cambusa senza la loro censura lui avrebbe pagato il pranzo, in caso contrario lo avrebbe pagato lei. Non dovette pagare Pasca. La Cambusa uscì sempre senza censura e questo anche grazie alla collaborazione del personale della tipografia che si prestava a stamparlo di notte, quando nessuno poteva intervenire a bloccarne l’uscita» (Pasca Piredda, L’Ufficio Stampa e Propaganda della X Flottiglia MAS, op. cit., p. 20).

Successivamente, nel gennaio 1945, la testata è ribattezzata L’Orizzonte e ha contenuti più politici

(Ibidem, p. 21).

Si verificano quindi alcuni “attriti”: «Il Ministero della Cultura Popolare, che aveva dato l’autorizzazione all’uscita de La Cambusa, si rifiuta di darla per L’Orizzonte poiché quest’ultimo è di sei pagine, anziché di quattro come prescriveva allora la legge a causa della carenza di materia prima, la carta. Al terzo numero la decisione di ostacolare l’uscita del periodico (inizia una vera battaglia per questo giornale tra la X e Salò, con interventi del Maresciallo Graziani prima e del Duce poi; i redattori vengono sommersi di problemi derivanti soprattutto da giochi di potere) provocò una controversia che assunse le proporzioni di un affare di stato, spinse la Decima alla formazione di tre compagnie, ognuna formata da dieci pattuglie di cinque-sei marò, per la protezione delle edicole e lo strillonaggio per le strade de L’Orizzonte, che fu ovunque comprato e commentato positivamente. La sua definitiva soppressione giunse a pochi giorni dalla fine della Repubblica Sociale Italiana, nel febbraio del 1945» (Ibidem, pp. 21-22).

L’ultimo anno di guerra il Comandante Borghese affida all’avvocato e giornalista Bruno Spampanato la direzione della Propaganda della Xa Flottiglia M.A.S.

Nell’ambito delle immagini di propaganda numerosi artisti e militari dotati di vena artistica, hanno contribuito ad arricchire l’iconografia della Xa Flottiglia M.A.S. Uno di questi, il più noto, è Gino Boccasile (Bari 1901 – Milano 1952). Illustratore e cartellonista, dopo soggiorni all’estero Boccasile fonda a Milano, con Franco Aloi, l’agenzia di pubblicità Acta. Nel 1940 diviene il migliore e più prolifico grafico della propaganda di guerra e dopo l’8 settembre 1943 aderisce alla Repubblica Sociale Italiana. Nominato tenente delle SS Italiane, prosegue nella sua opera tesa a risvegliare le sopite coscienze, lavorando per il settimanale Avanguardia Europea, poi denominato solo Avanguardia, il quale aveva sede a Milano in Viale Monte Santo n. 3. Dopo il termine del conflitto viene processato per “collaborazionismo” ed è assolto da ogni accusa mossa nei suoi confronti, ma subisce l’allontanamento dal panorama editoriale; ripresa l’attività si dedica con successo all’illustrazione e alla pubblicità.

 

 

Raccolta di fondi per gli armamenti.

Anche in guerra ogni cosa costa denaro e nello specifico occorrono fondi per organizzare e promuovere la propaganda. Un esempio è dato dalla donazione di una cospicua cifra per poter stampare una pubblicazione a fini informativi e propagandistici. Il documento che ne parla, datato 9 giugno 1944, è conservato alla Cittadella degli Archivi di Milano e attesta che il Podestà di Milano, ing. Guido Andreoni, unitamente al Segretario Generale, ottempera alla seguente istanza: «Vista la richiesta del Riparto Todaro X^ Flottiglia Mas di un contributo del Comune per la pubblicazione di un numero unico; / Ritenuta la opportunità di fare una assegnazione di L. 10.000.=, / delibera / di assegnare al Riparto Todaro X^ Flottiglia Mas, un contributo di L. 10.000.= per la pubblicazione di un numero unico» (Cittadella degli Archivi e Archivio Civico di Milano, Fasc. n. 32, Anno 1944, Prot. n. 970003/44 – Presidenza).

La lettera di ringraziamento del 17 giugno è firmata dal Tenete di Vascello Comandante Ongarillo Ungarelli e recita: «Ho ricevuto l’assegno di L. 10.000,= (diecimila) da Voi gentilmente inviato – a nome della città di Milano – per l’Ufficio Propaganda del gruppo “Todaro” della X^ Flottiglia MAS. / Vi sono molto grato del Vostro interessamento per la divulgazione e diffusione delle eroiche gesta dei Piloti dei Mezzi d’Assalto di questo Gruppo ed a nome mio e di tutti i miei dipendenti Vi prego gradire i più sentiti ringraziamenti» (Cittadella degli Archivi e Archivio Civico di Milano, Fasc. n. 32, Anno 1944, Prot. n. 970003/44 – Presidenza).

 

 

NOTE

 

  1. 1. Fronte:

«VINCERE NEL TEMPO // Tutti coloro che combattono hanno un’ideale, un’aspirazione. E un ideale, un’aspirazione abbiamo anche noi, marinai della X Flottiglia. Esprimerla e illustrarla agli italiani non sarà né vano né assurdo oggi che gli eventi non ci sono favorevoli. Proprio anzi perché dura è l’esperienza attraverso la quale ci siamo riconosciuti e uniti, è necessario chiarire quello che noi vogliamo e quello a cui aspiriamo, e si vedrà allora che non c’è tra realtà e ideale né contrasto né lotta, si apprenderà come noi, sorti da una situazione di tristezza e di dolore, non intendiamo ad essa né attutirne in noi l’insegnamento e il ricordo. Tutto ciò da cui siamo nati e ciò che abbiamo affrontato e affronteremo è rimasto per sempre nella nostra coscienza e nell’opera nostra; intendiamo restare coerenti con tutta la nostra amarezza non meno che con il nostro entusiasmo e con le nostre speranze; e insomma l’ideale che noi vagheggiamo non si libra nelle aeree atmosfere del sogno, fuori delle dure prove della realtà, ma si amalgama e vi si perpetua, perché è nato con essa e per essa. Ma qual è il nostro ideale? Per coloro che guardano le cose alla superficie o per gli altri che credono di contemplarla a fondo solo perché hanno la mente arida e il cuore freddo, è forse impossibile comprendere questo ideale. Per essi poi combattiamo una guerra perduta, che non ammette speranze superstiti. Se l’ideale di chi combatte è la vittoria e se questa è destinata a sfuggirci, di che possiamo noi – pensano essi – sognare o parlare? Pure, non soltanto noi sogniamo e parliamo, ma operiamo e agiamo; e c’è tra noi – quel che più conta – chi è ferito e chi muore. Se così è, se giorno per giorno noi sentiamo, non allontanarsi, ma concentrarsi e attuarsi sempre di più l’idealità nostra, segno che v’ha in essa qualcosa di più profondo del contingente e di più duraturo del temporaneo; segno è che v’è nella nostra coscienza una certezza più forte di qualsiasi illusione. Diciamo subito che v’è nella nostra coscienza una certezza più forte di qualsiasi illusione. Diciamo subito che la nostra coscienza, il nostro ideale e la nostra opera hanno un nome solo: vincere. Vittoria, sì, è l’ideale di noi, nella Decima. Ma è una vittoria, la nostra, che non si limita a quella – che può esserci e non può esserci – della guerra immediata e del risultato materiale del conflitto. Anche questa vittoria, certo, entra in quella che noi vagheggiamo; ma non è – osiamo dire – parte essenziale. Non genera la vittoria che noi vogliamo, ma ne è, semmai, generata; e non è – soprattutto – così nostra come quella per cui noi combattiamo. Per noi marinai della X la vittoria è un valore più sacro e più grande. Al di fuori di tutte le battaglie e di tutti i risultati di guerra, noi sappiamo che si vince quando si crea nella strada qualcosa che non è mai né dimenticato né morto. Sappiamo che si vince quando si è saputo dare, al cammino inarrestabile della civiltà, un’impronta non pallida né secondaria. In fondo questa storia in cui gli sforzi e tutti i valori confluiscono, non è che una memoria di opere e un perpetuarsi di uomini. Solo chi può restare tra questi e porre tra quelli le sue gesta, può ben dire di aver vinto. Non si vince soltanto battendo sul campo di battaglia gli eserciti nemici e sovrapponendo le proprie alle opere dell’avversario. Chi vince in tal modo non vince veramente se non si innesta anche nella necessità e nella essenzialità della storia e non lega perciò il passato e l’avvenire alla forza e alla caratteristica della propria personalità. Ma questa vittoria – che è la sola che conta perché è la sola che rimane – può essere di chiunque abbia la forza di combattere fino all’ultimo e di rappresentare un valore e un momento nell’universalità dello spirito. Tale è la vittoria che perseguiamo noi, marinai della X. Noi viviamo oggi in un mondo che ci è già [nemico] in gran parte e in un’Italia che ci è per lo più indifferente. Forse sono proprio queste condizioni che ci hanno insegnato un senso più profondo della nostra missione e un significato più doloroso sì, ma anche più grande della nostra vittoria. Questa Vittoria noi attuiamo giorno per giorno: perché giorno per giorno la storia riceve da noi un’impronta e la cronaca un’aggiunta. La realtà odierna è dunque incompleta se si astrae dalla nostra presenza, così come lo sarà domani il passato, se si volesse fare a meno del nostro ritorno. Nelle vicende materiali del conflitto noi potremo //»

Retro:

«soccombere, ma rimarremo in quelle eterne dello spirito e saremo sempre presenti in questa storia e rimarremo tra i costruttori dell’avvenire. A noi, marinai della Decima, questa coscienza dà forza e certezza. Chi potrà domani tracciare una storia dell’Italia senza ricordarci e senza ammirarci? Sì, ammirarci anche: giacché la storia ricorda solo coloro che ne sono degni. Tanta parte del popolo italiano oggi può sconoscerci o combatterci; eppure la storia del popolo italiano – quale che essa debba riuscire – sarà sempre anche la nostra storia; né alcuno potrà conservarne l’intima natura se vorrà privarla di noi dell’opera nostra. Parte degli italiani può esserci oggi nemica; ma la totalità di essi ci ringrazierà nel futuro, perché noi abbiamo accresciuto e migliorato la storia della Patria: in una parola, ritroveranno e riconosceranno in noi le loro stesse caratteristiche e i loro stessi valori. Tale è, per noi marinai della Decima, la coscienza storica dalla quale scaturisce il nostro “Atto di presenza” e il nostro sentimento di soldati. Perché rappresentiamo una forza, una realtà, una fede; perché siamo spietatamente decisi a combattere fino all’ultimo e a difendere fino alla morte il nostro onore di soldati; perché insomma compiremo intero il dovere che abbiamo fatto nostro e questo solo suo supremo compimento ci importa. Sorgemmo per rivendicare sino all’ultimo una coerenza e una decisione, e questa è la nostra vittoria; tanto più grande se più sanguinosa perché nella realtà del sacrificio è racchiuso l’annuncio di tutta la resurrezione. Oggi teniamo ad affermare risolutamente ed esplicitamente una cosa: che la nostra vittoria è in atto dal momento della nostra comparsa sui teatri della guerra e che essa si perpetua col perpetuarsi della nostra battaglia. Questa affermazione noi sosteniamo e sosterremo sempre contro tutti coloro che vorrebbero svalutarci e rinnegarci. Ma combatterci solo sarà possibile; rinnegarci mai. Chi ci combatte afferma la nostra realtà. Ci preme assicurare il riconoscimento dei nostri morti. Non vano sarà il nostro sacrificio: non vana la fine di quanti umili marinai caddero sulla via aspra del dovere con la coscienza della loro missione e di quanti per questa coscienza cadranno ancora lungo le strade tormentate dalla guerra. Nessuno per noi potrà insultare la memoria di coloro che morirono per la loro fede e per il loro ideale di soldati, contribuendo con la loro fine al progresso e alla storia del mondo; la vittoria renderà immortale la memoria dei caduti, cingerà di rispetto e d’ammirazione la vita dei superstiti, manterrà perciò alto e onorato il loro sacrificio. I valori di fedeltà, di eroismo e di onore per cui essi hanno offerto la vita non sono mero patrimonio di questo o di quello, ma appartengono all’umanità intera e non possono perciò perire che per lei. È per questo che noi – fuori d’ogni contingenza e da ogni destino – sentiamo di non dover più morire perché sappiamo di combattere per tutti. Ed è per questo che la Decima Flottiglia rimarrà con il suo passato e con la sua unità a perpetuarsi negli anni. I vivi resteranno sempre pronti sulla breccia e i morti gloriosi dei nostri battaglioni e dei nostri reparti non saranno dimenticati perché essi vivono tra coloro che non muoiono. // decima flottiglia mas – reparto stampa» (Pasca Piredda, L’Ufficio Stampa e Propaganda della X Flottiglia MAS, op. cit., pp. 206-208).

 

  1. 2. È interessante notare quanto scrive Giuliano Manzari: «Lo stesso giorno, nel pomeriggio, a Cassibile (Siracusa), il generale Castellano, a nome del maresciallo Badoglio capo del governo, firmava il così detto “armistizio corto”, in realtà una resa senza condizioni. Dopo la cena che fece seguito alla firma, il generale Harold Alexander, comandante del XV Gruppo d’Armate, iniziò la riunione per la messa a punto dei dettagli della partecipazione militare italiana alla fase immediatamente susseguente alla dichiarazione dell’armistizio, rivolgendo al generale Castellano le seguenti parole: “L’Italia non potrà mai essere nostra alleata dopo una lunga guerra; la vostra collaborazione deve ridursi al sabotaggio”» (Giuliano Manzari, La partecipazione della Marina alla guerra di liberazione (8 settembre 1943 – 15 settembre 1945). 1945-2015. 70° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale. 1945-2015, Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Anno XXIX, Marzo 2015, Ministero della Difesa, Roma 2016, p. 5).

Rimane perfettamente chiaro che il Regno d’Italia non è alleato degli angloamericani, ma è un semplice “collaboratore” a cui sono affidate solo azioni di “sabotaggio”, per altro condotte prevalentemente dai così detti “partigiani” mediante attentati e imboscate. Certamente i fatti bellici conseguenti vedono taluni contingenti delle Forze Armate Italiane partecipare in subordine alle forze angloamericane all’invasione dell’Italia. Andranno ad “ingrassare” la fitta schiera della “carne da cannone” costituita da una vera e propria pleiade d’etnie (Algerini, Australiani, Canadesi, Francesi, Indiani, Neozelandesi, Nepalesi, Polacchi, Senegalesi, Tunisini, etc.) tutte tranquillamente spendibili da parte di Americani e Inglesi.

 

  1. 3. Di Pasca Piredda ha scritto il necrologio Daniele Lembo, anch’egli recentemente scomparso (2013). A ricordo d’entrambi se ne riporta il testo: «Stamani, accedendo alla mia posta elettronica, mi sono ritrovato una di quelle Email che avrei preferito non ricevere mai. L’Associazione Campo Della Memoria mi comunicava che “La scorsa notte a Roma ci ha lasciati all’età di 92 anni, Pasca Piredda, Segretaria personale del Comandante e Capo ufficio stampa della Decima”. La figura di Pasca, il pezzo di storia che rappresenta, è indispensabile che vengano ricordati soprattutto alle giovani generazioni. Tra l’altro Pasca, benché novantaduenne, non era affatto anziana, era ancora una giovanissima ausiliaria della Decima Flottiglia Mas, costretta da un sortilegio malefico a vivere nel corpo di una vecchia. Non è facile parlare di lei e della Decima ai nostri giovani che tutto sanno di veline e di tronisti ma nulla conoscono della nostra storia nazionale. Ci proverò, nelle poche migliaia di battute che gli spazi giornalistici mi consentono. L’8 settembre 1943, da molti è considerata come la morte della Patria. Fu la data che segnò una resa senza condizioni, contrabbandata per armistizio, e alla quale seguì la triste vicenda di un re spaventato che saltò sul carro del vincitore. Non tutti accettarono questo gioco al massacro e il Principe Junio Valerio Borghese, Comandante della Decima Flottiglia Mas, intese continuare la guerra a fianco dello stesso Alleato con il quale aveva iniziato quel conflitto. Fu così che la Decima, da reparto d’assalto di Marina, si trasformò in una Divisione di fanteria di Marina che manteneva comunque attivi reparti di assaltatori subacquei. Per gli uomini di Borghese non fu importante vincere o perdere, ma come si vince e come si perde. Nel momento di un cambio di fronte tristissimo che avrebbe impresso alle nostre armi il marchio del voltafaccia, i marò della Decima intesero schierarsi a tutela della Patria. Sia chiaro al lettore che la Decima non difese il fascismo. La Decima non difese alcuna ideologia politica, ma fu solo un reparto militare che intese continuare a combattere a difesa della Patria invasa dagli eserciti stranieri. La Decima fu un fatto squisitamente militare. Del reparto di Borghese fece parte il S.A.F., il Servizio Ausiliario Femminile Decima, e tra le donne del S.A.F. vi fu Pasca Piredda. Era una brunetta di origini Nuoresi, laureata in Scienze coloniali che, praticamente rapita da tre ufficiali decumani dalla segreteria del Ministro Mezzasoma, divenne poi responsabile dell’ufficio stampa della Decima Flottiglia. Con la fine della guerra, con i campi di concentramento e la galera o la diaspora per i marinai di Junio Valerio Borghese, la battaglia del principe, in difesa della Patria, non ebbe termine. In questa sua lotta, in un’Italia che andava sempre più alla deriva ideologica, gli fu vicinissima Pasca Piredda. Per parlare di Pasca ai nostri giovani, bisognerebbe prima spiegare loro che cos’è la Patria, la terra dei padri, il posto dove i cuori che battono lo dovrebbero fare in sincrono, perché accomunati da una storia comune. Purtroppo, i nostri ragazzi, tutti aspiranti tronisti o veline, sono stati cresciuti senza storia, senza ricordi comuni, senza tradizioni e senza passioni che non siano quelle dell’apparire piuttosto che dell’essere. Per questo motivo la figura di Pasca Piredda è quanto mai oggi attuale, perché è la figura di una donna che ha speso la sua vita in nome di un’idea. Era questa l’idea di una Patria italiana più bella e più grande. I funerali di Pasca si svolgeranno venerdì 9 gennaio alle ore 10 nella Chiesa di S. Pancrazio, Largo S. Pancrazio, 5 in Roma. Se un solo giovane, letto questo breve articolo, vorrà essere presente a quei funerali, io non avrò perso tempo a scrivere, avendo guadagnato un italiano dal mondo dei tronisti» (Sito Internet: altervista.org).

 

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Categorie: Controstoria, Fascismo, X Mas

Pubblicato da Ereticamente il 16 Febbraio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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