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Teurgia. Riti magici e divinatori nell’età tarda-antica

Teurgia. Riti magici e divinatori nell’età tarda-antica


Con il termine Neoplatonismo gli studiosi sono soliti indicare tutti quegli insegnamenti filosofici che, ispirandosi principalmente al pensiero di Platone, si svilupparono in un arco di tempo databile tra i primi decenni del III e la fine del V secolo d.C. Questa fase del platonismo iniziò con Ammonio Sacca (175-242) e Plotino (205-270), ed è ritenuta la fasi terminale della fi­losofia antica.
Il Neoplatonismo si rifaceva a Platone come moto ispirativo, ma formalmente vi trovavano rifugio una molteplicità di temi e argomenti ad esso estranei. Su tale frequenza si collocava la «Bibbia» dei filosofi neoplatonici, gli Oracoli caldaici, una serie di componimenti poetici contenenti invocazioni, visioni e ammaestramenti di dèi, nei quali compariva per la prima volta la parola «teurgo», colui che possedeva l’«arte di creare gli dèi».
A differenza della magia comune, la cosiddetta goeteia, incline a conseguimenti materiali e coercitivi, la teurgia era una tecnica rivelata dagli stessi dèi per stabilire un contatto con l’umanità belluina. Grazie a rituali e giaculatorie ignote ai più, era possibile entrare in comunicazione con il dio che prometteva di liberare l’individuo dal «gregge del fato», l’insieme dei pecoroni belanti popolanti il mondo.
Nel panorama librario italico mancava un’opera che trattasse in maniera organica questi suggestivi argomenti. Il formidabile testo di Muscolino colma oggi tale lacuna. Certo l’enfasi non è da recensione «asettica», ma è poco per sottolineare il pregio di una ricerca che introduce in modo chiaro e preciso ai principali temi della magia antica. L’esperienza teurgica è infatti presentata nei suoi fondamenti teoretici e rituali.
La teurgia era un agire non convenzionale e il teurgo, accreditato presso gli dèi e diventato egli stesso dio, operava una creazione in un nuovo piano di realtà. Per la prima volta, in un’opera in lingua italiana, i rituali teurgici, le evocazioni di divinità e ombre, sono presentati e ricostruiti a partire dai testi originali. Oggetti rituali, parole e gesti evocatori, sono resi nella loro integralità: gran parte del libro è infatti una metodica ricostruzione di come i magoi e teurghi antichi agissero nei loro rituali più segreti. Filosofi come Porfirio, Proclo e soprattutto Giamblico hanno conservato nei loro scritti ampi frammenti rituali. Proclo era un esperto in magia meteorologica e nella tecnica dell’evocazione, vedeva fantasmi luminosi mandati dalla dea Hekatē, praticava le purificazioni caldaiche, era stato iniziato all’arte teurgica dalla figlia di Plutarco, Asclepigenia, la quale, al modo della tradizione magica egiziana, l’aveva ereditata dal padre. Un esempio fra i tanti.
La teurgia, consentiva di elevarsi verso le realtà immutabili, ma non solo; l’immortalità era a portata di mano: Giuliano Imperatore, restauratore di un paganesimo in declino, era un grande seguace degli Oracoli caldaici, nella orazione Alla madre degli dei(812, 25-32), celebrava i theourgoi makarioi, i «beati teurghi» iniziati ai misteri caldaici, una minoranza detentrice di un immenso patrimonio magico. Le anime dei teurghi raggiungevano gli «spazi angelici» dove potevano vivere esistenze parallele.
Il libro di Muscolino è ancora più importante perché è una delle rare organiche ricostruzioni di un tempo e di un clima culturale unici: il trapasso dalla religione antica al cristianesimo. Pochi hanno saputo donare agli aspetti magici e visionari del mondo tardoantico una colorazione così intensa. Un libro prezioso e di facile lettura, anche a un pubblico non specialista che voglia capire cosa veramente fosse la magia antica.
Ezio Albrile

Giuseppe Muscolino, Teurgia. Riti magici e divinatori nell’età tarda-antica, Edizioni Ester, Bussoleno (Torino) 2017, pp. 356, Euro 30,00

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Categorie: Libreria, Recensione

Pubblicato da Ereticamente il 18 Gennaio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Cupo

    Ottima segnalazione. Grazie.

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