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Sul metodo tradizionale: Heinrich, la storia e il tradizionalismo integrale – Giovanni Sessa

Sul metodo tradizionale: Heinrich, la storia e il tradizionalismo integrale – Giovanni Sessa

Molti, tra i nostri attenti lettori, conoscono gli autori del tradizionalismo integrale, le loro opere, le prospettive teoriche e spirituali che hanno proposto a beneficio dell’uomo contemporaneo. Non tutti hanno, però, contezza dell’ubi consistam del metodo tradizionale e in cosa si differenzi dall’approccio critico-filologico alla storia e alla natura, fondato sull’accumulo di dati, documenti, informazioni, proprio della scienza e della ricerca moderna. E’ ora a disposizione degli studiosi, grazie alla costante attività divulgativa messa in atto dalla Fondazione Evola, un libro in questo senso prezioso e chiarificatore. Ne è autore Walter Heinrich (1902-1984), esponente della Scuola organicista di Vienna ed allievo di Othmar Spann. Si tratta di, Sul metodo tradizionale, edito da Fondazione Evola-Pagine editore (per ordini: 06/45468600) Il testo è curato da Stefano Arcella che, nel corso degli anni, si è prodigato con passione ed empatia nello studio dei tratti di rilevo di tale metodo. Nella prefazione, il curatore contestualizza storicamente il lavoro di Heinrich, fornendo al lettore una sintesi organica delle tesi da questi sostenute. Il libro è impreziosito da un saggio di Hans Thomas Hakl, uno dei maggiori studiosi di esoterismo a livello europeo, che presenta la prima biografia intellettuale di Heinrich nella nostra lingua. In essa si sofferma sui rapporti intercorsi con Evola, alla luce dell’epistolario inedito tra i due, recentemente ritrovato. Chiude il volume un’ Appendice contenente scritti degli autori in cui, nel corso del tempo, il metodo tradizionale ha trovato definizione:Vico, Schelling, Bachofen, Fustel de Coulanges, Evola.

Il libro uscì in prima edizione a Salisburgo nel 1954. In Italia, ancora in vita l’autore, il volume apparve per la prima volta in una collana curata dalla Fondazione Evola nel 1982. Heinrich, durante la giovinezza, aveva subito la fascinazione di Stefan George. Nel 1921 incontrò all’Università di Vienna Othmar Spann, immergendosi, come ricorda Hakl, negli studi di filosofia classica. Poco dopo maturò uno straordinario interesse per il romanticismo e l’idealismo: iniziò, così, la carriera accademica ma, con l’Anschluss, venne rinchiuso per un anno e mezzo a Dachau. Vicino alle posizioni della destra tradizionale, le sue idee non collimavano con il rigido centralismo nazista. Solo dopo la guerra sarà riabilitato all’insegnamento, avendo l’opportunità di dedicarsi alla curatela dell’Opera omnia di Spann. Intrattenne un lungo sodalizio con Evola che gli dedicò uno scritto nel 1959, poi ripubblicato in Ricognizioni. La ragione della loro vicinanza va individuata, tra le altre cose, nella condivisione del metodo tradizionale.

Il libro che presentiamo espone una via metodologica altra al dato storico e alla natura, rispetto a quella critico-scientifica, capace di cogliere le interferenze di storia e di sovrastoria, di natura e sovranatura. L’autore discute le tesi di Schelling, Bachofen, Guénon, Evola e Ziegler. Per tutti questi autori, al fine di individuare l’effettiva significatività degli eventi storici e degli accadimenti naturali, è necessario servirsi di due strumenti: il mito e il simbolo. Il primo prospetta, sotto forma di narrazione dai tratti leggendari, il precedente autorevole “il modello stabilito in illo tempore al quale richiamarsi per perpetuare nel tempo storico la verità dell’origine” (p. 6). Il simbolo, di contro, rinvia ad una realtà ontologica, ad un archetipo, che racchiude e manifesta in uno ciò cui allude, in quanto veicolo di trasmissione immediata di verità che si comunicano istintivamente ed analogicamente alla coscienza (le idee senza parole). La realtà simbolica “svela con immagini tratte dalla realtà sensibile, dalla natura, significati reconditi dell’essere” (p. 6). Tali ‘significati’ sono in essenza le interferenze di storia e sovrastoria, di natura e sovranatura: rivelano la trascendenza immanente, l’azione del Principio nella realtà. Il metodo tradizionale ha caratterizzato di sé, da sempre, nel corso del tempo, le Vie iniziatiche sperimentate in Occidente, tanto nei Piccoli quanto nei Grandi Misteri, ed è riemerso negli autori discussi da Heinrich. Momento dirimente ai fini della manifestazione del metodo, in epoca moderna, va individuato, a dire del nostro autore, nella conferenza che Schelling tenne il 12 settembre 1815, presso

Stefano Arcella, il curatore dell’opera

l’Accademia delle Scienze di Monaco, dedicata alle Divinità di Samotracia. In essa il filosofo, sulla scorta del romantico Creuzer, definisce la mitologia imprescindibile per la comprensione della verità della storia. Egli individua, inoltre, nell’isola di Samotracia nell’Egeo settentrionale e nelle sue divinità, il luogo d’origine che ha permesso lo sviluppo delle categorie archetipiche della mitologia d’Occidente, manifestatesi nelle potestates divine dei popolo europei. Anche Bachofen condivise tale impostazione. Egli comprese che strumento essenziale per cogliere empaticamente le ragioni profonde della civiltà, non può che essere il mito, in quanto in esso si rivela la rappresentazione delle esperienze di un popolo alla luce della sua religiosità. Tutte le questioni esegetiche che si cerca di risolvere con mezzi di indagine esteriori, trovano la loro soluzione, non nel campo accumulativo, ma nell’interpretazione delle idee, vale a dire nel riconoscimento della Tradizione, del “materiale” tramandato dalle generazioni precedenti.

 

Sulla scorta di tali premesse, il metodo tradizionale trovò nei tradizionalisti del Novecento interpreti d’eccezione. Soprattutto in Evola. Questi, in particolare in Rivolta e ne Il mistero del Graal, mostrò con evidenza la consistenza del metodo in questione: esso consiste nel mettere insieme, delle diverse tradizioni, le corrispondenze metafisiche implicite nei simboli, nei riti, nelle istituzioni con la Tradizione primordiale. Ciò sulla scorta della definizione che Guénon fornì della Tradizione integrale. Per il francese, tale Tradizione è una Unità della quale le “tradizioni” particolari sono le membra. Il metodo tradizionale è quindi ulteriore al metodo scientifico-moderno. Arcella coglie davvero nel segno quando ricorda l’intervista rilasciata nel 1964 da Evola alla rivista Ordine Nuovo. In essa il pensatore invitava gli aderenti ai centri studi che si richiamavano al suo nome ad andare oltre, a non limitarsi ad una ripetizione scolastica del già detto. Il libro di Heinrich può rappresentare uno stimolo critico lungo questa strada.

Giovanni Sessa

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Categorie: Libreria, Tradizione

Pubblicato da Giovanni Sessa il 28 Gennaio 2018

Giovanni Sessa

Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957. Vive ad Alatri (Fr) ed è docente di filosofia e storia nei licei, già assistente presso la cattedra di Filosofia politica della facoltà di Sc. Politiche dell’Università “Sapienza” di Roma e già docente a contratto di Storia delle idee presso l’Università di Cassino. Suoi scritti sono comparsi su riviste, quotidiani e periodici. Suoi saggi sono apparsi in diversi volumi collettanei e Atti di Convegni di studio, nazionali e internazionali. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter, Settimo Sigillo, Roma 2008 e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo, Bietti, Milano 2014, prefazione di R. Gasparotti, in Appendice il Quaderno 122, inedito del filosofo veneto. Ha, inoltre, dato alle stampe una raccolta di saggi Itinerari nel pensiero di Tradizione. L’Origine o il sempre possibile, Solfanelli, Chieti 2015. E’ Segretario della Scuola Romana di Filosofia politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del Movimento di pensiero “Per una nuova oggettività”.

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