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EUROPA NOSTRA. La rivolta dei popoli europei contro il mondialismo. A cura di Alessandra Iacono

EUROPA NOSTRA. La rivolta dei popoli europei contro il mondialismo. A cura di Alessandra Iacono

« Bambini, cari figli miei, nella vecchia Europa capitalista i cartaginesi erano sì i più ricchi, ma  erano in definitiva schiavi del consumismo; avevano ben più del necessario e conducevano un’esistenza del tutto condizionata dal capitalismo e dal futile consumare; coloro che apparentemente erano meno fortunati, tutti quelli che come me vivevano nelle tribù, erano costretti, per sopravvivere, a cacciare, coltivare, barattare o persino rubare quando era necessario; se non li uccidevano la fame o le malattie, ci pensavano le guardie di Cartagine (…) »

Di recentissima pubblicazione, per i tipi di Ritter, Europa Nostra è il secondo episodio della trilogia “identitaria” di Riccardo Tennenini: incastonato tra due saggi, Pan è morto e noi l’abbiamo ucciso (Ritter, Luglio 2016) e Oltre il capitalismo (di prossima pubblicazione sempre per Ritter), il tassello centrale di questo mosaico è invece un racconto, un breve romanzo, neanche tanto romanzato per la verità, che colpisce nel segno proprio in virtù della sua inquietante portata realistica. Europa Nostra è l’Europa di ieri, di oggi e di domani: il passato – la storia, l’arte e tutta la grandezza di un continente e del suo popolo; il presente – la crisi dei valori tradizionali e la decadenza dell’uomo moderno e postmoderno; il futuro – la degenerazione finale, la deflagrazione ultima, il kali yuga, e la successiva rinascita, il ritorno alla forma originaria, all’archetipo: la speranza.

In cento pagine, scritte in una prosa semplice, agile, scattante, senza fronzoli, l’autore – o, meglio, il suo alter ego Friedrich (al lettore attento non sfuggirà la scelta del nome, niente affatto casuale) – ci ricorda cosa è stata la stirpe europea, col suo immenso bagaglio culturale, artistico, linguistico, filosofico, religioso… e il suo carattere fiero, e sì, bellico: “Pòlemos è padre di tutte le cose”, direbbe ancora oggi Eraclito, con un aforisma che riassume – sebbene ridotta all’osso – l’essenza della nostra stirpe, a partire (almeno) dal tempo degli antichi greci; dipinge poi un bel quadretto di cosa oggi essa è diventata: molle, sgraziata, consumista, capitalista, informe, asessuata, sterile, degenerata, iper-tecnologica, avvelenata, accanita contro se stessa… Per fortuna c’è il lieto fine. Almeno nel romanzo: nella realtà non è dato sapere se ci salveremo, dipende da noi. Certo è che, leggendo le avventure del giovane Friedrich, impavido e caparbio, sano nel corpo, nella mente e nello spirito, riflessivo e insieme impulsivo, devoto al suo popolo e all’Idea, in una parola “giusto”, dovremmo sentire un moto di orgoglio, sia pure minimo e momentaneo.

In sintesi, dentro Europa Nostra c’è senz’altro l’Europa del Tennenini, i suoi studi filosofici, la sua religio, la sua sensibilità al bello, la sua attenzione alla natura, il suo acuto spirito critico. Ma c’è anche la nostra Europa, quella dei popoli, liberi, affratellati, ciascuno con le sue specificità rispetto agli altri, dentro e – soprattutto – fuori; l’Europa della sapienza greca e dell’Impero Romano, l’Europa della bellezza, dei grandi compositori e dei grandi scultori; l’Europa degli uomini e delle donne che non hanno vergogna di essere tali, che possiedono e governano le macchine (e non viceversa),  che non sperano di vincere un quiz televisivo ma riscoprono la loro vera fortuna – nonché ricchezza – tutta nel cervello e nelle membra. L’intero racconto è costellato di citazioni, allusioni, rimandi più o meno espliciti alla nostra Tradizione: il lettore si diletterà a scovarli e ad interpretarli, come indizi in una caccia al tesoro.

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Categorie: Libreria, Recensione

Pubblicato da Ereticamente il 26 Gennaio 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Fabius

    ottima recensione , speriamo che la dottoressa Iacono torni più spesso a regalarci i frutti della sua scienza

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