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Non nel laicismo ma nell’identitarismo, sta la rivincita della gentilità

Non nel laicismo ma nell’identitarismo, sta la rivincita della gentilità

La scorsa settimana scrissi un articolo dedicato alla vera natura gentile del Natale e alle diatribe tra chi difende la presenza dei simboli del cristianesimo nei luoghi pubblici e chi invece ne pretende la rimozione, perso com’è nei fumi del laicismo a tutti i costi. Io, come sapete, ho difeso il significato più intimo e prezioso della festa solstiziale, che non è cristiano (perlomeno non nel senso inteso dalla Chiesa e dai seguaci del fantomatico falegname e prestigiatore nazareno), e ho messo in chiaro che non ci può essere fraintendimento tra le radici pagane del Natale e la sovrastruttura cattolica costruita sulle celebrazioni del Sole Invitto, che ne ha pervertito il significato più importante e profondo.

Tuttavia, non vorrei che si travisasse il senso delle mie parole: io non voglio avere nulla a che fare coi crociati (al contrario) laicisti che ogni anno devono cercare visibilità come donnette capricciose, finendo sui giornali, per innescare infinite polemiche cui si aggiungono prontamente i Salvini e le Meloni di turno. Non vorrei si pensasse che se io fossi favorevole a rimuovere un crocifisso da un’aula e un presepe da un atrio di una scuola sarebbe per attaccarmi al carrozzone di cialtroni come quelli dell’Uaar o come i Cecchi Paone di turno, minus habentes che bramano di eliminare ogni simbolo religioso dai luoghi pubblici per entrare nelle grazie di soggetti che, in patria, se osassero le stesse posizioni contro l’islam o altro, li scuoierebbero vivi.

La mia contrarietà all’esposizione di ninnoli cristiani è motivata da ragioni storiche, identitarie, tradizionaliste in chiave gentile e patriottica, non certo dalle stesse stucchevoli motivazioni di personaggi intrisi di velenose ideologie progressiste, libertarie o anarcoidi, che vogliono buttare crocifissi e madonne nel cestino per mero odio laicista e laido ecumenismo d’accatto, per leccare i piedi agli immigrati e cercare follemente l’approvazione dei guru atei formatisi alla Scuola di Francoforte.

Anzi, dirò di più: come io stesso ebbi già modo di scrivere proprio dalle pagine di EreticaMente, vorrei qui ribadire che, per quanto laico, sarebbe una sciagura se la dipartita del cristianesimo lasciasse spazio al nuovo oscurantismo e fanatismo ateo, laicista, empio, che è lo stesso che prende a sputacchi l’identitarismo etnico, il patriottismo, il tradizionalismo di marca gentile e tutte le manifestazioni dello spirito tra cui spicca il recupero della religiosità romana antica, sarebbe un darla vinta ai profeti di sciagura anarco-individualisti che sono sempre pronti a spalancare le porte alla totale distruzione mondialista proprio per cancellare dalla faccia della Terra le nazioni, a tutto vantaggio dell’abominevole stato mondiale.

Figuratevi dunque quanto potrei essere entusiasta di vedermi accostato a feccia che sfrutta ogni pretesto per calpestare l’identità e la tradizione delle genti italiane ed europee, che vorrebbe buttare nel tritacarne del laicismo non solo la religione cristiana ma anche e soprattutto ogni forma di patriottismo, come l’etnonazionalismo. Se io prendo le distanze dalla Chiesa e dalla religione del falegname nazareno è solo ed esclusivamente per identitarismo e per difendere le vere radici gentili, pagane, della nostra civiltà, e anche perché avrebbe ben poco senso credere in ideali forti, perentori e nobili e allo stesso tempo biascicare preghierine per il dio cristiano, che è lo stesso di quello ebreo e di quello musulmano.

Un dio straniero, esotico, originario di un contesto ambientale e culturale, etno-antropologico, che con l’Europa non ha nulla da spartire, e che infatti entrando con essa in contatto ha cominciato da subito a desertificare ed impoverire spiritualmente, importando tutta una farraginosa accozzaglia di dottrine mesopotamiche, funeree, ctonie, lunari, figlie di popoli che ancor oggi si dilettano nel massacrarsi a vicenda pur provenendo dallo stesso calderone semitico. C’è da dire, naturalmente, che il cristianesimo cattolico che abbiamo ereditato – ancorché pesantemente emendato dalla distruttiva azione del Concilio Vaticano II inaugurato dal mio obeso conterraneo – non è eresia ebraica allo stato puro ma il risultato di una religione modellata tra Giudei ellenizzati e, una volta a Roma, ricopertasi, indegnamente, delle nobili vesti della gentilità romana. E per capirlo, basta osservare anche solo il calendario liturgico della Chiesa…

Proprio di questo, infatti, ho parlato soledì scorso a proposito del vero significato del Natale, riverberato anche dal concetto del Cristo che, al di là dell’inesistente eresiarca giudeo, non è altro che un dio solare, trionfante nel solstizio d’inverno in cui nasce, il Deus Sol Invictus romano alquanto similare ad Apollo, Elios, Mitra. La solarità, la luminosità, che viene attribuita all’astro di Cristo, è quella appartenente in origine alle deità massime del pantheon indoeuropeo, e dunque apostoli, teologi e preti non hanno inventato alcunché, ma solo riciclato, impiastrando con tutto il cumulo di sciocchezze bibliche di matrice mediorientale.

So bene che, oggi come oggi, non esistano cammini iniziatici afferenti l’antica gentilità, interrotta apparentemente dall’avvento del monoteismo abramitico in Europa, perché questi sono appannaggio delle chiese, della massoneria (che, in un certo senso, a seconda di che tipo di massoneria si parli, ha però saputo preservare alcuni aspetti del tradizionalismo romano) o di particolari riti tradizionali misterico-alchemici, eppure si può dire che una dimensione gentile sia sopravvissuta, sebbene pasticciata e pervertita, nello stesso cristianesimo cattolico che se qualcuno di noi identitari può trovare vagamente accettabile sarebbe proprio per via del paludamento pagano riscontrabile in diversi ambiti, più esteriori che altro invero, del cristianesimo romano.

Con questo non voglio assolutamente dire che il cattolicesimo romano (quello odierno poi…) sia la soluzione spirituale ideale per noialtri e l’Europa, anzi, ma solo puntualizzare anche per riscoprire le vere radici gentili di moltissime (se non tutte) le festività cattoliche. Appare chiaro che tra l’identitario cattolico, magari preconciliare, e quello europeo ma innamorato dell’islam (per via della solita tiritera su “islam religione guerriera e virile”, come se la civiltà europea fosse opera di eunuchi…) avrebbe comunque più dignità il primo, anche perché, che ci piaccia o no, il cristianesimo è ormai presente in Europa da più di 2000 anni.

Ad ogni modo, ricollegandomi a quanto detto in apertura, dobbiamo andare oltre la Chiesa, il dio degli Ebrei, il cristianesimo, perché nella loro più intima essenza rimangono corpi estranei poco compatibili con la natura solare e guerriera dello spirito (indo)europeo. Ma andare oltre non inseguendo le vie della perdizione costituite dal laicismo ateo e relativista, che apre le porte delle nostre comunità all’assoluta indifferenza per la cultura e la spiritualità, bensì ritrovando la nostra naturale dimensione appunto comunitaria che nasce dall’incontro tra il sangue della nostra gente e il suolo patrio abitato da generazioni e generazioni dai nostri padri. La risposta è sempre nella natura, una natura però antropizzata razionalmente ed esaltata nel suo prezioso e vitale legame con l’umano, grazie a quelle ancestrali connessioni che solo l’ethos squisitamente pagano può garantire.

Unendomi alla redazione di questa comunità, esprimo un vivo augurio di un felice e proficuo periodo solstiziale per tutti voi.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 24 Dicembre 2017

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

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