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Il Fuoco oltre il ghiaccio – Carlomanno Adinolfi

Il Fuoco oltre il ghiaccio – Carlomanno Adinolfi

Solstizio. Il sole si ferma. Nel momento in cui la terra si allinea all’asse maggiore di rivoluzione intorno all’astro diurno, si crea quasi un momento di stasi, uno zero cosmico, come se l’universo trattenesse il suo respiro in attesa del successivo ciclo. È il mistero della Veglia della notte più lunga dell’anno, quando davvero tutto sembra fermarsi in un’oscurità che si fa sempre più fitta e che sembra non terminare mai. Un mistero che diventa ancora più profondo nelle fredde terre del Nord, nelle terre polari da dove proviene la nostra Civiltà.

Nella fredda notte di Yule alle estremità più settentrionali d’Europa l’elemento che predomina è il ghiaccio. Un ghiaccio sterile, che uccide la vita, che non permette a nulla di crescere sopra di esso se non ai sempreverdi che divengono simbolo della veglia stessa. Ghiaccio che preannuncia il destino di chi non saprà vegliare e tener acceso il Fuoco e che quindi non potrà assistere al sorgere del nuovo Sole: la morte spirituale, il deserto freddo, l’assenza di luce. Ghiaccio che è l’elemento dei Giganti, gli eterni nemici degli Dei, l’espressione più densa dell’Ego e della materia. Ma il Ghiaccio riporta anche al mondo primordiale, alla potenza e alla forma racchiuse, quasi ibernate, in attesa che il fuoco fecondatore venga a riportarle alla Luce. Il Ghiaccio più di ogni elemento rappresenta quella fase di stasi, di immobilità, di “zero” che permea la notte solstiziale. Il ghiaccio ovvero la fissità dell’acqua, il fermarsi del continuo scorrere, l’arresto del fluire del processo mentale, dei pensieri associativi, il “silenzio della mente” necessario per passare indenni la notte del mondo. È lo stesso silenzio simboleggiato dalla dea Angerona che i pontefici di Roma celebravano nella notte solstiziale. La dea toccandosi le labbra indica che solo tramite il silenzio, fisico e mentale, è possibile concentrare il pensiero e la volontà in un unico punto, nel proprio Centro, per affrontare i passaggi più difficili, più angusti, come appunto è il passaggio attraverso la porta solstiziale:

Uno degli scopi del silenzio, in India e altrove, è quello di concentrare il pensiero, la volontà, la parola interiore, e di ottenere mediante questa concentrazione un’efficacia magica che non possiede la parola pronunciata; spesso le mitologie mettono questo potere al servizio del Sole minacciato
(G. Dumèzil, La Religione Romana Arcaica, Milano 2001, p. 298).

Dai ghiacci viene anche la gigantessa Rind, signora delle distese sterili perennemente innevate, che per tre volte rifiuta a Odino di generare il vendicatore di Baldr. Eppure alla fine sarà proprio da lei che Odino avrà Vali, colui che vendicando il dio luminoso assassinato dalle macchinazioni di Loki ne permette il ritorno alla fine del Ragnarok, garantendo il rinnovarsi cosmico. Un mito che evidenzia ancor più esplicitamente come il “ghiaccio”, l’arresto di tutto ciò che fluisce e scorre, sia necessario per imprimere quel movimento di svolta che fa invertire il movimento del Sole portandolo a risalire e risorgere. È l’inizio del nuovo ciclo, dalla Porta degli uomini che indica il movimento discendente dallo spirito alla materia, si passa ora attraverso la Porta degli Dei, nel processo di ascesi dal mondo terrestre verso il mondo divino e luminoso.

È questo lo scopo del passaggio attraverso la porta. Quel pensiero e quella volontà concentrati tramite Angerona nel proprio Centro sono ora pronti a liberarsi seguendo la giusta via verso l’ascesi. Essi sono come una freccia nel momento di massima tensione dell’arco, pronta a scoccare verso il regno degli Dei. E non è un caso che il dio arciere per eccellenza sia Apollo, dio associato al Sole che in questa notte rinasce. Ma Apollo non è solo dio del Sole. Egli è anche Apollo Iperboreo, colui che regna nelle terre più a Nord, le terre d’origine, la terra intorno a cui tutto ruota, da cui tutto proviene e a cui tutto deve tornare.

A Te, come Apollo luminoso, appartiene l’unire la moltitudine in unità, e molte nature generare da una sola

dice Giuliano nell’Inno a Helios, così come tanto Plotino nelle Enneadi quanto i Pitagorici riconducevano Apollo all’Unità divina, A-pollon, il non molteplice. In Apollo si manifesta il segreto più profondo dell’alba cosmica, l’alba in cui la Luce del Sole sconfigge le tenebre e in cui è possibile tendere se stessi come un arco per poter scoccare il proprio spirito e ricongiungersi al Principio. A Nord, il dio arciere era Ullr, detto anche Wulthuz, ovvero “il luminoso”. Ullr che altro non è che la controparte luminosa di Odino: la gloria e la Vittoria sacre al Padre degli Dei, in Ullr/Wulthuz si esprimono al massimo del loro fulgore. E anche Ullr, come Apollo, è strettamente legato al principio della polarità cosmica. Egli è dio arciere e in quanto tale è dio dell’albero del tasso, i cui rami incredibilmente resistenti e flessibili venivano usati dalle tribù indo-Arie proprio per fabbricare archi. Ma il Tasso sempreverde, prima ancora del Frassino, era l’albero con cui i primi Uomini del Nord identificavano Yggdrasil, l’Albero del Mondo, l’Asse cosmico che regge tutti i Nove Mondi.

Albero del Mondo di cui l’Albero di Natale non è che simbolo e rappresentazione, a ricordare tanto il sempreverde che sopravvive anche nel ghiaccio che tutto sembra coprire nella notte più lunga quanto, con le luci con cui viene addobbato, quella Luce che mai può perire neanche nella notte cosmica, proprio come il Fuoco che viene vegliato in silenzio dagli Uomini. E soprattutto a ricordare che l’Asse che non vacilla, nella sua immobilità e centralità, è per sua stessa natura attivo e mai passivo, essendo tanto il perno che fa girare la Ruota dell’Anno quanto l’Arco che deve scagliare il nostro spirito verso il Cielo. Attivo, mai passivo. Perché solo tramite l’Azione si può giungere alla Vittoria. E il Sole come principio polare e cosmico, in tutti i suoi simboli, è sempre lassù a ricordarcelo.

 

Bibliografia di riferimento:

– Les Runes et la Tradition Primordiale, Paul-Georges Sansonetti, Exèdre
– Northern Mysteries & Magick, Freya Aswynn, Llewellyn Worldwide Ltd
– La terra di luce. Il nord e l’origine, Christophe Levalois, Seb
– La Religione Romana Arcaica, Georges Dumézil, Bur
– Inno a Helios in Uomini e Dei, Flavio Claudio Giuliano, Mediterranee
– Enneadi, Plotino, Bompiani

 

Carlomanno Adinolfi

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Categorie: Solstizio, Tradizione

Pubblicato da Ereticamente il 21 Dicembre 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. http://armanen.blogspot.it/2009/12/esoteric-meaning-of-yule.html
    Il significato esoterico di Yule

    Si riconosce ovviamente che Yule è un antico festival pre-cristiano onorato dagli antichi popoli teutonici con feste affini tra gli altri popoli ariani.
    Questo festival, come con le altre grandi feste dei Teutoni, la chiesa cristiana non poteva obbedire ma dirottare e ribattezzare “Natale” ed è generalmente noto con quel termine tra le masse che oggi non mettono mai in discussione la natura ibrida del festival.
    Tuttavia, ancor meno comprendi l’interpretazione esoterica di Yule ed è l’esoterico piuttosto che l’essoterico di cui ci occupiamo qui.
    Tradizionalmente Yule inizia la sera prima del solstizio d’inverno, a Modraniht, la notte delle madri [2 dicembre]. Rudolf Simek nel suo Dictionary of Northern Mythoogy afferma “The Modranihtcome un festival sacrificale germanico dovrebbe essere associato al culto Matrona dei popoli germanici occidentali da un lato e il disablot e il Disting già noti agli scandinavi medievali dall’altro lato ed è cronologicamente da considerare come un anello di congiunzione tra queste forme germaniche di culto “.
    Simek prosegue affermando che si trattava di Odino piuttosto che degli dei Vanir [come comunemente supposto] che erano venerati a Yule, traendo un legame tra uno dei nomi di Odino, Jolnir e Jol [termine norvegese per Yule]. Yule è associato anche alla caccia di Odino in tutte le terre teutoniche
    e conclude affermando “L’etimologia del nome della festa di Yule [ON Jol , geohol anglosassone , gehol] e il mese invernale, i giuli anglosassoni , la geola , il gotico fruma jiuleis , ON ylir ] non sono stati spiegati in modo competente, ma una derivazione dalla `magica` festa di supplica ‘o idee simili sarebbe concepibile [Meringer].
    Il primo giorno di Yule, il 21 dicembre, coincide con il solstizio d’inverno quando la quantità di luce è uguale alla quantità di oscurità e rappresenta quindi un equilibrio tra luce e oscurità.
    Questo fa pensare ai fratelli divini, Hodr e Baldr, il cieco Hodr che è un Dio delle tenebre e Baldr un Dio della luce. Hodr uccide [involontariamente, secondo alcune fonti, secondo gli altri, suo fratello Baldr e quindi fa precipitare Ragnarok. Prima della morte di Baldr c’era armonia [secondo la maggior parte delle fonti] tra i due fratelli. La morte violenta di Baldr ha causato una rottura degli ordini naturali e divini che possono essere rettificati solo da Ragnarok.
    Dopo Ragnarok entrambi i fratelli vengono liberati da Hel e regnano con altri 5 Dei, Vidar e Vali [le conquiste di Odino] e Magni e Modi [figli di Thor] e Hoenir su una nuova terra e un nuovo ordine cosmico. Con la riunificazione di questi due Dei, la luce e l’oscurità sono tornate al loro precedente stato di equilibrio e armonia.
    C’è una chiara lezione in questo per il guerriero spirituale armanista di oggi, che dobbiamo in noi raggiungere e mantenere questa armonia interiore tra la luce e le tenebre in modo che possiamo funzionare efficacemente e ottenere la nostra eredità divina ora e nei cicli di sorgere ancora venire.

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