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CERIMONIA, origine dell’appellativo – Massimo Pittau 

CERIMONIA, origine dell’appellativo – Massimo Pittau 

 Chiaramente l’appellativo ital. cerimonia deriva dal lat. caerimonia, caeremonia «rito sacro, azione sacra». Già gli antichi riportavano questo appellativo alla città di Caere (Cerveteri). Paolo-Festo (38,19) scrive: caerimoniarum causam alii ab oppido Caere dictam existimant; Valerio Massimo 1,1,10: sacra caerimoniae vocari quia Caeretani ea … coluerunt.

Questo accostamento fatto dagli autori antichi non viene accettato da alcuni linguisti moderni, anche se essi accettano la tesi dell’origine etrusca dell’appellativo (DELL, DEI, DELI, ETIM). La mancata accettazione della derivazione di caerimonia da Caere è conseguente – a mio giudizio – al fatto che nessuno finora ha esposto una plausibile trafila semantica di quella derivazione.

Che a me sembra possa essere la seguente: premesso che i Romani riconoscevano di avere subìto numerosi influssi da parte della religione degli Etruschi, è da ricordare che della triade capitolina Giove, Giunone e Minerva, le due divinità femminili erano sicuramente etrusche. Ebbene, a mio avviso, in origine si diceva Sacra Caerimonia col significato di «Riti Sacri Ceretani» al posto di «Riti Sacri Etruschi». Il privilegiamento di Caere era conseguente al fatto che questa era la più grande città etrusca e inoltre era a poche miglia da Roma. Ma soprattutto i Romani erano molto riconoscenti ai Ceretani per il fatto che durante la famosa presa di Roma da parte dei Galli – nel 390 a. C. – i segni sacri (sacra signa) della religione romana erano stati trasportati e salvati a Caere. Ebbene, nella locuzione Sacra Caerimonia avrà finito col cadere l’aggettivo Sacra e sarà rimasto soltanto il sostantivo Caerimonia, però mantenendo sempre il significato di «Riti Sacri Ceretani» e finendo poi con l’avere il significato ultimo di «Riti Sacri» in generale.

Il suffisso –mon– di caerimonia è quello stesso che ritroviamo in Lucumones «re etruschi» (lat.; ThLE¹ 416), etr. LAUXUMNE(-TI) (Liber linteus, IX 33) «nella reggia lucumonia» oppure «durante la lucumonia» e nel toponimo tosc. Telamon,-onis «Talamone».

Massimo Pittau

www.pittau.it

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Categorie: Tradizione

Pubblicato da Ereticamente il 15 Dicembre 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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