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Ad Altaforte, un simposio sui Saturnalia e sul Solstizio d’Inverno – Valerio Avalon

Ad Altaforte, un simposio sui Saturnalia e sul Solstizio d’Inverno – Valerio Avalon

Riassumere in poche parole la conferenza su “I Saturnalia e il mito dell’Età dell’Oro”, che si è svolta venerdì 8 dicembre 2017, presso la libreria Altaforte di Massa, non è cosa semplice, soprattutto per via dello spessore dell’argomento trattato. Il tema trattato fin da subito dimostra come una cultura vastissima e una conoscenza molto approfondita degli argomenti trattatati non si manifestano in una semplice sfilza di citazioni sterili e di nozioni, bensì nella grandissima capacità e abilità di comprendere connessioni e collegamenti tra elementi che apparentemente sono confinati all’interno di sacche culturali specifiche, lontane tra di loro, ma che in realtà affondano tutte in una radice unica e comune di natura tradizionale.

Partendo dal contesto di base e fondamentale della Tradizione Romana, sono stati affrontati anche elementi appartenenti all’ambito dell’esoterismo egiziano, greco, nordico, pagano e vedico. In quest’ottica è emersa prepotentemente l’evidenza che il calendario romano, e tutte le sue festività annesse, non fossero solo una lista di momenti dell’anno di natura cultuale. Nel mito di Saturno o in alcune ritualità sacerdotali il riferimento agreste, per esempio, non era confinato ad una concezione meramente materiale ovvero attraverso alcune cerimonie non erano atte solo a garantire l’aratura, la semina e il raccolto, ma ci restituiscono una visione precisa e una cadenza che ha a che fare con un lavoro di “trasmutazione dell’anima”. Un’operatività che va condotta sul piano interiore di pari passo a ciò che avviene a livello astronomico nel cielo seguendo il ritmo del Sole, della Luna, delle stelle e del Cosmo intero. Di volta in volta, di mese in mese, ecco che si manifestano i Numi e le divinità del pantheon romano per indicarci la via da percorrere. Un sentiero duro che richiede attitudine, volontà, disciplina, sacrificio, applicazione e costanza, ma anche gioia, passione e amore.

Affrontando in questo modo il percorso che ci si svela a partire dal Solstizio d’Inverno, impariamo prima di tutto l’umiltà: riconoscere i propri limiti, fermarsi, lavorare e perfezionarsi su di essi per poi riprendere il cammino e procedere oltre. Questo è l’unico modo nell’ambito di un processo evolutivo, scandito da equinozi e solstizi, per far emergere la “romanità” che è in noi, ossia imparare a sottrarre spazio al caos, al disordine e all’informe, per restituirlo all’ordine e al disciplinato. Un atteggiamento di natura eroica e marziale: diventare come un fabbro che non si arrende mai e continua a battere incessantemente il suo martello sull’incudine, finchè la materia oscura e inerte non abbia preso una forma viva e ordinata in base a ciò che vuole la sua volontà.

In cinque parole: contrapporre il marmo alla palude. Un insegnamento fondamentale è rappresentato dal non poter rimanere solo sul piano mentale e della speculazione, ma imponendosi la ricerca di una dimensione pragmatica sia interiore che materiale: recuperare l’archetipo di Roma dentro di noi, renderlo vivente cominciando con l’eliminazione delle scorie del nostro ego. È necessario partire dalla costruzione interiore di un piccolo “Castrum”, cominciando a piantare il seme di una forma ideale, rendendo attiva quella qualificazione interiore “romana” con l’intento di mettere ordine e pace dentro se stessi e nel mondo. Darsi norma e regola. Roma quindi diventa un mito che si fa storia.

L’intento di questo simposio è stato quello, infatti, di partire dai Saturnalia e proiettarsi verso il Solstizio imminente con l’intento di ritrovare la vera Luce, che non è quella manifesta, ma quella interiore che si vede solo nella profondità del buio. Ma c’è bisogno di fare un ulteriore sforzo. Come un atleta si allena e si prepara ad affrontare una sfida, allo stesso modo va condotto un periodo di preparazione e di avvicinamento al Solstizio, affinchè quel giorno si possa essere pronti a cogliere quello che si manifesterà non fuori, ma dentro di noi. Nell’ottica tradizionale quindi diventa quasi più importante la preparazione in queste dodici notti sacre che precedono il 21 dicembre piuttosto che il rito in sè. Per indicazioni precise sull’operatività da seguire, si è fatto riferimento a quanto pubblicato dall’associazione culturale Fons Perennis, nell’ambito del proprio calendario romano al mese di Dicembre. Cominciamo ad attendere fin da ora con trepidazione il sorgere del nuovo Sole, perchè così come Mithra nasce dalla dura pietra nel giorno più oscuro, allo stesso modo la vera luce ri-nasce nel momento di maggiore tenebra.

“Prepara il terreno, semina e riceverai i doni del cielo”

EX TENEBRIS ORITUR LUX

Valerio Avalon

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Categorie: Tradizione Romana

Pubblicato da Ereticamente il 12 Dicembre 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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