Le altre mutazioni – Fabio Calabrese

Le altre mutazioni – Fabio Calabrese

Come senz’altro ricorderete, sulle pagine di “Ereticamente” ho dedicato quattro articoli ad analizzare quella che è stata definita la mutazione genetica (definizione molto bella e di cui non posso rivendicare la paternità) della sinistra, trasformatasi nel più affidabile strumento del grande capitalismo finanziario per derubare i popoli europei e infine eliminarli attraverso la sostituzione etnica. Una metamorfosi che viene da lontano e che in verità non ha nulla di miracoloso. In parte si tratta di un’ibridazione ideologica: la sinistra ha visto nel progetto di dominio mondialista la realizzazione dei suoi antichi sogni cosmopoliti. In parte è semplicemente il prevalere all’interno della sinistra stessa di interessi molto diversi da quelli sotto la cui egida è nata a partire dal Manifesto di Marx ed Engels, cioè il fatto che essa ha finito per contare soprattutto nei livelli che decidono, a partire dal ’68, elementi dell’alta borghesia che sotto il cambio di casacca, continuano a perseguire i loro interessi e non quelli di una base bue e drogata di propaganda.

Sarebbe tuttavia un errore pensare che questo discorso di mutazione che porta le ideologie e i movimenti politici della nostra epoca a essere e perseguire tutto il contrario di ciò che erano un tempo e di ciò che i loro militanti più ingenui e sprovveduti credono ancora che siano, riguardi solo la sinistra. Oggi possiamo davvero dire di assistere, come aveva preconizzato Friedrich Nietzsche, al capovolgimento di tutti i valori.

Del cristianesimo e della Chiesa cattolica, forse non varrebbe nemmeno la pena di parlare, tanto la sua pretesa di rappresentare “la nostra” tradizione era già in partenza spuria, frutto di un’usurpazione avvenuta due millenni or sono, ma che sempre usurpazione è rimasta.

Il momento della rottura con un certo passato, può in questo caso essere fissato con una maggiore precisione rispetto alla mutazione genetica della sinistra, ed è stato rappresentato dal Concilio Valicano II. Sebbene su questo evento siano stati versati fiumi di inchiostro, la verità su di esso – forse – non è mai stata detta. La vera finalità di questo evento era quella di adattare la Chiesa alla vittoria del comunismo sulle democrazie occidentali, allora, nel particolare clima degli anni ’60, ritenuta imminente: prepararsi a convivere con il comunismo, garantire la continuità dell’istituzione ecclesiastica senza peraltro preoccuparsi della sorte dei fedeli che nella Chiesa riponevano fiducia.

Forse per grazia di qualche dio che certamente non è quello apparso a Mosè sul Sinai, “lo spirito santo” prese una storica cantonata, e le cose sono andate tutte in un altro modo, tuttavia questo evento non è rimasto senza conseguenze.

Il fatto è che il cristianesimo è nato come sovversione di matrice ebraica contro lo spirito del mondo romano, “bolscevismo dell’antichità” l’ha definito molto acutamente qualcuno. Tuttavia, man mano che l’Europa si cristianizzava, il cristianesimo si è almeno superficialmente europeizzato, quanto meno al punto di potersi presentare al posto di quella tradizione che aveva usurpato, come surrogato di essa.

Questa vernice di tradizione europea rimasta sempre qualcosa di spurio, ora era saltata, e il cristianesimo cattolico tornava allo spirito sovversivo delle origini. I protestanti l’avevano già abbandonata da un pezzo (forse solo gli ortodossi conservano oggi un po’ di spirito tradizionale). Oggi poi la Chiesa vede nell’immigrazione la possibilità di crearsi un “gregge alternativo” come rimedio alla crescente laicità degli Europei ed è diventata assieme alla sinistra il più zelante servitore del capitalismo mondialista nella realizzazione del piano Kalergi, nell’assassinio “soft” dei popoli europei.

Quello che i tradizionalisti cattolici si ostinano a non voler capire è che non sono le attuali gerarchie ecclesiastiche a essere in contraddizione con un vangelo egualitario e cosmopolita, sono loro stessi a essere in contraddizione. E’ inutile cercare di evocare lo spirito di Marco da Aviano e di Lepanto. Queste sono storie del XVI secolo, mentre i preti che non vedono l’ora di trasformare le loro chiese in moschee sono adesso!

Io non so nemmeno se in questo caso si possa parlare di mutazione genetica o semplicemente della differenza fra la maschera e il volto. Una domanda che certo sarebbe bene farsi, è perché, mentre tendiamo a giudicare tutti gli altri regimi politici sulla base delle loro azioni concrete, quando si tratta della democrazia, allora il giudizio non si basa sulla realtà ma sulle intenzioni dichiarate, perlopiù dichiarate solennemente con parole altisonanti in quei moderni esercizi di retorica e logorrea che sono le costituzioni.

Teoricamente, in astratto le democrazie sarebbero quei regimi basati sui principi di libertà e di sovranità popolare. In concreto, ovviamente, le cose vanno in tutt’altro modo. Teoricamente, in democrazia esisterebbe la libertà di opinione, ma tutti sanno che la realtà è molto diversa, e che esistono diverse fattispecie di reati di opinione, tutte volte a colpire la parte politica che ha raccolto l’eredità ideologica di chi uscì soccombente nella seconda guerra mondiale.

Quello che è sorprendente, è semmai il fatto che la tendenza nel tempo è quella a inasprire queste proibizioni, questi divieti a pensare liberamente, quando sarebbe forse logico aspettarsi che il trascorrere del tempo e la scomparsa per naturale falcidie ella generazione protagonista di quegli eventi, avrebbe portato il clima a svelenirsi. In realtà si comprende che non è così, perché l’antifascismo oggi non serve a combattere una fascismo che non esiste più da decenni, ma a legittimare il potere dei vincitori del secondo conflitto mondiale, una legittimazione che proprio il trascorrere del tempo rende sempre più flebile e non plausibile, e quindi sempre più bisognosa di essere sostenuta con proibizioni a pensare autoritarie e liberticide.

La libertà non è scomponibile in settori. Ammesso che sia vero che tre quarti di secolo fa sia stato commesso nei campi di concentramento del Terzo Reich un delitto tanto orribile che il voler indagare e magari trovare elementi che possano rimettere in discussione la versione canonica, il dogma ufficiale a questo riguardo, sia di per se stesso criminoso, la proibizione a indagare e a pensare si riflette in tutti gli altri ambiti. Un esempio – purtroppo – estremamente chiaro: lo scrittore austriaco Gert Honsik “colpevole” di aver rivelato al mondo il piano Kalergi, è stato condannato a un lungo periodo di detenzione in base alle leggi sul revisionismo olocaustico, anche se di questa tematica il suo libro non si occupa per nulla. Capite cosa significa? In base a queste leggi, un giudice democratico può mandarvi democraticamente in galera per aver espresso un’opinione di qualsiasi genere su un argomento qualsiasi.

Sovranità popolare? Non la si può definire altro che una barzelletta macabra. In realtà ai popoli non è concesso di decidere nulla, nemmeno di continuare a esistere come tali, perché ci viene imposta una politica tendente a creare ovunque la società multietnica e il meticciato. In settant’anni di sedicente democrazia, non abbiamo mai visto nessun governo “democraticamente eletto” prendere una qualsiasi decisione in contrasto con gli interessi del Nuovo Ordine Mondiale imposto dall’alta finanza capitalista.

Forse meno cauto dei suoi predecessori, il presidente degli Stati Uniti che ha preceduto l’attuale, il “diversamente caucasico” Barack Obama poco prima di lasciare il mandato, aveva dichiarato: “Il grado di democrazia di un Paese si misura dall’amicizia verso gli Stati Uniti”. “Amicizia”, naturalmente, è un termine da neolingua orwelliana, se vogliamo chiamare amicizia un rapporto dominatore-dominato.

Non so se in questo caso si possa nemmeno parlare di mutazione, le due cose sono diverse, e in realtà sono indicate con due termini diversi. Liberal all’inglese (all’americana, in realtà) non è una traduzione del termine “liberale” dettata dalla moda di imbastardire la nostra lingua con vocaboli anglosassoni, i significati sono diversi: liberal negli USA significa “di sinistra”, esempi tipici di liberal sono gli esponenti democratici tipo Obama e Hillary Clinton di cui – forse – l’unica cosa positiva che si può dire, è che rappresentano qualcosa di un po’ meno squallido della loro imitazione italiana, il Partito Democratico di Veltroni e Renzi.

Comunque, oggi parlare di liberali è come parlare di dinosauri o di mastodonti. Si tratta di una specie estinta. Le “destre” che oggi esistono in Europa sono i movimenti populisti, e il motivo non è difficile da comprendere: per il grande capitalismo finanziario “le riforme” che gli fanno comodo, che poi sono sempre privatizzazioni e riduzioni dello stato sociale, è più conveniente farle fare a delle sinistre che i ceti popolari continuano falsamente a percepire come “dalla loro parte”, e quindi liberali e conservatori sono diventati inutili, hanno perso la loro “nicchia ecologica”.

Forse, più che di mutazione genetica, anche nel caso dell’europeismo, della presunta “idea europea”, è il caso di parlare di maschera e volto, nel senso che si tratta di qualcosa di totalmente spurio, che una vera “idea europea” da parte democratica non c’è mai stata.

Noi potremmo dire che l’unico vero europeismo che sia mai esistito, è stato quello sorto durante la seconda guerra mondiale “Da Brest al Caucaso, da Narvik a Creta”, dei volontari europei non tedeschi che hanno combattuto nelle Waffen SS per difendere l’Europa dal bolscevismo e dall’anglo-democrazia. Quando i volontari francesi e norvegesi hanno difeso strenuamente Berlino dai sovietici, non stavano difendendo la capitale di uno stato straniero, ma una parte della patria europea.

Con questa idea di Europa e con questa Europa, “l’europeismo democratico” del dopoguerra non ha mai avuto nulla a che fare, è sempre stato uno stentato e malaticcio fiore di serra nonostante che “le istituzioni” degli stati europei lo supportassero in ogni modo attraverso i media, le scuole, le occasioni pubbliche, anzi, senza questo costante supporto non sarebbe nemmeno esistito, si sarebbe detto che la gente del nostro continente, con un istinto che raramente sbaglia, avesse subodorato già da decenni la fregatura che sarebbe venuta dopo.

La UE, la cosiddetta Unione Europea non rappresenta affatto i popoli europei, è “l’Europa” tanto quanto un tumore è l’uomo che ne è affetto. La struttura che davvero conta all’interno della UE, quella che condiziona tutta la politica di questa organizzazione, è la BCE, la Banca Centrale Europea. Quest’ultima è una struttura privata, emanazione diretta dell’alta finanza internazionale che per mezzo di essa e l’emissione della moneta (la moneta-patacca, l’euro), controlla con briglie solidissime la politica degli stati che sono stati così ingenui da entrare in questa unione-trappola, e peggio ancora, da rinunciare alla propria moneta nazionale in cambio della patacca euro.

La UE non è altro, in ultima analisi, che la sponda europea del NWO, del Nuovo Ordine Mondiale. Da quando esiste, anzi da quando si è cominciato ad assemblare questo mostro di Frankenstein, la sua politica, la politica che ha imposto agli stati “membri” intrappolati in questa falsa unione, ha sempre seguito due direttrici: la demolizione dello stato sociale degli stati “membri” in modo da ridurre il reale livello di vita delle classi lavoratrici attraverso “riforme” che sono sempre e solo privatizzazioni, e l’attacco alla sostanza etnica stessa dei popoli europei attraverso il favoreggiamento della sedicente immigrazione, e la sostituzione etnica. In poche parole, la UE è semplicemente uno strumento per la realizzazione del piano Kalergi.

La decisione della Gran Bretagna di uscire dalla trappola UE, sancita da un referendum popolare, la cosiddetta Brexit, è stata dettata prima di tutto dall’esigenza di liberarsi dai lacci di questa cosiddetta “unione” che impediscono di porre un freno all’immigrazione incontrollata che ormai ha superato da un pezzo il livello di guardia. E’ possibile girare per la maggior parte dei quartieri di Londra, che di recente ha eletto un sindaco pachistano, senza incontrare nemmeno una faccia bianca. E’ un destino verso il quale noi stessi, da bravi pidioti bergoglioniti, ci stiamo precipitando in gran fretta.

Naturalmente, i corifei della UE, i nemici dei popoli europei, stanno diffondendo voci terrorizzanti sugli effetti che avrebbe sulle rispettive economie liberarsi dalla UE o anche tornare a una moneta nazionale (la Gran Bretagna ha almeno il vantaggio di non essere caduta, a differenza di altri stati europei, nella trappola dentro la trappola costituita dall’euro).

Infatti, basta guardare appena al di là delle nostre frontiere, gli stati europei che non hanno aderito alla UE, la Svizzera e la Norvegia, vediamo di quali carestie apocalittiche sono preda!

Ma anche se fosse, una crisi economica non sarebbe un prezzo troppo alto da pagare per liberarsi dall’euro e dalla UE: le crisi economiche si superano, ma lo stravolgimento etnico è un danno per sempre.

Recentemente, il presidente francese Emmanuel Macron, ottenendo subito l’adesione entusiasta del “nostro” Gentiloni, ha proposto l’indizione di una serie di convention (all’americana) in tutta Europa per spiegare ai popoli del continente “L’Europa”, la loro Europa, ovviamente.

Bisognerebbe spendere qualche parola anche su questo personaggio, costruito in fretta sfruttando la sua accattivante immagine mediatica per sbarrare la strada al Front Nationale di Marine Le Pen, in modo da accontentare tutti i vecchiumi ideologici che si oppongono incoscientemente alla rinascita del proprio Paese. Forse l’unico dato di rilievo riguardo a quest’individuo, oltre alla vita privata da toy boy (cosa che però non ci riguarda), è il fatto che sia stato allievo dell’ “economista e filosofo” Jacques Attali. Attali recentemente si è fatto notare per l’affermazione che oggi gli Europei vivono troppo a lungo, mettendo in difficoltà gli enti pensionistici.

Capite? Non solo vogliono sostituirci con gli immigrati, ma vogliono anche che ci togliamo di mezzo in fretta!

Io mi augurerei che queste convention le facciano, in modo da rendersi conto che la loro Europa non interessa a nessuno che non appartenga alla loro stessa cerchia di potere. Potrebbe essere un passo avanti per cominciare a dar vita alla nostra Europa, l’Europa dei popoli europei che non si rassegnano al destino di morte che i tiranni e usurai del NWO hanno deciso per loro.

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Categorie: Politica

Pubblicato da Ereticamente il 16 Ottobre 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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