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Vaccini e dissoluzione dell’etica familiare – Flavia Corso

Vaccini e dissoluzione dell’etica familiare – Flavia Corso

Ci siamo. Entro il 10 settembre, le famiglie liguri verranno subissate da 55mila lettere per adempiere al compito di sottoporre i propri figli alle vaccinazioni obbligatorie, ed io, da ligure, assisto con sdegno e impotenza a questa ennesima violazione del diritto alla libera scelta in ambito biologico sanitario.

Non è abbastanza privarci della nostra sovranità politica, ore le apolidi elite finanziarie intendono appropriarsi anche dell’unica cosa che forse ci rimane, l’unico aspetto della vita che dovrebbe, in virtù della sua sacralità  intrinseca, rimanere inviolato all’interno della sfera privata dell’individuo e del suo nucleo familiare: il corpo.

Il potere, oggi più che mai, sembra pretendere il diritto di accedere alla vita biologica degli individui, la quale viene inesorabilmente ridotta a questione politica ed economica. E’ il trionfo della biopolitica foucaultiana, conditio sine qua non perché si instauri quell’ideologia totalitaria finalizzata a manipolare, se non a disinnescare completamente, qualsiasi potenziale germe di resistenza fin nel fulcro più intimo delle persone.

In una prospettiva più ampia, infatti, la questione relativa all’obbligatorietà  dei vaccini si inserisce in quel quadro ideologico che mira alla dissoluzione della famiglia, della patria potestà  che, per natura e non per convenzione sociale, è l’unica vera autorità  politica che non necessita di alcun consenso per perpetuarsi. Nel momento in cui lo Stato si fa tiranno e si prende la libertà  di inserirsi subdolamente nel corpo umano, e le vaccinazioni non costituiscono più un’opzione ma una coercizione, ecco che automaticamente la famiglia cessa di essere la struttura portante della società. Nell’attuale società  tecnocratica e ipermedicalizzata, il nucleo familiare perde totalmente la sua originaria importanza; da fonte essenziale del dissenso politico, da radice profonda dell’istituzione di valori “altri” rispetto al pensiero unico dominante, esso si vede costretto a cedere il passo dinanzi al “bene della scienza”, quasi questa scienza fosse un’entità  astratta semidivina inconfutabile e avversa al confronto dialogico con la ragione dei comuni mortali nella ricerca della verità .

Genova, il corteo per la libera scelta sui vaccini contro la legge Lorenzin.

In una recente intervista comparsa su un quotidiano online locale, il dottor Roberto Carloni, responsabile della struttura di Prevenzione di Alisa, l’azienda sanitaria regionale, si esprime così in merito all’aumento dei genitori contrari alla vaccinazione dei propri figli:

Credo che i social network abbiano portato allo scoperto qualcosa che era sotterraneo. Questo mi preoccupa. C’è un tentativo di sconfessare la figura istituzionale dei medici in nome di battaglie contro Big Pharma e altri discorsi di questo tipo. Ci sono sedicenti esperti che affermano che la scienza non è democratica. Il punto è che la scienza è scienza, si basa sui fatti: se 2 + 2 fa 4, farà  sempre 4, anche se ci mettiamo a fare un referendum e decidiamo che il risultato è 5“. 

Al di là  del fatto che Orwell avrebbe qualcosa da ridire a proposito, l’errore argomentativo è sempre il medesimo: sostenere che l’efficacia preventiva dei vaccini comporti necessariamente la giustificazione dell’obbligatorietà  degli stessi. Il fatto che un farmaco funzioni dovrebbe far sì che venga promossa un’adeguata informazione in merito, ma non potrebbe mai legittimare o rendere moralmente accettabile l’imposizione e la coercizione in ambito bio-medico.

Come già  accennato in un precedente articolo, motivare questa cessione di libertà evocando la sicurezza pubblica appare poco credibile, per due ragioni: la mancata dichiarazione dello stato di emergenza, e la totale assenza del dibattito bioetico in una materia così spinosa e delicata come quella che fa riferimento al rapporto tra corpi e potere. Vorrei aggiungere adesso una terza motivazione, questa volta di ordine meramente pratico: la percorribilità della via della libertà  di scelta, a prescindere dal contesto particolare. Chi crede nell’efficacia dei vaccini può e deve essere libero di vaccinare i propri figli mentre chi, al contrario, ha dei dubbi al riguardo non recherà  comunque alcun danno alla cerchia dei vaccinati, se opterà  per un’alternativa terapeutica. Gli interessi di entrambe le parti, pro-vax e no-vax, verrebbero tutelati e le famiglie vedrebbero rispettato il loro sacrosanto diritto e dovere di educare i propri figli, senza temere di venire inghiottite dalle estreme conseguenze della logica capitalistica.

E’ proprio la famiglia, infatti, il luogo della formazione morale della persona, ove prende forma l’intimo ordine simbolico che porterà  l’individuo a compiere le proprie scelte in piena autonomia nel corso della propria vita. Fra queste scelte, non fa eccezione il percorso terapeutico, e negare tout court questo diritto fondamentale significa minare alla base il concetto stesso di etica familiare, vera e propria cellula della società civile.

 Flavia Corso

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Categorie: Salute

Pubblicato da Ereticamente il 25 Agosto 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. MAry

    Chi non si vaccina espone a rischi infettivi anche i deboli e i malati, non solo se stesso.
    Poi, rischiare di far morire il figlio di tetano nell’agosto 2017 è da veri imbecilli.

  2. Cupo

    Bello, torniamo alle malattie infantili per essere liberi.

  3. Giancarlo

    O santiddio abbiamo fatto tutti il morbillo da bambini e non è morto nessuno.

    • Veramente il morbillo può arrivare ad una mortalità del 47%, non solo nella malattia acuta, ma anche a lungo termine, come la PanEncefaliteSclerosante che si manifesta anche 10 anmi dopo la “guarigione” in un caso su centomila, uccidendo nel cento per cento dei cadi (vuol dire che se non si vaccinasse nessuno, in Italia avremmo quasi mille morti l’anno, di cui 100 morti per PES in adolescenza, gli altri nell’infanzia per complicanze encefalitiche e respiratorie, più tutte quelle persone, adulti e bambini, che non possono essere vaccinate perché hanno malattie al sistema immunitario)

      L’unica “cura” è l’eradicazione del virus con il vaccino.

      http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0140673612605224

  4. MAry

    Nello specifico ho parlato di tetano.
    Morbillo, parotite e rosolia in percentuale statistica inducono un certo numero di complicazioni gravi. Se una donna incinta prende la rosolia, il feto nasce malformato.
    O si dimostra che questi vaccini fanno male (ma dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti, visto che ci siamo vaccinati a decine di milioni) oppure si procede con la salute pubblica.

  5. Giancarlo

    Mortalità del 47%? Strano non mi risulta che quando andavo alle elementari ci fosse metà dei bambini che l’anno dopo non era a scuola ma al cimitero, sarò stato distratto

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