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Antifascisti: l’armata al servizio dei globalisti – Enrico Marino

Antifascisti: l’armata al servizio dei globalisti – Enrico Marino

Il moderno antifascismo, come subcultura, ha preso forma negli anni ’80, prendendo in prestito simboli e slogan dagli storici movimenti che si sono opposti al fascismo in Europa negli anni 1919-1945. Allo stesso tempo, la manovalanza dei nuovi movimenti antifascisti è differente ed è costituita prevalentemente da gruppuscoli anarchici e trotskisti, cioè da quelle frange ideologiche che, nel secolo scorso, erano marginalizzate nelle resistenze ai regimi fascisti storici, a cominciare dalla guerra civile spagnola fino al secondo conflitto mondiale.

In altre parole, non esiste una continuità storica tra i nuovi antifascisti e i gruppi che, negli anni ’30 e ’40, hanno combattuto i veri fascisti.

Ma vi è un altro, più forte elemento di diversità e cioè il legame “diretto” dei nuovi antifà con il capitale finanziario. Per esempio, la Tides Foundation, che è attiva negli Stati Uniti e riceve donazioni finanziarie da George Soros, finanzia regolarmente gruppi antifascisti, compresi quelli che organizzano disordini di massa (come ad esempio gli scontri a Berkeley in chiave anti Trump) tanto negli Usa che nel resto del mondo.

Il movimento “antirazzista” Black Lives Matter, che si occupa principalmente dell’organizzazione di disordini di massa, ha ricevuto nel 2016 da George Soros, attraverso la Open Society Foundation e il Center for American Progress, guidato da John Podesta, 33 milioni di dollari. Altri 100 milioni di dollari sono stati assegnati dalla Ford Foundation e dall’organizzazione Borealis Philanthropy, che ha creato a questo scopo il Black-led Movement Fund.

Finanziare iniziative antifasciste e antirazziste in Europa è una delle priorità della Open Society Foundation, così come di altre strutture d’influenza americane e lo stesso fondo Ford contribuisce attivamente a molte iniziative anti-razziste in tutta Europa. La rete delle organizzazioni europee SOS Racisme, nata in Francia, fu originariamente creata dalla sinistra tradizionale su richiesta del Presidente Mitterrand e del Partito Socialista, ma attualmente è finanziata in larga parte dallo Stato francese. Allo stesso modo, in Italia organizzazioni reducistiche neo partigiane, assolutamente irrilevanti, ma fortemente politicizzate e livorose, vengono sovvenzionate con denaro pubblico.

Tutte le reti antifasciste in Europa sono legate agli Stati oppure ai fondi di beneficenza finanziati dai capitalisti. Semplicemente non ci sono altre fonti di finanziamento in Europa. Si scopre con ciò un paradosso: militanti di sinistra e anarchici ricevono fondi dallo Stato borghese e dai capitalisti, cioè dai loro principali “nemici di classe”.
Sarebbe lecito stupirsi e chiedersi il perché di questa apparente contraddizione.

La risposta, invece, è ovvia: la gestione dei flussi di capitali è funzionale alla strategia di riorientare i radicali di sinistra lontano dalla critica e dalla lotta al sistema borghese, indirizzandone l’azione contro un mitico “fascismo”. Il capitalismo, invece di farsi combattere, dirotta i propri avversari verso un nemico immaginario ed esorcizzato ad arte e offre loro la “carota” di condurre la lotta ai loro stessi fantasmi ideologici. Un disegno molto conveniente, sicuro e redditizio in termini di denaro, che sfruttando la ottusità logica del branco e i riflessi condizionati della sinistra, costringe sulla difensiva e disarticola anche le contestazioni degli avversari provenienti dalla sponda opposta identitaria e socialnazionale.

Gli ideologi mondialisti dicono ai nuovi antifà che “fascisti” sono tutti quelli per cui lo spirito di emancipazione dell’illuminismo non è in alcun modo accettabile, che non vogliono rinunciare ad alcuna identità collettiva, alle loro radici nella Tradizione etnica, nazionale e religiosa, che credono che l’uomo sia un maschio e la donna una femmina e che il matrimonio sia l’unione di un uomo e una donna, che amano il loro popolo, la loro stirpe e la loro storia, che vedono nella cultura non solo nichilismo, ma anche i valori della continuità e il Logos.

In breve, i “fascisti” sono tutti quelli che non sono d’accordo nel riconoscere a tutte le possibili perversioni lo status di diritto individuale, garantito e imposto dalla imperatività di una norma sociale e di legge. Le farneticazioni in tema di omosessualità e immigrazione con cui, da alcuni anni, siamo bombardati da una indecente presidente della Camera, sono un esempio emblematico di tale ripugnante mentalità progressista e mondialista. Per un antifascista di professione, ogni persona sana, equilibrata e normale è un “fascista”. E con un fascista, come dicono gli antifascisti, niente complimenti.

L’unico fascista buono è il fascista morto. La damnatio memoriae del fascismo si vorrebbe abbattere anche sui monumenti e sui simboli di un passato che non si tollera, ma soprattutto con il quale è insostenibile e atterrisce qualunque confronto. Perciò contro il fascismo tutto diventa lecito e possibile, lo Stato democratico evapora immediatamente per trasmutarsi in un sistema di coercizione e repressione di ogni dissenso, di inibizione di ogni manifestazione non conforme, di ogni libertà di espressione e di pensiero alternativi. Le leggi diventano speciali, anche alcune parole sono messe all’indice e proibite, anche il solo pensiero viene demonizzato come crimine in sé. L’incitazione all’odio e la caccia alle streghe assumono forme parossistiche, ma sempre giustificate e proposte ipocritamente come una difesa della libertà e della democrazia. La ferocia dei più buoni è impietosa e a tratti tragicamente ridicola, spinta com’è dalla sua assillante e paranoica smania di reprimere e vietare tutto il possibile: ad esempio, le iniziative liberticide di un qualunque Fiano sono talmente ributtanti da risultare alla fine perfino grottesche.

Il miserabile strattagemma adottato, per proporre alle masse questa turpe commedia, è quello di disintegrare ideologicamente il fenomeno del fascismo, enucleando il termine stesso dalle varie dottrine degli anni ’20 e ’40 per ampliarne l’interpretazione stessa, estendendola arbitrariamente e manipolandola fino a privare la definizione di qualsiasi significato, ma accompagnandola da così tante allusioni traumatiche per la coscienza europea dei buoni democratici che è impossibile resistere ad usarla come etichetta infamante, buona per demonizzare qualunque avversario. Chiama il tuo nemico ideologico “fascista” e le masse saranno al tuo fianco. E anche se nessuno capirà, sarà sufficiente urlare la parola maledetta e ottenere per questo la complicità mediatica e una sovvenzione dal grande capitale e dalla macchina statale.

Gli intellettuali occidentali hanno creato il concetto di “fascismo eterno” nello spirito di Umberto Eco (ur-fascismo), cercando di ampliare il più possibile la definizione di questo fenomeno così da poterlo applicare al numero massimo di avversari del Nuovo Ordine Mondiale, criminalizzandoli e, in tal modo, farli attaccare dalle bande di antifà, sempre pronte ad autolegittimarsi come difensori della Costituzione e della legalità democratica. Così i rappresentanti di tutte le forze populiste e di destra antisistema, dal Partito della Libertà austriaco al Front National in Francia allo UKIP in Gran Bretagna fino agli identitari sovranisti in Italia, sono stati etichettati come fascisti.

Etichetta infamante, dunque, con la quale paralizzare e inibire ogni agibilità politica, ma della quale, peraltro, ancora si continua in molti ad essere orgogliosamente fieri.

Per gli antifascisti moderni, come regola, a pensare sono i filosofi ultra-liberal e gli esponenti della sinistra radical, come il defunto Andre Glucksmann o i viventi Daniel Cohn-Bendit e Bernard Henri Levy, sempre in prima linea per dichiarare quanto odiano Putin o per giustificare l’invasione americana di un qualche Stato sovrano e l’uccisione di qualche capo di “Stato canaglia”: da Saddam Hussein a Gheddafi ad Assad, tutti sono stati ritenuti colpevoli di lesa democrazia e condannati seduta stante, senza alcuna possibilità di difesa. Questo è il turpe gemellaggio tra le due sponde dell’Oceano, tra questi intellettuali radical europei e i neocon americani, che condividono i principi basici (l’esportazione della democrazia liberale nel mondo, il rovesciamento dei regimi “totalitari”, l’opposizione alla Russia, il supporto dello stato di Israele e degli Stati Uniti ) di una comune visione mondialista, multietnica, iperliberista, materialista, socialmente egoista e livellatrice. Ebbene, i moderni antifascisti non colgono più neppure certe evidenti contaminazioni. La loro percezione del mondo è piatta, si accontentano di luoghi comuni e cliché.

L’antifascismo moderno, perciò, non è solo finanziato dallo stesso capitalismo finanziario, ma è anche pienamente d’accordo con le politiche aggressive dei paesi occidentali. Antifascisti hanno partecipato a tutte le rivoluzioni colorate che l’Occidente ha promosso e hanno plaudito al suo avventurismo. Dalla guerra in Jugoslavia al conflitto in Kosovo, dalle guerre in Irak e in Afghanistan al bombardamento della Libia, dalle primavere arabe all’aggressione alla Sira e altro, sempre gli antifascisti hanno sposato la posizione dell’egemonia globalista. Sono sempre stati dalla parte degli Stati Uniti e dei “ribelli” da questi sponsorizzati: dai bosniaci e albanesi contro i serbi, agli estremisti islamici in Siria. Quando serve, supportano i nazionalisti, gli estremisti religiosi, chiunque. Chi è “fascista” e chi non , lo decidono volta a volta per loro Bernard-Henry Levy e i circoli radical progressisti.

In sostanza, il moderno antifascismo è un simulacro, una copia senza l’originale, si oppone al “fascismo” che esso stesso inventa, ma che in realtà non esiste. Sostiene di essere un successore dell’“anti-fascismo” storico, ma in realtà non ha nulla in comune con i comunisti italiani o tedeschi degli anni ’30. Attaccare il vuoto serve solo a mantenere l’esistenza stentata di un altro simulacro, il neo-nazismo, dipinto come un pericolo sempre possibile e imminente. In realtà, l’antifascismo non propone nulla di positivo, punta solo a distruggere, schiacciare, vietare, con la tipica psicologia ossessiva e paranoica da pogrom, ormai ridotto a cane da guardia del sistema liberista, è pronto a anche schiacciare il proprio popolo in nome di astratti principi costituzionali, peraltro anteposti o ignorati a seconda delle convenienze.

Con questa logica, se i loro oppositori cercano di organizzare un dibattito o di fare un discorso, gli antifascisti cercano in tutti i modi di impedirlo, preferiscono ostacolare ovvero interrompere l’evento ma non intervenire nel dialogo o giustificare la loro posizione. Un loro tratto comune è l’intolleranza verso chi ha un altro punto di vista. Un altro tratto è il tasso di violenza fisica e intimidatoria esercitata contro gli avversari. Infine, la mancanza di pensiero critico non permette loro di vedere, nelle azioni di chi li dirige, una palese manipolazione e l’eterogeneità degli obiettivi enunciati.

Gli antifascisti sono ciechi da un occhio: vedono solo lo pseudo-fascismo e non vedono il potere subdolo e opprimente che servono con devozione.

Può sembrare sorprendente, ma l’antifascismo oggi è un fenomeno reazionario che protegge l’egemonia liberista, lo status quo liberale e i politici globalisti. La fine ingloriosa dell’utopia comunista è transitata nella storia dalla tragedia inumana, ma visionaria, di un’impossibile società di uguali e di garantiti, seppure nel loro appiattimento individuale e socioeconomico, per finire nell’inferno orwelliano di coloro che sostengono la necessità di attrarre, con l’immigrazione, milioni di nuovi schiavi e di ridurre i salari e la responsabilità sociale dello Stato e delle imprese; di coloro che distruggono ogni identità nazionale, etnica e culturale, che minano la sovranità nazionale dei propri Paesi in favore delle imprese transnazionali e sono strettamente collegati in reti di governance mondiali.

L’antifascismo, oggi più che mai, propugna una società distopica e antiumana alla quale è doveroso opporsi e che è legittimo combattere con qualunque mezzo.

Enrico Marino

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Categorie: Filantropia

Pubblicato da Ereticamente il 27 Luglio 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Articolo straziante per la sua lucidita’ e completezza. Io che ho solo la terza media ho la fortuna pero’ di pensare (come tutti noi) ogni concetto che si puo leggere in ognuna di queste righe cosi magistralmente espresso. La strumentalizzazione dell’antifascismo, la creazione di un fascimo inesistente, l’assoluta discontinuita’ tra i comunisti di ieri e quelli che si dicono antifascisti oggi (ma anche quelli di ieri erano comunisti “all’italiana”…i partigiani poi solo qualcosa che oggi sarebbe definito “i ribelli”).

    E tra le varie componenti della “commedia democratica” antifascismo ci sono L’IGNORANZA e la MENZOGNA:

    “Noi a furia di costruire questa propaganda e di mimnimizzare l’apologia del fascismo siamo arrivati al punto in cui dilagano fenomini di razzismo, di xenofobia, ormai quasi ovunque. Si cominica cosi e si finisce col mettere le persone nei campi di concentramento come ha fatto il buon Duce.”

    Erasmo Palazzotto (Vice Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati)

    Voglio qui metter un link per chi vorra ascoltarlo’ di un vero comunista italiano, tale Costanzo Preve, un filosofo marxista il quale credo avrebbe condiviso parte di questo articolo di Marino.

    FILOSOFIA E CAPITALISMO
    intellettuali
    dicotomia detra-sinistra
    capitalismo

    (fare copia e incolla dell’indirizzo:)

    https://www.youtube.com/watch?v=RcC0P2DYtwo&t=342s

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