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Sulle tracce della Sapienza – a lezione da Angelo Tonelli – Ventiduesima Parte – Ecate, gli Dei Mani e Ade – Dioniso.

Sulle tracce della Sapienza – a lezione da Angelo Tonelli – Ventiduesima Parte – Ecate, gli Dei Mani e Ade – Dioniso.

Venerdì 16 Giugno 2017 alle ore 19 presso l’Atelier Nuova Eleusis, in via dei Giardini 14 a Sarzana (SP), abbiamo proseguito a seguire i seminari di studi del noto filologo ligure Angelo Tonelli, incentrati sull’interpretazione sapienziale dei miti e delle divinità arcaiche – particolarmente quelle della civiltà greco – romana. In questa circostanza la disamina ha voluto indagare i rapporti della divinità di Ecate con i residui dell’anima nel post – mortem.  Seguendo l’interpretazione di Hillman, si è voluto affrontare il tema della frammentazione dell’individualità psichica in tutta la sua sacralità, quale superamento di una rigidità non consapevole, ma, al contrario, di una sentita apertura della coscienza, una sua trasfigurazione della stessa volta ad un’espansione che vada ben oltre gli angusti limiti del corporeo. In tale direzione, è importante comprendere l’uso alchimico delle feci, dei residui psichici, delle larve:

Il ciarpame dell’anima è primordialmente salvato dalla benedizione di Ecate e perfino lo spreco che facciamo di noi stessi può essere ricondotto a lei. Una vita sconclusionata e piena di problemi è una maniera di entrare nel suo regno e diventare <<figli di Ecate>>“ (1).

La Dea che presiedeva ai crocevia delle strade è il Nume dalle tre teste, come tre sono le direzioni della runa Algiz, la runa della vita e della vittoria, ove i due estremi della destra e della sinistra, del visibile e dell’invisibile, si realizzano nella dimensione unica e centrale, in cui l’apparente opposizione si esaurisce, nella consapevolezza misterica che una è la realtà del Vivente, in indefinite manifestazioni d’espressione.  Vi si esprime un legame strettissimo tra la donazione della vita, il simbolismo legato al fallo di Dioniso e la donazione della morte. Secondo Hillman, l’anima ha bisogno di un delirio, di una complicazione, che abbia il potere di squarciare l’apparente ordine della coscienza ordinaria: in Jung ciò si esprime tramite la componente femminile che completa e fluidifica la componente maschile. E’ la relazione che intercorre in Omero tra mondo infero e psiche, in cui l’anima di presenza senza forma e senza forza vitale. Nello specifico la dimensione infera si manifesta come pura medianità sottile, nel rapporto tra Thymos e Phrenes, tra anima emozionale e coscienza del respiro, che al mondo infero sono negate che nello stesso non hanno accesso. La Psiche è, pertanto, l’anima che permane, è la componente che è nella vita ed oltre la vita. Non casuale è il frammento eracliteo che ne conferma la compresenza ma anche la differenza:

qualsiasi cosa voglia, il thymos la compra pagandola con l’anima” (2).

In tutto ciò si inserisce il forte legame tra Ade e Dioniso, tra morte e vita, quale linea di continuità di una medesima realtà, che si occulta e si rende visibile, l’abbandono della vita essendo la stessa vita che passa alla sfera dell’invisibile. In Giorgio Colli, tutto ciò si esprime nel fondamento quale immediatezza che è sempre presente ma che non è sempre visibile, è la “la natura che ama nascondersi” sempre di Eraclito. Nel processo della morte vi è un occultamento di elementi che, però, non perdono la loro sostanza primordiale: in fondo, non si nasce e non si muore mai, ma vi è una precisa e teurgica ontologia della trasformazione e dell’Eternità.

Il momento della morte è un momento di contatto con lo Stato di Verità (3). Per il Sapiente la morte offre la possibilità di liberarsi dalla prigionia del mentale e di sperimentare l’Assoluto. Si realizza una forma di compimento del percorso conoscitivo e di illuminazione, convivendo, come detto, in noi morte e vita, visibile ed invisibile, la cui consapevolezza unitaria si raggiunge tramite gli strumenti della catarsi, dell’ascesi, della trasmutazione magico – teurgica, col fine ultimo di superare gli ostacoli posti dall’Io per la rinascita del Sé profondo. Tali sono gli aspetti dell’Io che si rendono funzionali al riconoscimento maieutico del Testimone Profondo, tramite l’accettazione della morte quale processo dinamico di trasfigurazione e non come aberrazione della scomparsa e dell’annientamento. In tale prospettiva, altresì, non è casuale che sia Ermes, come afferma l’inno omerico, il conduttore nel sogno e la sola guida all’Ade:

I sogni in sé non sono Dei e neppure messaggi degli Dei, se non in quanto trasmessi da Ermes, i cui caratteristici comportamenti tortuosi sono insondabili e ingannevoli come le profondità della psiche” (4).

La comprensione, la sperimentazione del mondo infero, tramite il sogno, tramite un cosciente trapasso è la raggiunta consapevolezza di quanto l’individualità formale e della terrena esistenza sia una fascinazione illusoria da superare. L’anima è tale, è vivente ed imperitura quando, in corpo fisico o liberata da esso, si contempla nella grandezza e nell’unità dell’Eterno. E’ forse questo il motivo dell’arcaica pratica dell’incenerimento del defunto, tramite la quale l’essenza che permane ritorna allo stato volatile non più legata ad una fissità materiale. Nella concezione romana del post – mortem, non casualmente, si accenna ai Manes, parallelamente ai Theoi Chthonioi in Grecia, qualì entità plurali e non più singole, legate alla Stirpe, alla Famiglia, spesso associate alla figure di particolari uccelli, quasi a sfatare il falso mito che il trapasso sia un viaggio privo di luce e di altezze:

L’infinità varietà di figure riflette l’infinità dell’anima, e i sogni ripristinano nella coscienza questo senso del molteplice. La prospettiva politeistica è fondata nelle profondità ctonie dell’anima” (5).

Quanto espresso da Angelo Tonelli tramite gli scritti di Hillman si ritrova nelle ricerche e negli studi di Cesare Boni (6), in cui la soglia illusoria che separa Ade da Dioniso si frantuma dinanzi alla Sapienza misterica che insegna come il mentale, l’intelletto, i sensi, gli attaccamenti vari della vita terrena si risolvono dinanzi alla sperimentazione dell’Unica Realtà, nello splendore della potenza universale senza veli, nella visione sublime che guarisce ogni ferita per una perdita, pera una dipartita. In tale dimensione Divina e Trascendete ci si ritrova con più o meno consapevolezza, tramite un sonno profondo o tramite una veglia perenne – è la famosa dicotomia tra i destini degli uomini che gli antichi insegnavano tra chi aveva avuto accesso ai Mysteria ed i profani -, tramite un riconoscimento totale o parziale del Sacro nella sua integrità o nella sua purezza:

Quando colui che si è concentrato sulla vera natura dell’Atman, simile ad una lampada, vede la vera natura di Brahman, si rende libero da ogni legame, perché ha conosciuto il Dio non nato, immutabile, sciolto da ogni realtà fenomenica” (7).

In tale illuminante seminario di Angelo Tonelli, un elemento è stato colto dai partecipanti: le diverse contrade di Ecate, la dicotomia tra la morte in Ade e la vitalità in Dioniso, tra i Manes quale pluralità di spiriti ed il Nume non creato non sono e non possono essere rappresentazioni della religione, ma strumenti dell’Arte, quella della conoscenza profonda di noi stessi, indi del Mondo e degli Numi, che sempre in noi stessi risiedono, in vita ed oltre la vita.

Sempre su EreticaMente proseguiranno le nostre sintesi circa i seminari di Angelo Tonelli sulle ulteriori riflessioni sapienziali sul Sacro nelle civiltà arcaiche.

Note:

1 – James Hillman, Il sogno e il mondo infero, Edizioni Adelphi, Milano 2003, p. 56;

2 – Eraclito, fr. 84/A116;

3 – E’ il tema affrontato da Platone nel Fedone, che non a torto il Tonelli ha definito “il libro occidentale dei morti”;

4 – James Hillman, op. cit., p. 68.;

5 – James Hillman, op. cit., p. 57;

6 – Cesare Boni, Dove va l’anima dopo la morte?, Amrita Edizioni, 2009, capitolo VIII, p. 223ss;

7 – Svetasvatara Upanishad, 2, 15.

 

A cura di Luca Valentini

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Categorie: Sapienza

Pubblicato da Luca Valentini il 29 Giugno 2017

Luca Valentini

Redazione di EreticaMente.net, cultore di filosofia antica, di dottrina ermetico-alchimica e di misteriosofia arcaica e mediterranea: collaboratore di riviste come Elixir, Vie della Tradizione, Atrium, Fenix Rivista, Il Cervo Bianco, Pietas, Il Primato Nazionale. Dirige le collane Arcana, rarità classiche ed ermetiche, ed Orfeo, narrativa e poetica esoterica, per la Casa Libraria Edit@ di Taranto. Partecipa a seminari di ricerca di livello nazionale ed europeo. Ha pubblicato testi inerenti l'Alchimia, l'Amor Sacro e di poetica ermetica.

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