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La Vedova e la Vergine – Giuseppe Di Rosa

La Vedova e la Vergine – Giuseppe Di Rosa

La Vedova e la Vergine

Nei tesori del silenzio
m’inabisso a nascer naufrago.
Dalla grotta notturna uscito
della Vedova un cielo neve
mi brucia lo sguardo assetato.

La cercai nella foresta
della fontana secca. Al pozzo
attinsi l’acqua della tempesta
e d’un fulmine tre volte cinsi
il mio petto e la mia morte

di rosa. Quella notte giunsi
sotto le alte mura, nel grembo
mio vuoto. La Vergine erge
una luce spenta sul prato
al di là del buio che discende.

L’ostia sul suo petto nutre
e vita nuova dona per lancia
di vena nuda: sulla neve
– tre gocce di sangue – si spande
il suo volto: Morte suggente.

L’alba in me lascio trascorrere
per serbare gli occhi aperti
e non sparire nel loro grido
in un silenzio definitivo.
Il guscio è rotto – Nulla e Dio –

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Categorie: Poesie per il Solstizio

Pubblicato da Ereticamente il 21 Giugno 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Giuseppe Di Rosa

    Propongo la versificazione originale in parte persa con la formattazione:
    La Vedova e la Vergine

    Nei tesori del silenzio
    m’inabisso a nascer naufrago.
    Dalla grotta notturna uscito
    della Vedova un cielo neve
    mi brucia lo sguardo assetato.

    La cercai nella foresta
    della fontana secca. Al pozzo
    attinsi l’acqua della tempesta
    e d’un fulmine tre volte cinsi
    il mio petto e la mia morte

    di rosa. Quella notte giunsi
    sotto le alte mura, nel grembo
    mio vuoto. La Vergine erge
    una luce spenta sul prato
    al di là del buio che discende.

    L’ostia sul suo petto nutre
    e vita nuova dona per lancia
    di vena nuda: sulla neve
    – tre gocce di sangue – si spande
    il suo volto: Morte suggente.

    L’alba in me lascio trascorrere
    per serbare gli occhi aperti
    e non sparire nel loro grido
    in un silenzio definitivo.
    Il guscio è rotto – Nulla e Dio –

  2. Ereticamente Staff

    Giuseppe, scusaci per l’errore. Ciao

  3. Giuseppe Di Rosa

    Nessun problema. Grazie. A presto

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