La necessità di saper distinguere gli opposti complementari dai contrari dialettici – Prima parte – Antonio Filippini

La necessità di saper distinguere gli opposti complementari dai contrari dialettici – Prima parte – Antonio Filippini

Troppo spesso si accettano le parole e il loro senso più che altro per consuetudine, cioè senza riflettere e meditare sul significato reale che esprimono, tant’è vero che una certa tecnica manipolatoria sovversiva, come quella usata dall’illuminismo rivoluzionario, consiste appunto nel dare significati arbitrari a certe parole, e imporli poi alla massa ignara e sprovveduta, costringendola a vitalizzarli e a renderli operativi. I famosi “immortali principi” sono un tipico esempio di questo, imposti e realizzati a rovescio e al negativo, dove la libertà è stata ridotta alla libertà di proclamare il falso e l’errore senza pagarne le conseguenze; l’uguaglianza consiste nel livellamento verso il basso, impedendo che altri possano essere migliori o superiori di noi; la fratellanza è il legare tutti alla stessa greppia, imponendo un’unica condizione esistenziale. Un altro errore è causato dalla mancata discriminazione, si fa di ogni erba un fascio, mescolando fra di loro e dando come uguali fattori che non sono per niente uguali. C’è poi l’accettazione supina di certe parole e del loro presunto significato, senza avere mai riflettuto se quel significato è congruente e se le cose stanno proprio così. Un tipico caso è il termine: dualità, usato a proposito e a sproposito, abusato perfino dalla metafisica orientale, invece sarebbe da cancellare dal vocabolario perché ambiguo e fuorviante. Il vocabolario Zingarelli alla voce “dualismo”, recita: “Concezione filosofica che per spiegare l’universo, si appella a due principi opposti e irriducibili”. Mentre la “dualità” (in senso filosofico) è: “Relazione che si stabilisce tra due principi antitetici. Natura di ciò che è composto di due parti, elementi o principi in armonia o in disaccordo”.

Queste definizioni vogliono dire tutto e nulla allo stesso tempo, perciò bisogna entrare più nello specifico. Se per dualità e dualismo si intende sostenere che due fattori, principi o elementi sono completamente indipendenti uno dall’altro, uno è completamente “altro” dall’altro e all’inizio esistevano solo loro, in questo caso si urta contro un’impossibilità di fatto, poiché l’un fattore sarebbe inesistente per l’altro, non riuscirebbe né a comprenderlo o rilevarlo né a interagire con esso. Se due fattori, pur essendo opposti, si riconoscono e interagiscono fra di loro, ciò significa che hanno un basamento comune, e anche se entrambi hanno una propria autonomia e indipendenza e leggi proprie, però sono in grado di comprendersi in funzione di questo elemento comune. Questo elemento in comune si presenta come terzo elemento e fa sì che si tratti di triade e non di dualità, il parlare di dualità, in questo caso, sarebbe un assurdo logico, come lo sarebbe il sostenere che noi siamo esseri duali perché abbiamo due gambe, due braccia, due occhi ecc.. Nemmeno è accettabile un terzo elemento che unifica due elementi “a posteriori”, come è il caso della risoluzione della dualità in matematica e in filosofia, che appunto è solo una soluzione “a posteriori”, che conferma e non risolve la dualità. L’uomo e la donna, il maschio e la femmina, non sono dualità, perché è presente un terzo fattore, anche se è implicito, si tratta dello stato o condizione umana come possibilità, e per gli spiritualisti, dello spirito. Qui l’evidenza è solare e assoluta e mostra il tipico modo d’essere e di operare del ternario creativo. La condizione umana era da prima e viene prima. Affinché possano esserci e manifestarsi l’uomo e la donna, deve prima esistere la condizione e la forma umana, la quale fa capo a sua volta a un Ente divino, cioè a una possibilità e potenzialità dell’Assoluto. Ciò che esteriormente appare come dualità, è solamente la differenziazione di un unico principio iniziale, ed è per questo che i due fattori sono in grado di riconoscersi e di interagire. Si tratta di opposti complementari e non di dualità, dove la complementarietà di questi opposti, è la conseguenza del fatto che essi sono la proiezione di un unico principio iniziale, che deve anch’esso rientrare nell’equazione poiché principio iniziale, si tratta quindi di una triade, a sua volta riducibile sempre all’unità iniziale. Gli opposti complementari implicano sempre la triade e non la dualità, non sono dualità, anche se gli elementi di riferimento e attivi sono due.

Diverso è il discorso per i contrari dialettici, che negano per principio l’esistenza di un’unità iniziale (unità in verticale) che trascende la dualità e sono in realtà caratterizzati da un monismo dissimulato e pervertito (unità in orizzontale unilaterale e quindi assolutista). Anche nell’interpretazione comune dei due termini, è evidente che per dualità e dualismo si intende sempre sostenere implicitamente, che se ne sia consapevoli o no, che la realtà faccia capo a due principi autonomi e indipendenti, senza alcun terzo elemento iniziale di cui i due fattori sarebbero solo una proiezione, è quindi la negazione di un’unità iniziale e di un principio iniziale che trascende i vari particolarismi proiettati (sempre in coppia, per ragioni di equilibrio). Né è accettabile la logica immanentista, la quale sostiene che un eventuale principio unitario comune, è fatto di questi due fattori, principi o elementi e non potrebbe nemmeno esistere senza di essi. In questo caso la dualità non è risolta, perché era da prima, ma non potendo essere tollerata per l’intrinseca natura dell’immanente, allora si tende a risolverla in orizzontale attraverso la commistione e l’imbastardimento dei due fattori e di ogni altra cosa. La dualità, o meglio, gli opposti complementari sono un dato di fatto reale che non può essere negato, necessari per l’estrinsecazione della Realtà Manifesta, sono buoni, positivi e leciti anch’essi (questo vale solo per gli opposti complementari e non per i contrari dialettici), e abbiamo visto che essi implicano sempre l’esistenza di un terzo elemento, che in realtà è il primo principio di cui essi sono solamente una proiezione secondaria. Il principio unitario e completo delle origini non può proiettare un’immagine di sé particolare e unilaterale, perché altrimenti sarebbe infedele e incoerente con se stesso, allora proietta un’immagine duplice, dove questi due fattori iniziali simboleggiano e riassumono in sé tutta una serie di opposti complementari possibili. Il singolo elemento dell’opposto complementare è un unilateralismo, che si completa con un unilateralismo opposto. Non vi è alcun antagonismo reattivo in questo, ma solo completamento. L’esistenza degli opposti complementari non nega affatto l’unità iniziale, ma la conferma, essi rappresentano solo la sua gestione unilaterale.

In realtà l’unità iniziale non è mai venuta meno, la molteplicità susseguente è solo una proiezione, un “come apparirebbe se” quell’unica realtà fosse vista da punti di vista unilaterali e particolari. La circonferenza o l’area unitaria iniziale non è mai venuta meno, non si è mai suddivisa in due semiaree o semicirconferenze, queste sono soltanto proiezioni fatte in un sottolivello secondario, sovrapposizioni, riflessi che hanno sì una propria autonomia (in omaggio all’autonomia del principio), ma solo riflessi, da qui l’assurdità di unificare in orizzontale, cioè a livello dei riflessi e incollando assieme i riflessi. Se si specifica e si addita un punto di una circonferenza, è automaticamente messo in rilievo anche il punto opposto. Osservando la montagna da un punto di vista particolare, si attiverà la logica dei versanti, il versante da questa parte e il versante dall’altra, ma si tratta di fattori secondari, la montagna non si è mai divisa e permane sempre ciò che è. La montagna o è buona o è cattiva, se è buona saranno buoni anche tutti i suoi versanti, e se è cattiva saranno cattivi anche tutti i suoi versanti. Gli opposti complementari non possono tollerare alcuna discriminante bene-male, altrimenti negherebbero ciò che sono, complementari, appunto, e si confonderebbero con i contrari dialettici; perciò essi o sono entrambi buoni o sono entrambi cattivi. Osservando le tante coppie o presunte dualità che esistono in circolazione, si scopre con stupore che certe coppie non sono sovrapponibili ad altre. La coppia bene-male, per esempio, non è sovrapponibile alle coppie uomo-donna, maschio-femmina, qualità-quantità, materia-energia, ecc, perché il sovrapporle implicherebbe introdurre una rovinosa contraddizione nel principio iniziale e nella loro specifica funzione, magari affermando che manifestarsi in forma maschile è bene e in forma femminile è male, la qualità è bene e la quantità è male etc. La ragione per la quale non sono sovrapponibili, è che si tratta di una duplicità di fattori diversi, difatti bene-male sono contrari dialettici, mentre le altre coppie citate sono opposti complementari. È quindi doverosa e fondamentale la distinzione tra questi due fattori, la necessità di distinguere gli opposti complementari dai contrari dialettici.

Gli opposti complementari non sono i contrari dialettici e i contrari dialettici non sono gli opposti complementari, entrambi questi fattori obbediscono a rispettive leggi proprie che valgono solo per loro e non possono essere applicate alla coppia opposta. Il “pervertimento incrociato” è in realtà molto diffuso, cioè applicare la logica che governa i contrari dialettici agli opposti complementari e la logica che governa gli opposti complementari ai contrari dialettici, appunto per questo distinguere e non confondere gli opposti complementari con i contrari dialettici è diventato necessario e indispensabile, in modo che sia così possibile togliere di mezzo tutte queste incomprensioni e pervertimenti, come pure tutti quei settarismi deviati di tipo religioso, magico e occultista basati su tale travisazione, che sarebbero così ridotti all’impotenza e spazzati via. “Mutuo sostentamento e vicendevole esaltazione” questa è la legge che governa gli opposti complementari. “Vicendevole negazione e reciproca contraddizione” è la legge che governa i contrari dialettici. La donna è fatta (o dovrebbe essere fatta) in modo tale da mettere in rilievo ed esaltare le caratteristiche del maschio e viceversa. Se si vuole mettere in rilievo ed esaltare le caratteristiche di un qualsiasi elemento, niente di meglio che circondarlo dal suo opposto. Il contrasto è il semplice contrasto, si è differenti e di una differenza opposta per esaltare e mettere in rilievo la controparte e non per negarla, in nessun caso il contrasto è antagonismo reattivo e reciproca negazione, questi intervengono solo in seguito al pervertimento incrociato, cioè si applica al contrasto tra opposti complementari la logica che governa i contrari dialettici; in realtà gli opposti complementari si attraggono sempre e si confermano reciprocamente.

Gli opposti complementari non concepiscono né possono concepire alcuna reattività antagonista tra di loro, pena rinnegare se stessi e negare il principio unitario da cui traggono origine, né si deve applicare ad essi la logica del bene e del male (che sono contrari dialettici). Se è buono e bene uno sarà buono e bene anche l’altro, se è cattivo e male l’uno sarà cattivo e male anche l’altro. Una montagna o è bene o è male; se è bene sarà bene in tutti i suoi versanti e se è male sarà male in tutti i suoi versanti. Abbiamo visto che è molto frequente il pervertimento incrociato, che in certi casi può dar luogo alla seguente logica: “Se tu dici che è bene il Bene, allora sarà bene anche il Male”, che significa applicare ai contrari dialettici la logica che governa gli opposti complementari, ed è questo che sta alla base del satanismo ed a ciò che è implicito in esso, la stupida pretesa di essere una religione come tutte le altre e come tale avente gli uguali e stessi diritti.

Normali, giusti e veri sono soltanto gli opposti complementari, i contrari dialettici sono la loro perversione. La complementarietà dei due opposti è la conseguenza logica dell’unità iniziale, dell’unico principio iniziale da cui traggono origine, perciò l’esistenza di tali opposti non nega affatto questo principio iniziale, né la sua unità e quindi questi opposti non vanno affatto risolti, né distrutti, come pretendono di fare i maniaci dell’unificazione immanentisti. Azione demoniaca, se si pensa che la Realtà Manifesta è tale in funzione della differenziazione tra opposti complementari, può sussistere solo per mezzo di essi, è solo per mezzo di essi che la ruota cosmica può girare. Da un certo punto di vista, gli opposti complementari sono il Bene e i contrari dialettici sono il Male, poiché questi sono la travisazione e il pervertimento dei primi e come tali non sono affatto necessari per far girare la ruota cosmica, tant’è vero che possono venire in esistenza solo dopo che sono venuti in esistenza i primi (diritto di precedenza). Implicito: la ruota cosmica può girare tranquillamente anche senza il male, che è solo un sovrappiù negativo, la vera libertà è data dalla scelta offerta dagli opposti complementari e non tra questi e la loro grottesca parodia.

 Antonio Filippini

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Categorie: Filosofia

Pubblicato da Ereticamente il 27 Giugno 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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