Ovidio autore iniziatico – Giuseppe Barbera

Ovidio autore iniziatico – Giuseppe Barbera

Ricorre quest’anno (2770 ab V.C. – 2017 era volgare) il bimillenario della scomparsa di Ovidio, un autore fondamentale per la cultura occidentale. Le sue “Metamorfosi” ed i “Fasti” sono testi fondamentali per chi vuole approcciarsi ai valori “esoterici” della Tradizione Romana.

Le metamorfosi raccontano dell’elemento della “trasformazione” tipica della iniziatura antica, la quale avvia ad una nuova condizione interiore. Esse sono espresse e descritte benissimo, fino ad una chiara definizione dei sentimenti e delle forme pensiero che si sviluppano nell’essere umano dopo il passaggio di una porta.

Un esempio lampante è il racconto di Glauco: egli amava con grande passione il mare, lo rispettava con tutto il suo cuore e sognava di trasformarsi in una divinità marina: la sua preghiera venne accolta dagli dei ed egli fu assunto tra loro; ma da quel momento non ebbe più alcuna passione per il mare, perché al contrario di quel che superficialmente può sembrare, nella realtà dei fatti gli dei non hanno passioni, altrimenti non sarebbero tali. Le passioni degli dei sembrano le medesime di quelle umane, esse invece non hanno la compartecipazione animica perché nascono dallo spirito e quindi sono completamente differenti e si svolgono comunque in una imperturbabilità d’animo: ciò che muovono un dio sono la sua intelligenza ed il suo spirito.

Nell’esperienza iniziatica si diviene l’opposto di ciò che si era prima, come accade alla ninfa Lara, madre dei Lari: ella da chiacchierona diviene silente per opera di Giove; il Dio Ottimo e Massimo la priva della lingua e così lei diviene oggetto d’amore per il dio del silenzio e dei misteri (Ermete).

E’ sufficiente leggere Ovidio con attenzione per comprendere i meccanismi iniziatici della società Romana. In merito all’individuazione di questi meccanismi abbiamo scritto ne “L’Ermete e la Monade”: “La società moderna, spesso viziata da studiosi di alto calibro, certamente colti ma che non sono giunti all’identificazione di se stessi col proprio Genio, considera distinte le iniziazioni misteriche da quelle civiche e sociali. Ciò è un errore grossolano. Ogni iniziazione è un avvio ad un nuovo modo di vivere tramite un’esperienza. L’iniziazione nell’aghoghè spartana ha lo stesso valore di quella civica romana con l’assunzione della toga virile e dell’addentramento ai culti isiaci: in tutti i casi vi è un’esperienza che segna una mutazione della coscienza nel suo rapporto cognitivo con il mondo.” (Pietas 12 pag. 145).

Giordano Bruno, autore iniziatico d’inestimabile livello, nel suo De umbris idearum menziona più volte le metamorfosi di Ovidio e le accompagna con profonde considerazioni volte a sciogliere il significato misterico del mito.

Il mito, fondamentale per la presa di coscienza dell’individuo, si manifesta nella scansione ciclica del tempo che eternamente si ripete grazie al calendario. Di questi significati fondamentali Ovidio cominciò la stesura nei Fasti, ma venne fermato da una condanna per motivi serbati segreti che lo vide esiliato sul limes danubiano. Da quelle terre lontane e fredde Ovidio continuò a scrivere diverse opere, ma non più riprese i Fasti: forse la causa della condanna era relativa ad una supposta “profanazione” di misteri tramite i Fasti? Forse è bene non sviscerare pubblicamente questo evento, per non rischiare di “ricadere” nell’errore di distribuire chiavi che potrebbero essere perle per porci. Ma certamente gli uomini con uno spirito sano, in linea con le nostre idee, potranno estrarre chiavi importanti, dagli scritti di Ovidio che suggeriamo, utili all’evoluzione spirituale individuale.

Ad Majora Semper,

dott. Giuseppe Barbera

presidente A.T.P.

 

 

 

 

 

 

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Categorie: Tradizione Romana

Pubblicato da Ereticamente il 22 Maggio 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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