Nuccio D’Anna: Le radici sacre della monetazione – a cura di Dalmazio Frau

Nuccio D’Anna: Le radici sacre della monetazione – a cura di Dalmazio Frau

La nascita della moneta costituisce un momento fondamentale della storia umana in grado di orientare non solo le strutture politiche, ma anche l’organizzazione della società. Questo saggio si occupa non solo della formazione delle prime forme monetarie, ma soprattutto del processo culturale, mentale e spirituale che ha portato alla formazione della moneta come noi la conosciamo. Inoltre, studia quali sono state le “forme monetarie” prima che venisse creata la moneta strictu sensu, le basi sociali e culturali che alimentavano il più antico conio, la funzione dei simboli religiosi che alle origini permeavano totalmente le monete, il motivo del loro primitivo valore come fine dello scambio e non, come oggi, quale strumento primario di transazione. Questo libro intende illustrare anche un momento particolare della storia culturale dell’Occidente, quello che attraverso la nascita della primitiva moneta ha contribuito a spezzare le relazioni della società antica con la sfera del sacro cancellando ogni riferimento al simbolismo tradizionale.

Non sapremo mai chi forgiò non soltanto le prime armi, ma anche le prime monete.

Il nuovo saggio di Nuccio D’Anna, appena uscito per i tipi di Solfanelli, reca il titolo “Le radici sacre della monetazione” e ci riporta indietro nei secoli e nei millenni, in quell’”illud tempus” che allude a miti arcaici di certo precedenti il nostro attuale ciclo, forse relativi addirittura ad età prediluviane delle quali sappiamo soltanto ciò che riverberano le attuali tradizioni. Se sia stato il mitico e biblico fabbro, Tubal-Qain, discendente dello stesso Qain, il primo omicida ma anche il primo artefice, colui che forgiò non soltanto le prime armi, ma anche le prime monete, non lo sapremo mai, quel che è certo è che in questo suo studio D’Anna ci illustra come dovesse essere un mondo precedente alla creazione delle monete. Un tempo remoto, dove i legami tra l’uomo ed il Sacro erano ancora molto forti e la Benedizione degli Dèi non era legata ancora al metallo e quindi al conio. Cosa c’era dunque prima di qualsiasi moneta? Oggetti d’immenso valore rituale, portatori d’influenze spirituali è una delle tesi esposte a spiegare l’avvenuto scambio di beni e merci tra le genti, ma siamo ancora nel campo del manufatto o forse dell’arte-fatto, in quanto “fatto ad arte”. Dunque monili e altri gioielli sono da ricondursi a quest’uso così come lo sono le armi, non a caso spesso forgiate dalle stesse divinità. La ricchezza degli uomini, persino dei Re, è allora legata al possesso terriero o degli armenti e non ancora ad una tesaurizzazione fisica dell’oro e dell’argento, cosa che quando avverrà segnerà la già avanzata fase di decadenza di tali civiltà.

Scopriamo così come molti altri oggetti,creati dall’uomo, siano stati utilizzati prima della fissazione del valore nella moneta: le stoffe ad esempio, o i pregiati profumi e le spezie. Tutto questo è nel prezioso libro che abbiamo tra le mani, in una cavalcata lungo i corridoi del tempo, minuziosa e precisa ma mai noiosa, dal momento che Nuccio D’Anna tratta da decenni di simbolismo, dottrine spirituali e storia delle religioni in maniera brillante e autonoma dal sin troppo paludato mondo accademico e ci conduce poi per mano lungo le fasi di quel processo culturale, e spirituale che ha portato alla nascita della moneta così come noi la conosciamo. Inoltre, questa sua fatica vuole portar luce anche su un momento poco noto della storia dell’Occidente, ovvero quello che mediante la nascita della moneta primitiva ha contribuito ad interrompere i legami della società più antica con la sfera del Sacro, cancellando così, alla lunga, ogni riferimento al simbolo”

Recensione a cura di Dalmazio Frau

 

[ISBN-978-88-7497-657-7]

Pagg. 176 – € 14,00

Edizioni Solfanelli, Chieti

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Categorie: Cultura

Pubblicato da Ereticamente il 27 Aprile 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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