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Le glorie d’Italia: la liberazione! – Franco Dau

Le glorie d’Italia: la  liberazione! – Franco Dau

Basta rileggere gli antichi vati, da Dante e Petrarca fino a Leopardi per riconoscere che le glorie d’Italia si rifacevano all’antica Roma, a Lepanto, alla battaglia di Legnano, alla “disfida di Barletta” e così via per ricordare che “l’antico valor non è ancor morto”! Una speranza di rinascita si ebbe con Napoleone e con il successivo Risorgimento. Il Fascismo affondò le mani in questa tradizione per risvegliare negli italiani, reduci dai fasti e nefasti della Grande Guerra, questo antico valore accompagnato dalla esaltazione delle “antiche glorie”. Ma era tutto sbagliato! Ci voleva la democrazia, confusa con l’antifascismo, con la “resistenza”, con la guerriglia fatta di eroiche imboscate e uso del terrorismo.

Eroi i partigiani, eroine le “staffette” che, a “rischio della vita”, sfoggiando anatomiche referenze, chiedevano un passaggio ad autocarri dei feroci nazisti per essere trasportate da un paese all’altro. Dentro la borsa piena di ortaggi era nascosta una ricetrasmittente e sta proprio lì l’eroismo della staffetta! Io ricordo bene quei tempi. Renitenti alle leva e soldati del disciolto esercito sfuggiti ai rastrellamenti, aspettavano in montagna la fine della guerra. Sulle montagne non esistevano presidi, non si effettuavano rastrellamenti se non su denuncie o a seguito di attentati. Ma i rastrellamenti avevano l’effetto di far spostare gli eroi da un bosco ad un altro, da una cascina al un’altra nella valle vicina. La popolazione era muta; chi parlava poteva essere sicura che, finito il rastrellamento con un nulla di fatto, sarebbero tornati i partigiani a far vendetta spietata contro chi aveva dato informazioni.

Questa è la storia delle glorie della “resistenza”. Alle gloriose fughe si alternavano le azioni di guerra. Un operaio iscritto al Partito Fascista veniva trovato morto con un colpo alla testa, chiaro monito per gli altri operai; un giornalista che si esponeva troppo per la R.S.I., veniva assassinato; un militare in licenza veniva sorpreso a tavola con i suoi familiari e riceveva una scarica di mitra; una ausiliaria che la mattina si recava con il tram al lavoro veniva sequestrata. A questi episodi che insanguinavano giornalmente la vita nel periodo della R.S.I., si aggiunsero gli omicidi eccellenti di Aldo Resega, di Giovanni Gentile, di Igino Ghisellini e di centinaia e migliaia di altre vittime di imboscate a tradimento quando erano senza scorta e disarmati! Ma la Resistenza è una gloria che non si può obliare; per questo oggi 25 aprile, i tromboni suoneranno a perdifiato! Il suono che ne verrà fuori non sarà quello melodico della 3° di Beethoven ma sarà più simile alla musica che i bagonghi del circo facevano risuonare con toni alti e frequenze basse, alzando la gamba all’indietro! Ed è tutto ciò che la “resistenza” si merita.

Inutile stare a ridiscutere con gente deliberatamente sorda e cieca, lo dice anche la Bibbia! Ma io limiterei la discussione ad alcune osservazioni cercando un po’ di chiarezza, di logica!

1. Per chi combattevano i partigiani? Combattevano agli ordini degli “Alleati”, cioè degli Angloamericani che non eran certo alleati dell’Italia! Da questi “alleati” venivano gli ordini, le armi, i rifornimenti, denaro in abbondanza e alcuni comandanti paracadutati apposta per effettuare azioni di disturbo dietro le linee tedesche. Erano quindi al servizio dei nostri nemici.

2. Che gli Angloamericani fossero nemici non lo si può discutere, Avevano un solo accordo ufficiale on l’Italia di Badoglio: il testo della resa incondizionata (short and long armistice) al quale documento gli Alleati si attennero pedantemente fino al compimento della tragedia italiana con la firma del trattato di pace! Non è mai esistita una “alleanza” con gli americani ma solo una occupazione assoluta e incontrollata di ogni risorsa dagli aeroporti e porti alle ferrovie, dagli alberghi ai centri sportivi, dall’amministrazione delle città, del governo e della giustizia al controllo della Polizia e delle Forze dell’Ordine. Le leggi venivano approvate dal governo militare alleate e pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale controfirmata dal Comandante Americano. Non vi sono dunque dubbi sul fatto che gli Alleati vincitori non fossero Alleati dell’Italia ma della Unione Sovietica e di altre nazioni (53 in tutto esclusa l’Italia). I partigiani dunque, combattendo a favore degli Alleati, combattevano contro l’Italia che si ostinava a combattere (R.S.I.) e non intendeva passare dalla parte dei vincitori.

3. Anche in Francia si delineò una situazione molto simile. La Francia sconfitta, con l’obiettivo di salvare il salvabile (e in gran parte riuscì a farlo), decise di collaborare con il nemico vincitore. Fu la Francia di Petain e di VichY, condannata e vituperata come abominevole da coloro che “rifiutarono” la resa restando ben protetti su suolo britannico. Le situazioni sono in tutto simili. La R.S.I. è stata l’Italia che ha rifiutato la resa ed ha continuato a combattere esattamente come fece la “France libre” di Da Gaulle! L’Italia di Badoglio e dei successivi governi filo angloamericani, da questi imposti e controllati, erano come la Francia di Vichy, collaborazionista e traditrice, collusa col nemico! La resistenza francese non collaborava con Vichy ma con De Gaulle, il ribelle alla resa, colpito, in contumacia, da condanna a morte per la sua ribellione!

4. I partigiani francesi ebbero il riconoscimento di combattenti. I partigiani italiani non lo ebbero mai al contrario dei combattenti della R.S.I.! Vi dice niente questo signori antifascisti? Avete avuto solo disprezzo da parte di chi vi ha usato e vi ha messo nella spazzatura come si fa con i limoni spremuti! Aprite gli occhi per non correre il rischio di vivere da idioti e di idiozie! (E non vi soddisfi il fatto che il “riconoscimento” negato dai vincitori, vi sia arrivato postumo dalla magistratura italiana infarcita di ideologie comuniste! La magistratura non decide dello stato di “combattente” o non combattente dopo alcuni decenni dai fatti!

5. I partigiani italiani avevano l’obbligo di consegnare le armi! E’ consentito ad un vincitore di essere costretto a consegnare le armi? Vero che i partigiani consegnarono qualche mitra e qualche moschetto ed inguattarono interi arsenali ma questo nulla toglie al fatto che essi erano obbligati a consegnare le armi!

6. Per quanto riguarda il contributo “militare alla “resistenza” sarebbe sufficiente far notare che nessuna azione bellica delle truppe germaniche fu ritardata o ostacolata da azioni partigiane. Alcune azioni di disturbo sulle linee di comunicazione per i necessari rifornimenti dettero luogo ad atti di rappresaglia orrende che si ricordano ancora oggi. Ma nessuno osa dire che quelle azioni furono causate da atti terroristici di partigiani e nessuno può sostenere che quelle azioni causarono la caduta del fronte o l’esito di una battaglia!

7. Discutendo con amici ex partigiani, che essendo intelligenti ammettono i fatti, chiedo sempre quanti carri armati tedeschi furono attaccati e distrutti dai partigiani! La risposta è che si, qualche camionetta, qualche camion isolato fu bersaglio di qualche imboscata ma mai nessun carro armato tedesco fu oggetto di attacco. Si faccia l’ingeneroso paragone con la “rivolta del ghetto di Varsavia” che dal 1º agosto al 2 ottobre 1944 tenne impegnate tre divisioni tedesche supportate da carri armati ed aviazione. I caduti polacchi furono 14.000, i caduti tedeschi 15.000! I polacchi che speravano nella avanzata delle truppe sovietiche alla fine dovettero cedere e gli infami nazisti, le belve germaniche assetate di sangue, i tedeschi, cavallerescamente concessero lo stato di combattenti agli insorti! (i combattenti irregolari vengono di norma messi al muro!). Perché tutte queste resistenze italiane non fecero altrettanto? Si vantò un successo per la “repubblica della Val d’Ossola” che, catturato un presidio di trenta militi della R.S.I. da trecento partigiani, si pavoneggiò per circa un mese finché non giunsero i rinforzi della R.S.I. Nella furiosa battaglia che ne seguì, i partigiani persero qualche decina di uomini, i meno veloci che non erano riusciti a scappare in Svizzera abbastanza in fretta!

Si potrebbe continuare a discutere e a fare domande a cui nessuno vuole rispondere e nessuno potrebbe mai dare risposte convincenti. Spesso i “resistenti” si trincerano dietro parole sacre come libertà, liberazione dalla dittatura, democrazia, ecc. Fatto sta che non abbiamo libertà, ci manca maledettamente un pochino di dittatura e in quanto a democrazia non è rimasta che una parola vuota! Secondo la Bibbia; “non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”!

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Categorie: venticinqueaprile

Pubblicato da Ereticamente il 25 Aprile 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. GDrogo

    Non sarà mai ricordato abbastanza come l'”opera” degli “eroi” della cosiddetta resistenza non sia stata che un’infame campagna di collaborazionismo con l’invasore, dal cui guinzaglio non sembra oggi verosimile potersi liberare – sebbene in buona parte a causa di una sorta sindrome di stoccolma sottoculturale – condotta spessissimo grazie a saccheggi e crimini comuni, oggi di norma occultati dai servi dello stesso invasore, che peraltro li disprezza e usa a proprio piacimento, senza mostrare vergogna per la colossale ipocrisia che manifesta in ogni sua azione. Questo, non altro, hanno fatto gli eroici partigiani.

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