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Il fallimento a sessant’anni dagli accordi di Roma – Umberto Bianchi

Il fallimento a sessant’anni dagli accordi di Roma – Umberto Bianchi

Negli intenti dei fondatori, il sessantesimo anniversario degli accordi di Roma, che, in pratica, dettero il via formale al lungo e difficile processo di integrazione europea, avrebbe dovuto essere una gioiosa ricorrenza, celebrata in un’Europa oramai liberata dagli orrori e dai risentimenti dell’ultimo conflitto mondiale e proiettata verso un futuro di pace e progresso, in un contesto di generale benessere, che avrebbe irresistibilmente contaminato il mondo intero, in un continuo crescendo di consapevolezza…

Mai come quest’anno, invece, quella dei festeggiamenti dell’anniversario assume la valenza di una tragica beffa. Anziché da gioiose manifestazioni, mai come ora, questo anniversario è caratterizzato da un clima di cupo pessimismo e rabbiosa contestazione. Le gioie, le speranze, lo slancio nella costruzione di una comune casa europea, sono andati infrangendosi contro qualcosa di oscuro ed imprevedibile.

Quella casa europea, quel progetto federativo che ebbe in personaggi come i vari Altiero Spinelli i principali cantori, si è gradualmente trasformato in una burocratica ed oppressiva gabbia dei popoli, unita unicamente da una inutile moneta-carta di credito, il cui esoso prezzo è stato fatto pagare sulle spalle dei lavoratori di mezza Europa, tutto a detrimento del benessere delle generazioni a venire.

L’Europetta delle mezze-seghe, ha, di fatto, delegato la gestione della cosa pubblica ai soliti potentati economici e finanziari, a grigi professorini di economia, nel ruolo di ligi esecutori degli ordini altrui e ad una multicolore armata di imbecilli, accomunati da un peloso solidarismo e da un buonismo d’accatto, oramai assurti al ruolo di vera e propria sifilide, di malattia corruttiva dell’animo europeo.

Un ‘Europa in cui oramai non v’è né più crescita né speranza e laddove questa esiste, qualunque forma di surplus economico, in grado di aumentare il tenore di vita dei propri cittadini, va miseramente bruciata per concedere benefici, sovvenzioni e regalie a iosa a turme di migranti/invasori, accolti con uno spirito masochista e suicida, oppure, in folli spese militari, in spedizioni militari all’estero, in ossequio alle direttrici politiche anglo-americane.

Già quell’ “anglo” sta lì a rammentarci quanto i nostri vicini europei d’Oltremanica contino, rispetto a noi italioti. Visto l’andazzo circense di Bruxelles, visto che Europa sempre più significa burocrazia, oppressione, ottusità, siccome non si possono difendere i mercati nazionali, siccome non si possono fare politiche di bilancio in grado di rilanciare attraverso il pubblico intervento l’economia di un paese, siccome bisogna codinamente accettare di accogliere chi, senza tanti problemi, sputa sul piatto in cui mangia, per tutti questi motivi, la perfida Albione ha detto “No” e, senza tante storie, è uscita dall’eurocirco.

Se una cosa del genere l’avessero osata fare Grecia, Italia o Spagna, probabilmente la Germania buonista e solidarista di Frau Merkel, in un rigurgito di redivivo nazionalismo, non avrebbe esitato a metter su un’armata di straccioni afro-siriani e far sommergere il malcapitato paese che avesse osato un simile gesto.

Ma, se l’Europa bene non sta, se il sogno europeista, ora più che mai, registra il proprio clamoroso fallimento, c’è anche chi, peggio di noi, deve fare i conti con un fallimento che sa di vero e proprio disastro.

Il Terzo Mondo, tutto, ha ineluttabilmente perduto la propria scommessa con la Storia, quella con la “s” maiuscola.

Le spinte irredentiste degli anni del secondo Novecento, i Paesi non Allineati, l’Autodeterminazione dei Popoli, l’Anti Occidentalismo come stile di vita, hanno perduto, in modo clamoroso, davanti alle proprie, insanabili contraddizioni.

Crisi economiche, conflitti, corruzione, sia pur presenti a livello endemico, stranamente, non rappresentano la causa principale di una debacle senza precedenti.

A dare il colpo mortale è stata una totale mancanza di etica comunitaria, di quello spirito di corpo, senza il quale, qualunque progetto, alla lunga, deraglia rovinosamente. Le luci dell’Occidente, le auto sfavillanti, i cellulari, i vestiti all’ultima moda, hanno avuto la meglio su qualunque altra istanza. E il peggio è che, di fronte al primo consistente segnale di crisi o di conflitto, qualunque altra motivazione è andata a farsi benedire, offrendo, invece, il vergognoso spettacolo di una fuga, di un vero e proprio abbandono delle posizioni, senza precedenti.

Gli stati europei ed occidentali, in genere, non sanno più come far fronte ad un’ondata umana di persone che, al di là di ipocrite e pietistiche definizioni, quali “richiedenti asilo” e via dicendo, altro non sono che il simbolo vivente di un fallimento umano, oltrechè politico ed economico.

Quegli stessi “islamici” che tanto incitano alla purezza ed al rigore sono, troppo spesso, personaggi dalla caratura umana e morale inesistente. Piccoli profittatori risentiti, complessati da quattro soldi che, in una tragica e macchiettistica versione dell’Islam, hanno potuto trovare il proprio momento di squallido protagonismo… gente dal cervello lavato, pasciuta e cresciuta da occulte centrali di potere, per fini altrettanto oscuri.

E così i sogni di rivincita e rivalsa del Terzo Mondo si incagliano sugli scogli di una dura realtà. Tutti i paesi del cosiddetto “BRICS” hanno conosciuto un decisivo rallentamento nella corsa allo sviluppo, gigante cinese incluso, portando così a smascherare il sogno di uno sviluppo illimitato.

E’ vero. Il liberismo, ora più che mai, sta rivelando i propri macroscopici limiti ma, è altrettanto vero che, tornando a quanto detto sopra, il fallimento è stato innanzitutto umano, etico e formativo. Gente che, per quattro soldi ed un posto al sole è pronta ad abbandonare a sé stessi, figli, mariti, mogli ed affetti vari e ad abiurare a qualunque nobile e tanto decantato intento, è la cartina di tornasole di questa affermazione.

Nel bene o nel male l’Europa e l’Italia hanno conosciuto il Risorgimento, la Prima Guerra Mondiale ed il Piave, El Alamein e tutte le varie Resistenze, in occasione delle quali, un intero continente si blindò, intere masse umane furono lanciate o si lanciarono allo sbaraglio. Errate o giuste che furono, certe scelte marcarono ed in qualche modo rafforzarono l’identità dei popoli e delle nazioni europee, lasciando dietro a sé una silenziosa scia spirituale.

Questo, al di là delle dissennate scelte politiche degli ultimi sessant’anni. E forse proprio tra alcune di queste scelte, che dobbiamo andare a vedere per capire il presente e dare un nuovo senso al futuro. Gli ultimi due-tre secoli di storia europea, avrebbero dovuto insegnarci che, l’idea di uno stato europeo unito, è un qualcosa di irrealizzabile, proprio a causa di quelle differenze etno-culturali, che sono poi economiche e politiche che, del cosiddetto Vecchio Continente, rappresentano invece la ricchezza. Rimodellare l’Europa si può e si deve, proprio nel nome delle differenze.

Non più un unico mega stato a conduzione anglo americana o, in subordine, germanica, bensì una Confederazione di Stati Indipendenti, liberi nelle proprie scelte esistenziali, da quelle di natura meramente economica a quelle di ordine organizzativo ed istituzionale e via discorrendo, ma accomunati da un vincolo spirituale che risale alla notte dei tempi.

E’ il vincolo rappresentato da quelle radici indoeuropee che tutti temono di riaffermare, pena l’esser confusi per dei neonazisti da bar. Sono quelle meravigliose radici che hanno spinto l’Europa ad esser ciò che è stata, che è e che potrebbe essere.

Quelle radici si chiamano Grecia, Roma, Evo Medio Romano-Germanico, Rinascenza, Barocco, Modernità e poi quello slancio verso il Futuro, quell’aprirsi all’Infinito, tanto caldeggiato dai nostri padri futuristi ed alfine negato, represso, ed ancora rinnegato nel nome di una Modernità fasulla, tutta al servizio di una Tecno Economia, fattasi Leviatano Globale… ma è solo un momento, seppur lungo, solo un tragico momento a cui Europa, figlia di Io e Ganimede, dimostrerà di saper rispondere rialzandosi, come ha sempre fatto e come la nostra plurimillenaria Storia ci ha già insegnato. Europa non è Vecchio Continente, essa è piuttosto un’Araba Fenice, in grado di saper risorgere dalle proprie radici ad ogni nuovo levar del Sole.

E’ un plurimillenario cadere e risorgere da sé stessi, che ha fatto del nostro continente un unicum su questa terra di cui essa rimane, indissolubilmente, ad oggi, il centro spirituale ed il cuore pulsante.

Forse la soluzione sta tutta nelle parole dell’ultimo Heidegger quando, con fare criptico ci parla di quell’ “Ereignis/Eventuarsi”, in cui atto e parola andranno a coincidere, in cui l’Idea, il Pensiero, si libererà dalle sovrastrutture e dalle incrostazioni dualiste, per farsi Azione, andando a coincidere, ad “eventuarsi” con essa.

E lì la ruota della Storia, dell’infinito Kharma Indoeuropeo tornerà a girare, riportando in auge un’antica supremazia … e questo con buona pace per Voi tutti: islamici e terzomondisti, monoteisti, globalisti e buonisti, veri o finti che siate… Con Noi lasciate perdere, perché non c’è e non c’è mai stata né ci sarà mai storia, questo attuale è solo un tragico momento…da cui, prima o poi, prima mortificati e poi purificati dall’Atanor di una Storia immortale, sapremo rinascere a nuova Luce… e, per una volta ancora, dateci retta: non è prosopopea, nè sciocca vanità, né esaltazione, ma pura e semplice questione di Kharma…

UMBERTO BIANCHI

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Categorie: Europa

Pubblicato da Umberto Bianchi il 1 Aprile 2017

Umberto Bianchi

Giornalista, opinionista ed editorialista, prolifico autore di scritti di poesia, oltre ad essere impenitente “motorbiker” e giramondo, Umberto Bianchi (1960),è specializzato nella pubblicazione di saggi e di analisi su tematiche che spaziano dalla politologia all’economia, giungendo a toccare la riflessione filosofica e lo studio delle varie correnti del pensiero esoterico. Direttore del Quotidiano “on line” di ispirazione sovranista, “L’Unico”, è stato collaboratore di lungo corso del quotidiano "Rinascita" e del periodico "on line" "Il Fondo/Magazine di Miro Renzaglia", presso i quali ha pubblicato la maggior parte dei propri saggi, altresì reperibili presso il catalogo di "Arianna Editrice": Ha anche scritto sulle pagine del periodico “Il Ribelle” di Massimo Fini, oltre ad aver precedentemente collaborato con "Orion" ed "Il Giornale d'Italia". Nel 1999 crea il sito www.ripensareilpensiero.it, (ora sostituito dal presente “Il Pensiero Antagonista”) e nel 2005 ha dato alle stampe, per i tipi di "Nuove idee" "Alle origini della Globalizzazione/ Per una revisione del pensiero". Ha pubblicato i propri saggi anche sulle pagine della rivista on line “Scuola Romana di Filosofia Politica” diretta ed animata dal Prof. Giovanni Sessa e nell’Ottobre 2011, inoltre, prende parte alla stesura del libro-manifesto “Per una Nuova Oggettività/Popolo-Partecipazione-Destino”, a cura della Heliopolis Edizioni, con il saggio “Post Modernità e Nuova Oggettività”. Nel Novembre 2014, sempre per i tipi della Heliopolis Edizioni, ripete l’esperienza della partecipazione alla stesura di un’altra antologia, “Non aver paura di dire…”, con il saggio “Elogio della Moto Avventura”. Nel 2015 pubblica , per i tipi della Carmelina Edizioni, il saggio “Il fascino discreto dell’Occidente”. Relatore in numerose conferenze e convegni, a partire da quelli organizzati e realizzati con grande frequenza e partecipazione di pubblico sia dal “Movimento Tradizionale Romano”, che da “Pietas”, passando anche attraverso la partecipazione, sempre nel ruolo di relatore, ad alcuni eventi di taglio meta politico, organizzati da “La Destra”. Al momento, oltre a continuare a pubblicare sulle pagine de “L’Unico”, collabora con la rivista on line “Ereticamente”, presso la quale ha pubblicato altri saggi, alcuni dei quali, riguardanti le vicende del cosiddetto “Gruppo di Ur” e la dottrina Ermetica, di taglio prettamente esoterico. Tutti quegli spunti necessari a poter effettuare analisi nei settori dell’economia e della finanza, sono, invece, frutto di una trentennale esperienza lavorativa quale operatore del mercato assicurativo e finanziario, accompagnata ad una profonda conoscenza dei meccanismi del settore principalmente in Italia, con l’esperienza di stage di lavoro in America Latina (Argentina e Brasile). Tuttora, Umberto Bianchi è titolare di un’attività di consulenza tecnico-legale specializzata nel patrocinio stragiudiziale.

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