Da dove ha origine la festa del papà? – Giuseppe Barbera

Da dove ha origine la festa del papà? – Giuseppe Barbera

È d’uopo pensare che il 19 marzo sia festa del papà per San Giuseppe. Ma in realtà questa festa cristiana si sovrappone alla precedente festa dei Minervalia, giorno in cui ai ragazzi romani che avevano raggiunto la maggiore età si riconosceva la maturità e si consegnava la toga virile, abito che ne sanciva la condizione giuridica di cittadini e “suo iure” di “pater” qualora andasse a costruir famiglia o anche a vivere da solo.

Nella tradizione dei nostri calabresi il 19 marzo si accendono dei falò per la venuta del Sole Padre (più grande rispetto al fanciullo del solstizio invernale), questo era lo spirito originario della festa di oggi, una festa pagana per l’equinozio primaverile, i fuochi che rinnovano l’anno sacro. Al Padre Sole in Magna Grecia offriamo un piatto di ceci quando ha esaudito le nostre preghiere invernali (però a causa del cristianesimo viene chiamato San Giuseppe invece che Sole); poichè oggi si festeggiava il Padre Sole i Cristiani hanno sostituito quella festa radicata nelle tradizioni europee con quella del padre putativo della favola di Gesù (1), così oggi pensiamo che fare gli auguri ad un papà sia uso cristiano, invece è uso pagano. Nell’antica Roma oggi i giovani maschi diciottenni assumevano la toga virile, consegnatagli dal PADRE, potevano ora emanciparsi dai genitori ed andare a vivere da soli costituendo una nuova famiglia (anche di un solo individuo), diventando a proprio diritto Padri della propria famiglia (col compito di trovarsi moglie e fare figli). Ecco la festa del papà lo era già prima del cristianesimo!

Alla fine, coscienti o incoscienti, siamo tutti tradizionalisti romani!

Note:

1 – Fu un papa a dire: “quella favola di Gesù che a noi c’è tanto cara”, quindi la presente non è una definizione polemica ed anticristiana..

 

Dott. Giuseppe Barbera

archeologo e presidente ATP

 

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Categorie: Tradizione

Pubblicato da Ereticamente il 19 Marzo 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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